E se fossi uno di loro

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Alberto ed Angela sono amici fin dalla scuola media, lui piccolo di statura un po’ goffo innamorato e molto intelligente. Lei capello chiaro, naso pronunciato viso aperto e sempre in allerta. In gennaio si sono iscritti in quarto ginnasio. Dalle scuole medie sono usciti perdenti. Hanno perso gli ultimi mesi dietro uno schermo di un computer guardando a volte il volto delle prof. a volte il viso della compagna di banco, oramai virtuale. Hanno realizzato di aver terminato le medie solo in estate quando tra coetanei, di nuovo all’aria aperta, si sono confrontati con i voti.

Alberto ha barato si è dato un voto in più, Angela invece è stata onesta non voleva mentire a se stessa ha detto la verità. C’è stato chi gli ha detto: – il liceo classico ottima scelta – oppure chi ha sentenziato: – non ti ci vedo! – Si certo un luogo comune diffuso chi va al liceo classico deve essere posato, timido, poco esuberante e soprattutto SERIO.

sciIl problema di Alberto non è dove si è iscritto ma quanto tempo ha avuto per conoscere i suoi compagni di classe. Lui che ha perso il padre solo tre anni fa in piena pubertà. Lui che amava andare in montagna col papà, sciare sulla neve luccicante al sole, quando aveva appena innevato. Lui che dalla morte del papà è stato costretto a cambiare la sua casa con quella della zia, dove al ritorno da scuola trovava un piatto a tavola, ma a che prezzo, il costo della libertà rubata alla sua adolescenza. Sì perché la zia non lo lasciava respirare, era tutto un No.

-Attento alle briciole sul tappeto, attento a non fare rumore disturbi lo zio che riposa- e così via.

Questo settembre a fine mese la sua libertà, invece, l’ha persa del tutto. Ora da quattro mesi è di nuovo costretto tutte le mattine, al suono della sveglia, a risedersi nella sua stanza dietro lo schermo di un PC. Non ha più incontrato Angela, sono mesi che non la vede, gli manca il suo volto sicuro, il suo sorriso accattivante, le sue risatine sommesse di contro alle sue battute.

Ora non va più dalla zia a mangiare, si arrangia da solo con il fratello più grande che da sempre fa il prepotente, non ci ha guadagnato molto, ma almeno dopo pranzo può rintanarsi nella sua stanza. – Prepara tu il pranzo io ho da fare, non voglio il sugo a me falli in bianco gli spaghetti. – E poi non fare lo stronzo io non ho tempo di sparecchiare. -

Alberto in questi mesi è costretto a proteggersi da quelle aggressioni verbali come può, non ha più il gruppo scout con cui vedersi, gli amici a consolarlo, il servizio doposcuola ai ragazzi del quartiere, la mamma ha paura del contagio non vuole ci vada. Il suo ego si sta rimpicciolendo, oramai confonde la realtà virtuale con quella vera. Il trauma della morte del papà non è ancora superato. La sera ha i suoi riti senza i quali non riesce ad addormentarsi. C’è una stanza in cui non entra più da quel fatidico giorno. Ha paura. Al mattino prima era contento perché sapeva che lì fuori c’era un mondo ad aspettarlo, un mondo dentro il quale dimenticava la sua sofferenza, un mondo che lo avrebbe aiutato a capirsi, a trovarsi scoprendo gli altri, faccia a faccia.

Tutto è congelato. Congelata la sua amicizia con Angela, congelata la scoperta dei compagni surgelata la sua pubertà.

bacioAngela ha un tale desiderio di rivederlo. Sta pensando di uscire allo scoperto, di oltrepassare le regole, di dire basta vediamoci; poi una volta vicini non resistere alla tentazione e regalargli un bacio.

Alberto invece è più timoroso, ha paura di contagiare la nonna, unico vero, caldo affetto percepito da lui in questo momento. E allora il suo tormento aumenta i suoi desideri, celati anche a se stesso, si attorcigliano provocandogli una tremenda rabbia. L’altro giorno ascoltando la nonna parlare con la vicina di casa ha toccato con mano l’invisibile: il Covid19. Martina è morta non ce l’ha fatta ha lasciato i genitori aveva solo 17 anni. Martina, ci giocava da bambino, quando il padre era morto era stata la prima a venirlo a consolare e poi anche lei con il lockdown era diventata solo un’ immagine. Aveva contratto il virus da un parente ritornato dall’Inghilterra e d’improvviso ora non c’era più.

Il giorno dopo si è rinchiuso in camera tutto il giorno neanche i messaggi di Angela lo hanno risvegliato.

Ora lo immagino dietro il suo pc, il suo viso tra i visi, tanti quadratini in un grande riquadro, le orecchie chiuse nelle cuffie, vivo dalla testa in su.

 

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