Il signor Malalan e la dispensa (16)

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Una brava massaia ha sempre sott’occhio l’inventario di cibi e bevande presenti in casa. Lo stesso dicasi per un buon padre di famiglia single, un albergatore, un direttore di residenza per anziani e avanti così fino ad arrivare a chi gestisce la dispensa delle carceri, degli ospedali, delle navi da crociera, da guerra e delle capsule spaziali. Naturalmente, tolti gli aggettivi “brava” e “buon” a ognuno di questi soggetti, le cose cambiano, ma i paragoni, per definizione, si fanno prendendo come esempio un modello ideale!
Tuttavia, volendo mettere a confronto il signor Malalan con una perfetta massaia o con un ineccepibile uomo “d’affari domestici”, si finirebbe per annoiarsi. Il signor Malalan, infatti, di norma è bizzarro, eccentrico, stravagante, a tratti può essere scioccante, osceno, disgustoso, spesso anche sorprendente, disarmante e pure assurdo, ma “bravo” o “buon”, solo nei banali stereotipi di una mente arida.

Detto ciò, va comunque rilevato che la dispensa del signor Malalan comprende non solo cibi e bevande, ma anche prodotti di drogheria, barattoli, stampi per dolci e biscotti, utensili da cucina, oggetti elettrici e attrezzi da giardino. Pertanto, avere sotto controllo entrate e uscite di tanto materiale così diverso per genere e scopo, sarebbe impegnativo anche per un esperto di economia aziendale. Per fortuna, il signor Malalan, con la sua creatività, arriva dove falliscono gli esperti più titolati, ovvero, nell’iperspazio fantascientifico… lì tutto è possibile!
Tra i prodotti di drogheria sopra citati, per esempio, spiccano quelli che il signor Malalan riserva all’igiene personale, ai detersivi, ai disinfettanti, agli shampoo e ai dentifrici, almeno in prima linea. Dietro le quinte di una facciata apparentemente normale, però, pullulano varie stranezze. In genere si tratta di farmaci galenici preparati direttamente dall’improvvisato dott. signor Malalan: tonici per il viso, creme antirughe, maschere idratanti, integratori per migliorare il sonno, l’appetito, la pazienza e il contatto con la realtà. Inoltre, sempre dietro le quinte, il signor Malalan dedica uno spazio esclusivo ad alcuni rimedi fai da te, nell’agognata ipotesi di trovarsi costretto, un giorno, alla quarantena per una situazione di emergenza -guerra, epidemia o crisi esistenziale. Va detto, a onor del vero, che il signor Malalan è capace di stare chiuso in una stanza per giorni interi senza sentire la necessità di bere, mangiare, dormire, conversare con il mondo esterno e andare di corpo. L’unico problema, eventualmente, potrebbe concernere il ricambio dell’acqua al passerotto, se la stanza destinata alla quarantena non fosse proprio la toilette. Dal momento, però, che il signor Malalan ospita in ogni singolo locale dell’abitazione un esemplare del mondo vegetale, il problema non si pone… la pianta, infatti, dovrà pur essere annaffiata!

Tra i rimedi fai da te, come si diceva, c’è un mascara. A prima vista sembra un oggetto inutile per un uomo e probabilmente è proprio così. Il signor Malalan, però, non può prescinderne per mantenere un buon equilibrio psicofisico. Utilizza il mascara, per l’appunto, tutte le volte in cui deve mettere in risalto lo sguardo dolce e languido, da cerbiatto a cui hanno ucciso la mamma, che sfoggia quando improvvisa sketch da drag queen depressa. Il rimmel è preparato con un amalgama di due elementi: la pasta dentifricia nera al carbone attivo e qualche goccia di olio di ricino.
Oltre al mascara, tra questi prodotti self-made, c’è un miracoloso sciroppo per la gola, o meglio, per la voce. Anche in questo caso, la ricetta è frutto di uno studio del dott. signor Malalan ed è, addirittura, protetta da copyright. Si tratta di un intruglio a base di grappa, zucchero, limone, colorante verde e qualche fagiolo bianco di spagna, finito per caso nella prima bottiglia e poi riproposto per l’interessante apporto di acido folico e proteine. Lo sciroppo è in grado di modificare il tono squillante della voce del signor Malalan in quello basso, sordo e aspro di un esorcista rauco. Il trattamento si rende necessario quando il signor Malalan decide di interrompere la performance da drag queen depressa. In quel caso, infatti, imbastisce un siparietto raccapricciante, dove da drag queen problematica, diventa prima un esorcista indemoniato e poi, un signor Malalan depossessato, esausto, ma felice.

