I film che raccontano il terzo millennio. Capitolo 9: il 2008

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Che anno il 2008! Sono passati 13 anni ma alcuni di questi film sono rimasti come pietre miliari nel cinema e nella nostra cultura. Il Divo e Gomorra restano probabilmente gli ultimi film italiani che hanno segnato il nostro immaginario. Il cavaliere oscuro è il Batman che tutti ricordano. Kung Fu Panda il miglior film americano di animazione che non sia Pixar/Disney. Poi film che ti abbattono come “Il matrimonio di Lorna” o film in cui vuoi davvero bene ai protagonisti e vorresti sederti accanto a loro come “Caos calmo”, “Two lovers” o “The wrestler”. In mezzo ci sono anche alcune ciofeche, ma ciofeche che hanno lasciato il segno. Andiamo a leggere.

 

Lorna, giovane immigrata albanese, sposa il tossicodipendente Claudy “come uno straniero che paga per diventare belga” (dice Lorna). Dovrebbe pagarlo una seconda volta al momento del divorzio per poi, da neocittadina belga, sposare ancora per soldi un russo, anche lui in cerca di cittadinanza. Un losco tassista organizza tutto, il fidanzato di Lorna sta a guardare. Sarà cinico ma sembra quasi facile, invece siccome è un film dei Dardenne è una storia terribile, dolorosa e spietata, che condurrà Lorna fino al confine con la follia e la rovina.

Lorna, guardati intorno, perché sei in un film dei fratelli Dardenne

“Il matrimonio di Lorna” (Le silence de Lorna) di Jean-Pierre e Luc Dardenne, Belgio

Storia intorno all'inarrestabile potere del denaro sulle esistenze umane, raccontata con il realismo preciso e cattivo dei Dardenne intorno al complesso personaggio di Lorna, intelligentemente sfaccettato, mostrando con quanta naturalezza un egoismo comprensibile e brutale si mescoli con una tenerezza pasticciata e inconsapevole. Premio alla miglior sceneggiatura a Cannes 2008.

Nei film dei Jean-Pierre e Luc Dardenne è sempre durissima (anche per noi spettatori), ma ci si può volere bene (anche tra noi spettatori)

Con Arta Dobroshi, Jérémie Renier, Alban Ukaj, Fabrizio Rongione, Olivier Gourmet, Morgan Marinne

Lorna, giovane immigrata albanese, sposa il tossicodipendente Claudy “come uno straniero che paga per diventare belga” (dice Lorna). Dovrebbe pagarlo una seconda volta al momento del divorzio per poi, da neocittadina belga, sposare ancora per soldi un russo, anche lui in cerca di cittadinanza. Un losco tassista organizza tutto, il fidanzato di Lorna sta a guardare. Sarà cinico ma sembra quasi facile, invece siccome è un film dei Dardenne è una storia terribile, dolorosa e spietata, che condurrà Lorna fino al confine con la follia e la rovina. Storia intorno all’inarrestabile potere del denaro sulle esistenze umane, raccontata con il realismo preciso e cattivo dei Dardenne intorno al complesso personaggio di Lorna, intelligentemente sfaccettato, mostrando con quanta naturalezza un egoismo comprensibile e brutale si mescoli con una tenerezza pasticciata e inconsapevole. Premio alla miglior sceneggiatura a Cannes 2008.

Consigliato a: amanti dell’avventura convinti che i documenti non contino poi tanto

Sconsigliato a: insensati che credono nel “matrimonio d’amore”

Da vedere con: gli amici del bar rimasti scapoli

 

 

