Vita, Commedia e Disegno. La (divina e umana) impresa artistica di Enrico Mazzone.

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Chi mi conosce sa quanto io ami le storie, quanto mi piaccia il racconto delle cose, più delle cose stesse. Spesso sono accusata di facili entusiasmi o di falsi – non per me – ottimismi. Talvolta mi si dice che il mio stile paradossale e la mia immaginazione spiccata tendano a colmare i vuoti di una storia con fantasie che la rendano più avvincente, più interessante, più edificante. Forse è così, perchè, per me,  questa è la parte migliore dello scrivere: mi piace trasformare quello che succede, quello che sento, in una storia, mi piace la narrazione per il piacere di narrare senza necessariamente voler andare a parare da nessuna parte. E poi, mi piace sapere cosa capita nella quotidianità alle persone.

C’è sempre qualche cosa di curioso ed epico nella vita e nelle opere degli altri, io ne resto affascinata. E questa volta, la storia che sto per raccontare è talmente unica che, a parte prendermi il tempo per raccontarla, non vedo nessuna necessità di arricchirla. Anzi, dovrò cercare di renderla più chiara ed essenziale, data la quantità e qualità di elementi di cui si parla.

Enrico Mazzone e la sua Divina Commedia

Enrico Mazzone e la sua Divina Commedia

Partirei col precisare che il protagonista è Enrico Mazzone, un artista nato nel 1982 a Torino, città dove ha completato il proprio percorso di formazione all’Accademia di Belle Arti e che ha lasciato per vivere l’estremo nord del mondo, andando incontro all’inaspettato e scoprendo nuove prospettive. Un viaggio lungo poco più di 7/8 anni, completato attraverso diversi traslochi che lo hanno portato a vivere in Islanda, Groenlandia e, dal 2015, a Rauma, in Finlandia, che è diventata un po’ la sua patria di adozione. Ed è proprio qui che Enrico concepisce e inizia a realizzare un’opera meravigliosa e monumentale, mai ideata né realizzata prima: il racconto della Divina Commedia di Dante disegnato sopra un foglio di carta lungo 97 metri e alto 4 metri. Un lavoro consumato vivendo steso letteralmente sopra la sua opera, esprimendosi sulla punta di oltre 1000 matite, come in un lungo piano sequenza che dura da 5 anni ed è sulla dirittura d’arrivo.

Il suo disegno dovrà essere terminato il 15 gennaio 2021 proprio a Ravenna, la città in cui vivo e dove Enrico è arrivato, non senza vicissitudini grazie al COVID-19 e Vittorio Sgarbi. Ma date, luoghi, competenze, titoli di studio sono informazioni indispensabili, ma non sono la storia e nemmeno l’opera. Quello che mi piacerebbe fare è spiegare com’è Enrico e perchè mi sia venuto il desiderio di scriverci sopra, per dare al viaggio/lavoro di  questo uomo (inteso nel senso di esponente dell’umanità e dell’umanesimo) tutta luce che merita. Vorrei mettere a fuoco il suo percorso, il viaggio di una vita che, a 30 anni, lo ha fatto ritrovare e ritrovarsi in selve luminose, in spazi ampi dall’orizzonte aperto. Un cammino che lo ha reso capace  di raccontare visivamente il paradiso, l’inferno e il purgatorio di Dante attraverso tutti gli stimoli di cui si è nutrito.

L’ESTREMO NORD: BIANCO, FREDDO E ISOLAMENTO, MA ANCHE NERO, CALORE E SENTIMENTO.

Estremo nord

Estremo nord

Pur cercando di andare oltre ai luoghi comuni, ci si immagina che Enrico sia una persona che lascia l’Italia alla ricerca di una vita semplice e più soddisfacente, lontano dal caos nazionale e dal comfort di casa propria. Ci si aspetta che lo abbia fatto in quanto schivo, amante del freddo, del silenzio e della natura più che della cultura, perchè poco incline ad aprirsi e a relazionarsi con sconosciuti. Ti figuri un tipo distaccato, isolato e distante, come l’idea che ha un italiano medio dell’estremo nord.
Eppure … eppure sin da subito Enrico, prima ancora di essere artista, appare per quello che è: una persona empatica, gentile, piena di luce, ricca di cose da raccontare, di idee e calore umano, capace di esprimersi, ascoltare e condividere. L’impressione che ne ho avuto da subito è quella di trovarmi di fronte ad un artista puro, senza secondi fini, se non quello di esprimersi e di cogliere il bello nell’inaspettato per trasformarlo e fermarlo attraverso le sue matite.
E la Finlandia, e le persone che ha incontrato, sono state accoglienti, generose e disponibili, accorciando tutte le distanze. Enrico ha saputo creare legami forti e sinceri con le persone che ha incontrato, proprio nei luoghi più freddi della terra.

