Moschetto e shakò – Nella mischia

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Dopo aver sparato una bordata di moschetteria, le tre linee si sciolsero all’urlo del capitano Chevallier:
«All’attacco, alla baionetta, viva l’Imperatore!».
Tutti gli fecero eco e si immersero nella cortina di fumo provocata dagli spari.
Saturnino era fra loro. Corse incontro agli austriaci e poi li vide, i fucilieri austriaci avevano l’aspetto di mostri usciti dall’inferno.
Saturnino non badò alle loro sembianze e ne arpionò uno con la baionetta. Ci fu un’esplosione di sangue, poi il soldato perse le viscere e cadde in ginocchio. Saturnino gli abbatté al volto il calcio del Charleville e continuò a combattere.
Di lì a poco, le linee si mescolarono e i fantaccini francesi si unirono in un abbraccio mortale con i fucilieri austriaci.
Saturnino si diede da fare e un po’ usando la baionetta, un po’ il calcio del Charleville, uccise e ferì mentre urlava la sua furia.
Era disposto a tutto, pur di sopravvivere, anche a uccidere il nemico.

***

La sera prima Saturnino era seduto accanto alla tenda. Faceva troppo caldo per stare vicino al fuoco, preferiva rimanere lì, da solo.
«Che stai facendo?».
Si girò a guardare e vide che si trattava di Aristide.
«Ma nulla».
«Nulla? Dai, non lo dici al tuo migliore amico!».
«Non sei il mio miglior amico» lo contraddisse.
«Dici sempre così, ma poi in guerra chi è che ti salva la vita?».
«Diciamo che a volte sono stato io a salvarti».
«Sottigliezze. Ma cosa stai facendo?».
«Te l’ho detto: nulla».
«Invece insisto».
Saturnino cercò di nascondere il foglio su cui stava vergando della righe ma Aristide glielo prese e quasi stava per strapparlo.
Un attimo dopo, Saturnino fece spallucce, era in imbarazzo.
«Oh, ma è una poesia» si accorse Aristide.
«Credo di sì».
«Hai scritto una poesia?». Aveva gli occhi pieni di meraviglia.
«Sai, sono innamorato».
«Aaah, la tua ragazza, lì a Varese?».
«Esatto». Si sentì arrossire.
«Be’, augurati di tornare a vederla».
«Lo faccio già. E adesso, se permetti…». Riprese il foglio e continuò a comporre la sua poesia.

***

Saturnino spaccò un cranio con un colpo di calcio del moschetto anche se lo shakò del fuciliere ammorbidì l’impatto, poi si rivolse a un fuciliere che lo minacciava.
Fra i due scoppiò un duello in cui la baionetta dell’austriaco ferì Saturnino, ma lui non aveva intenzione di cedere e reagì prendendolo a spinte, poi una volta che lo fece cadere lo sovrastò e lo colpì allo stomaco con la baionetta che era già sporca di brandelli di carne.
L’austriaco urlò di dolore e cercò di liberarsi della presa che l’aveva arpionato, però Saturnino spinse e si accorse che la baionetta era rimasta incastrata nell’addome del soldato.
Il soldato avversario smise di urlare, aveva gli occhi vitrei, e Saturnino decise che dopo avrebbe esultato, ma prima doveva liberarsi del cadavere.
Arrivarono altri fucilieri che quasi lo travolsero e lui sollevò il moschetto con tanto di cadavere.
I fucilieri spararono e le pallottole crivellarono il corpo del loro amico, allora Saturnino li caricò con un urlo.

***

«Ma quindi… è vero? Saturnino ha scritto una poesia?».
«Sì, esatto». Aristide rideva.
«Che stai facendo, commilitone? Non devi parlarmi alle spalle» intervenne Saturnino, che aveva sentito tutto. Fece una smorfia.
«Ehi, amico, sto dicendo la verità» protestò Aristide.
I cucinieri risero.
Saturnino avvampò per la vergogna. Preferiva essere noto come un guerriero sanguinario, più che come un poeta.
«Smettetela… finitela di ridere».
Ma i cucinieri non gli diedero ascolto.
Saturnino scosse la testa.
«Aristide, sei il solito imbecille» e detto questo, andò via.
«Ma Saturnino!… Dai, stavo scherzando. Non te la prendere…».
Saturnino non gli voleva dare ascolto e preferì tornare alla sua tenda per farsi gli affari propri.
Aristide non si arrese.
«Che ti è saltato in mente?».
Saturnino protestò:
«Non dovresti andare in giro a parlare dei fatti miei».
«Ma era solo uno scherzo, nulla di che».
«Un po’ offensivo, non trovi?».
«Ehi, Saturnino, da quanto tempo ci conosciamo? Abbiamo affrontato insieme un sacco di avventure dal Regno d’Italia all’Impero Austriaco…».

