Moschetto e shakò – La strega brucia

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Bevve un po’ d’acqua, poi la sputò.
«Ehi, che c’è?». Aristide guardò Saturnino e allargò le braccia.
Pure Saturnino allargò le braccia, ma più per la stizza che per chiedere qualcosa. «C’è che ho caldo e quest’acqua è una brodaglia».
Scosse il capo, Aristide. «Certo, certo, ma sempre meglio di niente, non credi?». Si distrasse e guardò l’orizzonte.
Lo imitò, Saturnino, e vide le colline boeme, i prati, i campi coltivati, gli alberi… «E adesso?».
«”Adesso” cosa?».
«Cosa c’è?».
Sorrise, Aristide. «Perché me lo chiedi?».
«Ti vedo triste… distratto».
«Nulla, nulla. È solo che questo caldo mi ricorda l’Egitto».
«Sei stato in Egitto?». Per Saturnino quella fu una sorpresa.
«Certo, mica ti racconto frottole. Prima che Napoleone proclamasse l’Impero, sono stato lì. La battaglia delle Piramidi, la carica dei mamelucchi, il caldo, le malattie…».
All’improvviso Saturnino si sentì in colpa per aver sputato quell’acqua. Bevve ancora un po’ da quella borraccia e stavolta non si dimostrò bizzoso. «Alla fine l’acqua serve».
«Sì…».
«Soprattutto per spegnere gli incendi».
«Sì…».
Prima che Saturnino potesse perdere la pazienza per quelle risposte ripetitive, arrivò il sergente. «Che state facendo? Seguitemi, venite con me».
Saturnino e il commilitone obbedirono all’istante e si avviarono. Con loro vennero altri fantaccini e allora sentirono più in là delle voci in tedesco. «Cosa succede?» domandò Saturnino.
Il sergente gli impose di tacere con un cenno.
Si mossero nella boscaglia stando attenti a non fare rumore, anche se poi lo fecero ma nessun austriaco se ne accorse, tanto facevano baccano pure loro.
Dopo un po’, giunsero nei pressi di una radura e Saturnino si sentì ritornare ai tempi del medioevo.
Lì al centro della radura dei soldati austriaci avevano eretto un palo e intorno a esso ammucchiavano fascine di legna. Due di loro trattenevano una ragazza vestita da stracciona ma che non sembrava rendersi conto di nulla.
Saturnino si sentì ancora più in colpa per aver sputato in terra quell’acqua. «Vogliono bruciarla» mormorò.
«Ottima intuizione». Il sergente era sarcastico. «Dobbiamo salvarla. Tu, tu e tu, rimanete qua. Voi altri, seguitemi».
Saturnino e Aristide stettero dietro al sergente e aggirarono quella radura, ma solo che mentre procedevano un fantaccino che era con loro spezzò un legnetto e gli austriaci che in quel momento erano zitti lo sentirono.
Saturnino si sentì nel panico. «Hanno sentito, hanno sentito!».
Gli austriaci puntarono in quella situazione, e il sergente scosse la testa. «Alla baionetta!». Tanto avevano già tutti i Charleville con le baionette innestate.
Gli austriaci si fecero più vicini e loro balzarono fuori da quella boscaglia aggredendo il nemico a colpi di baionetta.
Si scatenò il corpo a corpo e Saturnino trafisse e infilzò, quindi gli austriaci arretrarono. Dopo essere indietreggiati di alcuni metri, costituirono una linea e spararono una piccola bordata di colpi.
Nonostante la distanza ridotta, non furono efficaci: solo un fantaccino cadde colpito.
Furibondo per tutti quei pericoli, Saturnino assaltò quegli austriaci e continuò la battaglia. Trafisse allo stomaco un austriaco, poi si difese con il calcio del moschetto dall’assalto di un altro paio di quei brutti ceffi.
I nemici avanzarono e provarono a spazzarli via, ma rimasero annichiliti davanti a quell’iniziativa e scambiandosi delle voci in tedesco annuirono per poi scappare… ma portarono via con sé la ragazza, la quale si comportava come se tutto ciò fosse normale.
«La stanno portando via!». Il sergente era disperato, ma lui, non la ragazza. «Dobbiamo liberarla!».
Saturnino, malfidente, pensò si trattasse dell’innamorata del sergente, ma poi lasciò perdere e decise di inseguire gli austriaci.
Con lui ci furono tutti gli altri fantaccini, Aristide compreso.
Stettero dietro agli austriaci e li pungolarono con le baionette trafiggendoli alle spalle. Uno a uno, i nemici morirono e Saturnino non si beò di tutto quel sangue ma semmai fu lieto di vedere che stavano per mollare.
Dopo alcuni altri minuti di quello stillicidio, gli austriaci mollarono e abbandonarono la ragazza dopo averla fatta cadere. Così, scapparono per i campi e i fantaccini rimasero lì a guardarli tagliare la corda.
Era tutto finito.
Tutto finito sì, ma solo che adesso Saturnino voleva sapere il motivo di tutte quelle manovre. Si avvicinò alla ragazza la quale non sembrava essersi accorta di nulla e le si rivolse in francese: «Parli il francese? O magari l’italiano?».
«Parlo francese».
«Bene. Ma tu, chi sei?».
«Io sono…».
«Patrizi, lascia stare» intervenne il sergente, e Saturnino obbedì.
Il sergente si avvicinò alla ragazza. Con delicatezza la aiutò a rialzarsi e la portò via.
Aristide venne incontro a Saturnino, poi tutti insieme tornarono all’accampamento. Saturnino scosse la testa. «Ma… perché tutto ciò? Aristide, in Egitto hai mai visto nulla di simile?».
Si scrollò nelle spalle, Aristide. «Non ne ho idea e per rispondere alla tua seconda domanda: no».
Fecero ritorno all’accampamento dove il capitano Chevallier li accolse con il petto gonfio di quella che sembrava ansia. «Ebbene? Ebbene?».
«Eccola qui». Il sergente spinse la ragazza verso l’ufficiale, il quale annuì compiaciuto. «Benissimo».
Allora Saturnino capì che quella ragazza era l’innamorata di Chevallier, non del sergente. Solo, non gli tornava ancora qualcosa a livello dell’istinto.
Stando attento a non farsi notare, Saturnino seguì il capitano e la ragazza fino alla loro tenda. Approfittando che le guardie all’ingresso erano distratte, origliò la conversazione.
«Benissimo, ragazza mia. Sai tutto?».
«Sì».
«Cosa sai?».
La ragazza si mise a parlare di dettagli bellici: lo schieramento austriaco, il numero di cannoni, i nomi delle unità e degli ufficiali che le comandavano e anche gli ordini diretti giunti dal comando austriaco, poi tanto altro.
Saturnino ascoltò tutto e si sentì in colpa, ma decise di non sentire più nulla e si allontanò.
Aveva capito tutto, adesso: quella ragazza non era una strega, era una spia. Altro che innamorata o streghe del medioevo! Saturnino tornò a dedicarsi alla sua borraccia e non disse nulla ad Aristide, era meglio così.

