Chiara in piscina

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

No il costume da bagno non le occorreva, tanto era sola.

Arrotondava il suo stipendio da supplente come poteva, il giorno prima aveva aiutato Salvatore con la consegne di tre pizze ed un calzone al numero 1 di via Pascoli e dieci pizze al numero 7 in via dei Preti.

Terminate le consegne, ritornati al ristorante, finalmente avevano messo qualcosa sotto i denti.  <Non cenare prima> le diceva Salvatore o ti sentirai male poi in motorino.

Quella sera era stanchissima, aveva trascorso tutto il giorno a scuola. Al mattino in classe con i ragazzi. < Good morning how are you today? Beh ragazzi come va? Come state?> <Prof posso andare al bagno?>. In quella classe c’erano tre ripetenti di cui una ragazza di venti anni: incredibile ma frequente.

Variante inglese del Covid nelle scuole di Roma, i presidi: In classe serve  doppia mascherina

<Ragazzi quale regola ci siamo dati?> <Che si esce al cambio dell’ora Prof>. <Bene ora sono già trascorsi 10 minuti dal cambio ed io sto iniziando quindi, puoi uscire secondo te?> <No prof >.

Lucia se ne era tornata al suo banco posto in fondo all’aula, lì giù nessuno la disturbava e lei all’occorrenza poteva diventare invisibile. Veniva da un liceo dove Chiara aveva insegnato per due favolosi anni, era un comune a 50 km di distanza. Era stata bocciata e, per avere una seconda chance, si era inscritta in questa nuova scuola. Sveglia alle sei, viaggio e finalmente a scuola, ma poi una volta in classe era del tutto demotivata. Disagio, rabbia, disillusione le si leggevano in volto.

Nel liceo dal quale proveniva Lucia, Chiara aveva avuto delle belle soddisfazioni. C’erano ragazzi promettenti ma anche ragazzi difficili, avevano tutti in qualche modo un rispetto diverso nei confronti del docente. Era una scuola piccola, familiare, i genitori venivano a colloquio coscienti della fortuna di avere un liceo nel proprio piccolo paese. Aveva organizzato il suo primo viaggio studio con quei ragazzi, alcuni di questi lo avevano pagato con i loro risparmi, in particolare una ragazza, figlia di padre muratore e madre casalinga, si era spesata il viaggio con i soldi delle ripetizioni date ai compagni del paese.

Il lavoro che ci aveva richiesto noi lo abbiamo fatto. Ok bene, vediamo, quale città avete scelto?> <Florence Prof io l’ho visitata con i miei genitori la Pasqua scorsa>, <Right show me> e così proseguiva la lezione.

In altre occasioni aveva provato con enorme fatica tra una chiacchiera e l’altra di riunire in gruppi i ragazzi e con soddisfazione notava quanto fosse, sì laborioso, ma certo proficuo tale lavoro. I più deboli si sentivano motivati e supportati, i più capaci un po’ si annoiavano, ma aiutavano i compagni con il cuore.

Alcuni pomeriggi tra consigli riunioni e verbali non si finiva più. Insegnare le piaceva ma la parte più penosa era la burocrazia, programmi per la classe, programmi individualizzati, collegi docenti in cui c’era sempre qualcuno che litigava, insomma un inutile lavoro di chiacchiere e documenti che nulla aveva a che vedere con la didattica, con l’essere mentore. E poi ora da mesi c’era una brutta novità che costringeva un cambio totale di abitudini e organizzazione del lavoro: la didattica a distanza.

Ristorante/Pizzeria in spiaggia - Picture of Lloyd's Baia Hotel, Vietri sul  Mare - TripadvisorQuella sera Salvatore si era offerto di accompagnarla a casa e Chiara aveva accettato. Lui ci provava da anni ma lei non voleva impegnarsi in una relazione in cui non credeva sin da principio. Salvatore era attivo, pieno di entusiasmo anche se faceva turni estenuanti e stava sempre piantato in quella pizzeria. Sognava di aprirsi un locale tutto suo in un’isola, vicino al mare; perché spegnere quella forza, quella voglia di vivere con i suoi problemi di tutti i giorni. Le bollette, la casa, i genitori anziani erano i pensieri di Chiara, non riusciva a staccarsi quelle preoccupazioni di dosso, se non quando la domenica si trovava da sola nella piccola mansarda e si concedeva il suo relax.

Poi il giorno seguente si ricominciava: scuola di giorno e pizzeria la sera, a volte solo nel fine settimana, altre anche nei giorni feriali.

Tolto un calzino, tolto l’altro, via la vestaglia, via la camicia da notte, nuda, capelli spettinati, acceso lo scaldino, vasca piena, drinnnnn: Chi è a quest’ora di domenica?

Infilata in fretta la vestaglia esce dal bagno, si avvicina alla porta: spioncino, scruta non vede nessuno sta per andare via ed un altro driinnnn, ancora? Una sagoma grassottella appare: la vicina di casa con una torta ed una notizia. Apre, la chiamava per il papà. I genitori abitavano all’appartamento di sotto. Una rampa di scale ed era giù. Scese in fretta ma nulla di grave, i genitori al ritorno dalla Santa Messa si erano accorti di non avere le chiavi di casa. Chiara custodiva un doppione. Consegnate le chiavi al papà e alla mamma, risalita, vede la vicina che era ancora lì ad aspettarla.