A un decennio circa da “American Beauty”, Sam Mendes trae dal celebre romanzo omonimo di Richard Yates la storia di un altro matrimonio distrutto e devastante. April e Frank Wheeler – belli e brillanti, genitori di due figli, nella loro confortevole casa di Revolutionary Road – sembrano la concretizzazione della famiglia felice della middle class statunitense, mentre trascorrono il tempo a rimproverarsi a vicenda rimpianti, rinunce e infelicità, e a schifare quella stessa middle class. I tempi in cui l'altro era “la persona più interessante che abbia mai conosciuto” giacciono sommersi da quotidianità e responsabilità, a cui April non si rassegna e Frank cerca di sfuggire banalmente. Privo dei toni grotteschi di “American Beauty” e tutto concentrato sulla sola coppia di protagonisti, è un film soprattutto soffocante: gli interpreti sono perfetti nel rendere infelicità e ipocrita insofferenza, ma il “non possiamo continuare a fingere che è la vita che volevamo” a tratti sembra più un cliché che un'esigenza di vita e cambiamento.

A un decennio circa da “American Beauty”, Sam Mendes trae dal celebre romanzo omonimo di Richard Yates la storia di un altro matrimonio distrutto e devastante. April e Frank Wheeler – belli e brillanti, genitori di due figli, nella loro confortevole casa di Revolutionary Road – sembrano la concretizzazione della famiglia felice della middle class statunitense, mentre trascorrono il tempo a rimproverarsi a vicenda rimpianti, rinunce e infelicità, e a schifare quella stessa middle class. I tempi in cui l’altro era “la persona più interessante che abbia mai conosciuto” giacciono sommersi da quotidianità e responsabilità, a cui April non si rassegna e Frank cerca di sfuggire banalmente. Privo dei toni grotteschi di “American Beauty” e tutto concentrato sulla sola coppia di protagonisti, è un film soprattutto soffocante: gli interpreti sono perfetti nel rendere infelicità e ipocrita insofferenza, ma il “non possiamo continuare a fingere che è la vita che volevamo” a tratti sembra più un cliché che un’esigenza di vita e cambiamento.

“Revolutionary Road” di Sam Mendes, Stati Uniti

Io non sono sicuro che in Titanic gli fosse andata poi così male

Io non sono sicuro che in Titanic gli fosse andata poi così male

Con: Kate Winslet, Leonardo DiCaprio, David Harbour, Kathryn Hahn, Zoe Kazan, Ryan Simpkins, Kathy Bates

Consigliato a: persone a cui piace conoscere i segreti dei vicini di casa

Sconsigliato a: fan delle commedie romantiche che si concludono felicemente con l’acquisto di una casetta, un paio di figli e l’arrosto la domenica

Da vedere con: conoscenti celibi e nubili

 

Dal libro (2006) in parte autobiografico scritto dall'insegnante François Bégaudeau, Cantet gira questo film, co-sceneggiato e interpretato dall'autore stesso, in cui racconta un anno scolastico di una classe di scuola media di periferia. Insegnante e alunni chiusi “tra le mura”, quasi una prigione in cui devono forzatamente convivere, con tutte le loro ingombranti differenze: il professore di francese in problematico equilibrio tra il desiderio di comprendere, stimolare e assistere gli studenti e la necessità di non soccombere alla prepotenza delle loro difficoltà, paure e pigrizie, tenendo insieme lingue e origini diverse; le fatiche e le resistenze dei genitori poveri, le ambizioni di quelli convinti che i figli emergeranno; e poi l'amministrazione scolastica, che riduce l'intera vita scolastica di un ragazzo a un numero da inserire in una casella (ma come fare altrimenti?).

Dal libro (2006) in parte autobiografico scritto dall’insegnante François Bégaudeau, Cantet gira questo film, co-sceneggiato e interpretato dall’autore stesso, in cui racconta un anno scolastico di una classe di scuola media di periferia. Insegnante e alunni chiusi “tra le mura”, quasi una prigione in cui devono forzatamente convivere, con tutte le loro ingombranti differenze: il professore di francese in problematico equilibrio tra il desiderio di comprendere, stimolare e assistere gli studenti e la necessità di non soccombere alla prepotenza delle loro difficoltà, paure e pigrizie, tenendo insieme lingue e origini diverse; le fatiche e le resistenze dei genitori poveri, le ambizioni di quelli convinti che i figli emergeranno; e poi l’amministrazione scolastica, che riduce l’intera vita scolastica di un ragazzo a un numero da inserire in una casella (ma come fare altrimenti?).