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Chi lo ha scritto

Kenji Albani

Kenji Albani è nato il 13 novembre 1990 a Varese (è italiano, nonostante il nome giapponese). Nel 2008 il suo racconto “Visite dall’aldilà” è stato segnalato al concorso indetto dalla Giulio Perrone Editore. Nel 2018 si è diplomato sceneggiatore di fumetti alla Scuola del Fumetto di Milano, nel 2020 si è laureato in scienze della comunicazione all’Università degli Studi dell’Insubria e sempre nel 2020 è arrivato finalista al concorso “Pergamene stellari” indetto dall’associazione culturale Yavin4 con il racconto “Un dinosauro tra quanta confusione”. Dal 2018 pubblica ebook con Delos Digital tra i quali l’antologia da lui curata “Dark Graffiti” e il saggio sulla Guerra Iran-Iraq “La primissima guerra del Golfo”. Nella primavera del 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, “1572”, con “L’Undicesimo Libro”. Solitamente pubblica racconti brevi su Wattpad, Inksection, Edizioni Open, L’Undici, Braku, IlMioLibro, L’Infernale, Racconticon e Writers Magazine Italia. Lavora come sceneggiatore di fumetti per Ilmiofumetto.it e articolista per Leggimela.

Perché non lasci qualcosa di scritto?

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *