Il signor Malalan fa ginnastica con Exaltación (19)

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Il signor Malalan ama lo sport. Gli piace praticarlo, guardarlo, leggerlo e commentarlo. Fin da piccolo ha frequentato campi da tennis, campi di atletica, campi di calcio, palestre, piscine e ultimamente, pure appartamenti dove si svolgono corsi abusivi di yoga, tai chi o massaggi romantici 24 ore su 24!
Ama lo sport da tavola: masticare a ritmo di samba, flettere il busto in avanti, allungare le braccia, alzare il calice e la forchetta. Lo sport da divano: stiracchiare le membra, rotolare sui fianchi e rilassare gli arti. Lo sport da letto: cambiare le lenzuola, mettere il copripiumino e giocare con i pupazzi di peluche. Lo sport da play-boy: impomatarsi, andare a caccia e cedere alle donne assatanate della sua virilità. Lo sport animale: non solo il pugilato e la kickboxing, ma anche l’ippica, il polo, le corse tra cani per l’osso di gomma, i combattimenti tra galli, i voli dei gabbiani in picchiata sul pranzo di ignari turisti, lo scatto repentino dei piranha verso la preda…
Insomma, per farla breve, al signor Malalan piace il movimento e fa rientrare nella nozione di sport sia l’attività motoria, in tutte le sue declinazioni –hobby, necessità e professione-, sia l’attività psichica, in tutte le sue allucinazioni –fantasmi, fantasie e fobie.

Ad ogni modo, pur essendo un fanatico moderato dell’attività fisica, se così si può dire, il signor Malalan ha sempre aborrito la frase “L’importante non è vincere ma partecipare”. Ancor oggi, continua a sfuggirgli il senso di una simile perla di sciocchezza. Di norma, infatti, questa frase viene pronunciata dopo una gara, un confronto, una sfida, una partita… dove l’obiettivo, per definizione, è vincere. Se la senti rimbombare nelle tue orecchie, vuol dire che sei al tappeto, irrimediabilmente sconfitto e non è affatto una bella cosa! D’altra parte, nessuno proverà a convincere il trionfatore di quanto sia futile e priva di significato la sua prestazione.
Partecipare senza vincere, secondo il signor Malalan, è come mangiare senza digerire… all’inizio entusiasma, poi infastidisce e alla fine, lascia sempre l’amaro in bocca! Primeggiare è, senza dubbio, l’ambizione di chi prende parte a una gara dove si scatena, immancabilmente, una competizione assassina per accaparrarsi la medaglia. Altrimenti, perché rispondere all’appello?

Mettersi in gioco con avversari agguerriti e un pubblico in ascolto pronto ad acclamare solamente chi trionfa e sale sul podio, è un preciso atto di volontà, sostenuto dalla speranza di poter essere proprio colui che verrà acclamato, non certo colui che sparirà nell’oblio di una classifica comunque troppo affollata, se conta più di tre nominativi. Come se non bastasse, viviamo in un’area geografica ben lontana da quella dove risuona la cultura giapponese dell’antica usanza del harakiri. Di conseguenza, dalle nostre parti, l’intento, in una qualsiasi competizione, è vincere! Scendere in campo dopo anni di allenamenti, sacrifici, diete e rinunce, senza puntare al “successo di tappa”, dice il signor Malalan, è come uscire con una bella donna dopo anni di allenamenti, sacrifici, diete e rinunce, senza puntare al “successo di topa”, inutile, oltre che imbarazzante.

Tuttavia, il signor Malalan, non può evitare di prendere in considerazione anche l’ipotesi sostenuta da chi ritiene che l’imperativo, possa effettivamente essere “partecipare” -oggi va di moda il verbo condividere. A questi, però, sconsiglia le competizioni agonistiche con giudici ufficiali, cronometri, start, linea di traguardo e il rischio di sentire quella frase, perché diciamolo, è rivolta inevitabilmente ai perdenti e a nessuno piace sentirsi tale.
Piuttosto, agli amanti della condivisione il signor Malalan suggerisce di partecipare a una festa in maschera, a un banchetto nuziale o a un corso online di cucina dove, per sentirsi primi, si può anche arrivare per ultimi e il divertimento è, pur sempre, assicurato. Quando, invece, lo sport dovesse essere una passione viscerale alla quale è impossibile rinunciare, il signor Malalan spiana la strada ai videogiochi come Tennis for two, Dirt Rally o Need for speed e poi, nuovamente allo sport praticato, in questo caso, però, a mero scopo terapeutico. Con tutta probabilità, la ginnastica posturale diventerà un’alleata necessaria per ristabilire un equilibrio del sistema muscolo-scheletrico messo a dura prova dalle ore trascorse davanti a un monitor, scimmiottando campioni virtuali di esercizi acrobatici.
Il fatto che il signor Malalan rifletta sull’ipotesi “partecipare è più importante che primeggiare”, non lo distrae da ciò che ritiene meritevole di approfondimento. Come accennato, per l’appunto, nel corso degli anni, il signor Malalan ha bazzicato intorno a molti sport -in piscina, in palestra, per mare- e puntualmente, l’obiettivo è sempre stato lo stesso, vincere!

