Il mio Tour Moto/Tendo/Campeggiato del Centro Sud Italia con Bike Wazowski. Parte seconda: Matera.

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Matera
Ancora in botta dalla serata precedente, soprattutto per l’eccesso culinario, alle 8.45 del mattino vengo caricato sulla navetta del campeggio che mi porterà in centro a Matera per la visita guidata.
Sono pieno di aspettative perchè in pratica ero partito, carico come un pompiere per andare proprio a visitare questo luogo, di cui ho tanto sentito parlare, di cui avevo qualche informazione, ma che non avevo approfondito, proprio per gustarmi il piacere della scoperta. Questa logica l’ho adoperata un pò per tutto il viaggio, sapere per sommi capi, così da imbattermi in bellezze e attrazioni lungo la strada, per avere il piacere della sorpresa, cosa che con la tecnologia attuale non ci si gusta più… faccio sempre l’esempio delle persone che si sono guardate Twin Peaks aspettando per una settimana la puntata successiva, ora una cosa cosi non è più pensabile, purtroppo, si è perso il piacere di gustarsi le cose, di arrivarci piano piano, di godere di una sorpresa. La frenesia di sapere tutto prima, brucia anche i contenuti.
Preso da questi pensieri, mi lascio trasportare fino al centro della città dove vengo scaricato e mi viene detto di arrivare nella piazza dove c’è il pianoforte di Dalì. Detta cosi non so che aspettarmi e comincio a camminare e mi imbatto subito nei tre archi, che celano una vista suggestiva sui Sassi del Barisano, detti così perchè orientati e più vicini a Bari. Il sole del mattino illumina in maniera abbagliante questa specie di anfiteatro di piccole costruzioni che formano una trama fitta all’occhio, una specie di rompicapo enigmistico. Un vero e proprio labirinto. Il mio recente problemino agli occhi, che mi rende un pò schiavo dell’odiato collirio (non riesco a metterlo, mi da fastidio andare vicino agli occhi con le dita ) mi impone l’occhiale da sole sempre e il riflesso del candore del Sasso Barisano mi fa riprendere il cammino nel centro di Matera, transitando davanti al palazzo dell’Annunziata, andando verso la piazza dove trovo effettivamente il pianoforte di Salvador Dalì.
Nel 2019, anno che ha visto Matera capitale della cultura europea, è stata aperta una mostra dedicata all’artista spagnolo, che avrebbe dovuto chiudersi nel 2019 stesso. Poi la domanda e il successo ottenuta dalla mostra stessa, ha fatto si che la mostra perdurasse ancora ad oggi. Quindi in piazza Vittorio Veneto mi trovo ad aspettare la guida assieme ad un nugolo crescente di turisti come me. Era un pezzo che non mi facevo guidare in un percorso cosi suggestivo da una persona che spiegasse dettagliatamente le caratteristiche di quello che avremo poi visitato.