***

Saturnino si lanciò contro gli austriaci. Era una belva assetata di sangue.
Adesso, arpionato alla baionetta c’era soltanto un pezzo di carne informe; quell’austriaco aveva fatto una brutta fine, ma a Saturnino non interessava: era solo il cadavere di un nemico… proprio un pezzo di carne.
Gli austriaci si spaventarono di quella reazione e fecero per arretrare, ma Saturnino gli fu addosso e ne colpì uno con la baionetta, poi continuò con il corpo a corpo, voleva considerare tutto ciò una crociata, la crociata degli “schiavi ogn’or frementi” contro gli antichi dominatori austriaci.
Sembrava però che gli austriaci si stessero ritirando e Saturnino trovò un attimo per ripulire la baionetta dei brandelli di carne. Scosse la testa, avrebbe anche dovuto provvedere a ripulire la canna del sangue, sennò sparare sarebbe stato impossibile.

***

«Aristide, ho deciso».
«Cosa c’è?». Guardò verso Saturnino con interesse.
«Sai, non mi interessa più fare componimenti poetici… sono cose da donne! Da domani, voglio essere un guerriero perfetto».
Aristide lo fissò con occhi attenti e Saturnino si attese una battuta sarcastica, invece il commilitone lo sorprese dicendo:
«Ti stimo. Ci siamo sempre battuti insieme contro gli austriaci, e non è che siccome ti sorprendo a scrivere poesie io ti deprezzi, ma semmai è l’esatto opposto».
Saturnino gli sorrise.
«Bene».
«Andiamo a dormire che domani ci attende una marcia… e forse una battaglia».
«Hai ragione».

***

Quello era il nuovo giorno: un campo ricoperto di cadaveri e resti umani, sangue, erba schiacciata e terra rivoltata oltre che la puzza di polvere, sudore e fumo.
Rovine su rovine, morte su morte.
Saturnino si unì al resto della compagnia, Chevallier stava dicendo:
«Dobbiamo continuare a marciare da quella parte. Dopo Wagram…».
Saturnino era contento così, ma poi vide arrivare Aristide.
«Bravo, Saturnino».
«Grazie, commilitone».
«Ma dimmi, e quella poesia?». Dietro di lui, i cucinieri ridevano ancora.
Saturnino li mandò al diavolo.

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Chi lo ha scritto

Kenji Albani

Kenji Albani è nato il 13 novembre 1990 a Varese (è italiano, nonostante il nome giapponese). Nel 2008 il suo racconto “Visite dall’aldilà” è stato segnalato al concorso indetto dalla Giulio Perrone Editore. Nel 2018 si è diplomato sceneggiatore di fumetti alla Scuola del Fumetto di Milano, nel 2020 si è laureato in scienze della comunicazione all’Università degli Studi dell’Insubria e sempre nel 2020 è arrivato finalista al concorso “Pergamene stellari” indetto dall’associazione culturale Yavin4 con il racconto “Un dinosauro tra quanta confusione”. Dal 2018 pubblica ebook con Delos Digital tra i quali l’antologia da lui curata “Dark Graffiti” e il saggio sulla Guerra Iran-Iraq “La primissima guerra del Golfo”. Nella primavera del 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, “1572”, con “L’Undicesimo Libro”. Solitamente pubblica racconti brevi su Wattpad, Inksection, Edizioni Open, L’Undici, Braku, IlMioLibro, L’Infernale, Racconticon e Writers Magazine Italia. Lavora come sceneggiatore di fumetti per Ilmiofumetto.it e articolista per Leggimela.

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