Roberto Grassilli e la sua “Realtà diminuita”: guardare al mondo smussando gli angoli.

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Alla fine del 2020 è uscito un nuovo libro illustrato di Roberto Grassilli, “Realtà Diminuita”. Sembra fosse passato poco tempo dall’uscita della sua intervista all’Undici. E invece … erano passati 10 anni, di cui l’ultimo, il 2020, che da solo ci ha sconvolto la vita. Subito è nata la necessità di andare a rileggere l’intervista. (eccola qua: http://www.lundici.it/2011/06/cuoregrassilli/) E poi, in un battibaleno si è sviluppata l’idea di sentire subito R:ob e avere sue notizie fresche fresche, come la sua “matita” e il suo spirito.

Ecco allora 11 domande a Roberto Grassilli, ispirate dalla sua Realtà.

 

Roberto Grassilli, sempre dalla parte del Cuore

Roberto Grassilli, sempre dalla parte del Cuore

1) Ti abbiamo lasciato 10 anni fa con una biografia e un curriculum di tutto rispetto (per me invidiabile). I Lino e i Mistoterital, Cuore, Lia Celi, 4 figli, vignette, libri, esperienze in radio… Cosa hai fatto di bello da giugno 2011 ad oggi?

Ciao Marina, cercherò di essere positivo, perché confrontare questo ultimo decennio con le cose che citi qui sopra è un po’ come far uscire sul palco un comico del Bagaglino dopo i Monty Pythons. Ok, sto esagerando :D. Sono stati anni di faticosi smontaggi e di ricostruzioni che hanno riguardato un po’ in tutti gli ambiti della mia vita. Ho pagato, come tanti, le varie crisi che hanno ridotto i budget di chi si avvaleva del lavoro di creativi “jolly” come me, ho cercato di capire da dove potevo ripartire, ho studiato e disegnato ancora più di prima. Con la dovuta quota di tentativi ed errori, sono riuscito a sviluppare di più e meglio il mio tentacolo da illustratore, che era rimasto lì, poco allenato, rispetto a quelli che si erano occupati, ad esempio, di satira o grafica. Così sono nati i miei primi albi per bambini e “anomalie” come il libro de “La Realtà Diminuita”, uscito da un paio di mesi in libreria.

2) Questo decennio, terminato con una pandemia mondiale, quindi una cosa estremamente concreta e reale, a ben pensarci può a tutti gli effetti essere considerato il primo vero decennio in cui il virtuale (social, web, negazionisti e revisionisti) e il fake abbiano soppiantato il così detto “piano di realtà”. Ma cos’è per te la realtà? E perché hai sentito la voglia di “diminuirla”?

Il “gioco” della Realtà Diminuita mi è venuto da una sfida in rete, qualche anno fa, che consisteva nel riuscire a postare una immagine al giorno per tutto un mese, mantenendo una connessione fra di loro, fosse di stile, senso o altro. Serviva una tecnica veloce e una esecuzione rapida, così mi sono guardato attorno, a casa mia, poi con carta, matite, penne e la camera del mio telefono, sono andato a stuzzicare gli oggetti domestici accostando ad essi dei disegni che ne modificavano l’identità o ne suggerivano un uso differente. Ovviamente l’intento aveva un tono divertente, magari ironico, era un invito alla “realtà” a farsi un giro di danza dentro al mio gioco, lasciare da parte la “serietà” a cui deve attenersi per mestiere e divertirsi con me. Noi tutti sappiamo che la realtà che condividiamo è in buona parte una convenzione. Soprattutto lo è, a mio parere, il modo in cui scegliamo di raccontarla, a volte davvero più opprimente del necessario. Diminuire questa pressione e applicarvi uno sguardo giocoso è la piccola “sovversione” della Realtà Diminuita.  

3) Il mondo della grafica, dell’illustrazione, del designo è andato sempre più nella direzione del mezzo tecnologico: si lavora al computer anche per disegnare e creare vignette e illustrazioni. Tu come sviluppi le tue idee?

