Giacomo e il giorno delle donne

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Giacomo era sempre con la testa in aria quando passeggiava. Sia in collina sia al mare. Ad affascinarlo erano le nuvole nel cielo azzurro, blu, grigio chiaro, grigio scuro, blu notte.
Era il mese di marzo, il mese da tempo oramai dedicato alle donne. Ricordava bene il giorno 8 con un tondo sopra ed uno sotto.
Quel giorno le nuvole erano particolarmente sparpagliate nel cielo azzurro. Camminava, sempre con il naso in su, quando d’un tratto si fermò a guardare.

Il vento, lieve che lo sentivi appena sulla pelle del viso, delle mani, le faceva camminare di continuo, sembravano ora cerchi di fumo, quelli che lo zio noncurante dei suoi bronchi continuava a fare con la sua bocca per divertirlo, ora stracci di lenzuoli bianchi appesi ai balconi, ora strisce graffiate nel cielo. Ciò che lo colpiva erano le forme ma anche i colori, cangiavano come i personaggi dei suoi videogiochi sul suo PC. Immaginava nuvole armate, nuvole in difesa, nuvole all’assalto.

Sì, sì aveva studiato bene con la maestra e poi con la prof di scienze come si producono le nuvole, cosa sono, ma era più forte di lui la sua immaginazione gli impediva di vederle come: “goccioline d’acqua”. Ricordava ancora quando la maestra, in un giorno di pioggia, aveva detto:- bambini vedete le goccioline appese al vetro di questa finestra? Beh le nuvole sono fatte delle stesse goccioline sono un insieme di gocce-. -E solo quando si diradano raggiungendo qualche migliaia di unità per litro di acqua, la luce viene diffusa e poi riflessa al nostro occhio-.

imagesGli occhi di Giacomo erano però speciali. L’otto marzo aveva sempre accompagnato la sorella Sofia nel corteo femminista che ogni anno attraversava le strade della loro città. Nonostante lui fosse matricola e la sorella oramai ad un passo dalla maturità, lei accettava di portarlo con sé.
-Ma si dai, tanto è ancora un bambino- avevano affermato le compagne.
Non era in verità, ancora un uomo e, quindi, poteva esserci lì con loro.

L’appuntamento era fuori scuola, dove incontrava la sorella e le sue amiche. Giacomo si sentiva adulato: – ti stai facendo crescere i capelli, però il ciuffo non te lo buttare giù sul viso, mandalo al lato- aveva detto Francesca.
In quell’occasione tutte avevano un occhio di riguardo per lui, un po’ lo coccolavano, un po’ lo deridevano ma sempre con affetto.
- Ma che ci devi fare con lo smalto sulle unghie, così sembri una femmina-
-Lascialo stare a me piace un sacco lo smalto nero, gli dà un non so che di dark-.
Giacomo le lasciava parlare e poi i loro commenti non lo spiacevano.
Di liceo in liceo il gruppo diveniva sempre più numeroso fino a raggiungere poi il corteo ufficiale, quello in cui i svariati collettivi femministi davano vita ad una festa di protesta sempre gioiosa. Ogni liceo segnava la sua appartenenza con il proprio striscione; le ragazze cantavano, facevano segni, si incazzavano con chi, sempre qualche uomo, al di fuori del corteo le prendeva in giro.

fotos-napoles-plaza-plebiscito-001-2Non erano li a festeggiare ma a rivendicare i loro diritti, i diritti di tutte le Donne.
Intanto Giacomino si nascondeva dietro la sorella. Non voleva essere riconosciuto da qualche amico nei paraggi, soprattutto mentre il suo cuore batteva all’impazzata perché Francesca, la più cara amica di Sofia, gli stringeva la mano.
Dal corso Vittorio Emanuele scendevano verso il centro, attraversando piazza Dante, via Mezzocannone, il rettifilo e poi infine nella magnifica piazza del Plebiscito dove il corteo si trasformava in enormi girotondi e poi infine si scioglieva.

Il naso di Giacomino ora, era pieno di un solo odore quello della Mimosa. Gialla come il sole segnava l’entrata del mese di marzo e della prossima primavera, lui l’aveva regalata a Francesca e poi lei alle sue compagne.

In quegli anni molte conquiste c’erano state sul fronte femminile.
I consultori erano diventati un punto di riferimento, spesso tenevano corsi di sessualità nelle scuole sensibilizzando non solo le ragazze ma anche i ragazzi.
Si stava raggiungendo il senso della consapevolezza dell’importanza di essere donna.
C’era stata la legge sul divorzio 1970 e a seguire dopo tante discussioni e pentimenti quella sull’aborto 1978.

Lorenzo, compagno di giochi fin dall’asilo, il giorno prima gli aveva confessato:- sai Giacomo a me piace molto tua sorella che dici posso farci un pensiero-? – Però non credo che lei sia da una botta e via- lo aveva provocato ma, Giacomo non si era incazzato, non condividendo affatto i suoi nuovi modi, lo aveva assecondato non gliela aveva data vinta. – Sai mia sorella già ha il suo giro per farsela con uno della tua età-.

Proprio quell’otto marzo Giacomo aveva visto Sofia più bella, più forte, più splendente: – Cosa hai? Perché mi fissi con quegli occhioni?- e poi era scoppiata a piangere. Giacomo allora nel ritornare verso casa l’aveva presa tra le sue braccia e lei gli aveva rivelato la verità: -Sono incinta-.

9788817061841_0_500_0_75La prof. di lettere in quei giorni legge in classe Marianna Ucria di Dacia Maraini. Durante la lettura Giacomo guarda fuori dalla finestra, questa volta le nuvole sono tutte scure, d’altronde è marzo e si sa marzo è pazzo. Giacomo rimugina dentro di sé, gli ritornano in mente sempre le stesse parole.

Tornato a casa va in camera è preoccupato, Sofia è sul letto, vuole dirle che affronteranno assieme questa piccola storia ignobile, ma non sa come fare:- Sofy io sono con te- è l’unica cosa che riesce a dirle.
Si sente improvvisamente incredibilmente grande.
Nel cortile la vespa è accesa, sta aspettando, prima di partire in una corsa verso il consultorio di quartiere. Entrano non sanno dove guardare, Sofia trema, Giacomo prende la parola e spiega. – Sofia è un attimo non preoccuparti- Poi esce il ginecologo e parla con Giacomo, si spiegano o meglio il “medico” spiega Giacomo ascolta poi si avvicina alla sorella la prende per un braccio e la porta via.
-Che cazzo fai? E’ questo il modo in cui vuoi aiutarmi? Vaffanculo.
-Sai quanto ci ha chiesto quel bastardo? Cinquecento mila lire -.
-Non era il consultorio era un centro privato.

La vespa riparte questa volta leggono con maggiore attenzione Consultorio USL e così via. La fila è lunga, aspettano.
-Venite il giorno 11, alle 8.30-.
-È tra un mese e cinque giorni, prima non è possibile-?
-No mi spiace c’è un solo ginecologo che opera-.
-Si va bene si, si, grazie-

-Allora mi raccomando tranquilli-.
Finalmente ce l’avevano fatta, ma a che prezzo!
Tornano a casa, e già sulle scale, Giacomo sente il profumo della pizza di maccheroni. Stava morendo di fame quella giornata era stata interminabile, entra in cucina bacia la mamma e mentre apparecchia per due dice: -Ma! lascia stare Sofia è stanca domani ha il compito di latino, non importa ti aiuto io a lavare i piatti-.

 

 

 

 

 

 

 

 

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