La Russia degli zar: da Ivan il grande a Vladimir Putin il piccolo (parte prima)

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La steppa russa

La steppa russa

Se la legalità è l’essenza del governo non tirannico e l’illegalità quella della tirannide, il terrore è l’essenza del potere (Hannah Arendt)

E’ il paese più grande del mondo, e si affaccia su ben tre oceani, l’Atlantico, il Pacifico e l’Artico. Ci vivono 120 gruppi etnici che parlano più di cento lingue. Circa l’80 per cento dei russi fa risalire i propri antenati agli slavi che si stabilirono nel paese 1.500 anni fa: tra essi gli ucraini, tra i 44 e 47 milioni di individui; un altro ceppo importante include i tartari, che nel medioevo vennero come invasori. Una nazione immensa, una federazione di 86 repubbliche, province, territori e distretti, tutti controllati dal governo di Mosca. La Russia – a parte brevissimi periodi – non ha mai conosciuto la democrazia e ha una storia complessa che qui si cercherà di riassumere. Abitata prima di Cristo da popoli indoeuropei come gli Sciti (tra i primi a dominare la guerra a cavallo) e i Sarmati, fu percorsa in seguito da altri barbari, che ottennero di stabilirsi nelle vastissime contrade dominate dall’impero romano. Tra il III e IV secolo della nostra era, le steppe subirono a ondate successive le invasioni di tribù nomadi bellicose come gli Unni e gli Avari. Durante l’Alto Medioevo nelle regioni che attualmente fanno parte di Ucraina, Bielorussia e Russia occidentale, si insediarono popolazioni scandinave dette “Rus”, che nel loro dialetto significa “uomini che remano”. A questo periodo risale il sistema di scrittura detto cirillico.

Guerriero tartaro

Guerriero tartaro

Il grande spazio della Rus faceva gola anche ai Tatari (detti anche Tartari o Mongoli) la cosiddetta “orda d’oro” che nel XIII secolo occupò la zona tra il Don e il Volga sotto la guida di Gengis Khan. In occidente le gesta di questi guerrieri – che secondo una leggenda discendevano dal lupo – seminavano il terrore: devastavano le città, le saccheggiavano e incendiavano, violentavano le donne, sterminavano le popolazioni. Questa ferocia è stata ricostruita dal regista Andrej Tarkovskij in un film meraviglioso, Andrei Rublēv, dove un gruppo di Tatari acciuffa un uomo, gli versa della pece rovente in gola e lo trascina per la città legato a un cavallo. In occidente Il nome originario di questi truci guerrieri venne storpiato in “Tartaro”, con una chiara allusione al regno degli inferi, una buia voragine dove gli uomini malvagi subivano eterni supplizi.  I Mongoli esigevano tributi dalle varie regioni russe incaricando i principi di Mosca di riscuoterli; la città, all’inizio un modesto avamposto, crebbe d’importanza anche grazie al trasferimento del metropolita di Kiev diventando il centro religioso del paese; nei secoli si sarebbe trasformata nella capitale di un impero, la cosiddetta “Terza Roma” erede della civiltà romano-bizantina. Il dominio dei Tatari sulla terra russa durò fino al 1380, quando furono sconfitti nella battaglia di Kulikovo dal principe moscovita Dmitrij Ivanovich che si era rifiutato di rendere omaggio agli occupanti. Debellati ma non scacciati, due anni dopo si presentarono sotto le mura di Mosca e con un inganno riuscirono ad entrare in città devastandola e incendiandola. Quando Dmitrij tornò trovò le strade disseminate di cadaveri.

Ivan III di Russia

Ivan III di Russia

Il regno moscovita si rese indipendente dall’Orda d’Oro quasi un secolo più tardi, grazie al granduca Ivan III detto il Grande, un uomo che possedeva una larghezza di idee fino ad allora sconosciuta nel paese e che volle estendere i rapporti anche all’Occidente cattolico invitando artisti, ingegneri e medici italiani a lavorare in Russia. L’asso nella manica del principe fu un geniale architetto bolognese pagato profumatamente, Aristotele Fioravanti, capace di costruire ponti, restaurare edifici e perfino spostare torri e campanili. Uno dei compiti di Aristotele fu quello di ricostruire la cattedrale della Dormizione a Mosca, crollata a causa di un terremoto, cosa che fece egregiamente inventandosi una nuova miscela per fabbricare mattoni molto robusti. Il bolognese se ne intendeva anche di armi e mise a disposizione dei russi cannoni di grande e piccolo calibro, i cosiddetti falconetti, facili da maneggiare e trasportare, ma non per questo meno letali, che furono decisivi nella guerra che Ivan mosse contro la Repubblica di Novgorod e il principato di Tver. In quanto ai Mongoli, che col tempo avevano perso gran parte della loro forza propulsiva, gli fu facile combatterli facendoli arretrare nella steppa.