Le tute degli universitari finlandesi

Le tute degli universitari finlandesi

In questa storia, per la legge del contrappasso, il bianco è solo nella neve sui panorami. Ma se dovessi individuare i colori parlerei prima del nero e poi del giallo e del rosso. Nero, comunque colori scuri, dato che  l’artista spicca per i tratti mediterranei (scuro di capelli, occhi e carnagione), e che l‘opera è un chiaroscuro di puntinature realizzate a matita, solo color graffite; giallo e rosso per la sua divisa da lavoro: per 10/12 ore al giorno utilizza tute colorate che nelle Università finlandese i laureti indossano per festeggiare. Ma questi colori sono associabili anche alla solarità di Enrico, che conquista nonostante sia chiaro che dentro una sua idea di inferno lo tormenti.

DALLA NATURA E DALLA CULTURA: MATERIE PRIME, ISPIRAZIONI E GENEROSITÀ.

L'albero: ispirazione

L’albero: ispirazione

 

Fortuna vuole che Enrico Mazzone abbia capito che “la diritta via era smarrita” ben prima di essere a metà del suo percorso e che da questo smarrimento abbia iniziato a muoversi in una direzione di riconciliazione con la natura, la materia e la cultura da cui proviene. Dopo un diploma scientifico, in cui si appassiona di astronomia, storia dell’arte e dell’architettura, chimica e filosofia, frequenta l’Accademia di Belle Arti di Torino, specializzandosi in scenografia. Ama l’arte del rinascimento, gli affreschi, le architetture, gli piace disegnare e lavorare sul “grande” tele, fogli, addirittura pietre e rocce. Materiali naturali che plasma con il suo tratto, sempre alla ricerca di un racconto dell’umanità.

La sua opera ce l’ha già dentro, ma ancora non lo sa bene.
Gli serve “errare”, il suo non è un viaggio, non è emigrare, non è cambiamento, è ricerca, è desiderio di definirsi e definire una via di espressione, senza fretta, senza urgenza.
In Islanda lavora in cucina in un hotel, si svuota dei 1000 pensieri legati all’arte e guadagna/risparmia in vista di altro. Finchè arriva in Finlandia, a Rauma, con un progetto di insegnamento della sua materia d’elezione, l’arte. E intanto crea legami, fa mostre, scopre panorami, la natura e in particolare alcuni alberi, che gli ricordano quelli raccontati da Dante nella sua Divina Commedia.
Inizia, così, a pensare di illustrare inferno, purgatorio e paradiso, come Gustav Doré, il pittore, incisore francese che illustrò l’opera di Dante nel 1800.

Ma come procedere? E qui arriva la generosità. Nel 2016, Enrico visita una cartiera dove riceve in regalo una bobina di carta da 97 x 4 metri, con incitazione a realizzare disegni. Il rotolo era frutto di un errore di produzione: il committente chiedeva una grammatura diversa. Uno sbaglio però perfetto per Enrico che accetta il dono e inizia la sua opera. Il rotolo pesa 180 chili e non può essere mai srotolato completamente: dove si trova una spazio per tenerlo steso per intero? Ma Enrico capisce che questo limite può essere trasformato in opportunità.
La natura, gli alberi gli hanno dato 1) l’ispirazione da cui partire, 2) la cellulosa da cui è stato ricavato questo foglio monumentale 3) e, sempre in quanto a materie prime naturali, anche i suoi strumenti di lavoro: le matite, fatte di legno e di graffite.

Lo studio

Lo studio

Questa opera, oltre che  alla cultura e alla natura, si deve soprattutto alla umanità e alla generosità di molte persone:
di chi gli ha regalato la carta, Petteri Halonen, Katarina Valtonen e Miika Nurmi della Cartiera UPM di Rauma;
di Marko Markela, direttore della catena Prisma che gli ha donato le prime 1000 matite per incentivare il lavoro (B ed HB);
a
ll’assessore della cultura Risto Kupari che ha messo a disposizione gli spazi per lavorare:
l’ex università di Rauma (Kansalaisopisto),
l’ex stazione autostradale (Lijnea autoasema)
e il Kuulturitalo, un centro che sarà attivo tra 2 anni, ora in attuale restauro;
di Hannele Kolsio che ha attivato corrispondenze oltre oceano con altri artisti;
ma soprattutto a Maarit Antila, giornalista e reporter che ha seguito il progetto dalla sua nascita e smosso le varie testate nazionali finlandesi

CAMBI DI PROSPETTIVE, CAMBI DI LATITUDINI E LONGITUDINI.

