Il signor Malalan esplora YouTube (18)

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“Una fotografia è la prova di qualcosa che è accaduto: uno sprazzo di realtà inconfutabile”.
Da giorni il signor Malalan era ossessionato dalle suggestioni create da questa frase. Parole come “prova”, “sprazzo”, “realtà” e “inconfutabile” continuavano a stuzzicarlo dando forma a innumerevoli pensieri. Risalivano le scale dell’archivio mentale in cui erano state relegate bruciando in corsa tutti gli altri propositi, come il rigurgito dei succhi gastrici dopo un pasto abbondante, fino a giungere alla sua coscienza.

Tutto era iniziato una domenica notte, quando, in preda all’insonnia, il signor Malalan aveva deciso di interrompere la permanenza forzata sotto le coperte, in un limbo confortevole, ma troppo affollato da presenze astratte, al fine di appuntare qualche pensiero sul mitico libretto “Pillole di riflessioni “scorrette” per esaltare la sapidità dell’esistenza”, chiamato, a volte, anche ricettario. La stanza dedicata alla compilazione del ricettario, però, era al buio. Due giorni prima infatti, la lampadina che rischiarava il locale e la mente del signor Malalan aveva traslocato in cucina, per sostituire quella sotto la cappa, morta suicida con un doppio carpiato, mal riuscito, nella pentola del minestrone di pasta, ceci e salsiccia piccante.
A quel punto, il signor Malalan, rimandata a data da destinarsi la caccia al tesoro nella dispensa alla ricerca di un’altra lampadina, si era arrangiato alla meno peggio. Non avendo a disposizione né torce, né candele, aveva acceso il computer. Il bagliore emesso dal monitor sarebbe stato sufficiente per consentirgli di scrivere qualche massima sul ricettario… e così iniziò: “Il prezzo che si paga per restare all’interno della propria zona di comfort è la perdita della capacità di emozionarsi”; “La felicità si manifesta come una potente deflagrazione durante la quale l’uomo viene catapultato attraverso una finestra spazio-temporale nel punto di contatto tra il proprio nucleo personale e il mondo esterno”; “Il silenzio è l’esaltazione muta dell’incanto di ogni singolo frammento di vita”.
Ma non era giornata, più che pillole, quelle riflessioni sembravano macigni!

Così, dopo l’ultima pillola “Quando si barcolla fra mille elucubrazioni perché storditi da “troppa mente”, capita che il ragionamento rallenti in sterili questioni di mera opportunità, arenandosi nell’oblio del nulla” prima di fare harakiri, chiuse il ricettario e decise di navigare un po’ in rete.
Fu allora che il signor Malalan si imbatté, in maniera del tutto fortuita, in un filmato su YouTube che catturò la sua attenzione “Il valore di una fotografia”. In prima battuta, però, va detto, il signor Malalan si era avventurato di proposito nel mondo dei tutorial con lo scopo di cercare alcuni video specifici. Un amico, infatti, lo aveva incuriosito parlandogli di un certo Aladino. Un genio capace di spiegare con estrema semplicità come radersi le basette in maniera impeccabile, senza rischiare di morire dissanguati o di agghindarsi con uno sfregio artisticamente discutibile. Secondo il genio erano sufficienti poche mosse di kalaripayattu –un’arte marziale ormai scomparsa. Al signor Malalan non importava la tecnica, ma era curioso di vedere Aladino all’opera.
Aladino era indiano, vestiva da indiano e, cosa assai curiosa, faceva l’indiano, cioè nel corso del video alzava di continuo i gomiti al petto, volgendo i palmi delle mani in alto, come se non capisse nulla di quello che stava accadendo. Più che un genio indiano di taglio basette, sembrava un merlo indiano, ovvero un animale da compagnia al quale erano stati insegnati determinati gesti e singole parole! Forse, invece, aveva pensato il signor Malalan, tenendolo per sé, Aladino era l’ostaggio di un gruppo terroristico di matrice islamica o peggio, femminista, obbligato a fingere che andasse tutto bene.
Ad ogni modo, il signor Malalan decise di non approfondire oltre, di lasciare Aladino ai suoi ammaestratori e di cercare, invece, Lola.

Lola, a detta di Umberto, il fruttivendolo sotto casa affetto da glaucoma, era una talentuosa maestra. Umberto aveva manifestato il suo entusiasmo al signor Malalan in questi termini: “signor Malalan, Lola è una bomba. Pensi che attraverso l’antico connubio cibo-sesso è riuscita a risvegliare le fantasie di quand’ero ragazzo. Lei gioca con il cibo e io, eccitato dalla sua performance, gioco con le mele, le susine e i meloni, capisce cosa intendo? Quando Lola usa la glassa bianca, per esempio, facendola scivolare sul collo con esperta malizia, come fosse il regalo di un giovane stallone, ricordo la dolcezza e l’imprecisione della prima volta, ma anche il diabete che mi affligge e ho un attimo di esitazione. Quando, invece, usa i tagliolini intrisi di salsa per saziare la sua camicetta e questi si attaccano al tessuto come falangi ingorde, mettendo in evidenzia il rigonfiamento del seno, ricordo che si vive una volta sola!”.
Vagamente scettico per quella confidenza, il signor Malalan trovò il filmato di Lola con difficoltà perché digitando “tutorial seduzione” erano apparsi innumerevoli video, uno più stuzzicante dell’altro. Ligio al consiglio di un Umberto, però, aveva cliccato su “Lola, dal buco del culo del mondo, ti racconto l’amore a tutto tondo”. In poche parole, Lola è una ex, molto ex, aspirante dello star-system hollywoodiano, caduta in disgrazia, o meglio, caduta letteralmente nel fango, prima ancora di arrivare a Hollywood.
Molti anni orsono, l’aereo su cui viaggiava era precipitato poco dopo il decollo, in un allevamento di maiali facendo strage di passeggeri e di suini. Lola era sopravvissuta, a metà. Da allora, infatti, è costretta a vivere su una sedia a rotelle con tre arti, una paresi al lato sinistro del corpo e una suocera a carico. Nell’incidente, infatti, Lola ha perso il marito e la mamma. Entrambi gli uomini di casa, invece, sono scomparsi dai radar già molti anni addietro.

Fatto sta che durante il lungo periodo della convalescenza Lola era caduta prima in depressione, poi in débacle economica e infine, decine di volte, dalla sedia a rotelle. A un certo punto, però, aveva deciso di reagire: trovata la giusta posizione, infatti, la sua vita era ripartita alla grande, con una rapida ascesa su YouTube. La posizione in cui Lola si sentiva più stabile sulla sedia era alquanto bizzarra: doveva accasciarsi su un fianco tenendo le gambe sollevate e divaricate. A completare il quadro raccapricciante, sebbene seduttivo per il fruttivendolo con il glaucoma e non solo, c’era la bocca leggermente aperta per necessità e lo sguardo enigmatico -a causa della paresi, che comprendeva pure un occhio.
Travolta da un incredibile successo come bomba diversamente sexy, Lola non si era lasciata scappare l’occasione di sfruttare questo talento naturale acquisito nell’incidente per postare video-ricette di cucina che, però, venivano interpretate alla stregua di messaggi erotici, in codice. D’altra parte, il titolo scelto per il canale YouTube “Lola, dal buco del culo del mondo, ti racconto l’amore a tutto tondo” lasciava spazio ai capricci più pruriginosi. Ad ogni modo, dopo soli venti secondi di video, il signor Malalan dovette convenire con Umberto. Lola, attraverso l’antico connubio cibo-sesso era riuscita a risvegliare anche le sue fantasie di quand’era ragazzo: costruire un aquilone con le mutande usate della nonna, allevare formiche che ballano la baciata, uscire dall’adolescenza e trovare un senso a queste fantasie.

A tale scopo, per trovare un senso, il signor Malalan decise di cercare l’ultimo tutorial che gli avevano consigliato. Si trattava di una meditazione profonda, guidata da un santone indiano, proprio per quietare l’anima e raggiungere uno sprazzo di pace nel caos delle cose della vita. Messa da parte l’inevitabile perplessità sul guru indiano, sia perché guru sia perché indiano, il signor Malalan avviò fiducioso la ricerca “tutorial/senso/vita”.
Con grande stupore, si trovò nella giungla dei tutorial per chitarra sulla canzone “Un senso” di Vasco Rossi. La reazione fu immediata. Decise di rinunciare alla meditazione del santone e di seguire, invece, la lezione di tale Gennarino per imparare a suonare quel brano con la chitarra. Purtroppo, non avendo una chitarra, la simulazione con il reticolo delle corde di una vecchia racchetta di tennis durò poco. Un crampo alla mano e la rottura di un’unghia lo costrinsero, in breve, ad abortire quell’idea. A quel punto, allora, pensò di imparare a memoria il testo della canzone, convinto che ripetendola ad alta voce, come un mantra, potesse sortire lo stesso effetto riequilibrante promesso dal predicozzo indiano. Dopo la prima strofa, però “Voglio trovare un senso a questa sera. Anche se questa sera un senso non ce l’ha. Voglio trovare un senso a questa vita. Anche se questa vita un senso non ce l’ha” il signor Malalan cambiò strategia un’altra volta, abbandonò i consigli degli amici e tentò la sorte con un video proposto da un gruppo di volontari di una casa di riposo.

