Londra 2020: l’anno del silenzio.

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Dopo quasi cinque anni di assenza, sono grata di poter tornare a scrivere per L’Undici e potervi raccontare cosa ho imparato e scoperto, vivendo in una città come Londra.

L’anno appena trascorso, il 2020, per la maggior parte di noi è stato un periodo da dimenticare, che ha segnato momenti di stallo e paura. Per chi vive lontano da casa, come me, potrebbe essere stato un anno di angoscia, con lo sguardo fisso alle notizie provenienti dall’Italia e dal Paese ospite.
Ripensando ad un anno fa, ricordo come alcuni di noi abbiano preso questa notizia di un nuovo virus in arrivo, come una storia pompata dai mass media. Il fantasma di un ipotetico lockdown ha sia spaventato che portato qualche risata. L’abbiamo presa alla leggera, pensando alle serie TV che avremmo potuto recuperare, ai libri da leggere, al meritato riposo dopo un Natale forsennato.

Skyline di Londra da Greenwich park

Skyline di Londra da Greenwich park

A distanza di dodici mesi, posso dire di aver scoperto un volto nuovo della città di Londra. È stato (e lo è tutt’ora) sconvolgente lasciarsi avvolgere dal silenzio e dall’immobilità. La sensazione di vitalità, frenesia; i colori, le luci, gli schiamazzi in tutte le lingue del mondo. Tutto è spirito, lasciando spazio ad un vuoto che rende le strade surreali e trasmette una sensazione di incertezza.

Il primo elemento mancante sono stati i turisti. Chi vive o ha vissuto a Londra sa cosa voglia dire passeggiare sui marciapiedi stracolmi di gente. La frenesia che assale mentre si cerca di farsi strada tra le masse di pedoni, fermi di fronte alle vetrine. Il fastidio di dover spintonare per entrare in un negozio o le lunghe attese per comprare un caffè take away che non si berrà mai, perchè in ritardo. Muoversi in mezzo alla folla è sempre un terno al lotto: non si riesce a vedere dove si mettono i piedi. Camminare, ora, sui marciapiedi vuoti; vedere il selciato che solitamente sparisce, coperto dalla massa di persone che si accalcano in centro a Natale. Nell’arco di un anno, mi sono ritrovata a guardare con stupore Old Compton Street (una delle vie più centrali, che collega Charing Cross Road al quartiere di Soho), piena di gente.Intorno a Settembre 2020 sono tornata in un grosso centro commerciale vicino a casa mia. Dopo quindici minuti me ne sono andata terrorizzata.
Non sapevo come affrontare la massa di gente nei corridoi.

Le seconde grandi assenti di questo 2020 sono state le vetrine. I negozi nelle vie dello shopping, nelle stradine secondarie, nelle piazze. Tantissime di quelle luci, che illuminano la vita notturna della città, sono sparite. Ho ospitato vari amici nei miei cinque anni di permanenza e tutti sono rimasti stupiti dall’atmosfera colorata, calda e coinvolgente. Molti italiani che ho incontrato, credevano Londra fosse un posto cupo, grigio e freddo. Questo è ciò che abbiamo vissuto durante questo anno. Il freddo e il grigiore hanno avuto piede libero, segnando profondamente l’umore di chi bazzica le strade ogni giorno.

Metropolitana di Londra Central line

Metropolitana di Londra Central line

Non posso non parlare della metropolitana. Questo mezzo di trasporto che si ama e si odia allo stesso tempo. Un incubo in tutte le stagioni. La tua migliore amica alla fine di ogni bevuta in compagnia (almeno non si deve guidare e sa esattamente dove andare). La metropolitana ha avuto alti e bassi. I treni si sono svuotati, poi riempiti, poi svuotati di nuovo intorno a settembre, per poi riempirsi di nuovo per Halloween e Natale. Solitamente è impossibile trovare un posto a sedere: spesso e volentieri restavo schiacciata tra le persone e a fatica potevo scendere alla mia fermata. Ora è angosciante entrare in una carrozza e avere l’imbarazzo della scelta. Spesso mette timore lo stare in una carrozza completamente sola o con un solo altro passeggero.

L’ultimo elemento mancante e caratterizzante della città sono gli artisti di strada. Ce ne sono ancora ma sono pochissimi, spesso nascosti dentro i tunnel che collegano le banchine della metropolitana. Uno dei miei passatempo preferiti era andare a passeggiare tra Westminster, Trafalgar Square e Leicester Square. Qui artisti da tutto il mondo e di tutte le discipline, si ritagliavano uno spazio per le loro esibizioni. Spesso e volentieri mi sono fermata a canticchiare alla stazione di Tottenham Court Road o nel parchetto di Leicester Square. I pochi artisti rimasti, sembrano rimarcare il silenzio in cui la città è piombata. Hanno lasciato il posto a fotografi, professionisti e non, che possono godere di ampi spazi per i loro scatti, o nuovi set per modelli e set fotografici.

Una delle porte di Chinatown, deserta, durante il primo lockdown

Una delle porte di Chinatown, deserta, durante il primo lockdown

Ormai sono dodici mesi che si vive in una Londra desolata. Pur sapendo quanto detestassi il caos di prima, devo ammettere di essermici abituata. Sicuramente mi mancano anche un po’ il fracasso , le code ai ristoranti. Sopratutto mi mancano le luci e i colori di una città che mi ha fatta innamorare.

 

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