Baggio e Romario: il filo rosso che lega due stelle del calcio

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Non potrebbero essere in apparenza più diversi: uno schivo e riservato, l’altro esuberante e spesso fuori le righe, eppure Roberto Baggio e Romario hanno avuto non pochi parallelismi nel corso delle loro travagliate seppur scintillanti carriere. Un viaggio condotto seguendo questo inedito quanto insospettabile filo rosso che lega due geni del pallone, tra i più grandi e i più amati, simboli sportivi in patria e ambasciatori di questo sport nel mondo.

 

Entrambi dotati di un corpo apparentemente inadeguato per una carriera calcistica ai massimi livelli: uno per via di un fisico fragile che lo ha costretto a fare i conti con durissimi infortuni già in giovanissima età, l’altro per via di una statura sulla carta inadatta per giocare ai vertici nel ruolo di centravanti.

Eppure Roberto Baggio si è sempre rialzato dopo ogni problema fisico e Romario si è dimostrato dominante in area di rigore in ogni angolo del pianeta. Proprio di testa fu segnato il gol più importante della sua carriera: l’imperioso stacco che bruciò sul tempo la gigantesca difesa svedese spalancando al Brasile le porte della finale del Campionato del Mondo 1994.

Uno proveniente dalla provincia veneta e l’altro da Rio de Janeiro, una delle metropoli più grandi al mondo,  seppero farsi strada mettendo in luce ben presto doti fuori dal comune. Furono due calciatori eccelsi, imprevedibili, naturalmente inclini alla giocata spettacolare e allo stesso tempo spietati sotto porta: molti del loro gol sono capolavori d’autore. Facevano sognare le folle di appassionati facendo anche scrivere fiumi d’inchiostro ai giornalisti. Non potevano mancare dei soprannomi per dei personaggi così chiacchierati: l’italiano fu soprannominato “Divin Codino” per l’iconica acconciatura e il brasiliano “O Baixinho” (“Il Piccoletto”) .

 

Fu proprio il Mondiale negli Stati Uniti l’apice delle loro carriere: entrambi trascinarono le rispettive Nazionali di Italia e Brasile con prestazioni eccezionali e gol: 5 ciascuno.

I due mossero i primi passi nel calcio internazionale sul finire degli anni ’80 e parteciparono al loro primo Mondiale nel 1990. Romario vide soprattutto dalla panchina l’avvio travolgente della sua squadra che vinse tutte le partite del girone per poi essere eliminata subito dopo agli ottavi di finale da un’Argentina non brillante ma spietata. Baggio si consacrò stella internazionale con due reti, tra cui il celebre coast to coast, alla Cecoslovacchia: al suo esordio nel torneo il suo primo gol nella competizione più importante non poteva essere banale e finì addirittura per essere considerata all’unanimità il gol più bello di quell’edizione e tra i migliori mai visti nella Storia della Coppa del Mondo. Incastonò subito una perla rara, come per mettere subito le cose in chiaro. L’avventura si concluse con una prestigiosa medaglia di bronzo che fu però una bruciante delusione perché l’obiettivo di quella selezione che giocava in casa era dichiaratamente uno soltanto: vincere.

Il gol di Baggio alla Cecoslovacchia, il più bello della Coppa del Mondo 1990

Il gol di Baggio alla Cecoslovacchia, il più bello della Coppa del Mondo 1990

Il gol di Baggio alla Cecoslovacchia, il più bello della Coppa del Mondo 1990

Romario in campo contro la Scozia nell’ultima partita del gruppo C della prima fase del Mondiale

Quattro anni dopo i due, leader indiscussi di Juventus e Barcellona, si ripresentavano all’edizione successiva del torneo iridato consci del fatto che quello in terra statunitense poteva essere il “loro” Mondiale. Baggio oltretutto, nella stagione che portava all’assalto alla Coppa del Mondo, vinse il Pallone d’Oro e il FIFA World Player of the Year. E il “loro” Mondiale lo fu davvero: un Brasile meno offensivo della tradizione ma ugualmente fortissimo e un’Italia, costruita sull’ossatura ormai matura del Milan che in quel periodo dominava il calcio internazionale per club,  balbettante all’avvio ma che progressivamente si riappropriava del suo ruolo di favorita, guadagnarono l’atto conclusivo grazie soprattutto alle loro due stelle più lucenti. Italia e Brasile, con tre trionfi a testa, si giocavano anche il primato nell’albo d’oro della manifestazione.

