Vaccini si, vaccini no? Il caso della lotta contro il vaiolo

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Justus Sustermans. Ferdinando de Medici col viso butterato.

Justus Sustermans. Ferdinando de Medici col viso butterato

Vaiolo: una terribile malattia contagiosa di origine virale che risultava fatale nel 30% dei casi e che è stata eradicata definitivamente dal 1980. Infatti l’ultimo caso conosciuto di vaiolo nel mondo è stato diagnosticato nel 1977 in Somalia. Se l’ammalato scampava alla morte rimaneva comunque butterato, soprattutto al volto, o peggio diventava cieco o presentava deformità agli arti. Il morbo colpiva già nell’antico Egitto 3000 anni fa: ne sono stati trovati i segni in particolare sulla mummia di Ramses V, ma dal paese del Nilo si diffuse in India, in Cina e in Giappone diventando una malattia endemica di quelle terre. Arrivato in Europa con le Crociate, fu esportato nelle Americhe dai conquistadores causando tra gli indios una vera e propria carneficina assieme ad altre malattie fino ad allora sconosciute come il morbillo, l’influenza, il tifo e la tubercolosi.

Albarello per la teriaca

Albarello per la teriaca

Nel corso del XVIII secolo e prima dell’introduzione di nuovissime misure di profilassi, il vaiolo poteva essere una causa importante di morte: 20.000 persone a Parigi, 60.000 a Napoli, quasi 30.000 tra Berlino ed Amsterdam; nello stesso secolo approdò in Irlanda una nave infetta di vaiolo, causandovi in breve 20.000 morti, la lontana Groenlandia perse i tre quarti della popolazione, mentre in Australia, raggiunta verso la fine del secolo, ci fu una strage tra gli aborigeni. La medicina dell’epoca affondava ancora le sue radici nel medioevo: si attribuiva alle congiunzioni planetarie il verificarsi delle epidemie, oppure si incolpavano i miasmi generati da acque stagnanti, da escrementi o da altro materiale di scarto riversato nelle strade e intorno alle case. In quanto alle cure ci si basava ancora su quelle individuate dal medico arabo al-Rāzī, vissuto nel primo secolo, che suggeriva di somministrare bevande speziate calde e dosi di teriaca, un farmaco composto da numerosissimi ingredienti tra cui carne di vipera; il malato era poi tenuto a letto sotto una pesante coltre di coperte di lana per provocare la massima sudorazione. Inoltre il marchio indelebile delle cicatrici rendeva difficile i rapporti sociali e per le ragazze finanche il matrimonio.

Medicina tradizionale cinese

Medicina tradizionale cinese

I cinesi, si sa, hanno inventato di tutto, dalla carta alla bussola, dalla polvere da sparo agli spaghetti: non meraviglierà quindi sapere che a partire dal X secolo i medici del celeste impero cominciarono a mettere in pratica le prime tecniche di immunizzazione dal vaiolo. Il sistema, decisamente repellente, consisteva nel prelevare le croste pustolose dalle piaghe di un ammalato e di somministrarle nel naso delle persone sane dopo averle polverizzate: si cercava così di ottenere un malessere passeggero, ma non sempre il risultato era positivo. Nello stesso periodo la tecnica era praticata anche in India, ma ci vollero alcuni secoli prima che passasse in Europa cosa che avvenne grazie alle popolazioni che abitavano vicino al mar Caspio come i Circassi e i Georgiani: le donne di queste etnie infatti erano famose per la loro bellezza e le più avvenenti venivano allevate per entrare nel serraglio del sultano turco. Proprio per evitare che fossero deturpate dal vaiolo si cercava di immunizzarle con questi primitivi vaccini.

Dragomanno della Sublime porta

Dragomanno della Sublime porta

All’inizio del XVIII secolo la variolizzazione – come la vaccinazione fu chiamata in seguito – era conosciuta in Persia e Turchia ma non era mai stata teorizzata e sperimentata scientificamente. A Costantinopoli viveva un medico italiano, Emanuel Timoni, che si era formato ad Oxford e a Padova e che si interessò all’inoculazione e a com’era praticata nel paese. Scoprì così che un gruppo di donne anziane eseguivano ogni autunno la seguente operazione: una vecchia portava un guscio di noce pieno di materia vaiolosa, ne metteva un minuscolo campione sulla punta di un grosso ago e aperta una vena al paziente ve lo inseriva. Detta così l’operazione sembra terrificante: in realtà causava l’insorgere di una forma molto leggera di vaiolo, un malessere che durava pochi giorni e soprattutto non era devastante: causava poche pustole mentre abbatteva decisamente la mortalità, portandola all’1%. Timoni godeva dell’incarico di dragomanno o turcimanno, ossia di funzionario addetto alle relazioni tra il suo governo, gli stranieri residenti, i musulmani e le altre popolazioni indigene che si trovavano sotto la sua giurisdizione. Fu proprio grazie alla sua posizione che conobbe Mary Wortley Montagu.

Mary Wortley Montagu

Mary Wortley Montagu

Vale la pena spendere alcune righe per questa straordinaria e modernissima aristocratica inglese, largamente in anticipo sui suoi tempi. Nata Dorchester, fin da bambina si era dimostrata una lettrice insaziabile; in un’epoca in cui le donne, quando andava bene, erano educate a diventare mogli di un uomo scelto dalla famiglia, si volle sposare per amore con Edward Wortley Montagu organizzando una vera e pro paria “fuitina”. Mary era bella, colta e curiosa: amava viaggiare e scrivere e ci ha lasciato una serie di vivide lettere piene di minuziose descrizioni dei posti dove andava e della gente che incontrava. Fece la conoscenza del vaiolo in modo drammatico, prima con la morte del fratello, due anni dopo contraendo il morbo da riuscì a cui guarire, portandone però le cicatrici che nemmeno strati di pesante cerone riuscirono a nascondere. Il marito Edward era stato nominato ambasciatore britannico presso la Sublime Porta, termine che designava il governo dell’Impero ottomano, in particolare l’ufficio del gran visir e delle relazioni con l’estero. A Istanbul la gentildonna frequentò gli appartamenti riservati alle donne nelle dimore turche, dove per la prima volta poté assistere alla pratica della variolazione mai sperimentata sugli occidentali. Al suo ritorno in Inghilterra, lady Montagu decise di far inoculare prima il figlio di sei anni, poi la figlia minore nata durante il soggiorno in oriente: gli esperimenti riuscirono alla perfezione senza lasciare sui bimbi alcuna cicatrice. Grazie alla sua frequentazione degli ambienti altolocati la vaccinazione fu conosciuta almeno tra le classi alte, non prima però di esser stata sperimentata su alcuni detenuti a cui si offrì in cambio la libertà; nei due decenni successivi, più di 800 persone in Gran Bretagna furono immunizzate.

L''Enciclopedie di Diderot e D'Alembert

L”Enciclopedie di Diderot e D’Alembert

La propaganda entusiasta di Mary incontrò tenaci resistenze: innanzitutto il fatto che a parlarne fosse una donna fece storcere il naso a molti; c’erano poi numerose obiezioni di tipo morale: innanzitutto il metodo puzzava di superstizione, perché a Costantinopoli gli addetti all’inoculazione recitavano formule magiche prima di intervenire sui pazienti; ci si chiedeva inoltre se non fosse contrario alla religione combattere il morbo modificando il corpo, iniettando un agente infettivo in un soggetto sano, e se non fosse pericoloso giocare con la natura sovvertendone le leggi. Il primo vaiolo artificiale era altamente contagioso per circa un mese e necessitava di un periodo di quarantena: si temeva che un allentamento delle precauzioni scatenasse un’epidemia: non conoscendo bene il funzionamento dell’inoculazione non si sapeva se i pazienti rischiassero un successivo contagio. Ciò nonostante un coraggioso dottore europeo, Théodore Tronchin, che sin seguito sarebbe diventato il medico personale di Voltaire, decise di eseguire l’operazione sul proprio figlio: era il 1748 e la prima inoculazione praticata sul continente ebbe successo aprendo la strada, se pur tra mille difficoltà, alla diffusione dei vaccini, mentre anche la prestigiosa Encyclopédie di Diderot e d’Alembert le dedicava una voce.

