L’eros nell’antica Roma

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Fauno che si accoppia con una capra, Museo archeologico di Napoli

Fauno che si accoppia con una capra, Museo archeologico di Napoli

Chi visita Napoli non dovrebbe perdersi il Museo archeologico nazionale, in gran parte occupato dai reperti rinvenuti a Pompei. Proprio qui si può ammirare il cosiddetto “gabinetto segreto” che fino a una quindicina d’anni fa era precluso alle signore e ai minorenni. Qui sono esposti dipinti, sculture, oggetti decisamente pornografici – un esempio per tutti è il fauno che si accoppia con una capra – ma che danno un’idea di come fosse disinibita la società romana in materia, anche perché le opere suddette non erano collocate solo nei bordelli, ma anche nelle case private esposte alla vista di tutti, bambini compresi. Questa esibizione di organi genitali fece pensare, sbagliando, che Pompei fosse una città dell’amore; in realtà i romani affrontavano il sesso senza troppi pudori ed eccessivi pregiudizi. Esisteva tuttavia  una particolare idea di virilità: conquistatore del mondo, il maschio latino era convinto che la sua sessualità dovesse essere aggressiva e senza alcun riguardo per le vittime del possesso, fossero mogli, schiavi, nemici vinti. Circa questi ultimi ad esempio, era diffusa la pratica di sodomizzarli una volta conclusa la battaglia; atteggiamento ben lontano dall’idea pura e cavalleresca del combattente fedele alla moglie che ci si potrebbe fare guardando il film “Il gladiatore” di Ridley Scott.

 Pompei. Scena di accoppiamento

Pompei. Scena di accoppiamento

E’ noto che il pater familias era il padrone assoluto della casa e a lui spettava il diritto di vita e di morte sui suoi occupanti: alla nascita di un bambino era lui che decideva se tenerlo o esporlo sulla pubblica via alla mercé di tutti, e in quanto alla moglie e agli schiavi erano tenuti a rigare a bacchetta, almeno nei primi secoli, e solo con l’avvento del cristianesimo l’atteggiamento maschile si fece più condiscendente. Le ragazze romane si sposavano giovanissime, spesso prima dell’età puberale, e la prima notte di nozze si trovavano nel letto un tizio, spesso molto più vecchio di loro, che le possedeva senza tanti riguardi. Alla donna erano richiesti modestia, parsimonia e obbedienza, e per educarle a questi principi si citavano gli esempi di Lucrezia e Cornelia, la madre dei Gracchi; la prima, violentata da Sesto Tarquinio, si era pugnalata a morte davanti al marito per dargli prova della sua innocenza e buona fede, mentre la seconda aveva presentato i suoi figli a un’amica ricca come gli unici e preziosi gioielli che possedeva. In quanto agli schiavi, il trattamento loro riservato è ben espresso dalla frase di una commedia di Plauto, che ricorda come un servizio richiesto fosse mettersi a quattro zampe senza fare tante storie.

Pompei. Il dio Priapo

Pompei. Il dio itifallico Priapo

I maschi romani si sposavano senza entusiasmo e consideravano il matrimonio una seccatura indispensabile per sfornare figli adatti a servire la patria. Né più né meno come Mussolini, che aveva introdotto una tassa sugli scapoli, l’imperatore Ottaviano aveva stabilito per legge il matrimonio obbligatorio e pene pecuniarie per i celibi e i coniugi senza figli. Ma dal momento che le donne oneste dovevano tenere un comportamento sessuale senza macchia, l’unico modo per evadere dallo sfoggio femminile di tanta virtù, che alla fine doveva diventare noioso, era frequentare le prostitute. Riconoscibili perché a indossavano parrucche o avevano i capelli tinti di rosso, erano chiamate in vari modi a seconda del luogo in cui adescavano i clienti: c’erano dunque le passeggiatrici e le “fornicatrici” che sostavano sotto i ponti (si chiama fornice un arco o una porta monumentale), le “lucciole” che irretivano gli uomini di notte, spesso piazzandosi a un trivio, e addirittura le “tombarole”che seducevano i maschi tra i sepolcri. C’erano inoltre forme di meretricio in luoghi chiusi che potevano anche essere i thermopoli – una sorta di bar dell’epoca – o in ambienti adibiti all’uso specifico come il celeberrimo lupanare di Pompei, dove in ogni cella era dipinta una scena erotica per illustrare le specialità della casa; le ragazze potevano avere soprannomi del tipo “fellatrice” o “culona”. I prezzi variavano da quelli infimi (una scritta su un muro di Pompei informa che Laide lo succhia per due assi, quando un asse corrispondeva a un bicchiere di vino di pessima qualità) a cifre stratosferiche come i 16 assi di Attica che – nella stessa città vesuviana – chiedeva più della paga giornaliera di un di un soldato.

