Il signor Malalan viene attirato dall’attività di volantinaggio (15)

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Buffo vero? Intendo essere attirati dall’attività di volantinaggio. Può capitare, infatti, di essere attirati dalla luce, da un colore, da un suono, oppure da un colibrì obeso, da un bonsai gigante, da una suora ammiccante o da un avanzo di galera, ma essere attirati dall’attività di volantinaggio è cosa assai bizzarra. Ed è qui, tra le cose bizzarre che entra in scena, come al solito, il signor Malalan.

Un giorno come tanti, infatti, gli capita di leggere un annuncio nella bacheca dell’Università della Terza Età che solletica la sua fantasia: “… selezioniamo personale seriamente attirato dall’attività di volantinaggio per la promozione di…”. Il logo nell’intestazione della pagina era sbiadito, il messaggio frammentario e il piè di pagina strappato. Non si riusciva a capire chi fosse il proponente, quale la finalità e quale la data dell’avviso. D’altra parte, il signor Malalan aveva sempre guardato con dissimulata curiosità la bacheca di quell’Ateneo. Nel corso degli anni, gli annunci sui quali si era concesso di indugiare, erano tutti particolari. A volte ambigui, a volte criptici, a volte, invece, troppo espliciti, ma in un senso che non era mai riuscito a comprendere esattamente.

Succede spesso che il signor Malalan tergiversi dinnanzi a quella bacheca, in quanto, i locali dell’Università della terza Età hanno sede al primo piano dello stesso stabile in cui riceve Franco, il dentista di famiglia. Fuori dalla porta dell’Ateneo c’è una targa in ottone, sobria come quella di certi studi professionali, sulla quale c’è scritto: “associazione apartitica ed aconfessionale”. Proprio così, con la terribile “d” eufonica che ci azzecca come l’aceto con il caffè!
In ogni caso, quando il signor Malalan fa visita al dott. Franco, il passaggio sul pianerottolo che ospita l’ingresso dell’Università per anziani, è d’obbligo. Sebbene, infatti, lo studio del dentista si trovi al settimo piano, la presenza dell’ascensore funzionante, per il signor Malalan, sembra essere solo un dettaglio insignificante. Preferisce sfidare le scale e lo fa con la stessa grinta con cui una donna dai capelli arancioni, profondamente irritata per il colore sbagliato della tinta, insulta il proprio parrucchiere!

Così gradino dopo gradino, rampa dopo rampa, piano dopo piano, il signor Malalan arriva davanti alla porta del dott. Franco. Qui, si ferma qualche istante in contemplazione dell’orrenda targa in plexiglass nero che identifica lo studio professionale e che Franco, sostiene essere tanto elegante, moderna e di forte impatto visivo. La targa è personalizzata. Oltre al nome del dottore, per l’appunto, compare anche la silhouette del canarino Gianni, nel rigor mortis, che conferisce a quell’obbrobrio, già funereo di per se stesso, un tocco macabro. Salutato Gianni con un cenno del capo e un gesto scaramantico, il signor Malalan resta immobile nel corridoio, il tempo necessario per compiere un respiro profondo e la puzzetta di rito, poi entra… proprio come se avesse appena fatto sette piani di scale, sudato e con il viso congestionato!

La passione quasi incomprensibile del signor Malalan per le scale ha origini lontane, rintracciabili, addirittura, nell’osservazione della molecola del DNA! Si narra, infatti, che quando il pischello frequentava il liceo, fosse rimasto folgorato dalla professoressa di biologia. Tale Simonetta Cantante, con l’hobby, scontato, del solfeggio e della musica leggera, era riuscita a far innamorare il signor Malalan della materia, in poche settimane.
Con metodi d’insegnamento poco ortodossi, gonne extra long dagli spacchi mozzafiato e un paio di poppe transgeniche con le quali se ne andava in giro per l’aula declamando, come fossero poesie, dissertazioni complesse su batteri, muschi, protoplasma…, la prof. aveva attecchito dove gli altri insegnanti avevano fallito, sull’ipotalamo del signor Malalan, mantenendo vivo il suo interesse durante le lezioni.

