P.F.R. Post Fata Resurgo

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Ho avuto il piacere e l’onore di ascoltare il disco omonimo dei P.F.R., Post Fata Resurgo, gruppo musicale nato alle pendici del Vesuvio, a Castellammare di Stabia per la precisione.
Il disco è stato anticipato dall’uscita dell’EP “Assaggi” a dicembre 2020, ed è costituito da quindici tracce corpose, arrabbiate, socialmente importanti.
L’album è stato sostanzialmente elaborato e creato dal rapper/MC Mauro Marsu e dal polistrumentista Salvatore Torregrossa.
I due, insieme, hanno dato vita a un prodotto di musica rap di alta qualità, cantato principalmente in napoletano, ma sapientemente rifinito nella scelta delle parole e dei temi trattati. Nel disco si evincono influenze rock, punk, folk, etno, ballad.
Per chi dice che al sud non si produce buona musica consiglio di ascoltare questo album per intero, sicuramente non è un genere che può raggiungere i nasi più sopraffini, ma è un disco scritto di pancia e che parla alle anime, che prova ad interloquire soprattutto con quelle stanche ma ancora in grado di indignarsi di fronte a quello che ci circonda.
Ho avuto una lunga chiacchierata con Mauro e con Salvatore, ecco quanto ne è emerso.

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Carissimi, il vostro è un disco di forte denuncia sociale, come il genere musicale cantato impone (rap, ndr),
come avete vissuto e state vivendo questi anni di profondi cambiamenti?
Mauro: Cercando di stare sul pezzo… con i nostri pezzi. Io ho una forte empatia, che è un po’ una croce e delizia; quindi, sento forte la sofferenza di questi tempi ma anche la voglia di rivalsa e di rialzarsi creativamente e costruttivamente. Per me fare musica, scrivere versi è prima di tutto esigenza ed urgenza espressiva. I brani del disco sono stati scritti praticamente tutti di getto e, poi, raffinati. Sento le canzoni dentro e all’improvviso escono senza chiedere il permesso. Scusami se nell’intervista mi viene facile risponderti citando dei versi, ma ad esempio i primi del disco riassumono un po’ quanto detto: “Nun me fido ‘e sta’ assettato a sentì n’atu ‘strologo\caccio veleno ‘ncopp ‘a base sparagne ‘o psicologo \’O ffuoco ‘e Sant’Antonio ‘into a ‘nu friddo artico \se nutre ‘e contraste ‘sta musica catartica”.
No no, fai benissimo a citare le tue parole, anzi, così ci presenti per bene anche il tuo lavoro.
“Grazie.”, continua Mauro, “Per quanto riguarda l’album ci tengo a sottolineare lo straordinario lavoro di Salvatore che, in termini musicali non lo incasella nel genere Rap, ma lo apre a un’opera dalle mille influenze e zero barriere. Come piace dire a noi: piuttosto che Musica Rap è Rap su Musica. Certamente il mio è rap ma su strumentali che spaziano veramente fra tutti i generi, fino all’esperimento estremo di “22 e 55 Museca” brano che ne racchiude ben 15 in un solo pezzo. Abbiamo volutamente accentuato questo aspetto per la volontà di unire anni di passione nella musica ascoltata senza alcuna barriera e creare un lavoro che si differenziasse dagli altri, quello che Seth Godin chiamerebbe “una mucca viola” detto in napoletano qualcosa che non c’era prima e che faccia esclamare “Mamma d’’o Carmene!” (mamma mia, ndr), in positivo speriamo!