Matera

Matera

Ed arriva la guida, un personaggio veramente alla mano, simpatico ma dalla preparazione storico umanistica veramente invidiabile, che pero ci confessa di essere un ingegnere elettronico. Giulio, ci fa una breve introduzione a ciò che andremo a visitare descrivendoci da Piazza Vittorio Veneto la storicità e la cronistoria dello sviluppo del paese. Matera assieme ad Aleppo risulta essere una delle prime testimonianze di popolazione stanziale, ed inizialmente gli abitanti rendendosi conto della friabilità del materiale che compone la montagna scavano delle caverne quindi si abita, con un’architettura in negativo a scavare. Inizialmente le popolazioni sono profughi della Magna Grecia che cominciano quest’opera. Partendo comunque da piazza Vittorio Veneto che è a ridosso della civita raggiungiamo piazza detta del Sedile, che è la piazza del governo del paese. Il palazzo che domina la piazza si chiama anch’esso Palazzo del Sedile, costruito nell’epoca borbonica per essere il centro politico decisionale del paese. Attualmente è la sede del Conservatori di musica di Matera, mentre la piazza antistante era il mercato, centro di scambio dei contadini ed allevatori locali. Al fondo della piazza ora c’è un bel ristorante il cui nome spiega le origini dello stabile: Gattabuia.
Su questa piazza c’era l’arrivo dell’unica via che all’epoca dava accesso alla città, alla quale si accedeva solamente con il pagamento del dazio, consistente in un pugno di grano. Finalmente entriamo nella Sasso Barisano, e mentre Giulio parla, io perdo qualche colpo ancora affascinato colpito e rapito da questo reticolo. Riprendo l’ascolto nel momento in cui si parla del motivo della presenza delle costruzioni e dello sviluppo su un solo versante della gravina di Matera, dovuto alla decisione durante le invasioni longobarde, per aver miglior potenziale difensivo durante gli attacchi, nei periodi di guerra. Riprendiamo il cammino e Giulio ci fa notare che comunque stiamo camminando sempre sui tetti di altre case, in quanto sono costruzioni che compongono, in una sorta di terrazzamento, per avere poi accesso alla parte più bassa di questo alveo. La suggestione aumenta quando capiamo toccando e vedendo con mano la materia con cui tutti i sassi sono costruiti, composti e scavati. Matera come buona parte della Basilicata un tempo erano coperte dalle acque dello Ionio, quindi le pietre tagliate regolarmente sono composte da sabbia e pietre di origine marittima, che osservate da vicino celano conchiglie di varia forma e natura… una cosa che geologicamente ha una spiegazione precisa, ma stupisce e estranea ancor di più dal mondo odierno. La cosa altrettanto folgorante di questo paesaggio è che dall’architettura in negativo si passa a quella in positivo, che porta alla costruzione di tanti piccoli palazzi, piazze e piccoli borghi. La cosa altrettanto particolare è che alla base di ogni palazzo c’è una caverna, abitata dai contadini, a diretto contatto con le proprie bestie. I letamai e le attività come ad esempio mulini venivano condotte assieme alla vita domestica negli stessi spazi, in condizioni igienico sanitarie assolutamente precarie, tant’è che si raggiungeva un tasso altissimo di mortalità infantile.