Baggio e Romario si sono trovati faccia a faccia solo una volta, proprio nella partita più importante della loro vita.

La finale si giocò allo stadio Rose Bowl di Pasadena a Los Angeles a condizioni inumane per sottostare alle richieste di sponsor e televisioni che per via del fuso orario dovevano raggiungere in diretta il remunerativo mercato europeo: giocare la finale sotto il sole cocente californiano a mezzogiorno nel pieno dell’estate non aiutò certo lo spettacolo e la massima resa degli atleti.

Dopo tempi regolamentari e supplementari di sostanziale equilibrio, in cui una partita relativamente monotona venne accesa da isolate fiammate da entrambe le parti, l’assegnazione del trofeo venne decisa, per la prima volta nella Storia del campionato del Mondo, ai calci di rigore.

Romario non mancò l’appuntamento col dischetto, mentre Baggio, l’uomo che portò l’Italia in finale, calciò alle stelle il pallone, consegnando definitivamente la Coppa nelle mani del Brasile.

 

La delusione di Roberto Baggio dopo l'errore dal dischetto in finale

La delusione di Roberto Baggio dopo l’errore dal dischetto in finale

Romario solleva al cielo la Coppa del mondo 1994

Romario solleva al cielo la Coppa del mondo 1994

Alla fine della partita i due uomini simbolo di Italia e Brasile, in segno di stima reciproca, si scambiarono le maglie di gioco.

Romario venne nominato miglior giocatore di quell’edizione della Coppa del Mondo  proprio davanti a Roberto, al quale poi sfilò anche il FIFA World Player come miglior giocatore al mondo.

Piccola chicca decisamente surreale: un calciatore malgascio, protagonista con la maglia del suo Paese alla Coppa d’Africa 2019, si chiama Jean Romario Baggio Rakotoarisoa: evidentemente qualcuno in famiglia ha sognato con le gesta di entrambi i  campioni.

Curiosamente sia Romario sia Baggio dopo il torneo iridato persero di vista la Nazionale e nel frattempo vennero oscurati dalla rampante esplosione di due eccezionali talenti: Ronaldo e Alessandro Del Piero.

Tuttavia i due vecchi leoni, accantonati frettolosamente, riuscirono a rientrare dalla finestra dopo esser stati cacciati dalla porta.

Tutti e due furono scomodi per allenatori e dirigenti, per nulla inclini a ruffianerie e accusati dai detrattori di dare un apporto inadeguato di corsa in fase di non possesso palla, ma amatissimi da compagni di squadra e tifosi: riuscirono a lasciare un segno indelebile nella memoria della gente in ognuno dei club in cui giocarono, ma fu la maglia della loro Nazionale quella a cui sono rimasti più legati.

E l’occasione per indossarla di nuovo avvenne curiosamente in circostanze simili: a poche settimane di distanza per l’uno e per l’altro, nella prima parte del 1997, e contro lo stesso avversario: la Polonia, nobile decaduta del calcio europeo.

Romario tornò in campo in un’amichevole squillante di reti, in cui il Brasile vinse 4-2: una partita di rodaggio in cui mosse in primi passi quella che sarebbe diventata una delle coppie d’attacco più devastanti e letali mai viste su un campo di calcio: Ronaldo e Romario. Entrambi di Rio de Janeiro, il più anziano lasciò il posto al più giovane al Barcellona per tornare nella città natìa tra le fila del Flamengo, vittima della saudade e insofferente più alla ferrea disciplina che esige il calcio europeo. I due non si pestarono i piedi, trovando invece un’intesa straordinaria dentro e fuori dal campo.