Salvatore: Ha detto tutto Mauro! Scherzi a parte, non ci piace incasellarci troppo. Io sento la musica come un infinito e meraviglioso linguaggio che arriva dove il verbale sic et simpliciter non può arrivare perché colpisce l’uomo sì nella parte cognitiva, ma non tralascia mai quella istintuale e quella emotiva. Ne ho consapevolezza sperimentata nel mio lavoro di musicoterapista in tanti anni di “onorato servizio”. Poi ci sono i generi che mi diverto a studiare e a mischiare. Il nostro disco più che voler essere di denuncia nel senso che si dava al termine negli anni Settanta è, semplicemente, una fotografia di ciò che abbiamo intorno. Follia che per sua natura cercherebbe un contraltare “contenitivo” che fatica a venir fuori, presi come siamo dal rincoglionimento di regole imposte subdolamente, schiavitù salariale detta “lavoro”, serie televisive proposte ormai spessissimo in formato “maratona” e spazzature comunicative varie che non consentono all’Uomo di prendersi la responsabilità di essere sé stesso e di vivere una vita degna di tale nome. Ovviamente tutto questo è nelle canzoni in maniera mirata e soprattutto ironica, proprio per vedere “l’altra faccia” possibile della situazione.
Siete stati molto esaustivi, grazie mille per questo intervento. In effetti, viviamo in un periodo che definirlo bizzarro, è quasi ottimistico. Com’è nata la vostra collaborazione?
Mauro: con Salvatore ci conosciamo e ci stimiamo da anni, lui racconta meglio di me l’aneddoto del quando ci siamo conosciuti! Il progetto P.F.R. nasce a Marzo 2020. In tempi di lockdown telefonai a Salvatore perché mi era venuta l’idea di fare un disco insieme, unendo il rap a produzioni eclettiche, che solo lui ritenevo potesse creare in un certo modo. Coincidenza (?) volle che lui stesso mi stesse chiamando per propormi dei pezzi in collaborazione con tanti artisti durante il periodo di lockdown, nacquero così delle istantanee di quei tempi “La Paura”, “’A Pacienzia”, “’A Speranza” e “’A Libertà”.
Tornando ai P.F.R. Salvatore fu subito entusiasta della mia idea, diventata subito nostra, a me piace pensare “col Noi”, di un progetto insieme e partimmo presto a tramutare le idee in musica fino all’EP “Assaggi” uscito il 16 dicembre 2020 che ha anticipato la lavorazione del disco “Post Fata Resurgo”.
Salvatore: Il famoso aneddoto! Ho pensato di regalare a mio nipote un cavalluccio rosso…! Ah, no, questo è un altro fatto… Ho conosciuto Mauro dopo uno spettacolo teatrale col comune amico grande artista, Cristian Izzo. Finito lo spettacolo che andò bene, ci offrirono un panino gigante e prelibato preparato “senza sparagno” (senza limitarsi nell’uso degli ingredienti, ndr) dalle signore della organizzazione sotto le vigne dei colli di Fontanelle a Sorrento. Cristian attirò la mia attenzione e mi disse di partire con un ritmo, lo feci (posato a malincuore il paninone) sul tavolo, cercando di seguire le parole sulle quali Mauro faceva un free stile senza tregua, con grande gusto e ricercatezza. Insomma, in quell’occasione capii che l’hip hop poteva pure piacermi un po’… e che Mauro è un mostro!
Direi che avete creato un ottimo connubio artistico. Ho apprezzato davvero tantissimo il vostro album. Salvatore, tu sei un polistrumentista, parlaci di te, del tuo lavoro. Ti dedichi anche alla scrittura dei testi?
Io scrivo e suono innanzitutto per me. Se no si esce pazzi! Sono uno un po’ strano e silenzioso a volte e, con il tempo, mi sono reso conto che una canzone o una musica può arrivare dove un bel discorso non riesce. Quindi il senso di ciò che faccio è sempre artistico e comunicativo.
Per me la musica può essere di tre tipi: etica, quando riesce a contattare l’altro e a mettere in moto dei meccanismi di cambiamento e/o consapevolezza; estetica, quando è semplicemente “bella”, musica di consumo, magari fatta benissimo ma (auto)limitata a dei modelli presunti commerciali o consimili; anestetica, la peggiore. Quella che al posto di aprire strade diventa un loop in cui ci si rinchiude. Ed evitiamo gli esempi…
Scrivo anche testi, certamente. In questo lavoro spesso ci siamo consigliati, abbiamo parlato di come scrivere e di certi ritmi da cercare nella scrittura sia dei testi che delle musiche.
Complimenti. In questi giorni avete presentato il disco al grande pubblico, com’è andata?
Mauro: Molto bene, il 10 Ottobre lo abbiamo presentato a Piano di Sorrento nel Campetto di Mortora e di recente, il 14 Novembre a Castellammare di Stabia al “Montil”. Live siamo accompagnati dalla PFR Full Band: Rosalba Alfano (voce), Antonello Buonocore (basso), Pasquale Ferraioli (batteria) e Antonio Suarato (chitarra) grandi musicisti e amici, che ringraziamo. Il concerto dal vivo è piaciuto e i brani che coinvolgono il pubblico hanno funzionato. È stato particolarmente intenso cantare certi brani a Castellammare di Stabia, città alla quale il progetto è legato, già nel nome che è il motto cittadino e vedere la risposta entusiasta del pubblico stabiese. Per me è stato molto toccante eseguire “Acqua d’’a Madonna”, sentendo tutto la carica di denuncia e speranza racchiusa nel testo. “Furtuna scaricata int’ a nu cesso appilato\Pe’ tre quarte dinto ‘e fogne, c’ammo cumbinato? \St’acqua m’è sangue me coce, ‘o dicette Don Rafele\Ma stu munne è spuorco l’ammesca c”o ffele\Ma nuje simmo cchiu forti, si sule vulessemo\E vulenno putessemo si sulo ‘o credessemo\ E saccio ca n’è facile comme vevere nu bicchiere\Comme sunnà nu dimane sempe meglio d’ajere”.
Salvatore: Sorprendente. Abbiamo scelto di risuonare da capo e senza alcun sostegno elettronico nel live, che quindi diventa un’esperienza distante dal disco giusto lo spazio di poter essere liberi di suonare, reinterpretare, riarrangiare e toccare molti stili musicali durante il concerto. Vedo persone nel pubblico che hanno proprio voglia di ascoltare. E questo è un fatto bello. È come se, quando vengono ad ascoltarci, già si aspettino di prendere la “paliata” (una forte scarica di energia, in questo caso, ndr) ed è catartico. Credo che andando via si portino a casa un bel bagaglio di suoni, di concetti e di emozioni genuine.
Non avevo alcun dubbio che la serata andasse bene. Credo che dal vivo alcuni temi elettrizzino anche di più. Quali sono i vostri obiettivi per il futuro?
Mauro: Far arrivare la nostra musica con i suoi messaggi a quante più persone possibili. Esortare ciascuno a dare il meglio di sé e pensare con il Noi, in senso collettivo. Noi, ad esempio, vogliamo “spezzare catene” con la musica e esortare chiunque a spezzare le proprie nel modo che gli riesce meglio.
Ci piacerebbe creare molte occasioni per concerti, per vedere “dal vivo” la reazione della gente e goderci “live” il frutto del nostro lavoro, ottenendo così anche feedback e spunti per un nuovo capitolo.
Salvatore: Suonare, suonare, suonare! C’è anche l’idea di risuonare il disco facendone un live in studio, ma per adesso vogliamo rodare il concerto suonandolo per chi ha voglia di ascoltarci in tutti i sensi. Poi, avendo una notevole arteteca (smania di fare cose, ndr), già pensiamo al prossimo disco, ma con calma. Ora dobbiamo suonare, suonare, suonare!
Ultimamente è uscito anche il video ufficiale della canzone “Chello ca move ‘o sole e ll’ati stelle”. Come procede?
Mauro: Bene, “Chello ca move ‘o sole e ll’ati stelle” brano feat. Rosalba Alfano, Sally Cangiano e Domenico Guastafierro è la ballad d’amore del disco, sta piacendo anche il video girato a Castellammare di Stabia da Claudio Celentano e montato da me, con una giovane coppia Emanuela Di Capua e Catello Esposito che passeggia per le vie del Centro Antico di recente colorate dai murales per l’iniziativa Stabia Street. Nel pezzo cantiamo l’amore come forza motrice del mondo (Nun è sulo sei e vintinove move tutto ‘o panariello) e facciamo capire che se negli altri brani non “le mandiamo a dire”, i nostri sono versi di rabbia mossa da una forza costruttiva e di rivalsa, d’amore, che in buona sostanza è “Chello ca move ‘o sole e ll’ati stelle”.
Si tratta del quinto video dove abbiamo voluto omaggiare l’amore dopo il “Veleno” feat. Rosalba Alfano, la spiritualità di strada di “’Ncroce”, l’omaggio a Viviani di “’O Rap d’’e scugnizze” (lyric video), e l’ironia di “Mamma d’’o Carmene!” feat. Daniele Sepe. Nel lockdown mi son messo a imparare le basi di montaggio video ed è stato bello poter realizzare ben 4 videoclip + 1 lyric video, con l’aiuto di registi amici come Claudio (‘Ncroce, oltre quest’ultimo) e Maurizio Ricci (Veleno e Mamma d’’o Carmene!) alle riprese.
Salvatore: Ci divertiamo molto a fare i video grazie anche agli amici che ci supportano e che Mauro ha puntualmente citato. Dal mio punto di vista è un modo ulteriore di fare ascoltare la musica ma secondario al live… sono un po’ ossessivo su questo, lo so!
Le parole che usate sono molto forti, eppure io ho apprezzato moltissimo la vostra musica, cosa bisogna fare per scuotere le menti? Gli artisti sono il termometro della società, voi cosa potete notare suonando in giro? Le persone vogliono o non vogliono sentirsi raccontare alcune cose?
Mauro: Grazie, Imma, per gli apprezzamenti, onorati. Nel disco esortiamo a svegliarci dal sonno e a spezzare le catene, cerchiamo di scuotere gli ascoltatori raccontando senza mezzi termini quello che a nostro modo di vedere non va. Ma senza dimenticare l’ironia, “il modo più serio di affrontare la vita” e la voglia di divertirsi. Cerchiamo con la nostra musica e i suoi messaggi di far muovere “culo e cervello”, un intento sicuramente ambizioso ma molto appagante quando capisci che ci sei riuscito!
Mi è spesso capitato che dopo un concerto si avvicini qualcuno a dire che si è divertito e gli ha fatto piacere essere “inondato” da questo fiume in piena di concetti e di spunti di riflessione; quindi, magari le persone se glielo si offre apprezzano anche altro dal semplice intrattenimento di sottofondo, che pure è legittimo cercare in altri contesti e momenti di fruizione. Penso che in generale se qualcuno ha realmente qualcosa da dire e riesce a trasmetterne l’urgenza, il messaggio arriva, di qualunque tipo sia.
Ma come mi piace dire in “Veleno”: ‘Mmiez a canzuncelle bellelle a ll’acqua ‘e rosa\nun songo nè meglio e nè peggio je songo n’ata cosa” Non mi piace paragonarmi e dire di essere migliore o peggiore di altri, semplicemente rivendico di essere “altro da loro”.
Salvatore: Al momento gran parte degli artisti cosiddetti “mainstream” stanno facendo una pessima figura. Sembra non siano interessati a riflettere o a guardare il mondo con i propri occhi e a descriverlo nelle loro opere. Al contrario, spessissimo, ripetono ciò che c’è da ripetere, cercano e mantengono ad ogni costo, solo quello che, evidentemente, per loro è il “successo”. Come fossero tutti nella caverna di platonica memoria e non abbiano l’interesse (o il coraggio) di uscire fuori a riveder le stelle.