La consegna del rotolo in cartiera

La consegna del rotolo in cartiera

Anche se forse a Ravenna si sente parlare di Dante con una certa assiduità, avendolo accolto nel suo esilio e avendo dato ospitalità alle sue spoglie mortali, la quasi totalità degli italiani ha avuto a che fare con la Divina Commedia solo in età scolare o la associa a Roberto Benigni.

I ricordi potrebbero essere vaghi e confusi, ma credo che due siano le certezze comuni: 1) si parla di Inferno, Purgatorio e Paradiso, 2) lo sviluppo dell’opera è verticale e concentrica. Si scende agli inferi attraverso gironi, si sale allargando concentricamente il racconto fino al Paradiso e alla volta celeste.

Capirete la fatica di trasformare questa storia in un unico piano sequenza, in una linea retta ininterrotta sulle 3 ambientazioni diverse da posizionare in un solo continuum orizzontale lungo 97 metri.

Enrico Mazzone ha dovuto cambiare completamente la prospettiva immaginando e sviluppando il disegno come fosse il montaggio di film da costruire scena per scena, fotogramma per fotogramma.
Un esercizio di pensiero da tradurre in operatività notevole se si aggiunge che la visione d’insieme sarà possibile solo ad opera finita. Per di più in questi 5 anni di lavoro, Enrico non ha mai potuto srotolare completamente la sua opera per motivi di spazio. Potrebbe essere che ci siano cambi di stile e di tratto, vista la fatica fisica di concentrarsi e lavorare sempre e comunque quotidianamente.
E aggiungiamo altre difficoltà, non solo concettuali. Il foglio è alto 4 metri ed è steso sul pavimento. Il che significa che l’artista deve disegnarlo e completare ogni parte delle illustrazioni standoci steso sopra.
Agisce in posizione orizzontale, costruendo il massimamente grande rendendolo visibile attraverso il massimamente piccolo, punto dopo punto, micro dettaglio dopo micro dettaglio.

Gli ultimi metri dell'opera di Enrico Mazzone

Gli ultimi metri dell’opera di Enrico Mazzone

In questa storia, un anno fa arriva anche per Enrico e la Finlandia la pandemia mondiale a sparigliare le carte. Certo nel marzo 2020, la Finlandia era più sicura per i contagi dell’Italia, di Torino in particolare. Eppure Enrico, stanco anche fisicamente, ma con una forte volontà di terminare la sua opera e stare vicino ai genitori, decide di tornare. E con l’aiuto sia delle istituzioni finlandesi che di quelle italiane, ad aprile torna a casa. Traslocare l’opera è complicato, ma è complesso soprattutto trovare un luogo in cui completarla.
Da aprile a luglio Enrico a Torino si ferma, fra lockdown, distanziamento, chiusura di musei e accademie. Si dedica ad un altro progetto, sperimentando incisioni su rocce bellissime raccolte in natura. Poi arriva la telefonata, quella che porta l’artista a Ravenna e gli indica il percorso che renda più vicino il momento di uscire a riveder le stelle.

CREDERE, LA RAGIONE E LA SPERANZA.
La persona che chiama telefonicamente Enrico Mazzone è Vittorio Sgarbi. Si erano incontrati a Torino ad una mostra su Lorenzo Alessandri, circa una decina di anni fa. Enrico lo aveva avvicinato, e c’era stato uno scambio di pareri e pensieri sull’artista in mostra. In seguito Enrico aveva mostrato a Sgarbi un suo dipinto e, durante tutto il tempo in cui era stato all’estero, non si erano più visti, pur scambiandosi messaggi. Sgarbi però aveva deciso di sostenerlo nel sua opera e gli aveva fatto avere anche una piccola sovvenzione di 700 euro tramite l’ambasciata italiana, per finanziarne il completamento.