Solo negli anni 70 finì questo tipo di vita, cioè quando, lo stato Italiano, sensibilizzato da vari fattori e persone finalmente espropriò le ultime costruzioni, e si impegnò per una edilizia popolare all’avanguardia per l’epoca, cercando di progettare spazi simili a quelli dei Sassi, ma dotati di tutti i comfort,”basilari” e non, per evitare contraccolpi sociopsicologici troppo impattanti agli abitanti stessi.
I sassi diventano Patrimonio dell’umanità nel 1993 grazie al lavoro dell’architetto Pietro Laureano, che ne testimonia e documenta finemente il sistema di utilizzo e della distribuzione dell’acqua. In ogni grotta c’è infatti una cisterna di raccolta delle acque piovane realizzata in “Coccio Pestato” quindi cocci di terracotta pestati, che raccoglie per ogni nucleo l’acqua. Tutte le cisterne per gravità erano collegate, quindi al traboccare della superiore c’era il collegamento alla cisterna successiva. Recentemente nel 1991, è stato scoperto il Palombaro Lungo, una cisterna della portata di 5 milioni di metri cubi di raccolta di acque di falda, che soddisfacevano il bisogno dell’intera comunità. Una cosa realmente impressionante, che è valsa a Matera l’onorificenza di patrimonio dell’umanità. Per me che lavoro nell’indotto del ciclo dell’acqua, nel mio caso reflue e fognarie, un’opera del genere è affascinante, colpisce per la primitiva ingegnosità che ha reso, seppur in condizioni igienico-sanitarie devastanti, la vita all’interno dei Sassi possibile. Giulio ci fa presente che il titolo della pellicola “Cristo si è fermato ad Eboli” sia ancora molto attuale, in quanto Eboli era l’ultimo punto dove la ferrovia arrivava, in quanto ad oggi, nel 2021, ancora Matera non ha una stazione dei treni e non sia raggiunta da una ferrovia.
Comunque l’onorificenza dell’UNESCO ha portato a una riqualificazione aiutata anche dallo stato, proprietario dei Sassi in larga parte, che rende ad oggi Matera un luogo bello, ma una bellezza che testimonia la miseria e la difficoltà della vita rurale fino a pochi decenni fa tristemente reale.
Altrettanto surreale il contrasto quando raggiungiamo la cattedrale di Matera, che all’esterno presenta una architettura Romanica pugliese, con parecchie raffigurazioni anche pagane di prosperità, mischiate alle rappresentazioni sacre. All’angolo della cattedrale, vedo il nome della via che la costeggia, dipinto su delle belle maioliche: Via del Riscatto. Ovviamente la mia “maragliaggine” mi porta a una interpretazione del tutto personale del nome, ma vengo richiamato alla realtà da Giulio che spiega a tutti il perchè di questo appellativo. il Conte Tramontano, pieno di debiti contratti in precedenti incarichi, tentò di appianare questi disavanzi andando a vessare il popolo materano con tasse sempre crescenti. Il popolo esasperato si organizzò per trovare il Conte completamente disarmato, e cioè al termine della messa del Vespro del 29 dicembre del 1514, perchè all’epoca in chiesa si andava completamente disarmati. E li all’angolo della chiesa venne ucciso in quella data, da li il “riscatto” dei materani dal giogo dell’avido conte. Ecco, ora che son tornato coi piedi per terra, ho fatto la fila per entrare nella cattedrale, dove lo stridio con la miseria dell’epoca è totale. L’interno della chiesa è in stile barocco, con finiture a perdita d’occhio in foglia d’oro con una serie di cappelle laterali di cui una oltretutto interrata di cui riusciamo a scorgere gli affreschi riportati recentemente alla luce.
Mentre osservo e da buon turista “medio”, tutto questo sfarzo barocco, scattando più di una foto, mi imbatto in un affresco che ad occhio vedo essere riportato alla luce rispetto gli intonaci più recenti. Giulio mi indica essere una raffigurazione di un giudizio universale, un affresco di Rinaldo da Taranto, che raffigura il diavolo che spinge verso la dannazione alcune figure come cardinali, re ed altre cariche ecclesiastiche e non . Altrettanto celermente Giulio mi indica che del pittore è nota la data di nascita, ma non quella dipartita. Direi che sia il classico caso in cui si può dire che l’artista sia andata cercandosela col lanternino. Infatti l’affresco era stato coperto e riportato successivamente alla luce… Povero Rinaldo!!!!!

Comunque il giro prosegue fino al commiato presso una chiesa rupestre suggestiva e buia … che dopo 10 minuti viene illuminata per farci apprezzare la difficolta che comunque permeava tutti i Sassi, e cioè l’illuminazione continuamente alimentata da candele.
Saluto Giulio e mi dirigo accaldato e affamato per i vicoli del paese verso un ristorante, dove mentre mangio, ripenso ad una spiegazione che ci aveva dato in precedenza relativa agli usi e costumi nei sassi… “Uomini e Donne, il Grande Fratello e Ballando sotto le stelle, sono format rubati a Matera” dice ridendo e fa ridere anche me, perchè oltretutto col caldo che faceva Giulio era abbastanza provato, ed esternava comicamente il suo disagio.
In pratica il rito dei corteggiamenti avveniva nelle piazzette tra i sassi esattamente come con le troniste, che poi facevano l’esterna, andando a raccogliere l’acqua presso la fontana del paese… dove l’innamorato portava un fiore e parlava con la spasimante … però sempre sotto l’occhio vigile di una parente della stessa, come nel grande fratello!!! al che si arrivava al ballo e quando lo spasimante toccava il piede della bella quello era il segnale che voleva dire “si”!!!!! Pero bisognava toccare il piede giusto, se no toccava maritarsi a chi aveva ricevuto il tocco …