Frastornato da tanta modernità e disinibizione tra merli indiani, glasse appiccicaticce e accordi stonati, il signor Malalan, ormai, agognava solamente un po’ di semplicità, di leggerezza e, soprattutto di svago. Fu così che incappò nel filmato di una giovane animatrice di un ospizio per anziani non autosufficienti inneggiante il valore delle fotografie. Dando per scontato che un promotore del benessere psicofisico di anziani smarriti non potesse fare altro che proporre qualcosa di estremamente spassoso e divertente, come per esempio fotoritocchi di politici importanti, bizzarrie delle star del cinema o capricci dei loro animali domestici, il signor Malalan cliccò senza esitazione sul tasto “avvio”.
“Una fotografia è la prova di qualcosa che è accaduto: uno sprazzo di realtà inconfutabile”. Così iniziava il video e proseguiva… “Quanto può essere importante quel frammento di vita reso potenzialmente eterno con un click?
Una fotografia produce un ricordo, o meglio, la prova di qualcosa che è accaduto. La memoria, si sa, non sempre è obiettiva. Il tempo confonde i ricordi. A volte, addirittura, trasforma ciò che è stato in qualcosa di diverso.
Una fotografia, invece, consente di catturare in una scheggia temporale, quanto di più fuggevole possa esistere… l’eco di un’emozione, l’intensità di uno sguardo, la luce di un sorriso, il viaggio di una lacrima…
Una fotografia è la finestra che si affaccia sulla nostra vita ricordandoci in maniera lucida e oggettiva ciò che abbiamo vissuto. Protagonista indiscussa, a volte scomoda, la verità…”.

A questo punto, il signor Malalan, dopo aver pensato che la ragazza sarebbe stata una perfetta sterminatrice di anziani, più che animatrice, non poté, tuttavia, esimersi dal fare alcune riflessioni.
Le parole di quella prima frase, infatti, continuavano a tormentarlo. “Prova”, “sprazzo”, “realtà” e “inconfutabile” risuonavano nella testa come campane tibetane, con una vibrazione poliarmonica lunga e intensa, ma senza lo stesso effetto terapeutico. Così, nell’impossibilità di fingere serenità, il signor Malalan scovò delle vecchie istantanee e provò a evocarne il ricordo alla luce proprio di quei termini che gli impedivano di distrarsi. Forse, dopo l’esperimento, sarebbe riuscito a trovare pace.
La prima immagine presa in esame risaliva al periodo della sua infanzia. Ritraeva Camillo, in piena salute, nel giardino di casa.
Direttamente dalla testolina del signor Malalan:
“Prova”: senza dubbio, questo scatto è la prova di qualcosa che è accaduto;
“Sprazzo”: effettivamente, ricordo bene, la nascita di Camillo era stata improvvisa e sorprendente come un lampo di lucidità di un vecchio arteriosclerotico. Uno sprazzo di luce nel buio delle tenebre. Camillo era nato prematuro, terzo di una schiera di sette piccoli poppanti;
“Realtà”: unico sopravvissuto tra i suoi fratelli, anche se la sua esistenza, in piena salute nel giardino di casa, era durata poco. Ebbe più fortuna in congelatore. Al compimento di un mese, infatti, venne macellato;
“Inconfutabile”: Camillo non era grasso, ma estremamente morbido e tenero, anche dopo morto! Un ottimo agnellino pasquale”.
La seconda fotografia ritraeva il signor Malalan, alla soglia degli anta, in lacrime, abbracciato al palo di un cartello stradale con la scritta “STOP”.
““Prova”: senza dubbio, questo scatto è la prova di qualcosa che è accaduto, ma cosa esattamente?;
“Sprazzo”: ah, ci sono… colpito da un doppio sprazzo, però. Un mix virtualmente esplosivo tra nostalgia e irritazione. Nostalgia per un amore perduto e irritazione per la quasi suocera di allora;
“Realtà”: forse è proprio per ingannare la reale realtà delle cose che non amo fotografare e farmi fotografare. Senza una prova concreta dei fatti, posso alimentare le emozioni piacevoli e dimenticare o trasformare quelle meno piacevoli;
“Inconfutabile”: l’immagine triste è inequivocabile. Ero appena stato lasciato da Adele, morta in un incidente stradale per non aver rispettato uno stop! Avevo scattato quella foto per abbellire la sua lapide e starle vicino nell’aldilà, ma la madre, che non aveva mai accettato la nostra relazione, preferì cremarla, polverizzando così oltre al corpo di Adele, anche il mio sogno!”.
La terza fotografia che il signor Malalan prese in esame era completamente sfocata. Si intravvedevano appena due figure, forse. Poi c’era il mare, forse, e del cibo, forse…
““Prova”: senza dubbio, questo scatto è la prova di qualcosa che è accaduto. Qualcosa di estremamente eccitante e dinamico, difficile da catturare in un click. Altrimenti perché conservare quella fotografia in codice?;
“Sprazzo”: se non avessi sempre a portata di mano il mio proverbiale sprazzo di intuizione che mi fa prendere il largo, sarei fottuto. Starei impantanato sulla battigia tra alghe, conchiglie, riflessioni pericolose e preservativi usati, nel peggiore dei casi, neppure da me! Nella fotografia distinguo chiaramente l’immagine di un signor Malalan assai prestante, quella di Tatiana in bikini, una ballerina ucraina piuttosto in carne, e ricordo perfettamente la gita al mare con pic-nic. Un’esperienza estatica;
“Realtà”: ops, sul retro della fotografia c’è scritto qualcosa… e non sembra una dedica. “Gentilissima signorina Carlotta, ecco la prova che cercava. Il suo signor Malalan se la fa con Tatiana e mangia pure le fragole alle quali ha sempre sostenuto di essere allergico;
“Inconfutabile”: forse, ma solo la scritta poco romantica. Carlotta non ricevette mai quella fotografia e io continuai la relazione a tre per molti mesi. Comunque sono davvero allergico alle fragole. In quel periodo feci indigestione di antistaminici!”.

