La Russia degli zar: da Ivan il grande a Vladimir Putin il piccolo (parte seconda)

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“Putin è una persona sensibile, di sentimenti profondi, ha un sentire delicato: è un vero guerriero della libertà e della democrazia nel suo paese” (Silvio Berlusconi)
Servi della gleba

Servi della gleba in un’illustrazione dell’Ottocento

A Pietro il Grande successero altri 14 zar tra cui Caterina II detta pure lei la Grande, che estese ulteriormente i suoi territori soprattutto a spese della Polonia e dell’Impero turco. Era salita al trono con un colpo di stato, spodestando il marito Pietro III, che era poi stato ucciso in circostanze poco chiare, forse strangolato da uno dei numerosi amanti della moglie. La zarina era affascinata dalla cultura riformatrice degli intellettuali illuministi occidentali, Montesquieu, Voltaire, D’Alembert, Diderot e Cesare Beccaria, ma nei fatti non fu capace di attuare diritti quali la libertà di parola, la tolleranza religiosa, la soppressione della tortura, l’accesso dei contadini alla proprietà privata della terra. Un enorme problema del paese infatti era la persistenza della pratica medievale della servitù della gleba, ossia di un complesso di leggi che – privando i contadini della libertà personale – li legava al terreno di un unico padrone, che poteva anche rivenderli come bestiame. La servitù fu in vigore fino al 1861, quando fu abolita dallo zar Alessandro II, che per questo fu soprannominato “il Liberatore”. In quanto a Caterina, l’imperatrice si rimangiò le sue nobili idee di clemenza, giustizia e progresso quando scoppiò la rivoluzione francese che la spaventò perché ne temeva le ripercussioni in Russia: di fatto i privilegi dell’aristocrazia furono aumentati e così il commercio di vite umane.

Lo Zar Nicola II in costume tradizionale

Lo Zar Nicola II in costume tradizionale

L’incapacità di modernizzare e trasformare a fondo il paese sarà una caratteristica più o meno marcata di tutti gli zar successivi, e uno dei motivi che nel 1917 porteranno al crollo dell’impero e alla Rivoluzione d’ottobre. L’ultimo zar fu Nicola II Romanov, che si limitò ad annunciare le riforme di cui la Russia aveva estrema urgenza, ma di fatto attuò una politica interna reazionaria. Eterno indeciso, fu influenzato dalla moglie Alessandra e dal sinistro monaco Rasputin che aveva il potere di arrestare le gravi emorragie del figlio Aleksej, affetto da emofilia, una malattia ereditaria che causa un difetto nella coagulazione del sangue. Oltre a ciò nel 1905 la Russia perse la guerra contro il Giappone, mentre nello stesso anno fu scossa dalla ”domenica di sangue”, come fu chiamata la brutale repressione di una pacifica dimostrazione di migliaia di operai che volevano presentare una supplica allo zar. Come se non bastasse, allo scoppio della prima guerra mondiale, Nicola trascinò il suo popolo in un conflitto che avrebbe esaurito le risorse della nazione e sarebbe costato milioni di vite. Quando divampò la Rivoluzione d’ottobre lo zar dovette abdicare; i Romanov furono fatti prigionieri; per ordine di Lenin massacrati a colpi di fucile e di baionetta nella cantina della casa di Ekaterinburg, la città dove erano stati esiliati.

Stalin in un'immagine oleografica di propaganda

Stalin in una stucchevole immagine di propaganda

Il partito bolscevico guidato da Vladimir Lenin (Vladimir un nome un destino?) prese il potere nell’ottobre del 1917. Ne seguirono una guerra civile vinta dall’Armata Rossa e la fondazione dell’Unione Sovietica, con la conseguente messa fuori legge di tutti i partiti politici a parte il Partito Comunista. Dopo la morte di Lenin ci fu una feroce lotta per il potere vinta da Josif Vissarionovič Džugašvili, chiamato “Soso” dai parenti, ma noto a tutti con lo pseudonimo Stalin, che vuol dire “uomo d’acciaio”. E d’acciaio lo era davvero: proveniva da una famiglia povera della Georgia e ci mise un po’ per trovare la sua strada perché prima passò in seminario per poi accorgersi che fare il prete non era un mestiere adatto a lui. Finì per aderire al socialismo e fu arrestato e confinato più volte; dopo la rivoluzione del 1917 diventò membro del Politbjuro, l’organismo dirigente del Partito comunista, e commissario del popolo. Morto Lenin, da tempo provato nel fisico da una lunga malattia, riuscì a sbaragliare i suoi avversari e a farsi eleggere segretario generale del Comitato centrale.