“La classe” (Entre les murs) di Laurent Cantet, Francia

Fantasia, impegno, inadeguatezza e stanchezza degli adulti di fronte agli esplosivi sentimenti dei giovanissimi, in un film in buona parte affidato all'improvvisazione, quasi sempre documentaristico (ed è un complimento). Palma d'oro a Cannes.

Fantasia, impegno, inadeguatezza e stanchezza degli adulti di fronte agli esplosivi sentimenti dei giovanissimi, in un film in buona parte affidato all’improvvisazione, quasi sempre documentaristico (ed è un complimento). Palma d’oro a Cannes.

Con: François Bégaudeau, Nassim Amrabt, Cherif Bounaïdja Rachedi, Franck Keïta, Rachel Régulier, Wei Huang

Consigliato a: studenti e insegnanti di tutto il mondo (unitevi!)

Sconsigliato a: patiti della scuola vecchio stile

Da vedere con: genitori di figli in età scolare

 

Un giovane e sconosciuto regista (Darren Aronofsky) recupera un vecchio, bollito e ormai dimenticato attore (Mickey Rourke) e gli costruisce attorno una storia di dignitosa sconfitta nel mondo del wrestling di provincia. Film potente e delicato al tempo stesso, girato con due lire, che oltre al Leone d’oro a Venezia avrebbe meritato anche la Coppa Volpi per Rourke (ma il regolamento non ammette il doppio premio). Ottimi anche i comprimari, segno di controllo assoluto da parte del regista.

Un giovane regista ambizioso ma non ancora affermato (Darren Aronofsky) recupera un vecchio, bollito e ormai dimenticato attore (Mickey Rourke) e gli costruisce attorno una storia di dignitosa sconfitta nel mondo del wrestling di provincia. Film potente e delicato al tempo stesso, girato con due lire, che oltre al Leone d’oro a Venezia avrebbe meritato anche la Coppa Volpi per Rourke (ma il regolamento non ammette il doppio premio). Ottimi anche i comprimari, segno di controllo assoluto da parte del regista.

“The Wrestler” di Darren Aronofsky, Stati Uniti

Dietro la plastica e la finzione batte un cuore grande così

Dietro la plastica e la finzione batte un cuore grande così

Con Mickey Rourke, Marisa Tomei, Evan Rachel Wood, Mark Margolis, Ernest “The Cat” Miller.

Consigliato a: chi per il suo pubblico morirebbe

Sconsigliato a: chi non ha ancora capito cosa ci sia di bello nel wrestling

Da vedere con: Hulk Hogan e Anselma dell’Olio (rinforzate le molle del divano)

Ennesima paraculata (e conseguente successo planetario, con otto Oscar) di Danny Boyd, che questa volta ambienta in India una storia a flash-back con la scusa della (improbabile) partecipazione di un fattorino di call-center a un gioco a premi televisivo. Godetevi i titoli di coda in stile Bollywood, perché è l’unica cosa di livello del film.

Ennesima paraculata (e conseguente successo planetario, con otto Oscar) di Danny Boyd, che questa volta ambienta in India una storia a flash-back con la scusa della (improbabile) partecipazione di un fattorino di call-center a un gioco a premi televisivo. Godetevi i titoli di coda in stile Bollywood, perché è l’unica cosa di livello del film.