Passi in una situazione “normale” (ma sempre veniamo da una società neoliberista che ti valuta per ciò che hai e non per il tuo valore intrinseco di essere unico e inimitabile), ma in un momento storico come quello che viviamo dal mio punto di vista è abbastanza inaccettabile. Oltre ad essere un’occasione evolutiva persa.
Quali sono i prossimi appuntamenti futuri? Dove potremo ascoltarvi e seguirvi?
Mauro: Sarebbe bello suonare a Castellammare di Stabia per l’8 dicembre (giorno fortemente simbolico per l’Immacolata, al quale abbiamo dedicato il brano “Fucaracchie” per omaggiare la tradizione dei falò e la storia ai quali sono legati).
Il 17 dicembre suoneremo ad Arezzo per l’evento Sud Wave, che ospiterà la finale dell’Arezzo Wave Contest: dopo aver vinto la fase regionale rappresenteremo la Campania e ci confronteremo con i rappresentanti delle altre regioni in gara. Sarà un evento molto importante e ci arriveremo “affamati” e pronti a dare il meglio di Noi.
A Febbraio, in data e location da definire, suoneremo vicino Frosinone per le “semifinali” del Premio “Alberto Cesa” per la musica folk e world.
Stiamo lavorando ad altre occasioni live e a cercare sinergie con agenzie di booking per promuovere meglio la nostra musica in giro.
Per il resto ci potete contattare sui nostri profili Facebook, sulla pagina del gruppo P.F.R. Post Fata Resurgo, su Instagram pfr_postfataresurgo.
Sul nostro omonimo canale youtube trovate i 5 videoclip, il disco è in libero ascolto su Spotify e su Rockit.it, chi lo volesse in copia fisica lo può trovare ai concerti insieme anche a felpe e maglie disegnate per l’occasione o chiedercelo con un messaggio a pfrpostfataresurgo@gmail.com
La dimensione social è importante al giorno d’oggi e chi vuole può tranquillamente scriverci, ci fa solo piacere avere feedback e confrontarci anche se, quando c’è la possibilità, è sempre più bella e preferibile la dimensione sociale, una chiacchierata in strada o dopo un concerto.
Salvatore: Mauro ha detto benissimo… Poi, George Harrison durante le riprese di Get Back lasciò i Beatles dicendo “ci vediamo in giro per club”… E noi, ci vediamo con PFR sui palchi d’Italia.
Vi seguiremo con molto interesse e attenzione. Facciamo il tifo per voi all’Arezzo Wave. Grazie per questa bella chiacchierata e in bocca al lupo, ragazzi.
Viva il lupo! E grazie a te, Imma.

 

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Chi lo ha scritto

Imma I.

Benvenuto! Se mi stai leggendo è perché molto probabilmente anche tu sei attratto dalla musica, dall’arte, dal cinema, dalla letteratura, dai videogiochi, dai fumetti, dalla fantascienza. Insomma essere sempre al corrente sulle ultime novità in qualsiasi campo. Scrivo praticamente da sempre, mi sono dedicata nei primi anni del mio lavoro alla cronaca locale, arrivando poi a collaborare con alcune riviste di cultura (lastanzadivirginia) e con webgiornali nazionali (YOUng). E questa con l’Undici è proprio la collaborazione che aspettavo da un po’… Mi piace informarmi e conoscere quante più cose mi riesce, ma mi piace anche condividere i miei pensieri con chi è curioso come me. Oltre alla passione per la scrittura, sono una editor/consulente editoriale, collaboro con diverse case editrici. Amo il surf, il punk, il rock, l’handmade, creare bolle di sapone giganti e le olive verdi. Sono felice di poter condividere un po’ del mio mondo con chi avrà il piacere di leggermi. A presto! Seguimi anche su Facebook! Mi trovi come: Imma Stellato Iava, o Imma I.

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