Tra le curiosità dietro le quinte, ancora, ci sono alcune scatoline di cartone marchiate “fragile”. Quella scritta, però, non ha nulla a che fare con il contenuto. All’interno dei pacchetti, infatti, c’è del filo interdentale realizzato utilizzando il nylon dei sacchetti vecchia maniera, parti di una lenza per la pesca e sfilacci di una calzamaglia termica in poliestere.
Tornando allo scoperto, invece, in pieno palcoscenico, i barattoli hanno sicuramente il ruolo di protagonisti indiscussi, occupando dalla prima all’ultima fila di ogni ripiano. Sono barattoli di ogni forma, dimensione, colore e materiale -vetro, plastica, alluminio…- che impreziosiscono, addirittura, gli angoli più remoti della dispensa del signor Malalan. Fanno parte di una collezione che è cresciuta in poco tempo a un ritmo velocissimo, come quello di un ghepardo che corre per il record sul chilometro lanciato. Non è passato molto, infatti, da quando il signor Malalan ha iniziato a “provare” qualcosa nei confronti dei barattoli. Qualcosa che va al di là di una semplice simpatia per la forma o di affetto per il mittente. Ciò che ha iniziato a “provare” è… provare a costruire una città di barattoli.
L’intenzione è quella di realizzare un’opera d’arte con tanto di case, municipio, scuole, chiese, teatri, consultori, cimiteri e campi sportivi, per poter partecipare a un concorso d’arte contemporanea, vincere, diventare famoso e scattare un selfie con la mascotte della manifestazione. I sentimenti non c’entrano affatto e gli esseri umani neppure. A volte, per dare un tocco di vivacità al suo agglomerato urbano, il signor Malalan inserisce alcuni insetti nei barattoli. Dopo morti, provvede alla loro cremazione con una cerimonia rapida e poi, allo spargimento delle ceneri nei vasi delle piante. A quel punto, però, prima ancora di aver completato l’opera, il signor Malalan, che rifugge la fama come gli insetti sacrificali le sue mani, simula un terremoto di un’intensità tale da coinvolgere, radendo al suolo, l’intera città. E, allora, ricomincia daccapo, con i nuovi barattoli che nel frattempo si sono aggiunti alla collezione.

Un altro settore interessante nella dispensa del signor Malalan è quello dedicato agli stampi per dolci, alle forme per biscotti e agli utensili da cucina.
Si è già detto della passione del signor Malalan per tutto ciò che ruota attorno al mondo dei panifici e delle pasticcerie. D’altra parte, il signor Malalan, non è solo un affezionato cliente di questi esercizi commerciali, ma anche uno chef pluristellato. Quando prepara prodotti dolciari, infatti, il signor Malalan indossa un grembiule da cucina sul quale ha ricamato ben tredici stelle. Tante, infatti, sono le lettere che compongono il suo nome –signor Malalan-, tanti sono i mesi dell’anno +1 e tante sono le volte in cui è finito all’ospedale a seguito di un’ustione, un taglio o una scusa per vedere Maria, l’infermiera del triage –con le solite tre caratteristiche fondamentali che fotografano la sua donna ideale: 1) bionda, 2) prosperosa, 3) prosperosa!

Nel dare esecuzione alle ricette per la realizzazione di dolci e biscotti, il signor Malalan utilizza molti ingredienti, ma pochi strumenti. Di norma usa le mani, un mestolo di legno, uno stampino per muffin o per torte, a seconda della voglia –comunque sempre gli stessi-, tre stampini per i biscotti dei cinquantacinque compresi nel set –sempre gli stessi-, un mattarello, se necessario, un frullino e q.b. di fantasia. Ovviamente, il signor Malalan tiene a portata di mano questi pochi accessori, in cucina, mentre la dispensa sembra uno spaccio di attrezzature per un laboratorio dolciario dove vengono ammassate decine di palette, spatole, stampi, sac à poche, sessole, spargi zucchero, fruste elettriche e ammennicoli vari!
Stessa cosa dicasi per gli utensili normalmente utilizzati dal signor Malalan nella preparazione dei manicaretti a base di pesce, carne, verdure e delle minestre. Le padelle, pentole, tegami e bistecchiere fondamentali, una per sorte, sono riposte in cucina, insieme alle posate, il resto, invece, sparpagliato nella dispensa -friggitrice, affilalame, estrattore, affettatrice, robot, macchina per la pasta, macchina per il pane- a potenziare il proprio talento nel raccogliere la polvere.

