Sul video di Beppe Grillo

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Avevamo bisogno dell’ennesimo video, per di più postato su un social largamente utilizzato come Instagram, in cui si sminuisce la vittima di uno stupro, attraverso un fiume torbido di parole aggressive e crudeli, utili solamente a nutrire l’ego spasmodico di chi le pronuncia e a violare nuovamente l’anima di chi quello stupro l’ha subìto?

Spoiler: no.

In un momento storico in cui il sessismo e la violenza di genere sono una grave piaga – ahimè – ben radicata nella società odierna, e c’è sempre qualche luminare che sfrutta la sconfinata libertà di parola data dal web per dire il suo illustre parere sulla questione, puntualmente sbagliando (solo tre settimane fa, Damiano Er Faina – 1 milione di followers su Instagram – ha detto che le donne “pe’ due fischi gridano ar cat calling, quando invece, a suo dire, dovrebbe farci piacere sentirci dire “aaa fantasticaaaa!” dal primo sconosciuto che passa), direi che no, non c’era proprio bisogno dell’ennesimo fenomeno a sbatterci in faccia, seppur virtualmente, i luoghi comuni e anacronistici della cultura del patriarcato.

Soprattutto, non c’era bisogno che una retorica tanto aggressiva e misogina venisse adoperata pubblicamente da un uomo in vista e conosciuto come Beppe Grillo, comico e politico dai 112 mila followers su Instagram (1000 in più rispetto alla scorsa settimana) e più di 2 milioni seguaci su Twitter.

Il sopralluogo nella residenza di Grillo a Porto Cervo.

Il sopralluogo nella residenza di Grillo a Porto Cervo.

Non ce n’era bisogno perché le parole hanno un peso, sono proiettili pericolosissimi, soprattutto se vengono sparati in maniera sconsiderata da chi ha la forza mediatica di farsi ascoltare. La libertà di pensiero è tutto, ma chi è tanto famoso da poter girare in vari salotti televisivi, rilasciare interviste per quotidiani nazionali e contare qualcosa nella politica italiana non può permettersi di usarla con così tanta leggerezza, soprattutto per sminuire sul web una violenza sessuale. Nemmeno se si tratta, per così dire, di un goffo tentativo di difendere il figlio, accusato insieme ai suoi tre amici di aver costretto una ragazza ad avere rapporti sessuali, dopo averla anche forzata a bere tanta di quella vodka da stordirla e renderla inerme, durante una vacanza a Porto Cervo nel 2019. Ci sono la denuncia della ragazza, la sua testimonianza e quella di un’amica presente, e perfino i filmati della villa (proprio di Beppe Grillo) dove si sarebbe consumata la violenza.

E dunque, si chiede Beppe Grillo urlando alla videocamera di Instagram, perché suo figlio Ciro e gli amici non sono ancora stati arrestati? Lui stesso, sentenzia il politico pentastellato, se potesse sbatterebbe in galera quei quattro debosciati, rei di aver commesso un crimine tanto orribile.

Se hanno davvero commesso quel crimine. Eh sì, perché Grillo senior fa notare che questi giovani non sono ancora stati arrestati dalla polizia né sono mai stati in carcere. Ed è a questo punto del video che avrei voluto interrompere la visione e commentare il post, sfoggiando un’elementare conoscenza del diritto, per dire che in Italia la giustizia è garantista: si è innocenti fino a prova contraria e si viene condannati solamente quando ci sono prove inconfutabili di colpevolezza. Tuttavia, mi è parso talmente basilare e ovvio come concetto che è venuto da chiedermi come mai uno che ha fondato un partito politico forte come il Movimento 5 Stelle non lo sapesse.
Allora, ho ripreso la visione del post per capire dove Grillo volesse andare a parare. E, forse, sarebbe stato meglio non scoprirlo. Grillo urla (letteralmente) che i giudici non si sono ancora pronunciati, ma è evidente che non abbiano arrestato il figlio e gli amici perché il fatto non sussiste: non c’è mai stato nessuno stupro, è tutto un’invenzione della ragazza. Inoltre, a ben guardare le immagini dei filmati recuperati dagli inquirenti, non c’è una violenza sessuale, bensì dei ragazzi che “si stanno divertendo in mutande e saltellano con il pisello di fuori perché sono quattro coglioni”, citando direttamente le parole del comico, evidentemente anche poeta.