“The Millionaire” di Danny Boyd, Gran Bretagna

Ma che i bimbi questi poveri indiani, per quante sfighe gli possano capitare, sarà tutto bellissimo

Ma che i bimbi questi poveri indiani, per quante sfighe gli possano capitare, sarà tutto bellissimo

Con Dev Patel, Madhur Mittal, Freida Pinto

Consigliato a: patiti di Amadeus e Carlo Conti

Sconsigliato a: cultori del cinema terzomondista

Da vedere con: pallottoliere per contare i luoghi comuni (spoiler: dopo il primo centinaio si perde il conto)

 

Dove averci preso la mano con Batman Begins (film comunque importante), Christopher Nolan cala l’asso di briscola con Il Cavaliere Oscuro, secondo e punto più alto della sua trologia Batmaniana (e anche punto più alto della saga di Batman in assoluto). Sarà che imbrocca un Heath Ledger stellare nella parte di Joker, sarà che fonde perfettamente ritmo e atmosfera (l’incipit del film, con la rapina alla banca della mafia è qualcosa che resterà negli annali del cinema), quello che ne esce è un film straordinario e spiazzante, che porta lo spettatore a fare i conti con la doppia natura che ciascuno si porta dentro: che tu sia lo smagliante procuratore distrettuale, che tu sia un criminale psicopatico, che tu sia l’eroe senza macchia e senza paura, che tu sia un normale cittadino o un ergastolano, bene e male combattono dentro di te, a decidere quale prenda il sopravvento il più delle volte è solo il caso.

Dove averci preso la mano con Batman Begins (film comunque importante), Christopher Nolan cala l’asso di briscola con Il Cavaliere Oscuro, secondo e punto più alto della sua trologia Batmaniana (e anche punto più alto della saga di Batman in assoluto). Sarà che imbrocca un Heath Ledger stellare nella parte di Joker, sarà che fonde perfettamente ritmo e atmosfera (l’incipit del film, con la rapina alla banca della mafia è qualcosa che resterà negli annali del cinema), quello che ne esce è un film straordinario e spiazzante, che porta lo spettatore a fare i conti con la doppia natura che ciascuno si porta dentro: che tu sia lo smagliante procuratore distrettuale, che tu sia un criminale psicopatico, che tu sia l’eroe senza macchia e senza paura, che tu sia un normale cittadino o un ergastolano, bene e male combattono dentro di te, a decidere quale prenda il sopravvento il più delle volte è solo il caso.

“Il cavaliere Oscuro” (The Dark Knightdi Christopher Nolan, Gran Bretagna, Stati Uniti

Dove averci preso la mano con Batman Begins (film comunque importante), Christopher Nolan cala l’asso di briscola con Il Cavaliere Oscuro, secondo e punto più alto della sua trologia Batmaniana (e anche punto più alto della saga di Batman in assoluto). Sarà che imbrocca un Heath Ledger stellare nella parte di Joker, sarà che fonde perfettamente ritmo e atmosfera (l’incipit del film, con la rapina alla banca della mafia è qualcosa che resterà negli annali del cinema), quello che ne esce è un film straordinario e spiazzante, che porta lo spettatore a fare i conti con la doppia natura che ciascuno si porta dentro: che tu sia lo smagliante procuratore distrettuale, che tu sia un criminale psicopatico, che tu sia l’eroe senza macchia e senza paura, che tu sia un normale cittadino o un ergastolano, bene e male combattono dentro di te, a decidere quale prenda il sopravvento il più delle volte è solo il caso.

Nonostante qualche passaggio un po’ lunghetto, anche per concedere qualcosa agli appassionati della saga e mostrare i magnifici gingilli di Batman, il film è un cupissimo dramma, che non fa sconti. Non c’è speranza, né redenzione, nella Gotham City del Batman. Dopo un simile picco, l’episodio finale della trilogia non riuscirà a mantenersi all’altezza, ma la stora andava conclusa e Nolan ne esce comunque da fuoriclasse. Un’opera che resterà.

Batman è l'eroe che Gotham si merita, ma di cui non ha bisogno in questo momento… Perché lui può sopportarlo… È un vigilante che vaga nell'ombra… È un Cavaliere Oscuro.

Batman è l’eroe che Gotham si merita, ma di cui non ha bisogno in questo momento… Perché lui può sopportarlo… È un vigilante che vaga nell’ombra… È un Cavaliere Oscuro.