<Una notizia buona ed una cattiva quale ti dico per prima?> Fai tu. <Va bene ti dico prima quella buona. Mia figlia si sposa: è incinta sai come sono queste cose ma non è stata colpa sua!> Chiara aiutava spesso quella ragazza con i compiti di scuola, era un po’ “lenta” e la mamma premurosa ma incapace.

<Beh, sono contenta per lei ma è sicura di volerlo?> Silenzio.

<E la notizia cattiva?>.

Sai, il padre…non ne è sicura. Mio marito non sa nulla, Salvatore si è fatto avanti e sta bene così.

Un tuffo al cuore! Salvatore? E perché non mi ha detto nulla?

Si sentì d’improvviso scossa, agitata, tradita, che amico era Salvatore, ritornò in camera da letto, si vestì in fretta, poi in sala afferrò le chiavi di casa, era fuori.

Silenzio, respiro e occhi aperti. Si era ritrovata a camminare sul bagnasciuga il sole stava tramontando e volgendo lo sguardo, capo girato aveva scorso le montagne innevate all’orizzonte, nitide, lucenti e visibili come se potesse quasi toccarle con le mani. Quel giorno l’orizzonte era particolarmente limpido, si sentì avvolta tra sé e sé poi all’imbrunire tornò a casa.

5 piante che dovresti tenere nella tua cucina | Ohga!La stanza a cui aveva prestato più attenzione quando aveva arredato la casa era la sala da bagno. Piastrelle di ceramica verde con motivi marini e floreali stile Vietri avvolgevano le mura poi all’angolo sotto la finestra triangolare appoggiate sul davanzale: un pothos ed una orchidea, la felce pendente dalla mensola in alto raccoglieva l’umidità. Infine la vasca da bagno circolare nella quale sprofondare fino al collo quasi a perdercisi dentro. Sciolti dentro l’acqua: essenze di fiori di rosmarino, di ciliegio, di lavanda, tepore, l’acqua colora di azzurro chiaro le pareti, musica, luce soffusa; ecco prima un piede poi l’altro e per ultimo tutto il suo intero corpo.

Il tiepido calore la avvolge non sente più nulla c’è solo l’acqua. I palmi toccano la superficie e l’acqua li sostiene in alto senza fatica, il respiro si fa lento lieve, l’aria le esce appena dal petto, le mani lentamente iniziano a muoversi, rigirandole l’acqua forma delle piccole minuscole onde che toccano la nuca, la schiena, le natiche, il sedere.

Bollicine, Bollicine, Bollicine, l’acqua è vita guai a non assecondarla.

Si sente come quando da piccola in piscina andava sott’acqua e ci metteva un po’ a riemergere, lì sotto ascoltava il silenzio e si lasciava avvolgere dalla leggerezza del suo corpo, sentendosi come sospesa in aria.

D’improvviso la mente è finalmente a riposo come gli occhi.

Li riapre leggermente, d’incanto in fondo alla stanza dalla finestra ad angolo della mansarda scorge all’orizzonte la neve bianca sulle montagne che piano piano si sta sciogliendo.

E’ primavera è passato un altro inverno.

Con questo pensiero si solleva si asciuga delicatamente, arriva in camera da letto afferra la cornetta del telefono, o meglio il cellulare, ha venti messaggi non letti, ora non ne ha voglia.

<tuuu tuuuu tuuu hello!> <Hello! It’s Chiara speaking from..> <oh Chiara glad to hear from you, how are you doing?>

<I’m just ok. are you still in Timbuctù?> <yes, I’m studying some ancient manuscripts, you know it’s an amazing job!

Last day I ate katta like spaghetti and ho pensato a noi quando sono stato in Italia>.

<I’m waiting for you, vieni>.

Si guardò allo specchio, in realtà anche se non si sentiva bella, lo era, pensò fosse giusto lasciare un poco dei suoi affanni riguardo i genitori alla sorella minore, indossò le sue scarpe preferite e uscì a comprare un nuovo trolley.

 

 

 

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Chi lo ha scritto

Marina Imparato

È nata in una città solare a volte misteriosa, ricca di storia e leggende. Amerebbe viaggiare ed esplorare nuovi orizzonti. Sposata con due figli. Ha conseguito la laurea in lingue e letterature straniere moderne presso l’Istituto Universitario Orientale di Napoli. Ha conseguito vari stage all’estero e ha soggiornato per sei mesi in Texas. Ha collaborato con la casa Editrice Simone Libri al termine del percorso universitario. Ha lavorato per molti anni come precaria nella scuola media e nella scuola secondaria di secondo grado. Nel 2015 è stata assunta dal Miur come insegnante di lingua e letteratura inglese. Da qualche tempo sta riscoprendo una sua antica passione: scrivere. Ha di recente pubblicato poesie con la casa editrice Aletti editore.

Perché non lasci qualcosa di scritto?

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *