Quando l’artista va in fissa (11 stranezze di altrettanti personaggi illustri)

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Leggendo l’ultimo romanzo del regista Pupi Avati, maestro del thriller a sfumature gotiche, mi ha colpito molto apprendere che Gogol’, il famoso drammaturgo russo, avesse la fobia della cosiddetta “morte apparente”, ovvero il terrore di risvegliarsi ancora vivo nella bara. Lungi da me dare definizioni etimologiche o, ancor peggio, spiegazioni scientifiche, in quanto vorrei che ci si annoiasse possibilmente altrove. Basti sapere che ne “l’’archivio del diavolo” (Solferino, 2020), questo il titolo del suddetto scritto di Avati, si narra che Gogol’ sia andato fino a Venezia per farsi costruire un apposito coperchio da maestri intagliatori. Il fatto che in seguito egli sia stato realmente riesumato voltato su un fianco e privo della testa, non ha fatto che confermare questo suo presagio. Nell’ultimo arco di vita era soggetto infatti a episodi di letargia, una paura comprensibile.

Mi sono ricordata così di altre stranezze, lette nel tempo e mai dimenticate.

Vincenzo Cardarelli, il poeta che viveva balenando in burrasca (da “Gabbiani), aveva il terrore invece di essere rifiutato in amore. Una vita vagabonda, la sua, caratterizzata dall’abbandono della madre poco dopo la nascita, con l’aggravante di essere un figlio illegittimo. Una menomazione al braccio sinistro, la fuga da casa in giovane età, insomma un’esistenza da affrontare a morsi e bocconi, con impeto ma con altrettanta disciplina. Cardarelli è stato spesso paragonato a Leopardi, solo, ramingo e malato. Soffriva della malattia di Pott, una sorta di tubercolosi extrapolmonare. Un genio dall’infanzia travagliata; non si dovrebbe mai cadere nei luoghi comuni, ma tant’è.

Emily Dickinson, poetessa statunitense dalla penna suggestiva, era in realtà schiava della sua agorafobia. Ha passato l’intera vita ad Armherst, nel Massachusetts, prigioniera della sua abitazione. Scriveva una miriade di bigliettini, pensieri, missive, ma non riusciva ad avere un rapporto diretto con le persone. Magari qualcuno veniva a trovarla e lei si faceva negare, nascondendosi dietro alla porta, per poi correre a scrivere una lettera al suo visitatore, appena lui se ne andava, in cui si prodigava in mille considerazioni. Questa difficoltà di vivere il momento, mi ha colpita. La mancanza d’interazione; un’idea dell’altro cullata e nutrita nell’idea stessa che ne aveva lei, qualcosa di solo suo, idealizzato e inesprimibile a parole. Emily riusciva a comunicare soltanto attraverso la scrittura, per quanto appassionata di giardinaggio, come la madre. E presto non solo non è più stata capace di uscire di casa, ma ha passato metà della sua esistenza confinata addirittura in camera, senza mai scendere al piano di sotto, assistita dall’amorevole sorella. Eppure in quella stanza sono nati dei mondi, che forse non sarebbero stati tanto vasti nemmeno se lei li avesse vissuti e visitati per davvero.

Gabriele D’Annunzio aveva una vera e propria idiosincrasia per la sua dentatura, infatti rifiutava categoricamente di mangiare al cospetto di una donna. I suoi incontri galanti, così presenti e coloriti nell’immaginario collettivo, avvenivano sempre “lontano dai pasti”, come si suol dire, appunto per quella difficoltà che il poeta aveva nell’accettare taluni processi che invece fanno parte del vivere quotidiano. Ho sentito parlare anche di una fantomatica tuta, come una specie di seconda pelle che si faceva cucire da una sarta, per non farsi vedere nudo quando si trovava al cospetto del gentil sesso, però questo è un altro discorso e direi che possa bastare.

Paul Cézanne, il grande pittore francese, avvertiva un vero e proprio disagio nell’essere toccato. La vicinanza fisica di chi invade il proprio spazio vitale, quante volte capita? Non sono una psicologa e non voglio analizzare il fenomeno, però lo immagino mentre dipinge le sue “Bagnanti”, figure di donne melliflue, distese al sole su un riva. E mi pare stupefacente quanto il pennello sia riuscito a rendere la scena, in maniera magistrale. Lui che toccando quei corpi probabilmente si sarebbe sentito a disagio, è stato capace di affrancarsi, guardandoli di lontano per rivelare la loro vera essenza. Talvolta documentare qualcosa, anziché viverlo, diviene liberatorio, così come farebbe lo scrittore, il regista, o semplicemente chi racconta una storia, concentrandosi sulla bellezza priva di implicazioni.