Spesso, tra gli oggetti relegati nella dispensa e la polvere che li ricopre con la leggerezza della peluria pubica acerba, spunta del materiale elettrico. Non è raro, infatti, che il signor Malalan, spostando un robot nel tentativo di arraffare una scatoletta di tonno, venga accidentalmente avviluppato da un filo elettrico, oppure da una prolunga. Ma questo è niente rispetto a ciò che capita, a volte, quando, issato sulle punte dei piedi per raggiungere il pacco di riso nell’ultimo ripiano, è costretto a rinunciare momentaneamente al riso, per cercare di evitare una tragedia biblica: il suicidio di massa delle lampadine alogene a goccia, le sue preferite. Queste, infatti, trovano posto un po’ ovunque e, spesso, ahimè, proprio nell’ultimo ripiano, a un’altezza tale, per cui, se dovessero malauguratamente cadere a terra, sicuramente andrebbero in frantumi. Pertanto, al fine di salvare la propria autostima, il riso e le lampadine, il signor Malalan si trova obbligato a fare una serie di palleggi con le scatole contenenti le lampade e successivamente, un bagno nel Voltaren per rimediare all’affaticamento muscolare degli adduttori.
La vera tragedia, però, succede le volte in cui grufolando tra i ripiani della dispensa, alla ricerca di qualche rimanenza di magazzino, il signor Malalan incappa, senza accorgersene per tempo, in uno dei suoi attrezzi da giardino. Così può accadere che, allungando un braccio e stendendo allo spasmo le falangi delle dita della mano, il signor Malalan non riesca a centrare i fagioli secchi, al di là dei prodotti di drogheria, bensì un paio di cesoie affilate, oppure, che, sbilanciato per un passo falso in un secchio di cui non ricorda l’esistenza, possa ritrovarsi improvvisamente bocca a bocca con una vanga apparentemente timida, o ancora, abbracciato a un rastrello recalcitrante, creando così decine di occasioni per un incidente domestico.

Una volta, effettivamente, il signor Malalan finì, addirittura, all’ospedale con un bernoccolo sul naso, un polsino intriso di salsa al pomodoro e un dosatore per il sale a forma di mucca incastrato nella gola. In quel caso, una serie di circostanze, a dir poco, bizzarre, furono determinanti.
Un pomeriggio, infatti, il signor Malalan si trovava nella dispensa per prendere dell’olio, purtroppo, però, prima di raggiungere la bottiglia, era incespicato in uno scolapasta, perdendo l’equilibrio e andando a sbattere sulla mensola dove c’era un flacone di fertilizzante con il tappo difettoso che cadendo, oltre a portare con sé un sacco di terriccio e un vasetto di salsa al pomodoro, si era pure aperto. A quel punto, il signor Malalan era scivolato a terra impiastricciandosi di fertilizzante e di salsa, fuoriuscita dal vaso rotto, battendo la testa sul bordo dello scolapasta in acciaio e ingerendo, oltre al terriccio e al fertilizzante, il dosatore per il sale, anch’esso rovinato a terra.
Comunque, ogni cosa, o quasi, si era risolta per il meglio: il bernoccolo era sparito nell’arco di qualche giorno, il polsino con tutta la camicia aveva traslocato in un bidone della spazzatura, il dosatore per il sale era stato recuperato integro, il fertilizzante aveva facilitato la digestione del pasto pesante e Manuelita, la domestica del vicino, si era occupata di ripulirgli casa e cassaforte!
Naturalmente, la dispensa del signor Malalan, oltre a contenere attrezzi e utensili di vario genere è anche il ricettacolo per cibo e bevande, nella miglior tradizione di una classica dispensa. Ci sono le conserve, i legumi secchi, le marmellate, lo scatolame, il the, la pasta, l’olio, il vino, la birra… Nulla di particolare rispetto a ciò che contiene la dispensa di un uomo qualunque.