Sono già quasi quindici anni che disegno su e con strumenti digitali. Già da prima usavo una procedura ibrida, cioè disegnavo su carta fino ai tratti definiti a pennello e poi coloravo e rifinivo in un programma di grafica. Il passaggio al disegno direttamente su una tavoletta digitale è stato un per me un passaggio importante: ricreare il mio tipo di segno, la sensibilità del mio modo di lavorare è stata una sfida e anche una crescita. Non si trattava solo di imparare una nuova tecnica, è stato anche un cambio di mentalità. Produrre tutto all’interno del computer offre mille possibilità di modificare, riprovare, ritornare sui propri passi. L’”opera” è in sostanza sempre modificabile, questo rende anche più difficile per i creativi decidere quando è “finita”. Ma i vantaggi sono tanti, con uno svantaggio un po’ doloroso per chi disegna: non esiste un vero e proprio “originale” su carta, esistono dei file, duplicabili e stampabili. Però, quando cerco una idea nuova, all’inizio, parto ancora dagli schizzi sulla carta. È il gesto ancestrale che troviamo in noi fin da bambini e mi piace ricongiungermi a quel momento.

4) Il 13 febbraio è stata la giornata mondiale della radio e la BBC ha condiviso questi risultati: parlando del decennio 2010/2020, il brano più passato x radio è “Happy” Farrel Williams (radio di tutto il mondo) mentre su Radio rock classic il pezzo Rock più ascoltato di sempre è “Smells like teen spirit” dei Nirvana. Tu cosa hai ascoltato negli ultimi 10 anni? Il rock esiste ancora, se la canzone più ascoltata è degli anni ’90?

Aspetta, metto gli occhiali da Blues Brother per rispondere a questa. Il rock esiste, eccome. Magari oggi non sta su un palco (e per forza!) incarnato da qualche personaggio carismatico, non solo. Le band circolano sempre nelle stanze dei giovani, arrivano direttamente dalla rete. Per esempio, sono amico di un gruppo di ventenni riminesi che suona ottimo rock, scrive e canta proprie canzoni in inglese perfetto e nella loro musica sento ispirazioni che vengono dal rock di almeno tre generazioni, ormai. E sta tutto assieme alla grande. Però se pensiamo a questo benedetto rock come a una modalità espressiva più che a un canone musicale, può darsi che oggi lo troviamo maggiormente in serie televisive o graphic novel che in un album. Poi c’è “l’atteggiamento”. Se il rock ti è entrato dentro nel momento giusto della tua vita, sarai rock anche mentre studi Mozart a lezione di canto, come succede a me adesso. Ma intravedo la domanda successiva che sei collega a questa. Tengo su gli occhiali e faccio un balzo qui sotto con la bluesmobile…

5) Mentre scrivo, sto ascoltando gli album appena usciti dei Foo Fighters e di Briuce Springsteen. Tu ascolti musica quando “produci”? Se sì, quale?

La musica c’è sempre, mentre disegno. O da sola o assieme a parole che mi piacciono, come quelle che ascolto, da vecchio abbonato, su Radio Popolare. Poi ci sono i colpi d’ala colti di RadioTre, i podcast e la vera rivoluzione degli ultime anni, le piattaforme tipo Deezer o Spotify. Mi chiedevi dell’ultimo decennio: per me, che non sono mai stato un grande acquirente di album (da ragazzo le poche lire andavano nel materiale da disegno o nei biglietti dei concerti e ho ancora qui davanti al tavolo i contenitori con le vecchie “cassette”, la salvezza per noi squattrinati) sono state un gran regalo. Ho sempre ascoltato di tutto, ma adesso posso esplorare fra cose che mai avrei comprato e poi magari tornare a bomba a vecchie passione o album indimenticabili. Lo so, siamo di nuovo sull’impalpabile e digitale, ma io non mi ci trovo poi così male. Mia figlia Iris, che adesso ha 18 anni, è colei che in famiglia ha preso il testimone della passione per l’”oggetto disco”. Si è attrezzata con un piccolo impianto e adesso compra il vinile con quel piacere fisico che ricordo in tutti noi quando avevamo la sua età, alla fine dei ’70.

   6) Tu crei vignette e libri. Quali sono le tue fonti di ispirazione? Cambiano a seconda del lavoro che devi realizzare? Ti consideri più artigiano o creativo?