Jenner vaccina James Phipps

Jenner vaccina James Phipps

Circa mezzo secolo dopo, Edward Jenner, un medico di campagna britannico che conosceva lady Montagu e i suoi esperimenti, dedicò la sua attenzione alla cura per il vaiolo. Jenner aveva notato che le donne che mungevano le mucche da latte e che contraevano il vaiolo bovino, detto cowpox, prendevano un vaiolo differente, una forma molto più leggera di quella devastante che colpiva l’uomo, e in seguito sembravano immunizzate contro la forma mortale del morbo. Nel 1796, Jenner inoculò su James Phipps, figlio di uno dei suoi servi, il primo vaccino utilizzando materiale pustoloso prelevato dal palmo di una lattaia infettata dal virus bovino. Il ragazzo ebbe mal di testa, sensazione di freddo, dolore all’ascella, ma nel giro qualche giorno guarì completamente. A seguito dell’intervento Jenner – a cui dobbiamo il termine “vaccinazione”, mutuato dal latino vacca – stese una relazione che inviò alla Royal Society, rifiutata perché troppo rivoluzionaria.

Vaiolo bovino

Vaiolo bovino

Tra la fine del Settecento e i primi anni dell’Ottocento la vaccinazione si estese in tutta Europa, sostenuta anche dall’atteggiamento di alcuni regnanti che si dimostrarono disponibili a ricevere la nuova cura: in Francia, dove il vaiolo era endemico, Luigi XVI e Maria Antonietta dettero il buon esempio. La regina celebrò la cosa con una nuova acconciatura, il pouf all’inoculazione: non ne abbiamo le immagini, ma sappiamo che era costituito da un finto olivo coperto di frutti intorno al quale si arrotolava il serpente del dio della medicina Asclepio, il tutto coronato da un sole che sorge a simboleggiare il trionfo della scienza sulla malattia. La commemorazione dell’evento, esposta in cima alla testa delle signore alla moda, contribuì a incentivare largamente la pratica a tutto beneficio della salute pubblica. In Italia la vaccinazione trovò importanti fautori, in particolare nel centro sud Italia: a Napoli, martoriata da una violenta epidemia, Ferdinando IV di Borbone rese obbligatorio l’intervento lanciando perfino una lotteria per convincere i più recalcitranti.

George Peter Alexander Healy, Papa Pio IX

George Peter Alexander Healy, Papa Pio IX

Doveva però arrivare al potere Napoleone Bonaparte – che voleva nel suo esercito uomini sani – per imporre il vaccino: così dal 1805 lo istituzionalizzò per tutte le popolazioni sotto il dominio francese. Nonostante che per molti religiosi oscurantisti l’origine animale della cura la rendesse “non cristiana” anche il Vaticano finì per allinearsi col pensiero napoleonico, chiamando tutta la popolazione dello stato pontificio ad aderire alla campagna in opposizione al morbo. Nel 1848 Pio IX, al secolo Giovanni Maria Mastai Ferretti, l’ultimo Papa re, promosse la vaccinazione gratuita stabilendo un piccolo premio in denaro – due pauli – per coloro che fossero tornati otto giorni dopo per far verificare ai medici il buon esito della stessa. Nell’Italia post-risorgimentale, conseguita l’unità della Nazione, la vaccinazione antivaiolosa fu resa obbligatoria nel 1888.

Fonti:   Maria Teresa Giaveri, Lady Montagu e il dragomanno, ed. Neri Pozza

http://www.pediatria.it/storiapediatria/p.asp?nfile=storia_del_vaiolo

https://www.indiscreto.org/le-virtu-dellignoranza-e-le-ragioni-degli-antivaccinisti-2/

https://www.storicang.it/a/mary-wortley-montagu-pioniera-contro-il-vaiolo_15301

https://notizie.tiscali.it/italialibera/articoli/la-storia-dei-no-vaxa-dei-no-green-passa-viene-lontano-il-primo-loro-era-papa-00001/  

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