Ivan IV detto il Terribile

Ivan IV detto il Terribile

Di altro stampo fu invece suo nipote Ivan IV, detto “il Terribile”, un uomo duro e spietato, convinto che Dio stesso aveva comandato ai sudditi di obbedire ciecamente al sovrano anche quando tradiva la fede giurata. Un aneddoto sul carattere dell’uomo è illuminante: un giorno gli si presentarono davanti alcuni rappresentanti del principato per lamentarsi del loro governatore. Seccato dalle noiose querimonie, lo zar diede ordine di cospargerli di acquavite e di dar fuoco alle loro barbe. Ivan – il cui scopo era ottenere un potere illimitato – ce l’aveva in particolar modo coi boiardi, nobili slavi possessori di latifondi e detentori di incarichi amministrativi e militari, che non esitò a perseguitare duramente. Decise quindi che la parte migliore dei territori coltivabili nonché alcune importanti città compresa la stessa Mosca, doveva essere governata direttamente da lui e denominò questi possedimenti con un impronunciabile nome russo, Opričnina, controllata da una brutale milizia che il popolo soprannominò “milizia di Satana”. Si fece inoltre chiamare “zar”, ossia “cesare” e adottò lo stemma tuttora in uso dell’aquila bicipite. Ivan soffriva di terribili attacchi di collera durante i quali non guardava in faccia a nessuno: picchiò la nuora incinta causandole un aborto solo perché si era vestita in modo per lui appariscente; dopo di che, rimproverato dal figlio, lo prese a bastonate in testa ammazzandolo. Si sposò 8 volte, ma le sue mogli morirono in giovane età mentre altre furono spedite in convento dall’incontentabile zar; l’ultima Maria Nagaya, fu fortunata perché, ormai anziano, il micidiale marito se ne andò al Creatore. Gli zar che che regnarono dopo Ivan IV proseguirono l’opera di ampliamento del loro territorio. Tuttavia rispetto al resto d’Europa la Russia era un paese molto arretrato, scarsamente popolato e privo di un’economia decente: l’agricoltura era rudimentale e i pochi profitti erano ricavati dalla produzione di legname (un quinto del suo territorio è ricoperto da foreste), dalle pellicce, indispensabili in un paese dove in inverno si possono toccare i 50° sotto zero, e dai depositi di sale; mancava inoltre uno sbocco essenziale sul mar Baltico. Anche la cultura era arretrata: in tutto il paese non si pubblicava un giornale, erano proibiti i libri stranieri e non esistevano Università, mentre il calendario partiva dall’anno presunto della creazione del mondo, nel 7208 prima di Cristo. 

Pietro I il Grande

Pietro I il Grande

Dopo la morte di Ivan il terribile salì sul trono Pietro I Romanov, pure lui soprannominato “il Grande”. Era un curioso uomo: non aveva propensione per gli studi linguistico-letterari, ma preferiva attività pratiche come la carpenteria, e amava maneggiare vanghe, martelli e arnesi da muratore; alla compagnia degli aristocratici preferiva quella della gente del popolo e dei militari, anche di basso grado. Soprattutto stravedeva per la cultura tedesca ed europea e tutto il suo regno – oltre che dalle guerre – fu caratterizzato dall’impegno a cambiare il modo di vivere e la mentalità per lui antidiluviana del paese. Convinto di essere ancora uno studente, iniziò con un viaggio d’istruzione sotto il falso nome di Pëtr Michajlov in Prussia, Olanda e Inghilterra e se ne tornò deciso a creare un flotta militare e un esercito moderni. La Russia non aveva accessi né al mar Baltico né al mar Nero, controllati rispettivamente da Svezia e Turchia, pertanto Pietro non esitò a dichiarare loro guerra, vincendo con la prima e trovando un aggiustamento con la seconda. Attuò inoltre vigorose riforme interne, costruendo officine e fabbriche e fondando scuole di ogni genere: dava così l’avvio alla creazione di una nuova e più evoluta classe dirigente, organizzata in base alle mansioni e non ai privilegi di nascita. Pietro non era un mite ma un autocrate, e con chi gli sbarrava la strada non esitava a ricorrere alla repressione anche con metodi brutali come la tortura, a cui sottopose anche il suo stesso figlio Aleksej convinto che stesse cospirando contro di lui. Detestava le pesanti e tradizionali palandrane in broccato della nobiltà russa, e adottò fogge occidentali, arrivando perfino a tassare le lunghe barbe della popolazione maschile – religiosi compresi – esentando soltanto i contadini delle periferie dell’impero, e condannando chi non pagava ai lavori forzati. A lui si deve la fondazione di San Pietroburgo, sulla riva del golfo di Finlandia. La città fu costruita sottoponendo i lavoratori – compresi i servi della gleba – a durissime condizioni, al punto che si diceva che fosse stata edificata sui loro scheletri.

Cattedrale del sangue versato a San Pietroburgo

Cattedrale del sangue versato a San Pietroburgo

Fonti:

https://it.rbth.com/storia/84718-quei-geni-italiani-alla-corte

https://wp-it.wikideck.com/Ivan_IV_di_Russia

https://www.startmag.it/mondo/noterelle-sulla-santa-madre-russia/

https://www.treccani.it/enciclopedia/pietro-i-il-grande-imperatore-di-russia/

https://www.treccani.it/enciclopedia/caterina-ii-la-grande-imperatrice-di-russia/

http://www.alphabeto.it/continenti/asia/russia.htm

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