Con Christian Bale, Heath Ledger, Michael Caine, Gary Oldman, Aaron Eckhart, Maggie Gyllenhaal, Morgan Freeman

Consigliato a: eroi di cui abbiamo bisogno

Sconsigliato a: eroi che meritavamo

Da vedere: accompagnati, chiedendo al partner a fine film “why so serious”?

 

 

Spot commissionato dall’Ayuntament de Barcelona a Woody Allen, che per soldi farebbe qualunque cosa. Nettamente inferiore ai già brutti spot che il nostro faceva per la Coop a inizio anni ’90. Decadente e noioso

Spot commissionato dall’Ayuntament de Barcelona a Woody Allen, che per soldi farebbe qualunque cosa. Nettamente inferiore ai già brutti spot che il nostro faceva per la Coop a inizio anni ’90. Decadente e noioso

“Vicky, Cristina, Barcelona” di Woody Allen,  Spagna, Stati Uniti

Tutto molto bello, ma forse era sufficiente una foto

Tutto molto bello, ma forse era sufficiente una foto

Con Javier Bardem. Scarlett Johansson, Penélope Cruz, Rebecca Hall.

Consigliato a: gestori di agenzie di viaggi

Sconsigliato a: chi non ha tempo da perdere

Da vedere con: tanta pazienza

 

Dopo i bellissimi fim sulla mafia russia, James Gray svolta in una storia intima e sofferente ispirata a  "Le notti bianche" di Dostoevskij. Attori bravissimi (Joaquin Phoenix, Gwyneth Paltrow, Isabella Rossellini: che ve lo dico a fare?) per una storia di toccante sofferenza. Bellissimo

Dopo i bellissimi fim sulla mafia russia, James Gray svolta in una storia intima e sofferente ispirata a “Le notti bianche” di Dostoevskij che racconta il male di vivere attraverso un triangolo amoroso e una famiglia che può o non può essere la salvezza. Attori bravissimi (Joaquin Phoenix, Gwyneth Paltrow, Isabella Rossellini: che ve lo dico a fare?) per una storia di toccante sofferenza. Bellissimo

“Two lovers” di David Gray, Stati Uniti

Mamma Isabella, abbracciaci, ti prego, da soli non ce la facciamo

Mamma Isabella, abbracciaci, ti prego, da soli non ce la facciamo

Con Gwyneth Paltrow, Joaquin Phoenix, Vinessa Shaw, Isabella Rossellini, Elias Koteas

Consigliato a: chi sa che a volte c’è bisogno di un abbraccio

Sconsigliato a:  fans degli amori patinati

Da vedere con la bellissima vicina di casa e col vicino depresso

 

“Kung Fu Panda” di Mark Osborne, John Stevenson (Dreamworks Studios) Stati Uniti

Con Jack Black, Dustin Hoffman, Angelina Jolie, Ian McShane, Jackie Chan, Seth Rogen, Lucy Liu, David Cross  (che danno le voci ai personaggi animati)

Consigliato a: fans di arti marziali e spaghetti di soia (ma anche spaghetti alla b0ognese)

Sconsigliato a: monaci buddisti

Da vedere strafofandosi di ravioli al vapore

Tratto da un libro di successo, Caos calmo è sulla carta un tipico film italiano. Però si distingue (oltre che per la scena di sesso con Nanni Moretti e Isabella Ferrari nella foto) per un susseguirsi di personaggi dispersi e credibili che girano intorno a un ottimo Nanni Moretti ancorato a una panchina che assomiglia un po' alla vita

Tratto da un libro di successo, Caos calmo è sulla carta un tipico film medio italiano. Però si distingue (oltre che per la scena di sesso con Nanni Moretti e Isabella Ferrari nella foto) per un susseguirsi di personaggi dispersi e credibili che girano intorno a un ottimo Nanni Moretti ancorato a una panchina che assomiglia un po’ alla vita

“Caos calmo” di Antonello Grimaldi, Italia

Mister, io resto seduto in panchina, se avete bisogno sono qui

Mister, io resto seduto in panchina, se avete bisogno sono qui

Con Nanni Moretti, Valeria Golino, Alessandro Gassmann, Isabella Ferrari, Blu Yoshimi, Hippolyte Girardot, Kasia Smutniak, Denis Podalydès, Charles Berling, Silvio Orlando, Alba Rohrwacher, Manuela Morabito, Roberto Nobile, Babak Karim, Blu Di Martino, Beatrice Bruschi, Sara D’Amico, Babak Karimi, Tatiana Lepore, Anna Gigante, Antonella Attili, Cloris Brosca, Valentina Carnelutti, Stefano Guglielmi, Nestor Saied, Dina Braschi, Ester Cavallari, Roman Polanski

Consigliato a: chi si vuole sedere a guardare e ad ascoltare, tranquillamente

Sconsigliato a: chi non ha voglia di ascoltare le vite degli altri

Da vedere seduti sulla panchina davanti a una scuola, disposti a interrompere la visione per ascoltare chi ha necessità di raccontare i propri affanni

Due al prezzo di uno, perché nel 2008 in cinema italiano (made in Napoli) torna alla ribalta con due opere notevoli. A parte la presenza di Servillo – monumentale in entrambe – nulla spinge all’associazione tra la storia quasi filologica dell’ultima fase politica del divo Giulio (Andreotti) ed il conflitto feroce tra Casalesi e Scissionisti a Napoli. Ma come il Sergio di Boris, tendiamo tutti a confonderli. Due gran film da due grandi registi

Due al prezzo di uno, perché nel 2008 in cinema italiano (made in Napoli) torna alla ribalta con due opere notevoli. A parte la presenza di Servillo – monumentale in entrambe – nulla spinge all’associazione tra la storia quasi filologica dell’ultima fase politica del divo Giulio (Andreotti) ed il conflitto feroce tra Casalesi e Scissionisti a Napoli. Ma come il Sergio di Boris, tendiamo tutti a confonderli. Due gran film da due grandi registi

“Gomorra” di Matteo Garrone

Scampia è bella, ma non so se ci vivrei

Scampia è bella, ma non so se ci vivrei

Con Toni Servillo, Gianfelice Imparato, Maria Nazionale, Salvatore Cantalupo, Gigio Morra, Salvatore Abruzzese, Marco Macor, Ciro Petrone, Carmine Paternoster, Simone Sacchettino, Salvatore Ruocco, Vincenzo Fabricino, Vincenzo Altamura, Italo Renda, Salvatore Striano, Carlo Del Sorbo, Vincenzo Bombolo, Alfonso Santagata

Consigliato a: sostenitori della rinascita cinematografica italiana

Sconsigliato a: chi ha in antipatia Napoli ed i Napoletani

Da vedere gustando i prodotti IGP della terra dei fuochi

“Il divo” di Paolo Sorrentino

Nella prima repubblica si mangiava benissimo, ma con molta discrezione

Nella prima repubblica si mangiava benissimo, ma con molta discrezione

Con Toni Servillo, Anna Bonaiuto, Giulio Bosetti, Flavio Bucci, Carlo Buccirosso. «continua Giorgio Colangeli, Piera Degli Esposti, Alberto Cracco, Lorenzo Gioielli, Paolo Graziosi, Gianfelice Imparato, Massimo Popolizio, Aldo Ralli, Giovanni Vettorazzo, Cristina Serafini, Achille Brugnini, Victor Goubanov, Bob Marchese, Fanny Ardant

Consigliato a: nostalgici della prima repubblica (cioè quelli che non conoscono la prima repubblica o che l’hanno rimossa dai propri ricordi)

Sconsigliato a: chi preferisce essere depistato

Da vedere con un baby pensionato

 

 

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