Io ringrazio ogni giorno di vivere in un’epoca dove le fonti sono tantissime e tutte abbastanza raggiungibili. Il vero impegno, in questo senso, può essere il riuscire a escludere l’eccesso di informazioni di bassa qualità. Naturalmente uso la scatola magica della Rete, soprattutto per vedere il lavoro di colleghi che magari non è ancora pubblicato o non si trova più sugli scaffali. Ma ho comunque bisogno di rifornirmi regolarmente di libri e albi illustrati, perché il rapporto con la propria libreria per un creativo, secondo me, è fondamentale. Riaprile le pagine di un autore che ti ha acceso l’immaginazione continua ad essere una grande risorsa, quando si cerca ispirazione. Io so di essere una figura molto ibrida, per via delle diverse cose di cui mi sono occupato. Ma che fosse satira o internet o, come adesso, libri per piccoli lettori, il modo di cercare le idee per me non cambia. Si tratta di aprire un po’ di più gli occhi e disporsi ad ascoltar meglio qualcosa che sta già attorno a me, di solito già imprigionato nell’incrocio di fili che negli anni ho teso attorno a me. Da uno di questi nodi può venire lo spunto giusto, che poi magari arricchisco andando a scartabellare nella mia libreria.

7) Sei social? Se sì, su quale piattaforme e come le usi? Come ti senti in questo mondo di autopromozione globale totale?

Sono inevitabilmente molto social, sono lì dentro da quando esistono anche perché, in un certo senso, ho dato un piccolo contributo alla loro nascita. La prima chat italiana agli albori del web, Icom Chat, diventò a fine anni ’90 Clarence Chat ed era gestita da noi, all’interno del nostro pionieristico “portale”. La nostra Community fu uno dei primi casi in Italia, gli utenti interagivano grazie ai “Forum”, in una epoca in cui non c’erano ancora ne’ Facebook ne’ Twitter e compagnia. Dopo quella esperienza per me rimase un atto naturale restare sulla rete per capire come evolvesse e continuare ad usarla. Certo l’autoproduzione di cui mi parli è una grande opportunità, specie per chi non ha molto da investire al proprio tempo e la propria creatività. Credo però che in tanti facciano l’errore di credere che questo sia un gioco facile: non lo è. Non dipende tutto da quanti cuoricini le persone lasciano sotto a un tuo post. Conta la qualità e l’empatia della rete che hai costruito nel tempo. Io comunque continuo a raccontare quel che faccio anche lì sopra. Mi piace quando mi trovano e mi apprezzano, ma non conto più di tanto sull’aspetto commerciale di quel mondo. 

La realtà diminuita secondo Roberto Grassilli

La realtà diminuita secondo Roberto Grassilli

8) Il tuo libro si intitola Realtà diminuita. Cosa ti piace di più della realtà? E cosa meno?

Vasta domanda! La realtà, come cercavo di dire, possiamo dire che esiste accettando l’idea che è multiforme, instabile e dipende da quanti siamo a condividerla, e quindi mi piace quando si mescola con altre versioni di se’ stessa che provengono da angolazioni che non prevedevo. Della realtà intesa come il tempo che scorre nelle nostre esistenze, amo le sorprese nascoste nelle cose apparentemente insignificanti, le nuove possibilità, i grandi amori che tornano e ti dicono “io non me ne ero mai andato”.
Non mi piace la realtà imposta da chi ha grandi mezzi per chiuderci dentro a scenografie fredde e ben calcolate, per venderci sempre qualcosa, che sia un prodotto o un modo di pensare senza se e senza ma. Queste ultime cose mi provocano una grande, grande voglia di “diminuirla” e prendermene gioco.

9) Hai sempre avuto un approccio “buffo” alle cose, leggero e concreto, ma con l’idea di strappare una risata, non per scatenare drammi. Cosa ti fa ridere?