Salvador Dalí eccentrico e anche un po’ inquietante, se mi è permesso, oltre all’angoscia sessuale nell’opera “Il grande masturbatore” pone una cavalletta col ventre putrido, infestato dalle formiche. Ebbene, in questo quadro tutto è decadente, però si vocifera che quando Dalì inseriva la cavalletta, era il segno netto della distruzione. Un insetto che proprio non poteva tollerare, dai tempi dei suoi giochi di bambino, quando i compagni, crudeli, si divertivano a tirargli addosso quel tipo d’insetto.

James Joyce, con la cui statua mi sono persino fatta un selfie quando sono stata a Dublino, pare avesse una paura folle dei tuoni. Di sicuro tramandata dalla nonna che, quando era bambino, si nascondeva sotto al tavolo durante i temporali, portandolo con sé. Frutto di una dura educazione cattolica, dove le colpe si espiavano con le preghiere, a prevenzione del flagello. E a tal proposito mi permetto di fare una piccola riflessione, su quanto conti l’educazione ricevuta in famiglia. Quel che temevano i genitori sarà tramandato ai figli, senza che nessuno si renda conto del danno che si fa a gridare in maniera isterica, per ogni nonnulla.

Alessandro Manzoni, che ne ha viste di cotte e di crude e la sapeva lunga su svariate cose, in realtà ha vissuto un’esistenza assai nevrotica. Passino le normali fobie (tuoni, fulmini e quant’altro), però una volta su di lui ho letto una cosa strana, ovvero che aveva paura delle pozzanghere. Un trauma infantile, sicuramente avente a che fare con l’acqua. L’incapacità di nuotare o restare a galla, che però qui si potrebbe ricondurre anche all’inquietudine di sporcarsi col fango, di lordare i vestiti e se stessi.

Alfred Hitchcock, che dire di lui? Ha fatto morire di paura mezzo universo, con le sue storie inquietanti, i suoi assassini misteriosi, le sue inquadrature strette. Non faremo mai più la doccia senza guardarci alle spalle, diffidando dei figli in età da marito che convivono con la madre; non scruteremo più cieli azzurri senza il timore di vedere planare uccelli in moltitudine come non ci fosse un domani. E lui aveva paura delle uova? Sì, avete capito bene. Di un oggetto sferico e perfetto: l’uovo! “Ho paura delle uova” disse una volta, “anzi, peggio, mi rivoltano. Quella roba bianca rotonda senza buchi… e quando le apri c’è dentro quell’altra roba gialla senza buchi… Avete mai visto qualcosa di più rivoltante di un tuorlo che si rompe e schizza il suo liquido giallo? Il sangue è rosso e allegro. Ma il tuorlo d’uovo è giallo e schifoso.” Ah, beh, allora…

Marcel Proust, in realtà scrittore ricco di fobie, specialmente nella seconda parte della sua vita pare abbia avuto una salute alquanto cagionevole, che ne ha accentuato le manie. Poiché soffriva d’asma, non voleva che nella stanza dove lui soggiornava ci fossero dei fiori e rifiutava di aprire la porta a chi lo andava a trovare indossando del profumo. Della serie: venite solo se puzzate! Per quanto si sarà sicuramente trattato di sopravvivenza.

Jean Jaques Rousseau, filosofo francese, è stato vittima della sua stessa timidezza. Ritenendo la civiltà la madre di tutti i mali, ha preferito di gran lunga la natura, e per questo è morto quasi in completo isolamento. L’uomo nasce buono, poi la società lo corrompe, un concetto che non è di certo passato inosservato sui banchi di scuola e ha origini profonde.

Ecco, queste sono state undici ossessioni che hanno catturato a lungo termine la mia attenzione e ve ne volevo mettere a parte. Ciascuno ha le proprie, non lo nego. Per cui sono accompagnate soltanto da un tocco d’ironia, ma prive di giudizio. Il genio risiede nella sregolatezza, mentre la curiosità è un valido modo per dare attenzione e non dimenticare.

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Perché non lasci qualcosa di scritto?

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *