Giuseppe, il santo dei sogni e delle zeppole

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Guido Reni. San giuseppe con il bambino

Guido Reni. San Giuseppe con il bambino

Chi era Giuseppe? Che aspetto aveva? Nei Vangeli canonici la figura del padre putativo di Gesù è appena accennata: ne parlano infatti solo Matteo e Luca, mentre Marco e Giovanni lo ignorano. La tradizione ci ha consegnato un Giuseppe decisamente anziano, sposo di Maria in un’unione senza risvolti sessuali. Tuttavia i Vangeli riferiscono apertamente di fratelli e e sorelle di Cristo. Tanto per esemplificare nel Vangelo di Marco si dice: ” Non è costui il falegname, figlio di Maria, fratello di Giacomo, di Iose, di Giuda, di Simone? E le sue sorelle non sono qui fra noi? (Marco, 6, 3). Secondo questo passo Giuseppe era abbastanza giovane per procreare, cosa perfettamente in sintonia con le usanze ebraiche dell’epoca, ma che contraddice in modo imbarazzante l’idea, propugnata dalla Chiesa cattolica, della verginità della Madonna. La tesi della vecchiaia di Giuseppe era stata negata decisamente da San Girolamo, vissuto tra il IV e V secolo e autore della “Vulgata”, prima traduzione completa in lingua latina della Bibbia; è affermata invece in un testo apocrifo in lingua copta redatto attorno al V secolo, la “Storia di Giuseppe il falegname”: in esso si dice che il santo morì alla bellezza di centodieci anni con tutti i suoi denti in bocca e senza che gli fosse calata la vista di nemmeno una diottria, assistito da Maria e Gesù. Si è anche pensato che Giuseppe si fosse sposato una prima volta e che – rimasto vedovo – avesse di nuovo preso moglie, e che quei “fratelli” citati nei Vangeli altro non fossero che fratellastri.

Libro d'ore francese

Libro d’ore francese

Dopo l’adolescenza di Gesù il padre putativo scompare, né riappare alla sua tragica morte sul Golgota, dove sotto la croce si assiepano solo le pie donne e l’evangelista Giovanni. Non è presente alle nozze di Cana né in alcun altro episodio della vita pubblica di Cristo. Un’ulteriore discrepanza è data dal mestiere che esercitava: i Vangeli sono scritti in greco, ed usano la parola “tékton” – carpentiere – ovvero piccolo imprenditore edile e non falegname, per cui dovrebbero sparire dalle sue raffigurazioni la pialla, la sega, l’ascia e il mazzuolo, tipici strumenti di chi lavora il legno. La figura che ci viene consegnata non sembra corrispondere al dato storico, e ovviamente non potremo mai venire a capo di questi enigmi. Il culto di San Giuseppe fu introdotto in Europa fin dal medioevo grazie ai monaci benedettini, all’ordine dei Servi di Maria e ai francescani. Ma la festa che si celebra il 19 marzo, alla vigilia dell’equinozio di primavera, ha originai più antiche con i loro rito di propiziazione della fertilità caratterizzati da una grande libertà sessuale; un vero e proprio capovolgimento dei costumi se si pensa che il santo osservava la più rigida castità. Fu papa Sisto IV che molti secoli dopo inserì la ricorrenza di San Giuseppe nel calendario liturgico, mentre dopo di lui altri pontefici  ne confermarono la dignità fino a Pio IX (il papa del risorgimento) che lo proclamò patrono della Chiesa universale.

Konrad von Soest. Adorazione dei pastori

Konrad von Soest. Adorazione dei pastori

Molto più ricca di notazioni biografiche è la figura di Giuseppe nei Vangeli apocrifi che – lo ricordo -  non sono riconosciuti come autentici dalla Chiesa che non ne ammettono l’ispirazione divina, sebbene siano stati largamente utilizzati come base per molte raffigurazioni artistiche, ad esempio gli affreschi della cappella degli Scrovegni di Giotto. Il Protovangelo di Giacomo (seconda metà del II secolo) lo mostra come un padre adottivo affettuoso, mentre nel Vangelo dell’infanzia un Gesù discolo e dispettoso riceve addirittura una tirata d’orecchi dal patrigno per aver fatto morire un bambino che inavvertitamente gli aveva urtato una spalla. E’ questa un’annotazione molto insolita riguardo al santo, che viene abitualmente descritto  come l’incarnazione della pazienza e della disponibilità. Tuttavia l’iconografia giuseppina ruota spessissimo  sulla figura del vecchio addormentato e non a caso: è proprio attraverso un sogno che Giuseppe è informato della natura divina della gravidanza di Maria.

Robert Campin. Particolare del trittico di Merode.

Robert Campin. Particolare del trittico di Merode.

Nell’arte inoltre Giuseppe compare a lato della Madonna nella scena dello sposalizio e nella prova delle acque amare, iconografia quest’ultima di origine orientale che rappresenta un’ordalia: il sacerdote raccoglieva della polvere, la metteva in un vaso pieno d’acqua e la faceva bere alla donna sospettata di adulterio. In caso di colpa alla malcapitata si sarebbe gonfiato il ventre e sarebbe diventata sterile. Ancora Giuseppe viene raffigurato nel viaggio a Betlemme, nella natività e nell’adorazione dei Magi, nella fuga in Egitto e nel riposo durante la fuga stessa; quest’ultima scena compare in Italia nel secolo XIV, trasformandosi trecento anni più tardi in una scena familiare all’interno di un paesaggio idilliaco, nella presentazione di Gesù al tempio. Per la sua modestia il santo si prestava inoltre ad essere comprimario all’interno delle scene sacre e diversi pittori sottolinearono questo aspetto scivolando quasi nella caricatura: in una scena di natività di un libro d’ore francese del XV secolo la Madonna è intenta a leggere un libro mentre il marito, in una sorta di capovolgimento dei ruoli, culla l’infante seduto ai suoi piedi; nell’adorazione dei pastori del pittore tedesco Konrad van Soest, lo troviamo accucciato a terra mentre soffia per ravvivare un fuocherello su cui cuoce un pentolino pieno di pappa; sulla stessa falsariga è l’artista italiano Simone dei Crocifissi che dispone la sacra famiglia al riparo di una stalla dove a un Giuseppe dormiente si contrappone un vigoroso e rumoroso asino che lancia il suo raglio contro il cielo.