Finalmente, il signor Malalan cominciava a rilassarsi, ma prima di prendere in mano un’altra fotografia ripensò con una certa irritazione al video dell’animatrice dell’ospizio “Il valore di una fotografia”. All’istante gli balenò alla mente il valore di quell’ultima fotografia: duemila euro in contanti per mettere a tacere l’investigatore!
Poi, però, ripensò anche a un’altra frase di quel video “il tempo confonde i ricordi”. “Forse, allora”, cominciò a interrogarsi, “gli euro erano mille, oppure tremila… Ma poi, si chiamava davvero Tatiana la ballerina ucraina? Dov’era finita dopo aver fatto voto di clausura? E Carlotta si era mai sposata, una volta diventata lesbica? Suo padre collezionava ancora gusci di noce e denti della moglie? E sua madre, poveretta, parlava ancora con la “s” sibilante dopo che il marito le aveva rotto la mascella?”.

Al ventesimo interrogativo, il signor Malalan ebbe un crollo e svenne. Quando si svegliò, qualche ora dopo, non ricordava nulla, solo il valore di quella fotografia: immenso. Era riuscita a farlo addormentare! Ad ogni modo l’ora di cena incombeva e il signor Malalan aveva molto appetito. Così, credendosi ormai avvezzo ai meccanismi, non sempre immediati, delle ricerche online, decise di rovistare tra le ricette su YouTube.
Il signor Malalan puntava al bollito misto, ma quando, dopo aver digitato tenerone/muscolo di coscia/gallina/lingua/carne/salsa partì un video dal titolo “Cottura a fuoco lento” e sottotitolo “Pamela, la gallina-scuola del pollaio, sodomizza il tenerone con la salsa piccante… la lingua corre veloce sul muscolo di coscia e la carne trema”, optò per un sacchetto di popcorn, una birra ghiacciata e un entusiastico hip hip urrà per YouTube!

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Chi lo ha scritto

Erica Bonanni

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Nata a Trieste, laureata in giurisprudenza e in scienze politiche, in possesso dell’abilitazione all’esercizio della professione forense, Coach in PNL, Giudice Sportivo Regionale FIP… stop. Amo ogni tipo di risveglio, amo l’atmosfera del mattino, amo la solitudine, amo riflettere, amo il cielo che minaccia tempesta, amo fare sport, amo viaggiare, amo il gelato, amo sorridere, amo giocare, amo entusiasmarmi, amo soffrire, amo lottare, amo vincere, amo studiare, amo trovare una soluzione, amo i picnic, amo suonare il flauto traverso, amo le notti insonni, amo sorprendere, amo stuzzicare, amo preparare i dolci, amo mangiare i dolci, amo leggere, amo scrivere e… amo amare ed essere amata. Odio… ops, un errore di ortografia. Volevo dire: oddio quante cose amo!

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