Dal Ravello Festival a Napoli Città Libro. Solidarietà a Roberto Saviano

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Trovarsi di fronte ad un atto di dispotismo – da parte di un satrapo qualunque ai danni della vittima di turno – deve fare riflettere l’intera società, perché non occuparsene equivale ad alimentarne la proliferazione.

Alla singola persona non resta che manifestare disprezzo per chi lede la libertà altrui ed esprimere solidarietà nei confronti della persona colpita ingiustamente. Questo è l’unico modo per preservare la cultura e la civiltà raggiunte.

Ogniqualvolta il satrapo conferma la sua posizione, la società va verso il basso, verso la barbarie e a nulla valgono semplici azioni di contrasto generico, bisogna essere circostanziati, come nel recente caso che ha visto protagonista Roberto Saviano, la cui partecipazione al Ravello Festival è stata vietata dagli organi dirigenti della fondazione che - come asserisce lo stesso Saviano nella sua replica – sarebbero di matrice politica. Ciò ha generato le immediate dimissioni del presidente della fondazione Ravello, lo scrittore Antonio Scurati, che aveva invitato Saviano e il ministro Speranza, che ha subito lo stesso trattamento.

Tra chi ha dimostrato solidarietà a Roberto Saviano vi è anche il direttore del Corriere del Mezzogiorno, Enzo D’Errico, il quale avrebbe dovuto partecipare a Napoli Città Libro ma ha scelto di esprimersi sull’accaduto con un gesto perché – come egli stesso scrive – “chi intaglia parole per mestiere ne conosce a fondo la potenza. Ma sa pure che, talvolta, si rivelano consunte, prive della necessaria efficacia. E che, a quel punto, bisogna cedere il campo a un gesto.

Nell’occhiello al pezzo scrive: “Troverei paradossale prendere parte a una rassegna che dà voce agli scrittori dopo che, pochi giorni fa, quella stessa voce è stata brutalmente zittita da chi finanzia questa iniziativa: la Regione Campania”.

Credo che l’idea di opporsi ad una forma di sopraffazione con un gesto sia passata in mente anche a Norman Zarcone – al quale ho dedicato il mio libro Messaggio in bottiglia. Storie di gente che non si arrende, e grazie al quale sono stato invitato all’evento – quando decise di morire suicida lanciandosi nel vuoto, contro chi gli stava negando il futuro.

Le storie che racconto hanno come filo conduttore la denuncia, il contrasto del dispotismo e dell’arroganza. Non potevo non ribadire questa linea durante la mia partecipazione a Napoli Città Libro.

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