Viaggio nelle ragioni dell’inquietudine

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È possibile che vi sia una duplice visione degli aspetti che caratterizzano i motivi legati all’inquietudine: da un lato la ragione spontanea rispetto al manifestarsi di un evento inequivocabilmente preoccupante, dall’altro quella che contempli l’inevitabilità di un perpetuarsi, atavico o meno, di un evento deleterio il cui stato di irrisolutezza è addebitabile al perenne disinteresse da parte degli esseri umani deputati ad occuparsene, a partire da coloro i quali ricoprono ruoli istituzionali o pseudo tali, all’interno dei quali risiedono, sotto mentite spoglie, i padroni, non solo del mondo, ma anche soltanto di un apparente insignificante capitale; questi ultimi, infatti, spesso non riescono nell’impresa di realizzare ritorni materiali ma, per il solo fine prefissato, alimentano la cultura dominante dell’arricchimento personale in spregio al benessere collettivo.
Ed ecco profilarsi la prima grande ragione dell’inquietudine, e i suoi consequenziali interrogativi:
perché alcuni esseri umani devono vivere schiacciati dal bisogno, spesso ridotti alla fame o quantomeno in bilico per via di politiche nazionali e internazionali che consentono, seppur legalmente, disparità di trattamento che si traduce in vite inquietabili?
perché la parte sana/giusta non è riuscita nel tempo a ribaltare questo stato di cose, vale a dire perché la bella teoria non trova quasi mai rispondenza nella realtà, ovvero, se la realtà è sempre creata dall’uomo, anche colui il quale è chiamato a mettere in pratica i concetti più equi, non vi riuscirà per mancanza di condivisione fattuale?

Ma ciò che ha il potere di destabilizzare fino alla disperazione è la sensazione che il contrasto alle forme più degeneri della insensibilità sociale, riscontrabili nelle espressioni umane più violente, diventi inutile o rappresenti un memento che permetta di auspicare un mondo nel quale, un giorno, sia possibile sognare che non debbano più sparire donne e uomini preziosi ma si possano incontrare per strada, e magari concedersi il tempo che meritano le loro parole.

Addolora constatare che la ragione dell’inquietudine più insidiosa di tutte sia proprio la carente diffusione dell’inquietudine, purtroppo scartata da tanti a vantaggio di piaceri effimeri legati ad attività umane il cui scopo non riguarda la serenità di tutti ma solo di coloro che ricercano la soddisfazione di un desiderio imposto, che non sapevano o non sapranno di avere, in ogni caso plagiati e inebetiti sufficientemente affinché non abbiano pensiero critico sulla loro condizione esistenziale.

In questo scenario, chi darà una risposta a colei/colui che tenterà di contrastare un dispotico titolare d’azienda che, in spregio alle leggi, imporrà la sua calpestando – a volte persino fisicamente – studi, specializzazioni, esperienze…?
Chi spiegherà al bambino affamato che le violenze che subisce non sono previste in alcun trattato di pedagogia?
Chi – oltre al politico di turno – prometterà un futuro migliore alle popolazioni svantaggiate del mondo?
Chi risponderà all’automobilista che attendeva l’ambulanza per soccorrere sua moglie che altri ne hanno impedito la corsa occupando la corsia d’emergenza?
Chi avrà il fiato per parlare ancora al cospetto del corpo senza vita, biologica o civile, di un ragazzo che credeva nell’affermazione personale grazie allo studio e all’abnegazione?

Ma se la storia contiene i fatti salienti della vita, è vero anche che molti altri si trovano in pagine ancora in divenire – anche se di anni ne son trascorsi tantissimi – ma proprio per questo motivo maggiormente capaci di indurre in quella auspicabile inquietudine atta a mantenere vivo quel pungolo nel fianco di coloro che nascondono le verità più inimmaginabili su stragi, sparizioni, accordi segreti o apparentemente manifesti, disastri ambientali, in ogni caso quella parte di storia che disvelerebbe altre identità e, forse, potrebbe innescare un processo di cambiamento epocale fino a sognare una conquistata serenità per tutti e, fra questi, soprattutto per coloro che non hanno mai smesso di muovere i loro passi seguendo il faro dell’inquietudine.

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