Simone dei crocifissi. Natività di Gesù

Simone dei crocifissi. Natività di Gesù

Simili licenze infastidirono molto San Bernardino da Siena (1380-1444) che arrivò ad affermare in una delle sue “prediche volgari”“Gli sciocchi dipintori el dipingono vecchio maninconioso e colla mano alla gota, come s’el avesse dolore”…”che era tutto el contrario, allegro di cuore, di mente e di viso, veggendosi tanta grazia di Dio”. Anche nei secoli successivi l’aspetto pacioso del santo stimolò la fantasia degli artisti: nel trittico di Merode  il pittore fiammingo Robert Campin lo inserì in una delle ante laterali all’interno del suo laboratorio con gli strumenti del mestiere di falegname e una trappola per topi appoggiata sul bancone. Solo molto di recente l’aspetto di Giuseppe è cambiato: al posto del vegliardo ora il Vaticano lo vuole come un gagliardo trenta/quarantenne nel pieno delle sue forze. 

Santino con San Giuseppe e Gesù bambino

Santino con San Giuseppe e Gesù bambino

Poche e molto opinabili sono le reliquie del santo: a Perugia è conservato il suo anello nuziale fabbricato di quarzo e calcedonio, custodito in un reliquario ed esposto alla venerazione dei fedeli il lunedì dopo Pentecoste, il 3 luglio e il 3 agosto. La Compagnia del Santo Anello (da non confondersi con la Compagnia dell’anello inventata Tolkien) ne assicura la custodia in un reliquiario per aprire il quale occorrono ben 14 chiavi. Quello di Perugia non è però l’unico anello giuseppino, perché esiste anche un anello di fidanzamento conservato nella cattedrale di Notre-Dame a Parigi, e uno nella chiesa di San Giuseppe a Messina. Chi vuole invece vedere i calzoni di San Giuseppe deve recarsi ad Aquisgrana dove si ammira un tessuto trapezoidale di colore bruno che il santo si sarebbe tolto per scaldare il Bambinello nella fredda notte natalizia. Per continuare in tema abbigliamento c’è pure la cintura che si trova a Joinville, in Francia, più altri lacerti del manto custoditi in varie chiese romane e pezzi della sua camicia. Infine la verga fiorita che fa riferimento al racconto degli apocrifi che narra l’episodio dei vedovi pretendenti alla mano di Maria che si presentarono speranzosi al tempio col loro bastone ma solo quello di Giuseppe fiorì miracolosamente. Il commercio di reliquie non era solo vivacissimo nel medioevo ma continua anche ora: mentre scrivevo questo articolo ho fatto una ricerca su eBay e ho scoperto tra reliquie di san Francesco, santa Rita, sant’Antonio da Padova, anche una di san Giuseppe, tutte a prezzi proibitivi a parte quelle di Padre Pio.

Zeppole di San Giuseppe

Zeppole di San Giuseppe

Ma san Giuseppe è importante anche dal punto di vista delle tradizioni gastronomiche: nell’Italia centro-meridionale e in diverse regioni europee, prima del 19 marzo le famiglie preparano tredici piatti poveri che diventeranno i protagonisti delle cosiddette tavole di San Giuseppe. Si tratta di una cucina di magro, antipasti di alici e sottaceti, spaghetti con il tonno o con le sarde, pasta e ceci, riso bollito nel latte, baccalà, polpette di verdure, lenticchie, piselli, peperoni ripieni, cavolfiori o broccoli lessi, e molto altro ancora, senza dimenticare i grandi pani dalle forme elaborate e che possono anche raffigurare la mano, la barba e il bastone fiorito del santo. Caratteristiche sono le zeppole, dolcetti che possono essere fritti o al forno e che secondo una curiosa leggenda sarebbero stati proprio inventati dal santo che, in fuga verso l’Egitto con Maria e Gesù di sarebbe convertito da falegname e frittellaro per mantenere la sacra famiglia. San Giuseppe è patrono della chiesa universale, della famiglia e dei padri, dei lavoratori e in particolare dei carpentieri, degli economi, dei procuratori legali, dei poveri, degli esuli, degli agonizzanti.

Fonti:

https://sites.google.com/site/sangiuseppepadredelsignoregesu/home/san-giuseppe-storia-della-festa

 https://www.ildolomiti.it/blog/riccardo-petroni/giuseppe-padre-di-gesu-non-era-un-anziano-falegname-ma-un-giovane-carpentiere https://www.lavoce.it/il-culto-di-san-giuseppe-nella-chiesa-fino-ad-oggi/

https://sangiuseppeemadonnadilourdes.it/articoli/dove-si-trovano-le-reliquie-di-san-giuseppe

https://movimentogiuseppino.wordpress.com/san-giuseppe-nel-folclore/

https://www.oblatidisangiuseppe.com/it/11-san-giuseppe-nelliconografia/

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