Così, il signor Malalan, da bravo scolaro, aveva iniziato a provare grande fascinazione per lo “studio della vita” e degli organismi viventi, nonché per la loro biochimica, l’evoluzione, la fisiologia, lo sviluppo, la struttura, la distribuzione e, addirittura, la tassonomia. Ben presto, questi argomenti, da tabù diventarono rivelazione. Da lì alla genetica il passo fu breve. Tutt’oggi, infatti, cromosomi, geni, genoma, genetica classica e molecolare, impregnano i pensieri, i sogni, gli appunti del signor Malalam e dal momento che, la molecola del DNA ha la forma di una doppia elica facilmente assimilabile a una scala a pioli…
E’ proprio allora che il signor Malalan sviluppa una sorta di prurito psicogeno -sfociato poi in una vera e propria venerazione- per scale, scalette, scalini e tutto ciò gravita attorno –tipologie, materiali, design. Adora guardarne la conformazione, studiarne le dimensioni, pulirne gli angoli più nascosti, percorrerli in su e in giù con uguale soddisfazione e scattare selfie mentre si riposa facendo merenda –fosse anche con il bordo a becco di civetta di uno scalino conficcato tra le vertebre lombari. Se c’è una scala, lui deve percorrerla, sempre e comunque, pure quando la sua meta è dieci piani più in alto, quando, per disavventura è infortunato e quando, dall’ascensore spunta il profilo di una pupa ammiccante che lo invita a salire. Il signor Malalan non ha paura della stanchezza, né dell’altezza. Certo, rinunciare all’intimità con una pupa, favorita dal metro quadrato, scarso, della cabina dell’ascensore, potrebbe costargli caro, trattandosi di un’esperienza difficile da replicare, ma lui rischia, impavido. Il richiamo della “tromba” delle scale ha un suono ipnotizzante che prevale, di gran lunga, sul canto di qualsiasi sirena!

Ogni scala, per il signor Malalan rappresenta una missione, non importa quanto sia ripida, lunga o dissestata. Campanili, fari, torri, torrette, belvedere, alcove o studi dentistici, lo scopo è sempre lo stesso: arrivare in cima a piedi. Si narra che il signor Malalan sia andato a piedi pure sulla torre Eiffel, seicentosessantanove gradini!
Scale a parte, torniamo all’annuncio sull’attività di volantinaggio che aveva attirato il signor Malalan con lo stesso magnetismo di un panino salsiccia, friarielli e calamita incorporata. In realtà, prima ancora di prendere in considerazione quell’opera d’arte, il signor Malalan ripensò ad altre perle di letteratura che nel passato avevano esercitato un discreto ascendente sulla salita allo studio dentistico, rallentando l’incontro, sempre un po’ imbarazzante, con la stilosa silhouette del cadavere di Gianni e accelerando, invece, il battito cardiaco per l’entusiasmo di dover decifrare un messaggio criptato. Così, infatti, gli apparivano la maggior parte di quei messaggi, criptati.
Ricordò divertito di aver letto, tempo addietro, alcuni annunci grotteschi. Tra i suoi preferiti: “Vendo come nuovo, prezzo interessante. Chiamare ore pasti, tradizione bulgara”. Già allora si era posto diversi interrogativi: vendo cosa? Dove? Qual è il prezzo? E poi, quali sono le ore tradizionali dei pasti in Bulgaria? O forse, “tradizione bulgara” si riferisce all’oggetto misterioso dell’annuncio?!”. Un altro post diceva: “Scambio alloggio gratuito con massaggi integrali”. E qui, secondo il signor Malalan le cose erano due, “o l’alloggio è una topaia” aveva pensato “e bastano tre massaggi per saldare il conto, oppure, la vera domanda è “quanti massaggi dovrà fare lo sfortunato inquilino? E, soprattutto, “chi pagherà le spese del fisioterapista per la tendinite che colpirà, sicuramente, il poveretto agli avambracci?”.

Un altro annuncio, ancora, recitava così: “Regalo portafoto strafigo a chi se lo viene a prendere”. Anche qui, le domande nella testolina del signor Malalan, erano fioccate copiose… “se è strafigo, perché lo regali? Di quale materiale è fatto? Con o senza fotografia annessa?! Che dimensioni ha l’oggetto? Posso venire a prenderlo con la macchina? Serve un furgone? E’ sufficiente se mi muovo con lo scooter o la bicicletta e una borsa della spesa di media grandezza?”.
Ovviamente, queste domande sono rimaste, a tutt’oggi, senza alcuna risposta. Il signor Malalan, infatti, pur soffermandosi su quegli annunci, solleticato da un acuto interesse, non si è mai preso la briga di telefonare per avere informazioni o chiarimenti. Ha sempre preferito confezionare da sé le storie che precedono e seguono l’affissione di un avviso, nonché quelle in merito al suo autore.
Solo una volta fece un timido tentativo di conversazione per superare i dubbi sollevati da un breve messaggio. In quel caso, però, non interpellò l’autore, bensì un uomo di passaggio. Si trattava di un anziano signore, con un bastone da passeggio laccato nero, un sacchetto della spesa stracolmo di sedano e una salivazione decisamente imbarazzante, così copiosa da imperlare entrambi gli angoli della bocca, il mento e parte del soprabito. Al signor Malalan non era sfuggito lo sguardo malizioso e compiaciuto del vecchio bavoso alla bacheca, così si era deciso a rivolgergli la parola.