Conferenza di Yalta

Conferenza di Yalta

Era convinto che non si potesse fare una rivoluzione portando guanti di seta, frase che nelle sue intenzioni significava una totale mancanza di pietà umana.  Chiuso e diffidente, era dedito esclusivamente al lavoro e al potere: sposato giovanissimo e rimasto presto vedovo, si risposò una seconda volta, ma dopo 12 anni la moglie Nadezhda Allilueva – che lui aveva obbligato ad abortire dieci volte – non sopportando più il suo carattere violento si suicidò sparandosi un colpo al cuore.  Ebbe quattro figli né gli mancarono le amanti, con una predilezione speciale per ballerine e dattilografe. Per tornare al suo operato, avviò un programma forzato di industrializzazione e di riforma agricola e occupò i paesi baltici Estonia, Lettonia e Lituania; potenziò la Čeka, la polizia segreta che diventò in seguito il celebre KGB. Nel pieno del suo potere assoluto, Stalin considerava un oltraggio ogni forma di opposizione e dibattito interno: per togliere di mezzo i suoi nemici, dal 1934 al 1937 inaugurò un periodo di terrore che portò alla deportazione nei gulag siberiani di gente comune, di intellettuali, militari, funzionari di partito; a tutt’oggi non si sa esattamente quanti morti causò quell’atroce politica. Il numero delle vittime non è certo, ma si parla di una ventina di milioni. La Seconda Guerra mondiale vide Stalin seduto al tavolo dei vincitori con il presidente americano Franlkin Delano Roosvelt e il primo ministro inglese Winston Churchill; con abilità riuscì a ottenere che l’Unione Sovietica si accaparrasse mezza Europa che da allora fu divisa in due dalla tristemente celebre “cortina di ferro”.

Una scena del film satirico "Morto Stalin se ne fa un altro"

Una scena del film satirico “Morto Stalin se ne fa un altro”

Quest’uomo senza pietà e senza fede a parte quella in sé stesso, morì male, senza affetti e senza un’assistenza sanitaria. Stalin – che aveva già avuto un infarto e una serie di ictus – non si fidava dei medici ed in passato aveva condotto una caccia alle streghe contro quelli che lavoravano per il Cremlino, convinto che fossero delle spie per conto dei servizi segreti britannici. Il racconto delle ultime di vita è confuso: la notte del 2 marzo 1953 mentre si trovava nella camera da letto della sua dacia, fu colto da un’ emorragia cerebrale e crollò sul pavimento. Il personale non si accorse subito di quel malore e il dittatore rimase a lungo a terra, gli abiti inzuppati della sua urina. La mattina dopo era ancora vivo, paralizzato e gravissimo. Riusciva ad aprire gli occhi ma – come avrebbe detto la figlia Svetlana – aveva lo sguardo di un folle, pieno di terrore. Una volta accortosi del malore, il capo della guardia volle consultarsi col ministro della Salute prima di selezionare i medici che arrivarono in ritardo e atterriti. Nella concitazione e nel panico generali non fu possibile salvare Stalin che perì ad un’ora imprecisata tra la sera del 2 e il 5 marzo. L’uomo era stato letale da vivo e lo fu anche da morto: nonostante le sue malefatte e a causa dell’indottrinamento a cui era sottoposto, il popolo russo considerava il tiranno una specie di divinità. Ai suoi funerali partecipò una folla imponente e moltissime persone morirono schiacciate.

Fidel Castro abbraccia Krusciov

Fidel Castro abbraccia Nikita Krusciov

Dopo la morte di Stalin gli aspetti totalitari e repressivi del socialismo sovietico si allentarono di poco; uno dei protagonisti della lotta per il potere fu Nikita Krusciov, un contadino ignorante ma di notevole intelligenza che a quasi sessant’anni riuscì a imporsi come primo segretario del PCUS; fu lui ad avviare un processo di destalinizzazione alimentando la speranza di un cambiamento all’interno del socialismo sovietico. A distruggere queste rosee aspettative fu nel 1956 la violenta repressione della rivolta in Ungheria, uno degli stati satelliti che facevano parte dell’URRSS. Krusciov tentò  di riallacciare i rapporti con gli Stati Uniti in quella che venne soprannominata “coesistenza pacifica”, ma approvò anche la costruzione del muro di Berlino che spaccava in due blocchi la Germania. Un ulteriore e drammatico episodio è conosciuto come la crisi dei missili di Cuba, quando su richiesta di Fidel Castro, la Russia cercò di installare sull’isola una base missilistica con testate nucleari, minacciando in tal modo la sicurezza americana e  portando il mondo sull’orlo di una guerra atomica, per fortuna sventata. La parabola politica di Nikita Krusciov terminò con le sue dimissioni; poco amato dalle alte gerarchie, da pensionato fu costretto a mettersi  da parte passando il resto dei suoi giorni a scrivere le sue memorie. Non gli fu nemmeno  concessa la sepoltura dentro le mura del Cremlino.

Dopo la destituzione di Krusciov  il potere passò a Leonid Breznev che – tanto per cambiare – si sforzò di soffocare ogni opposizione riabilitando perfino Stalin; proseguì inoltre la corsa agli armamenti e favorì i governi antiamericani come quello del colonnello libico Gheddafi. Tuttavia l’economia ristagnava, l’agricoltura otteneva raccolti altalenanti e perfino i piani di industrializzazione non conseguirono risultati soddisfacenti. Alla morte del leader dopo le brevi parentesi presidenziali di Cernenko e Andropov, fu eletto segretario del PCUS Michail Gorbaciov che – come è noto – avviò il processo di cambiamento che va sotto il nome  di Perestroika, parola che significa ricostruzione o ristrutturazione. Grazie a lui si pose fine alla Guerra fredda, arrestando la corsa agli armamenti ed eliminando il rischio di una guerra nucleare.