Quand’era giovane, i motivi sottesi al suo impeto e alla smania di vittoria erano molteplici:
1) Gridare a squarciagola “primo”! Tale sfogo era liberatorio, in quanto gli consentiva di lasciar uscire quella sensazione di vuoto per la perdita emorragica dei giorni di vita vissuta, che lo attanagliava, praticamente dalla nascita. Durante le prove fisiche, il giovane signor Malalan era solito filosofeggiare per galvanizzarsi e lo scorrere del tempo era uno dei suoi argomenti preferiti –ogni giorno di vita vissuta era un giorno in meno di vita da vivere. Le masturbazioni mentali costituivano il suo doping naturale. Temeva che lo sforzo fisico, senza un adeguato bilanciamento di sovraccarico spirituale, avrebbe potuto compromettere la sua serenità. Frignare all’ultimo posto, invece, ne era convinto, avrebbe sicuramente compromesso la sua serenità, rendendo la perdita dei giorni di vita vissuta ancora più straziante. A quel punto, la frase “L’importante non è vincere ma partecipare” poteva trovare ragion d’essere solamente sulla lapide di un avversario!;
2) Alzare le braccia al cielo. Per qualche strano motivo, probabilmente legato alla conformazione fisica, ogni volta che il signor Malalan alzava di scatto le braccia al cielo, la colonna vertebrale gli parlava emettendo suggestivi “crick”. Quelle confidenze accendevano l’entusiasmo del signor Malalan che iniziava a contorcersi in preda a una sorta di amplesso demoniaco e dopo alcuni secondi cadeva a terra, esausto, ma terribilmente soddisfatto;
3) Baciare la hostess incaricata di assistere alla consegna delle medaglie. In ogni competizione, c’era sempre una giovane fanciulla, vestita quasi solo con un sorriso, deputata a spalleggiare l’autorità preposta alla premiazione. Il signor Malalan, riteneva fosse proprio quello il premio più ambito, la guancia della hostess di turno, con la pelle liscia e setosa come una pesca. A volte, naturalmente, poteva capitare la guancia con la pelle a buccia d’arancia o, peggio ancora, la terribile guancia con la pelle a squame di coccodrillo. Anche in quel caso, il signor Malalan non si scoraggiava -comunque ammaliato dal fascino intrinseco di una giovane hostess. Semplicemente, dopo qualche istante di smarrimento, cambiava tattica. Così, se la carrozzeria della fanciulla lo consentiva, anziché procedere con il bacio, faceva scattare un’intensa occhiata al davanzale, una palpatina discreta al fondoschiena o, al limite, una pacca sulla spalla… il signor Malalan è sempre stato un tipo generoso;
4) Guardare tutti dall’alto. Avete mai provato a salire sul gradino più alto di un podio? Al signor Malalan, dava una sensazione di onnipotenza. Da lassù, infatti, poteva vedere lo stato di salute dei capelli degli avversari sconfitti, di conseguenza, studiare la miglior strategia per continuare a vincere su di loro, se non altro con le ragazze; poteva indugiare sulla scollatura della hostess, forte dell’autostima del campione, e poteva vivere l’esperienza di guardare il mondo dall’altezza di un giocatore di basket di serie A, facendo tesoro di quei momenti in cui la sua percezione della realtà assumeva, inevitabilmente, una logica diversa;
5) Restare fino al termine della manifestazione. Di norma, infatti, la cerimonia delle premiazioni si teneva al termine di tutte le gare in programma. Solo allora lo spogliatoio si svuotava completamente, lasciando al signor Malalan il modo, il tempo e lo spazio di manovra necessari per i suoi rituali: svuotare la vescica in doccia, lo sfintere anale nel bagno e la cassettina della carta asciugamani.