Quest’anno nel 2021, a Ravenna si celebra il 750° anniversario della morte di Dante, anche se, ora come ora, non sappiamo ancora cosa sarà possibile realizzare e cosa no. Sgarbi segnala il lavoro sulla Divina Commedia dell’artista torinese a chi nella mia città si occupa dei programmi, delle mostre e degli eventi legati alle manifestazioni dantesche. Grazie anche alla generosità di Leonardo Spadoni, proprietario di un gruppo di aziende dell’agroalimentare e della ristorazione, Enrico trova ospitalità a Ravenna, dove l’imprenditore gli mette a disposizione uno spazio di lavoro al Mercato Coperto in centro a Ravenna garantendogli vitto e alloggio a Casa Spadoni di Faenza.

Anche se Enrico è a Ravenna da luglio 2020, io non ne ho mai sentito parlare fino al 2 gennaio, quando vado da Luisa, la mia parrucchiera, una persona splendida, con cui si parla sempre volentieri di tante cose, libri, film, musica, viaggi. Condividiamo l’idea di andare incontro con curiosità alle possibili cose belle che anche un cammino accidentato può portare. E così mi racconta che un regista finlandese si è presentato nel suo negozio per un taglio di capelli, e gli ha spiegato che si trovava in città per fare un documentario su Enrico Mazzone e la sua Divina Commedia. Luisa, che non ne sapeva nulla, ha chiesto se era possibile vedere questo disegno e conoscerne l’autore. E mi ha raccontato con entusiasmo, la disponibilità dell’artista, il piacere dell’esperienza e dell’incontro.

Un entusiasmo così contagioso che mi ha fatto venire voglia di incontrare Enrico e vedere l’opera. Ho coinvolto Rodolfo, il mio fidanzato che è anche lui di Torino, ed è anch’egli autore su L’Undici. Enrico, che ho contattato tramite Facebook, si è dimostrato da subito disponibile, gentile e soprattutto una gran persona.

E così il 4 gennaio, con le mascherine in volto, ma senza scarpe, abbiamo passato due ore con Enrico, in piedi sulla parte finale della sua opera, che sarà completa intorno al 15 del mese. Questi ultimi giorni dopo 5 anni di lavoro ininterrotto, che sono un po’ come gli ultimi 100 metri di una maratona di 42 chilometri, possono essere più i difficili e faticosi. Enrico sta completando la sua opera monumentale, chiuderà una fase unica della sua vita, tornerà a Torino e, dovrà per un po’ prendersi cura del proprio corpo, che porta i segni delle fatiche di vivere orizzontale a pancia in giù, lavorando per una decina di ore ogni giorno. Ci diceva che ha voglia di avere un po’ una vita detox.

Le Guglie del Cimitero di Dogliani

Le Guglie del Cimitero di Dogliani

 

IL VERO CIMITERO DI DOGLIANI

IL VERO CIMITERO DI DOGLIANI

L’ultima parte del suo lavoro, quella che abbiamo potuto vedere, mostra l’uscita dai mondi ultraterreni attraverso le guglie di un edificio che sembra la Sagrada Famiglia o Notre Dame. Invece è il Cimitero Monumentale di Dogliani. Da qui di dipana un finale in cui si vede una figura che rappresenta la Ragione con il suo animale guida, l’orso, che urla alla Speranza, per tenerla forte e viva mentre lotta con un serpente, vincendo su di esso.

Quest’immagine è di una forza e di un simbolismo molto potente, non so se solo per me e per la mia sensibilità. Trovo che chiudere con la Speranza che vince, sia un segno di spiritualità e misticismo.
Questo finale mi ha molto toccato e l’ultima cosa che ho domandato, a chiusura di questo incontro è stata: “Enrico, ma tu sei religioso?”
Con una leggerezza e con tanta semplicità mi ha dato una risposta che mi ha spiazzato e riempito di gioia: “Io non ho paura di credere!”.

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2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Dario

    Nel silenzio di una notte stellata legger d’un fiato questa storia che credevo di conoscere mi ha lasciato senza “fiato”.
    La vicenda di “questi puntini” Infiniti così ben delineata rende all’Opera all’Uomo all’Artista un Livello “celestiale”.
    Un impegno con la Storia dell’Arte che Enrico a accettato metabolizzato realizzato per la “FELICITÀ DI TUTTI”

    Rispondi
    • marina

      GRazie dario delle belle parole, perchè è proprio questo che ho provato nel conoscere Enrico e scoprire la sua opera. tanto piacere di averti conosciuto.

      Rispondi

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