Sono le 14.30, e la navetta mi aspetta dall’altra parte di Matera per le 15.30, pertanto raggiungo il punto di recupero e mi addormento all’ombra di un albero in un parco poco distante, direi quasi ubriaco di informazioni che ora davvero ho fatto fatica a ricordare per intero. Sicuramente ho tralasciato qualcosa, nella quantità di informazioni che mi sono arrivate, mentre gli occhi ben protetti si sono cibati di tanto disperato splendore.

Libertà: moto e tenda.

Libertà: moto e tenda.

Però non sono pago! Il turista medio ancora non è domo, quindi rientro in campeggio, mi riposo, mi lavo, ed esco per la sera, a vedere la parte opposta della gravina, verso il parco delle chiese rupestri. Il Transalp mi porta fin dove si può poi proseguo a piedi per la visione notturna del panorama dei Sassi. E di sasso resto io, che come un pirla provo a fare foto notturne che non trasmettono un accidenti di quello che i miei occhi vedono … quindi mi rimetto il telefono in tasca, e mi fermo per tutta la durata del tramonto a rimirare questo panorama fatto di storia, di dolore, di fatica, di morte, di lotta per la vita, di sfarzi, di natura e di armonia nell’uso delle risorse. In effetti Matera è un esempio di riutilizzo di tutto quello che la natura dava agli abitanti.
Matera è uno di quei luoghi che ti aiuta a realizzare quante Italie ci siano in un solo stivale, una volta visitato e compreso, con i suoi odori, le sue muffe sui muri delle case grotta dove generazioni sono andate avanti chissà come, e le sue contraddizioni.
La bellezza ora turistica e cinematografica di Matera, mi è rimasta veramente negli occhi e nella memoria, e ne sono commosso … Solo che la commozione porta “magone” e dopo un pò di magone viene anche una fame esagerata. Quindi per evitare di farmi chiudere in faccia le cucine di nuovo, dopo un oretta di solitaria e religiosa contemplazione ( incredibilmente ero da solo a vedere questo spettacolo ), riparto alla volta del ristorante che mi darà il colpo di grazia. Però alzarmi e andare via da li, è stato veramente faticoso, sarei rimasto fino all’alba a vedere quel presepe a grandezza naturale, andare a dormire e poi risvegliarsi.
Ciao Matera, ci rivediamo sicuramente, spero presto.

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Cosa ne è stato scritto

  1. Maria Cristina

    Qualche precisazione…I Sassi, un insieme abitativo unico al mondo, non sono stati svuotati degli abilitanti nei anni ’7o, come detto nell’articolo, ma negli anni 50, quando un gruppo di architetti di livello nazionale, insieme ad intellettuali come Adriano Olivetti, Mario Rossi Doria, per citarne alcuni hanno cercato di riprodurre nei quartieri di nuova costruzione il senso di comunità che caratterizzava l’abitato nei Sassi, realizzando ottima architettura.Matera è diventata una sorta di laboratorio che, anche attraverso l’uso dei suoi scenari per film importanti come quello girato da Pasolini ha poi djretto su di lei l’attenzione del mondo, per cui non attribuirei ad una singola persona, Pietro Laureano, il merito di essere s
    inserita nel Patrimonio Unesco. Aggiungo che più che per una mera coincidenza, la fine della ferrovia ad Eboli, il titolo del capolavoro di Carlo Levi è piuttosto da intendersi in senso metaforico, intendendo lo scrittore sottolineare lo stato di abbandono della popolazione lucana ed insieme la realtà di un mondo con regole e tradizioni addirittura precedenti a quelle proprie di una religione monoteiste.

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