Non so cosa ci sia di divertente nel saltellare in mutande e dimenarselo intorno a una ragazza svenuta per aver bevuto troppo (forzatamente, tra l’altro), ma so che già in questo punto del post quello che sta dicendo Grillo è molto pericoloso. Non deve passare il messaggio che le molestie siano goliardate, giochi da ragazzi tanto abituati all’idea che il sesso, per loro in quanto maschi, non sia un tabù, che può capitare che valichino i limiti della decenza umana, ma vanno scusati per questo. Mi spaventa l’idea che se un uomo mi palpasse il sedere sull’autobus se la caverebbe con un semplice “era solo uno scherzo”.

Comunque, non è finita qui. Grillo aggiunge che se le immagini non fossero sufficienti a dimostrare che tutto è stato assolutamente consensuale, c’è un’altra prova che mostrerebbe che la ragazza in realtà ci stava: se lei fosse stata davvero stuprata, il giorno dopo non sarebbe andata a fare kite surf, ma sarebbe andata a sporgere denuncia. Per di più, ha aspettato ben otto giorni per denunciare.

stuproAttenzione: per la legge italiana, le vittime di stupro hanno un anno di tempo (che spesso non è sufficiente) per denunciare, prima che il reato vada in prescrizione, ma per il signor Beppe Grillo otto giorni sono troppi per andare dalla polizia.
È esattamente a questo punto, ascoltando queste parole, che il mio cuore si è spezzato, mentre il sangue mi pulsava alle tempie per la rabbia che mi ha assalito. Prima di tutto, perché mi sono resa conto che se io fossi vittima di violenza, non so se riuscirei a denunciare. Non sopporterei l’idea che qualche esimio dalla scarsa empatia possa mettere in dubbio quello che mi è successo, perché, magari, proprio quel giorno indossavo la minigonna, o tornavo a casa da sola alle sette di sera, o perché avevo bevuto un bicchiere di troppo, o, peggio, perché il giorno dopo ho fatto finta di niente e sono andata al lavoro.
E come io, ipoteticamente, farei fatica a denunciare uno stupro, o non lo farei affatto, così ci sono donne che sono state violentante e non l’hanno detto mai, per paura di non essere credute. O l’hanno detto dopo giorni, mesi, o perfino anni, e poi si sono pentite, perché speravano di trovare conforto e giustizia per quello che hanno subìto, e invece si sono trovate a dover giustificare ogni minimo loro movimento, ogni respiro per dimostrare che non lo volevano. A dover provare che ogni loro atteggiamento è confacente a quello che, nell’immaginario del patriarcato, dovrebbe avere la vittima perfetta di uno stupro.

Io non so se Ciro Grillo sia colpevole o no (o, meglio, ho una mia personalissima opinione che non dirò qui). Ma so che i processi non si fanno sui social, bensì nelle aule di tribunale. Posso solo lontanamente immaginare quanto sia doloroso, inaccettabile, spaventoso per un padre pensare di aver cresciuto non un bravo ragazzo, ma uno stupratore, un essere umano violento e ignobile; tuttavia, non riesco a giustificare Grillo per la violenza delle parole che ha usato, nemmeno se penso che abbia agito da genitore accecato dal desidero di proteggere il figlio. Non è ridicolizzando i comportamenti delle vittime di stupro, bollare come incoerente il loro modo di affrontare il trauma, farle sentire giudicate che si può provare, eventualmente, l’innocenza di qualcuno. Semmai, si affossa solamente il desidero delle vittime di andare a denunciare. E aggiungo che è da bulli aprire un’inchiesta per indagare sulla vita privata della vittima, come se la sua condotta sessuale spinta fosse la prova che si è inventata lo stupro, mentre la castità conferma che l’ha subito davvero.

Solidarietà alla ragazza coinvolta nella sua vicenda, alla famiglia, che ha dichiarato di essersi sentita pugnalata un’altra volta, e a tutte le vittime di stupro, che si saranno sentite schiaffeggiate dalle parole disumane di Grillo. Non siete sole.

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Chi lo ha scritto

Maddalena Carbone

Nata nel 1992, cresciuta a pane e mitologia greca, mentre aspetto Godot mi diverto a giocare con la scrittura. Sono curiosa e poliedrica: mi piace trovare la bellezza in tutto ciò che la mente umana può creare. Per me la letteratura è un viaggio di scoperta, una vertigine negli abissi della propria e altrui anima, e adoro intersecare mondi e generi diversi per trovare la vita vera, in cui tanto mi piace perdermi e che tanto vorrei raccontare. Dopo la laurea in filologia classica e il titolo di specializzazione da insegnante di sostegno, sogno di poter lavorare a scuola, e accendere i miei futuri studenti della passione che avverto quando leggo i versi di Dante, Leopardi e Montale, e la prosa di Fenoglio e Pavese. Sapendo che anche loro accenderanno me con la loro vitalità e intelligenza, mostrandomi pianeti e costellazioni interiori che ancora non ho esplorato.

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