Scrivere non è mai facile

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Quando acquistiamo un libro, o semplicemente lo prendiamo in prestito, la scelta finisce sempre per combaciare con quelle che sono le nostre corde. Perché un lettore, specie se accanito, potrà di certo spaziare e lo troverà anche piacevole, ma avrà sempre un genere preferito a cui fare ritorno.

C’è per esempio un vasto pubblico, soprattutto femminile, che ama vivere sensazioni romantiche, fatte di sfioramenti e baci, dove alla fine deve esserci sempre un lieto fine. È questi il cosiddetto romanzo rosa, altresì detto anche romance o d’amore, dove possono esservi intrecci che serviranno per lo più a fare incontrare la coppia, che poi alla fine sceglierà di cominciare una vita insieme, ma resteranno un contorno. Dovrà essere un sentimento ben delineato, quello che nasce, e non soltanto accennato, altrimenti come si farà a sognare? Personaggi caratterizzati nel bene e nel male, perché non è detto che siano carismatici o forti a ogni costo. L’amore è cieco, come si suol dire. Ricordate le eroine svenevoli nei romanzi dell’Ottocento? Quelle che non pensavano ad altro che a trovarsi un buon partito da sposare (su tutti, si potrebbero citare i romanzi di Jane Austen), anch’esse sono state amate e sono passate alla storia. Insomma, il sesso non conta, purché fra le due persone vi sia attrazione, magia. Dico questo perché il rosa non deve essere confuso col romanzo erotico, sarebbe un errore grave. L’amore travolgerà tutto quello che ruota attorno, se il romanzo è scritto bene, s’intende. Non guasterà un tocco d’ironia, che sempre rallegra il lettore e non lo fa sprofondare nella banalità. Che poi, mica è facile scrivere un romanzo rosa, eh? Forse lo potrebbe sembrare, ma vi assicuro che non lo è.

Un genere che sta andando per la maggiore è il cosiddetto hard boiled, un sottogenere del poliziesco, ma molto più duro, più spietato. Avete presente quei romanzi che hanno per protagonista un poliziotto disilluso, bistrattato, problematico, magari alcolizzato? Ecco. Che dice parolacce, perché la vita è dura, ha perso ogni attrattiva. Le descrizioni sono alienanti e alienate, talvolta gli omicidi rasentano il pulp, senza alcun pathos a reggere il gioco. Il poliziotto potrebbe essere anche un reporter, un investigatore privato, purché un tizio che lavori da solo contro tutti, magari con una pistola sempre pronta all’uso. Poche donne, oppure sempre troppe, insomma niente di concreto. Il confine tra bene e male, tra poliziotto e colpevole, è sottile e di certo non c’è quasi mai un lieto fine, anzi, mi correggo, il lieto fine c’è difficilmente. Come esempio qui si potrebbe citare Raymond Thornton Chandler quale il più importante autore di narrativa hard boiled e creatore del detective Philip Marlowe. Anche tale genere è difficile, per un autore, niente a che vedere col thriller, col giallo o col noir, che sono della stessa stirpe, però ognuno con le proprie sfumature. C’è sempre un mistero, un morto ammazzato, e un’indagine in corso, ma poi ciascun sottogenere si dipana in modo del tutto differente. Per fare un esempio, ce lo vedete Hercule Poirot, oppure Miss Marple, a fare a cazzotti con tutti, trattare la gente come fossero degli eterni nemici? Anche il senso di rispetto per le autorità è maggiore. Hercule Poirot veniva rispettato, non emarginato come per esempio l’Harry Hole di Jo Nesbo, che chissà perché tutti chiamano romanzo thriller, mentre a me ha sempre dato l’impressione di essere, Harry, un antieroe moderno che sconfina nel genere proprio qui trattato. Lo scrittore dell’hard boiled non ha la preoccupazione di analizzare i sentimenti di empatia, per quanto riguarda i suoi personaggi, meglio, nei rapporti che regolano le loro interazioni, però deve essere un abile conoscitore del territorio in cui ambienta le sue storie; se non altro deve essere credibile, altrimenti tutto finisce nel grottesco, che è un altro filone ancora.