L’annuncio sul quale tentò uno scambio di opinioni era questo: “Cerco donne ignoranti da istruire. Si assicura pazienza, merenda e volendo, l’automobile”.
-Buongiorno signore, scusi il disturbo, ha notato anche lei quell’annuncio?;
-Buongiorno a lei caro. Intende quello eccentrico sull’allevamento dei bachi da seta o quello incomprensibile sulla magia della tutina termica antibatterica in poliestere?;
-Veramente intendevo quello sulle donne ignoranti?;
-Ah, sì, l’ho letto! Direi che il vero ignorante è chi ha scritto quella bestemmia;
-Bestemmia… non le pare un po’ eccessivo?;
-Affatto, caro. E’ dissacrante fare una citazione sbagliata;
-Quale citazione?;
-Mi prende in giro? Tutti sanno che si parla di “fate ignoranti” non di donne ignoranti;
-Ma “Le fate ignoranti” è un film di Ferzan Özpetek, l’annuncio è un’altra cosa;
-Quale annuncio, caro?;
-Quello sulle donne ignoranti…;
-Ah, sì… ha visto che abominio grammaticale… ignoranti, anziché inioranti. La gente è proprio analfabeta;
-Veramente io…;
-E poi, non si capisce nulla. Dice di poter assicurare l’automobile e poco prima, invece, di assicurare pazienza e merenda? Ma cosa diavolo avrà voluto dire!;
-In effetti…;
-Lasci perdere giovanotto, tempo sprecato. E ora mi scusi, devo andare. Sono in ritardo per la lezione di Tai Chi;
- Tai Chi?
-Cos’è sordo? Tai Chi, sì caro, favorisce il rilassamento e l’equilibrio psicofisico. Dicono che risvegli il corpo e la mente. Con la mente sono al top, ma il corpo, come vede, è un po’ acciaccato. Venga anche lei, si iscriva al corso, è rigenerante;
-Pensa che ne abbia bisogno?;
-Bisogno di cosa, caro? Le serve aiuto?!;
-Non importa… non voglio trattenerla oltre, buona lezione di Tai Chi;
-Grazie caro, ma oggi ho lezione di tedesco.

In pochi istanti il vecchio bavoso varcò la porta dell’Università della Terza Età e sparì, lasciando il signor Malalan sul pianerottolo, perplesso, sbigottito e infastidito da quel “caro” ripetuto troppo spesso, ma soddisfatto per l’epiteto lusinghiero, “giovanotto”, che continuò a risuonargli piacevolmente nella testa per il resto della settimana.
Da allora, il signor Malalan non si è più azzardato a indagare un annuncio fino a quando, per l’appunto, scorge quel foglio di carta unto e parzialmente incomprensibile che cattura, nuovamente la sua attenzione: “… selezioniamo personale seriamente attirato dall’attività di volantinaggio per la promozione di…”. Così decide di approfondire.
Come accennato, il logo nell’intestazione della pagina era sbiadito e il piè di pagina strappato. Non si riusciva a capire chi fosse il proponente, quale la finalità e quale la data dell’avviso. Tra l’altro, il numero di telefono indicato per ottenere maggiori informazioni, assolutamente necessarie, era monco. L’ultima cifra risultava illeggibile. Ad ogni modo, il signor Malalan non si scoraggiò e provò, comunque a contattare l’autore. In fondo, i tentativi, potevano essere, al massimo, dieci. Quel numero, infatti, doveva terminare, necessariamente, con lo zero, oppure con l’uno, o il due, o il tre fino ad arrivare al 9. Portando pazienza sarebbe riuscito a rintracciare la persona giusta.