Un giorno, però, accade questo. Dopo l’ennesimo infortunio tra le pareti del ripostiglio sovraccarico di cianfrusaglie, il signor Malalan decide di riorganizzare, o meglio, di reingegnerizzare i processi di selezione e posizionamento della merce, secondo determinati codici di priorità -presi in prestito, con licenza poetica, dal sistema di accesso alle prestazioni mediche della sua regione, al fine di evitare incidenti potenzialmente pericolosi.
1) U= urgente: codice rosso. Inerente ad alimenti o prestazioni non differibili, erogate di norma entro ventiquattro ore.
La merce va posizionata nel ripiano ad “altezza clavicole” di un bambino di otto anni con uno sviluppo fisico regolare.
2) B= breve: codice giallo. Il tempo di attesa per l’utilizzo dell’alimento o dell’utensile deve essere inferiore o uguale a dieci giorni.
La merce va posizionata nel ripiano ad “altezza coda” di un alano;
3) D= differita: codice verde. Il tempo di attesa, in questo caso, non deve superare i sessanta giorni.
La merce va posizionata nel ripiano ad altezza “bottiglia di spumante” Jéroboam da tre litri;
4) P= programmata: codice bianco. Il tempo di attesa è superiore ai sessanta giorni.
La merce va posizionata nel ripiano ad “altezza orecchie” di un giocatore di basket di media statura.
Così, entusiasta del progetto, il signor Malalan inizia a svuotare la dispensa e poi a riempirla nuovamente seguendo pedissequamente i codici di priorità auto imposti. A un certo punto, però, annoiato da un lavoro tanto meticoloso quanto inutile, dal momento che avrebbe utilizzato sempre lo stesso codice per sistemare la merce –U=urgente, codice rosso- decide di procedere senza l’ausilio di regole drastiche. Allora entra in scena il suo proverbiale buonsenso e riscrive tutto, utilizzando criteri di valutazione arbitrari:
1) M= mi piace. Codice rosso. Precedenza assoluta.
La merce va posizionata ovunque, senza tenere conto della deperibilità dell’alimento, della raccomandazione “consumare preferibilmente entro” o della frequenza di utilizzo. Se piace, piace. E’ ciò che conta!
2) R= riciclo. Codice beige.
La merce deve essere conservata con particolare riguardo, per poter essere rivenduta o regalata. Va posizionata in modo da evitare danni di qualsiasi natura e in modo da evitare di finire nel dimenticatoio, pertanto, bene in vista;
3) I= ipocalorico. Codice non pervenuto.
La merce segue regole fisiologiche. Le verdure fresche marciscono in cucina, l’aria viziata circola dappertutto e l’amore va e viene. Se viene in dispensa, dove c’è spazio. Per il resto, ovvero, le bottiglie d’acqua vanno posizionate a terra;
4) P= proibito. Codice rosso. Vedasi come per il punto 1). Precedenza assoluta.
La merce va posizionata ovunque, senza tenere conto di nulla. Se è proibito, piace e se piace, piace. E’ ciò che conta!
Anche in questo caso, entusiasta del progetto, il signor Malalan inizia a svuotare la dispensa e poi a riempirla nuovamente seguendo pedissequamente i nuovi criteri. A un certo punto, però, annoiato da un lavoro che avrebbe potuto durare giorni, decide di aggiungere un ulteriore criterio:
5) D= dispensa. Dispensa papale alla signor Malalan, ovviamente! Questa accortezza, infatti, lo esonera dall’osservanza di tutto quanto disposto sopra… ovvero, da ogni codice, da ogni criterio e da ogni ridicola fantasia di poter riorganizzare la dispensa in maniera ordinata!
Così, il signor Malalan, grato a se stesso per questa brillante idea, sistema velocemente, alla rinfusa, pacchi di pasta, conserve, scatolette di sgombro, sacchi di terriccio, dopobarba, cavi elettrici, fertilizzanti, tegami… Quando sta per terminare, però, cade improvvisamente a terra, colpito alle spalle da una vanga posseduta e sviene… si risveglia poco dopo al pronto soccorso, smarrito e confuso. Lo sguardo di Maria, però, l’infermiera del triage bionda, prosperosa e prosperosa, lo rasserena immediatamente. “In fondo”, riflette il signor Malalan soddisfatto, “lo sapevo, il codice rosso è l’unica priorità degna di considerazione, dentro e fuori dalla dispensa!”.

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