Coppa Warren con scena omosessuale. British Museum

Coppa Warren con scena omosessuale. British Museum

Gli uomini erano liberi d’intrattenere rapporti sessuali con altri maschi senza veder sminuiti virilità o status sociale, purché fossero sessualmente attivi, praticando solo la penetrazione. Gli amori omosessuali, almeno tra i maschi, erano quindi consideratati leciti e frequenti e apprezzati erano i prostituti uomini mentre l’omosessualità femminile era severamente riprovata. Tuttavia i ragazzi che godevano della cittadinanza romana – uno status privilegiato non concesso a tutti – dovevano essere lasciati in pace dagli adulti che per divertirsi potevano ricorrere agli schiavi o agli stranieri. A differenza delle ragazze che conducevano spesso una vita miserabile, i giovani erano viziati e coccolati e costituivano un vero e proprio consumo di lusso pagato con cifre altissime; a questo proposito Catone il censore si indignava contro i suoi concittadini affermando che un prostituto veniva a costare come un’intera fattoria. Tra le pareti della domus invece regnava il concubino, almeno fino al giorno in cui il proprietario si sposava, nel qual caso il ragazzo doveva sloggiare. Questi giovani erano tenuti ad essere dolci e sottomessi, alla faccia delle donne che invece cercavano di emanciparsi; erano però apprezzati fino a quando erano imberbi: nel momento in cui spuntavano i peli sul viso e sulle cosce l’interesse del maschio veniva meno.

Fallo propiziatorio a Pompei

Fallo propiziatorio in una via di Pompei

Tuttavia a giudicare  dalle scritte rinvenute sui muri di Pompei sembra che esistesse anche un mercato indirizzato esclusivamente al cosiddetto sesso debole: un tal Marittimo afferma infatti che “Lecca la fica per quattro assi”, specificando inoltre che “Accetta anche le vergini”; la scritta si spiega ricordando che tale specialità non faceva parte delle cose che il marito concedeva, perché per i maschilisti romani la bocca di un cittadino, che doveva discutere leggi e provvedimenti in Senato, non poteva macchiarsi con comportamenti non compatibili col suo status. La libertà femminile di trovarsi degli amanti a pagamento era detestata dagli uomini. Per non parlare della presunta libidine delle matrone: basta leggere la VI satira del misogino Giovenale “Contro le donne” in cui il poeta se la prende con Messalina, moglie dell’imperatore Claudio, accusata di prostituirsi in un bordello da cui usciva per ultima “sfiancata dagli uomini, ma non sazia ancora”.

Lucerna con scena erotica

Lucerna con scena erotica

Ma come facevano l’amore i romani?  Cominciamo dai baci: le coppie non potevano scambiarseli in pubblico – e nemmeno tenersi per mano, gesti entrambi vietatissimi per legge anche tra marito  e moglie. Esistevano vari tipi di baci, tra cui il “basium”, affettuoso e privo di malizia, quello con la lingua detto “savium” o soavium”; un bacio che noi non conosciamo era chiamato “osculum”, usato per i convenevoli ma soprattutto per scoprire se la moglie aveva bevuto: infatti la donna che puzzava di vino era sospettata di possibili tradimenti e in taluni casi – come in quello della moglie del cavaliere Egnazio Meceno – punita a morta a suon di bastonate. Una curiosità: le donne a letto portavano sempre i capelli raccolti e indossavano una fascia che fungeva da reggiseno, lo strophium. Per quel che riguarda le posizioni se ne conoscevano parecchie. Nel suo poemetto “Ars amatoria” Ovidio ne cita diverse, consigliando quelle atte a nascondere i difetti del corpo ma soprattutto a trarre maggior piacere:  “Chi ha in in un bel viso il proprio punto di forza, quando è a letto stia supina, chi ha un bel posteriore si faccia vedere da dietro…” Mentre chi ha belle gambe assuma una posizione adatta a farsele ammirare, e chi è bassa di statura sia lei a cavalcare il maschio… se ha il ventre segnato dalle smagliature si metta a cavalcioni , ma girata all’indietro. Infine il poeta suggerisce la posizione meno faticosa, sdraiata solo a metà e poggiata sul braccio destro.  Oltre all’Ars amatoria esistevano veri e propri manuali, purtroppo non pervenuti, non dissimili dal famoso Kamasutra, in cui si enumeravano e descrivevano tecniche di seduzione e varie posizioni. Il più famoso era il “De figuris coitus”, attribuito ad Elefantide, donna medico e poetessa greca, esperta nel realizzare ricette per indurre l’aborto; c’erano poi  i presunti testi di un’ancella di Elena di Troia, Astyanassa, considerata la prima autrice erotica, oppure quelli di Pamphila, vissuta sotto Nerone, che aveva composto la bellezza di 33 opera sulla materia.

Mosaico dalla Villa romana del Casale, Piazza armerina

Mosaico dalla Villa romana del Casale, Piazza armerina

L’avvento del cristianesimo mise fine alla stagione dell’erotismo romano: già durante l’impero si era intensificata la repressione contro i rapporti mercenari e omosessuali vietandoli o tassandoli; il fenomeno si trasformò in una persecuzione  pesante nel IV secolo, quando Costanzo e Costante, figli di Costantino, decisero che i colpevoli andavano puniti con la spada, mentre nel 390 a. C. Valentiniano stabilì che gli stessi dovessero essere spediti al rogo, pena che durante il Medioevo sarebbe stata inflitta a chi si macchiava di amori contro natura. Si era fatta largo l’idea che l’omosessualità non fosse solo un peccato, ma che quel crimine scatenasse l’ira di Dio causando catastrofi come carestie, terremoti e pestilenze.

 

Fonti:

Eva Cantarella. Dammi mille baci. Veri uomini e vere donne della Roma antica

https://amantidellastoria.wordpress.com/2015/10/24/sesso-e-amore-secondo-gli-antichi-romani/

https://www.homolaicus.com/storia/antica/roma/donne_matrimonio.htm

https://tribunus.it/2020/03/22/a-letto-con-i-romani-uno-sguardo-alla-sessualita-nellantica-roma/

https://tribunus.it/2021/01/27/le-donne-romane-ed-il-divieto-di-bere-ius-osculi/

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