Purtroppo il gioco durò poco. Alla quinta zampata, infatti, il signor Malalan scovò l’artista. Dopo aver parlato con un ospizio, un’impresa di pompe funebri, una vecchia rintronata e un bambino assai volgare, il signor Malalan beccò Geronimo. Geronimo era un artista a tutto tondo: dipingeva la vita del sottosuolo con la tecnica “olio su tela”, suonava il clarinetto nei giorni dispari e la tromba in quelli pari, componeva poesie religiose che alternava a liriche mangiapreti, improvvisava allegri monologhi, nudo, davanti all’urna cineraria dell’amante morta suicida… e scriveva annunci bizzarri. Questa, almeno, fu la conclusione a cui giunse il signor Malalan, quando realizzò di essere al telefono proprio con l’autore di quell’opera d’arte.
-Buongiorno, chiamo per l’annuncio affisso nella bacheca dell’Università della Terza Età…;
-…Buongiorno, buongiorno, sono Geronimo con chi parlo?;
-Sono il signor Malalan;
-Salve, posso chiamarla per nome?;
-Certo, signor Malalan!;
-D’accordo signor Malalan… mi diceva dell’annuncio in bacheca… mi faccia pensare… parla di quello sulle giovani prestigiatrici rumene, quello sulle lezioni private di guardiaboschi, quello sul calcolo delle probabilità che il segno zodiacale del toro…;
-No, no, no… mi riferisco a quello sul volantinaggio. Volevo capire…;
-Ah, sì, certo… e siamo a settantanove, chi lo avrebbe mai detto!;
-Come dice, scusi?
-Caro signor Malalan anche lei è stato attirato dall’attività di volantinaggio, complimenti!;
-Così pare… ho vinto qualcosa?;
-Mi dispiace, per un soffio ha perso un preparato completo per fare i pancake!
-Nooo, cioè?;
-Avevo messo in palio quel premio godurioso per l’ottantesima chiamata, sperando non arrivasse mai… sa com’è, adoro i pancake in scatola;
-Dunque io sono il numero settantanove?
-Esatto. Incredibile, vero? Mi hanno già telefonato settantanove persone per quell’annuncio. Eppure non si capisce nulla. Il testo è solo abbozzato e comunque, incomprensibile. Tra gli annunci che ho studiato e affisso in tutta la città, nessuno ha ottenuto tanto successo. Chissà, forse l’unto della cotenna di maiale rilascia ancora un profumino invitante;
-Ecco cos’è, allora, che mi ha attirato… Pertanto non c’è alcun volantino da distribuire?;
-Certo che no!;
-E’ solo uno scherzo, un gioco?;
-Le pare poco? Di questi tempi è così difficile distrarsi in maniera innocente, senza dover ricorrere alle solite sostanze rassicuranti, sebbene nocive. Lo dicevo al mio psichiatra che questa cosa avrebbe funzionato;
-Psichiatra?;
-Sì, ma non è grave, convivo con episodi di psicosi da quando ero bambino. Sa, noi artisti abbiamo sempre, per definizione, qualche scompenso, altrimenti non potremmo essere così creativi… Genio e follia. La luce e il buio della mente, sa di cosa parlo?;
-Eccome! Senta, ma il suo psichiatra approva questo approccio artistico come terapia per la cura del disturbo?:
-Pierluigi? Certo. Lui è diverso dagli altri. Il dott. Anselmi, il prof. Freddi e la dott.ssa Altimonti, pensavano di procedere con la solita trafila di farmaci, ma Pierluigi è favorevole a un percorso alternativo;
-Interessante… E questo Pierluigi riceve su appuntamento? Potrebbe, forse, darmi il suo numero di telefono? Sembra un uomo interessante;
-Potrei fare di meglio, mettere un annuncio, ah, ah, ah, ma non garantisco per lui. Pur essendo un canguro di peluche, da poco promosso a psichiatra di fiducia, è molto lunatico!;
-Non si preoccupi, so come prendere questi professionisti. Rodolfo, il mio consulente filosofico, un delfino di peluche, è estremamente capriccioso e scorretto;
-Tutti uguali questi peluche!;
-Sono d’accordo. Geronimo, ancora una domanda, poi la lascio alla sua terapia…
-Dica pure signor Malalan;
-Se ora metto giù la cornetta e richiamo immediatamente, naturalmente attirato dall’attività di volantinaggio, sono l’ottantesimo che risponde all’annuncio, giusto? Vinco il preparato per il pancake?;
-Certo, ma faccia in fretta, perché l’ottantunesimo si becca una denuncia per stalking! Tra annunci e denunce la terapia va alla grande. La saluto signor Malalan, a presto… e faccia in fretta, mi raccomando!

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Chi lo ha scritto

Erica Bonanni

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Nata a Trieste, laureata in giurisprudenza e in scienze politiche, in possesso dell’abilitazione all’esercizio della professione forense, Coach in PNL, Giudice Sportivo Regionale FIP… stop. Amo ogni tipo di risveglio, amo l’atmosfera del mattino, amo la solitudine, amo riflettere, amo il cielo che minaccia tempesta, amo fare sport, amo viaggiare, amo il gelato, amo sorridere, amo giocare, amo entusiasmarmi, amo soffrire, amo lottare, amo vincere, amo studiare, amo trovare una soluzione, amo i picnic, amo suonare il flauto traverso, amo le notti insonni, amo sorprendere, amo stuzzicare, amo preparare i dolci, amo mangiare i dolci, amo leggere, amo scrivere e… amo amare ed essere amata. Odio… ops, un errore di ortografia. Volevo dire: oddio quante cose amo!

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