Foto di Suzy Hazelwood da Pexels

Foto di Suzy Hazelwood da Pexels

Un genere bellissimo, ma tenuto poco in considerazione dagli scrittori contemporanei, è il western. Che non è obsoleto, badate! Anzi, un buon racconto western, se scritto bene, può essere oltremodo moderno. E qui troviamo personaggi che vengono posti di fronte a una natura selvaggia, che diventa matrigna. C’è la difficoltà a far convivere popolazioni di genere diverso. I nativi indiani si vendicano sull’uomo bianco, per il fatto di essere stati spodestati dalle loro terre; spesso appaiono in catene o addirittura rinchiusi in una riserva. Essi hanno dell’acredine una ragione, e a mano a mano che il tempo passa e ci si discosta dai film con quegli indiani agguerriti, eternamente sul sentiero di guerra degli anni sessanta del novecento, vengono analizzate le loro motivazioni. Insomma, spesso e volentieri si appoggia la loro causa ed essi non sono più descritti come popoli selvaggi e poco vestiti, la cui crudeltà prevaleva su tutto. Com’è giusto che sia, anch’essi acquistano una loro dignità nella lotta per l’usurpazione e la vita, e vengono distinti in uomini dalle buone o dalle cattive intenzioni, come dovrebbe essere per tutti. Mi viene in mente il film L’ultimo dei Mohicani e poi, in contrapposizione, Hostiles, e così spero di essermi spiegata. Gente che lotta per i figli, per le mogli, per la terra, per un ideale, seppure talvolta la crudeltà allo stato puro s’identifichi con qualche rinnegato che si diverte col suo gruppetto a terrorizzare la prateria e a scotennare i coloni giunti malauguratamente nelle vicinanze. Un esempio di buona letteratura western è il romanzo Notizie dal mondo, di cui sta andando in onda anche la trasposizione cinematografica su Netflix, con Tom Hanks come protagonista. Qui l’autrice, Paulette Jiles (stiamo parlando di un romanzo del 2021, edito da Neri Pozza) è stata oltremodo abile a portare davanti ai nostri occhi una natura incontaminata fonte d’insidie, non solo naturali, ma anche causate dall’uomo. Fuorilegge che minacciano a ogni angolo un’esistenza che non ha alcun valore, perché non tutelata da una vera e propria legge scritta, ma basata su quella del più forte. E il vecchio capitano Kidd, impietosito da una bimba rapita dagli indiani Kiowa e poi rilasciata, farà di tutto per proteggerla e riportarla ai suoi parenti. Da un punto di vista dello scrittore, anche questo è un genere molto difficile, perché si rischia di cadere in anacronismi o errori che portano a invalidare il senso profondo dell’opera. Per cui, uno studio approfondito del territorio, dell’epoca con gli usi e costumi vigenti, è fondamentale. Situazioni così lontane da noi devono per forza risultare credibili, altrimenti meglio non cimentarsi.

Infine, in questa incursione rapida fra alcuni generi letterari più in voga del momento (oppure di cui abbiamo più nostalgia) non può mancare il cosiddetto weird, sottogenere dell’horror, che prende forma dai lontani racconti di Lovecraft, fatti di situazioni macabre, ricordate La casa stregata? Ebbene, il genere preso in esame è breve: racconti e non di certo tomi lunghi. L’elemento fantastico è fondamentale, anche se non devono mai mancare ingredienti quali un accenno alle moderne tecnologie (bambole che si animano improvvise, grazie a transistor futuristici); un intrigo che spesso coinvolge politica, servizi segreti o quant’altro; finale inquietante, meglio se lasciato al soprannaturale. Un pizzico di distopico non guasta, ma la letteratura della distopia è altro. Insomma, l’inquietudine deve farla da padrone, il lettore deve essere proprio sovrastato da quel senso di delirio che s’insinua all’improvviso, da una situazione che all’inizio, almeno in apparenza, sembrava reale. E qui l’autore rischia di portare con sé il fruitore dei suoi racconti in un vortice di confusione bestiale, se non sa bene come disporre gli elementi, farlo precipitare in un unico grande calderone.

Scrivere non è mai facile, insomma. Ci sono però generi più macchinosi di altri, e ne abbiamo passato in rassegna alcune caratteristiche.
Non so se fra questi citati, si nasconda anche il vostro genere preferito. L’unica cosa che mi preme è che abbiate letto questo breve articolo con quel pizzico d’ironia col quale io l’ho pensato. D’altra parte, la vita è così complicata che almeno qualcosa, nel mio piccolo, dovevo pur semplificare.

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