Partendo dal fatto che considero chi sa far ridere un vero benefattore dell’umanità, sono molto legato all’umorismo che si è creato, tanti anni fa all’interno della mia band. Un linguaggio assurdo, estremo, catastrofico, che ancora mi piace e trovo irresistibile. Poi ho i miei grandi amori, quelli che non perdi più. Se da bimbo non vedevi l’ora che in tv apparissero quei due metafisici di Laurel & Hardy, o se hai riso e sei rimasto incantato dai film di Woody Allen a sedici anni, poi via via su a scoprire le radice ebraiche di certa comedy, quelle di Neil Simon per dire, o lo stupore davanti agli sketch dei Monty Python… Insomma, cose che ti entrano dentro e ti cambiano. Ma anche cose più buffonesche e geniali, che so: Brancaleone, Peter Sellers, Fantozzi, Mel Brooks. Ma quanto ho riso alle riunioni di Cuore, quando si doveva trovare un titolo, o con Lino e i Mistoterital. Ecco, quello non si può superare.

10) Fai ancora cose nell’ambito musicale? Se sì, quali? Se no, perchè? Credi che questa pandemia abbia consacrato anche la musica come evento esclusivamente virtuale?

La musica sopravvive a tutte le tragedie umane, è in grado di resistere anche a una pandemia e tornerà a prendersi gli spazi che ha sempre avuto nella storia di noi fragili creature. Adesso è molto penalizzata nell’aspetto performativo e pubblico ma essa forte scorre sempre in noi (quasi cit.) :D Certo, gli amatoriali come me, hanno interrotto quasi tutto ed è un peccato perché il suonare assieme, in qualunque fase della vita e a qualunque livello, restituisce sempre tanto. Ma è insignificante in confronto a chi nella musica ci lavora sul serio ed è bloccato da un anno. Quella è una tragedia. Come accennavo in una altra risposta, personalmente mi consolo studiando con una vera, bravissima insegnante di canto, la soprano Laura Catrani. Dopo tanti anni un uso “selvaggio” della mia voce, è incredibile quello che sto trovando in questo nuovo viaggio. 

11) Il 2011 è finito con il governo tecnico Monti ed ora sta iniziando il mese-up tecnico politico Draghi. Hai qualche idea su come andrà a finire?

Temo mi abbiate scambiato per uno di quelli ultra-competenti che si siedono nei salotti dei talk-show :D. Io del governo Monti ricordo il senso di sollievo, la fine della continua cagnara berlusconiana, la pace per le orecchie e per la mente. Ci siamo potuti illudere, per qualche tempo, che un nuovo corso civile e competente ci avrebbe elevato tutti, elettori ed eletti. Sappiamo poi come andò. In questo 2021 compirò i miei favolosi ’60 e non ho più tanta voglia di illudermi. Spero che il Paese, messo sempre più alle strette, abbia uno dei suoi storici sussulti di buona volontà e che Draghi sia capace di incanalare bene le risorse, non solo quelle monetarie. Per incoraggiamento gli ho mandato un messaggio tramite suo nipote Grisù.

Per finire: spiega, in 11 righe, perché comprare il tuo libro.

Penso ne bastino anche meno. Posso dirvi che chi l’ha già comprato vi ha trovato una serie di stimoli per provare, a sua volta, a diminuire la realtà del suo quotidiano. Servono pochissime cose: fogli, penne, il cellulare per fare una foto alla fine e chiudere l’incantesimo. Qualcuno mi ha scritto che adesso guarda gli oggetti della sua casa con occhio diverso. Ci sono piccoli lettori che si sono affezionati ad alcuni personaggi in particolare, specie quelli un po’ più “animaleschi”. Ma alla fine di tutte le congetture, posso assicurarvi che in questo libro trovate una storia tanto vera quanto immaginata, un piccolo viaggio in un mondo parallelo, ma a portata di mano che penso possa farvi sorridere e, mi auguro, farvi anche un po’ di compagnia in questi tempi rinchiusi. Mentre lo disegnavo, ma soprattutto scrivevo, il viaggio l’ho fatto io per primo e mi ha fatto star bene. Ho l’idea che sia un libro che non invecchierà più di tanto e quindi lo si potrà riaprire tante volte, ricominciare il giro da capo e trovare sorprese nuove.

Qualche utile informazione

La Realtà Diminuita” di Roberto Grassilli, Sabir Editore, collana: Lallero https://www.sabireditore.it/prodotto/la-realta-diminuita-roberto-grassilli-sabir-editore/

Roberto Grassilli
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Buona realtà a tutti

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