Vladimir Putin

Vladimir Putin

Con l’ala favorevole alla Perestroika si era schierato anche un funzionario del KGB fino ad allora poco noto, Vladimir Putin. Di origini modeste – il nonno era stato un cuoco, suo padre un sommergibilista nella marina militare, sua madre un’operaia – era cresciuto per strada imparando in fretta la regola base per sopravvivere in quell’ambiente: “Se la rissa è inevitabile, colpisci per primo”. Aveva studiato a San Pietroburgo e si era laureato in legge entrando poi nel KGB dove era riuscito ad arrivare al massimo livello, diventando capo del Consiglio di Sicurezza Russo e in seguito primo ministro. Alla fine del 1999 fu eletto presidente. Di che pasta fosse fatto lo si era visto quando guerriglieri secessionisti musulmani erano penetrati in Cecenia proclamando la regione terra islamica. Convinto che occorreva stanare i terroristi “fin nelle latrine”, Putin non esitò a rispondere con un’offensiva feroce e brutale, senza risparmiare la popolazione civile: prima che la guerra si concludesse con la vittoria della Russia, emersero infatti racconti di stupri, violenze e stragi.

Anna Politkovskaja

Anna Politkovskaja

Sul fronte interno l’ex spia del KGB stava intanto attuando un pesante giro di vite sui media, limitandone la libertà, mentre provvedeva ad eliminare fisicamente una lunga lista di oppositori – giornalisti e uomini politici – che avevano avuto il coraggio di criticarlo; i più noti, Anna Politkovskaja, freddata vicino al suo appartamento a Mosca, e l’attivista Aleksej Naval’nyj, tuttora in carcere dopo aver subito un tentativo di avvelenamento col novichok, una potente neurotossina spalmata sull’elastico delle sue mutande. Più volte candidato per il ruolo di Presidente della Federazione Russa, ha imposto una riforma costituzionale che gli ha permesso di ricoprire la carica di presidente per più di due mandati consecutivi. Come è noto, l’ambizione sfrenata di Putin lo ha portato a intraprendere guerre di conquista, che gli hanno permesso di annettersi la Crimea nel 2014, per poi passare all’attuale all’invasione dell’Ucraina.

Putin nei panni di Buddha alla mostra "Putin universe"

Putin nei panni di Buddha alla mostra “Putin universe”

Questo assassino, che ha sempre goduto di un notevole favore tra gli elettori, si diverte ad assumere atteggiamenti da macho: ogni anno esce un calendario che lo mostra a torace nudo; tra le immagini non mancano – visto che ama gli animali - quelle di lui a cavallo o in compagnia di cani o grossi felini. Il tiranno riceve anche doni dalla sua gente, e in una mostra tenuta a Mosca del 2015, intitolata “Putin universe” è stato rappresentato perfino nei panni di Buddha e Che Guevara.

Nonostante nel 2016 abbia dichiarato un introito annuo di 8.858.432 rubli, pari a 130.412 euro, possiede un palazzo principesco da oltre 14 mila metri quadri sulle rive del Mar Nero. Il mega villone – una sorta di Versailles russa – non è raggiungibile da terra ed è sorvegliato a vista da guardie armate. E’ dotato di ogni comfort: un anfiteatro e un teatro, camere da letto, interni lussuosi arredati con mobili italiani, una pista per il pattinaggio su ghiaccio e una per l’atterraggio di elicotteri, piscine, tunnel sotterranei e un porto privato. Al complesso non manca nemmeno una chiesa dal momento che il dittatore è un membro praticante di quella ortodossa, e ha l’appoggio incondizionato del patriarca di Mosca Kirill, che ha sempre difeso senza mezzi termini l’invasione dell’Ucraina.

Il palazzo di Putin sul mar Nero

Il palazzo di Putin sul mar Nero

Non c’è da meravigliarsi:  anche nella storia occidentale le guerre sono spesso state combattute al grido “Dio lo vuole!“. Per gli stati canaglia, arruolare il Padreterno sotto le proprie bandiere è sempre stato un comodo mezzo per sgravarsi la coscienza sporca.

Fonti:

https://www.storicang.it/a/tragica-fine-dei-romanov_14620

https://www.treccani.it/enciclopedia/iosif-vissarionovic-stalin

https://www.storicang.it/a/stalin-fine-delluomo-dacciaio_15090

https://www.wired.it/attualita/politica/2021/03/02/omicidi-avvelenamento-russia-putin-navalny/

https://www.micromega.net/storia-russia-putin/

https://www.meteoweb.eu/2022/02/la-mega-villa-segreta-di-putin/1767234/

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