Baggio dopo il Mondiale invece ebbe un nuovo grave infortunio e giocò mezza stagione e nel frattempo esplose Alessandro Del Piero, veneto come lui e giocatore che gli somigliava molto per qualità tecniche, fisico e modo di stare in campo. Anche se Roberto giocò alla grande quando ebbe modo di scendere in campo contribuendo alla vittoria del primo scudetto dopo 9 anni, la dirigenza decise di puntare tutto sul suo fresco erede. Così il Divin Codino si accasò al Milan quando ormai lo straordinario ciclo vincente dei rossoneri volgeva ormai al termine e cominciava invece quello della Juventus. Dopo aver vinto un secondo scudetto consecutivo passando dal capoluogo piemontese a quello lombardo, nell’anno dopo la squadra rossonera entrò in crisi e allo stesso tempo lui faticò a trovare spazio in campo.

Nel giro di poco tempo si ritrovò trattato da ferro vecchio, un giocatore ormai finito.

In Nazionale il suo posto da titolare venne preso da Gianfranco Zola, altro grande talento che in America era la sua riserva, ma il Commissario Tecnico Cesare Maldini già pensava di puntare tutto su Del Piero, pupillo da lui cresciuto nella Nazionale Under 21.

In una partita di qualificazione mondiale contro la Polonia Del Piero è indisponibile e Zola acciaccato, così Maldini padre fa una scelta inaspettata: richiamare Baggio, in un momento in cui non è titolare nemmeno nel suo club.

Baggio entra a inizio secondo tempo e gioca con la tranquillità compassata del veterano ma, come in una sceneggiatura perfetta, con uno dei primi palloni toccati ricorda a tutti di che pasta è fatto mettendo a segno un gol da antologia mettendo a sedere il portiere polacco Wozniak.

Con l’obbiettivo dichiarato di giocare il suo terzo mondiale Baggio si accasa nel piccolo Bologna e con una portentosa stagione in cui abbina quantità e qualità, raggiungendo il record personale di 22 reti stagionali in campionato, “obbliga” il reticente C.T. a convocarlo.

Romario invece trionfa in Nazionale sia in Coppa America che in Confederations Cup, la cui finale contro la pur non irresistibile Australia mostra una schiacciante prova dell’immenso potenziale della coppia offensiva formata da lui e Ronaldo: irreale vittoria per 6-0 con una tripletta a testa.

La devastante coppia d'attacco Romario-Ronaldo

La devastante coppia d’attacco Romario-Ronaldo

Tutto è pronto per un affascinante rendez vouz quattro anni dopo dall’altra parte dell’Oceano.

Il Mondiale si gioca in Francia infatti, ma Romario all’ultimo verrà escluso dopo un feroce litigio con il C.T. Zagallo, leggenda del calcio brasiliano, anche se si disse che ufficialmente il motivo era un infortunio. Baggio invece giocherà il terzo mondiale lasciando ancora una volta il segno pur venendo dopo uno spento Del Piero nelle gerarchie di un testardo Cesare Maldini. Baggio segna due gol nella prima fase, tra cui il rigore nella delicata prima partita contro il Cile, per poi sfiorare il golden goal ai quarti di finale contro la Francia, futura campione e Paese ospitante, con uno spettacolare tiro al volo che finisce a lato di un soffio. Si va di nuovo ai rigori: Roberto  trasforma il suo tiro con un’esecuzione impeccabile ma dopo la semifinale del 1990 contro l’Argentina e la finale del 1994 contro il Brasile, per la terza volta consecutiva la corsa verso il titolo mondiale dell’Italia si infrange incredibilmente ancora dagli undici metri.

La staffetta tra Baggio e Del Piero durante la Coppa del Mondo 1998

La staffetta tra Baggio e Del Piero durante la Coppa del Mondo 1998

Nel 1999 i due fanno ancora qualche apparizione in Nazionale, per poi riperderla. Le loro strade hanno finito di camminare parallele? No, c’è un altro grandissimo appuntamento da sognare di raggiungere: il Mondiale 2002, il primo del nuovo millennio.