Il signor Malalan è sempre stato timido e insofferente agli assembramenti, geloso della sua privacy. Fare la doccia insieme ad altri ragazzi, tutt’oggi lo disturba, così come cambiare l’acqua al passerotto osservato da altri uccelli, “covare l’uovo” nello schiamazzo generale e rifornirsi di carta asciugamani ben oltre il necessario.
Questo breve excursus appena accennato, per quanto non esaustivo, evidenzia i principali motivi per cui il signor Malalan, quand’era molto giovane e competitivo, agognava vincere. Oggi, almeno in parte, le cose sono cambiate. Fatta incetta di medaglie, orgasmi platonici, baci sulla guancia, percezioni insolite della realtà e privacy, ora, quando il signor Malalan decide di condividere un’esperienza sportiva, è più flessibile, cum grano salis, ovviamente. Cede solo a ragion veduta. Nell’intimo, invece, resta fedele ai suoi principi.
Se, infatti, in una manifestazione collettiva di talento ginnico lo scopo è fare numero, ovvero, partecipare, il signor Malalan si presta volentieri -a patto che sia previsto un compenso, un contratto a progetto oppure, una serie di favori particolari. Ormai ha superato l’età per giocarsi fisicamente il tutto per tutto pur di vincere e gli escamotage creativi, spesso in bilico tra liceità e illeceità, non sempre filano via lisci. Un tempo, i crampi, le contratture, le distorsioni i risentimenti muscolari, guarivano in pochi giorni, ma quel tempo è passato. I capricci di un corpo carico di esperienze e altre bizzarrie della fragilità umana sono sempre più difficili da assecondare e il signor Malalan deve organizzarsi. L’attività fisica va opportunamente calibrata e quella mentale tutelata.

Così, dopo aver sperimentato l’entusiasmo dell’infanzia, l’agonismo dell’adolescenza, l’ebetismo della gioventù e la perplessità della maturità per molti sport diversi, oggi il signor Malalan, nell’attesa di entrare in una nuova fase della sua vita sportiva o di rituffarsi, con qualche accorgimento, nell’ebetismo della gioventù, fa ginnastica con Exaltación.
L’incontro con Exaltación è avvenuto per caso, in televisione, alcuni mesi fa, durante una delle sessioni di zapping con cui il signor Malalan è solito sperimentare varie fantasie.
In prima battuta, il signor Malalan fu irrimediabilmente attratto dalle fattezze e dall’abbigliamento casual di quell’eccentrica istruttrice di fitness, poi dal suo sguardo e infine, dalle sue performances.
Exaltación, effettivamente, è diversa dalle giovani trainer in calzamaglia attillata e reggiseno che spopolano in tv, proponendo a ogni ora del giorno e della notte stressanti programmi di allenamento fisico. Quelle icone sexy non conoscono l’importanza di un sorriso, di una parola dolce e di una gratificazione spirituale, dettata, magari da una suggestione che va al di là del capezzolo irrigidito per l’impossibilità di evadere dal top di due taglie più piccolo. Exaltación, invece, non conosce l’importanza di un’immagine sexy, ma poco importa.
Exaltación si presenta al pubblico in vestaglia, con calzettoni antiscivolo, scaldamuscoli ascellari, ampi stracci tipo tuta vecchio stile e spesso, con le briciole di una colazione intercontinentale appiccicate attorno alla bocca, dall’effetto sorprendente -sembrano crosticine di brufoli strizzati da pochi istanti. A dispetto di ciò, possiede un carisma straordinario, sostenuto dalla ghiotta promessa di poter raggiungere, attraverso semplici esercizi di ginnastica dolce, un perfetto equilibro tra corpo e mente come quello sfoggiato da lei stessa, con estrema disinvoltura. Promette una tregua alle velleità utopiche delle proprie articolazioni e un affettuoso amplesso con le terminazioni nervose, sempre troppo sollecitate dalla frenesia dei tempi moderni.

Da quel primo incontro, il signor Malalan è diventato un fanatico della cosiddetta ginnastica dolce. Exaltación è una donna spagnola di secondo pelo, piccola, grassoccia e con radi capelli di color indecifrabile, tendente al grigio sporco, sempre unti, raccolti in tre ciuffi sparuti disseminati a caso su una testa enorme. La señorita ha le movenze di un serpente ipnotizzato dal suono di un flauto dolce, la voce squillante di un allarme antifurto, il sorriso smagliante delle faccette in porcellana traslucente e lo sguardo conturbante di un occhio enorme, truccato in maniera approssimativa, probabilmente per distogliere l’attenzione dal buco nero lasciato dall’altro, caduto sotto i ferri di un chirurgo maldestro e poi conservato in una sorta di liquor balsamicum per esperimenti scientifici. E ancora, Exaltación, incarna, in maniera esplicita, i risultati che promette con la sua ginnastica dolce: un perfetto equilibrio tra corpo e mente. Infine, lo slogan che scorre in maniera automatica sullo schermo durante le sue performances “Lì dove non arriva il corpo con l’attività motoria, arriva la mente con l’attività psichica” irretisce parecchio il signor Malalan, cultore del pensiero laterale e pure di quello trasversale.
Pur essendo piccola e discutibilmente attraente, infatti, Exaltación riesce a stare per venti minuti consecutivi sulla punta di un piede con lo sguardo rivolto al soffitto, le braccia aperte a volo d’angelo e una rosa piena di spine nella mano destra, senza sanguinare; riesce a camminare sulle ginocchia senza urlare, a piegare la schiena a sessantanove gradi senza sbavare, a flettere il capo all’indietro senza cambiare prospettiva e riesce anche a planare sopra il pavimento leggendo un giornale, dipingendo un quadro o, addirittura, impastando gli ingredienti per una torta di mele… il tutto, seduta comodamente sul divano di casa!

Per alcuni, i meno fantasiosi, Exaltación è la parodia di Exotica, una personal trainer brasiliana con milioni di followers su Instagram, per altri è l’amante che tiene in ostaggio il direttore di un’emittente televisiva, per altri ancora è un brutto sogno e per i più creativi è un’illusione ottica che prende forma tra i pixel delle immagini televisive, mentre per il signor Malalan, Exaltación è… l’acronimo di “EX ALTAmente CItrulle Oppure Noiose”. Una sorta di associazione a delinquere di stampo femminista sulle fragilità della carne.
Sembra incredibile, ma è proprio questo il segreto del successo che la ginnastica dolce proposta da Exaltación esercita sul signor Malalan… il perfetto equilibrio tra corpo e mente. A volte, infatti, capita che la mente del signor Malalan gli mandi dei segnali inequivocabili –allontanarsi da una donna citrulla o noiosa- sui quali, però, il corpo non è d’accordo, soprattutto se quella donna, pur essendo citrulla e noiosa, ha le caratteristiche della sua donna ideale, ovvero è bionda, prosperosa e prosperosa. In quel caso, sorge un inevitabile conflitto di interessi che spesso sfocia in un disagio fisico difficile da curare con semplici esercizi ginnici. Per fortuna, come riporta lo slogan di Exaltación “Lì dove non arriva il corpo con l’attività motoria, arriva la mente con l’attività psichica” e tutto assume un’altra prospettiva.

Poco importa, se la señorita dimena il fondoschiena e le tette a tempo di musica, pressata in una tutina extra small come un limone tra le fauci di una porchetta allo spiedo, oppure se resta seduta sul divano in vestaglia, ciò che conta realmente, è vincere le proprie debolezze e trovare un buon equilibrio psicofisico. Al pari di Exaltación anche il signor Malalan, si diceva, ama il movimento a trecentosessanta gradi, comprensivo sia dell’attività motoria, in tutte le sue declinazioni, sia dell’attività psichica, in tutte le sue allucinazioni –fantasmi, fantasie, fobie…
Allora è chiaro che, una volta sconfitti i fantasmi e le fobie come, per esempio, quelli delle ex citrulle e noiose, al signor Malalan restano solo le fantasie e il piacevole eco di quel ritornello di quand’era bambino, adattato all’etica di un eterno monello: “l’importante non è partecipare, ma vincere!”.

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Chi lo ha scritto

Erica Bonanni

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Nata a Trieste, laureata in giurisprudenza e in scienze politiche, in possesso dell’abilitazione all’esercizio della professione forense, Coach in PNL, Giudice Sportivo Regionale FIP… stop. Amo ogni tipo di risveglio, amo l’atmosfera del mattino, amo la solitudine, amo riflettere, amo il cielo che minaccia tempesta, amo fare sport, amo viaggiare, amo il gelato, amo sorridere, amo giocare, amo entusiasmarmi, amo soffrire, amo lottare, amo vincere, amo studiare, amo trovare una soluzione, amo i picnic, amo suonare il flauto traverso, amo le notti insonni, amo sorprendere, amo stuzzicare, amo preparare i dolci, amo mangiare i dolci, amo leggere, amo scrivere e… amo amare ed essere amata. Odio… ops, un errore di ortografia. Volevo dire: oddio quante cose amo!

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