Entrambi lo rincorrono: Baggio diventa leader di un’altra piccola: il Brescia. Nonostante gli acciacchi, ogni partita di Baggio è un’invenzione continua, forse come mai si era visto prima.

Il passaggio tra il vecchio e il nuovo millennio sancisce la rincorsa al Mondiale prossimo venturo con i riconoscimenti per i due come migliori giocatori dei rispettivi campionati nazionali: Romario, in forza all’amato Vasco da Gama, nel 2000 viene premiato con la Boula de Ouro (Pallone d’Oro)  quale miglior giocatore del Campionato brasiliano di Serie A, mentre Roberto Baggio vince il Guerin d’Oro quale miglior giocatore del Campionato Italiano di Serie A per la stagione 2000/2001.

O Baixinho, tra una festa e l’altra, in campo è il solito killer inarrestabile: una Nazionale in crisi d’identità ha ancora bisogno di lui che ricambia il pensiero contribuendo in maniera maiuscola alla sofferta qualificazione con otto gol in cinque partite. Entrambi i campioni sollevarono involontariamente un forte moto d’opinione nei rispettivi Paesi ma gli allenatori ancora una volta la vedono diversamente. Il Divin Codino si riprende dall’ennesimo grave infortunio a tempo di record (77 giorni per tornare in campo dopo l’operazione di ricostruzione del legamento crociato del ginocchio sinistro, recupero unico nel suo genere) e salva il Brescia con tre gol in tre partite ma non basta. L’allargamento delle liste dei convocati da 22 a 23 deciso dalla FIFA sembra fatto apposta per loro, ma Trapattoni e Scolari alla fine li lasciano comunque a casa.

Neanche il sogno sfumato dell’ultimo grande appuntamento in carriera spegne l’inesauribile passione e la ferrea forza di volontà dei due: c’è tempo di andare a caccia di nuovi traguardi e nuovi record. Romario, tornato tra le fila del Vasco da Gama, supera quota dei 1000 gol segnati in carriera (contando però anche amichevoli e partite giovanili) e si attesta tra i più prolifici cannonieri di questo sport. Baggio supera le 200 reti in Serie, arrivando a 205 e diventando uno dei maggiori marcatori di sempre del Campionato Italiano.

Ma non è finita: entrambi, ormai  brizzolati, ricevono un onore che per giocatori come loro pare il minimo ma che è stato comunque riservato a pochi calciatori: un’ultima convocazione tributo in Nazionale, con quella che resta la maglia con cui si sono più identificati nel corso dell’intera carriera.

Trapattoni nel 2004 permette così a Baggio di indossare la maglia azzurra numero 10 della Nazionale Italiana un’ultima volta in un’amichevole contro la Spagna, mentre Romario l’anno dopo vestì di nuovo la casacca verdeoro numero 11 in un’amichevole contro il Guatemala segnando un’ultima rete.

Baggio saluta per l'ultima volta il pubblico con la maglia Azzurra nel 2004

Baggio saluta per l’ultima volta il pubblico con la maglia Azzurra nel 2004

 

Romario commosso alla partita d'addio alla maglia della Nazionale Brasiliana nel 2005

Romario commosso alla partita d’addio alla maglia della Nazionale Brasiliana nel 2005

Entrambi sono stati accomunati pure dalla decisione di allontanarsi dall’ambiente del calcio dopo aver calcato l’erba degli stadi di mezzo mondo per una vita.

Caratteri opposti ma stesso immenso genio calcistico: alla fine degli anni ottanta ai primi anni 2000 Baggio e Romario hanno infiammato il calcio. Due carriere che hanno corso su due binari paralleli che si sono incrociati solo una volta il 17 luglio 1994, proprio nella partita che più tutte, per motivi opposti, li ha ugualmente consegnati al mito.

Roberto Baggio e Romario

Roberto Baggio e Romario

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