Il signor Malalan fa il bagno (13)

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Solitamente il signor Malalan riserva al bagno, tradizionalmente inteso come pratica per una buona igiene personale, le giornate di lunedì, mercoledì e venerdì. Il martedì e il giovedì fa la doccia, mentre il fine settimana, fa festa! Detta così, sembra che nei tre giorni dedicati, il signor Malalan ricorra all’ammollo per ventiquattr’ore, come un legume secco in attesa di rinvenire! Sebbene sia un recondito desiderio, per il signor Malalan, simulare un fagiolo borlotto nell’acqua della vasca, inebriato da oli essenziali e sali benefici, in realtà, è costretto a rinunciarvi. La durata della sua permanenza in ammollo, infatti, è pari a quella di un gatto recalcitrante anziché a quella di un legume secco, ma solo per ovvi motivi legati alla routine –lavoro, pasti, riposo, giochi, altri svaghi- e a una curiosa reazione fisica, perché dal punto di vista fisionomico, effettivamente, il signor Malalan ricorda proprio un fagiolo secco! I suffumigi dei sali, appunto, gli provocano alcuni effetti speciali imbarazzanti, assai diversi da quelli utilizzati nell’industria dell’intrattenimento per stupire, anche se, ugualmente straordinari. Così, quando iniziano a emergere le avvisaglie conseguenti all’ammollo, il signor Malalan si irrigidisce come un gambo di sedano congelato. Fatica ad accettare di assomigliare a un gatto isterico piuttosto che a un pacifico legume. Una volta superato il disagio, però, quegli effetti speciali diventano indispensabili per mantenere un buon equilibrio psicofisico. I sintomi principali sono occhi, gola ed emozioni completamente asciutti, al punto che dopo appena dieci minuti di relax, il signor Malalan è obbligato ad abbandonare la “vagina rigida”!

Per quanto possa sembrare grottesco, è proprio così che il signor Malalan chiama la vasca da bagno, “vagina rigida”! Da una parte, infatti, immergendosi nell’acqua calda addizionata di aromi fruttati, vive l’illusione di essere avviluppato con inattesa sensualità in un fluido accogliente, come accade quando si immerge, con le sue fantasie più ricorrenti, nel corpo di una donna giovane, soda, bellissima e compiacente. Dall’altra, però, immergendosi in quella stessa acqua prodigiosa, riscontra presto la rigidità delle pareti in acrilico che lo risveglia dal sogno, facendo sfumare quella piacevole sensazione di elasticità e flessibilità evocata dalle agognate pareti di fate irraggiungibili. Ad ogni modo, i sintomi degli effetti collaterali del bagno e l’uscita forzata dalla vagina, rappresentano la parte sgradevole della faccenda, che implica diverse rinunce: lasciare il benessere che induce l’abbraccio languido dell’acqua calda, smettere di giocare tra la schiuma e le goccioline evase dal rubinetto con la guarnizione difettosa e interrompere la meticolosa pulizia di tutti quegli anfratti del corpo che solo le donne audaci hanno osato esplorare, nel corso degli anni, con voracità, incoscienza e una lingua assai curiosa. Per fortuna, dopo il momento “seccante” per il fisico –occhi, gola, emozioni- e nostalgico per la psiche, subentra quello luminoso che, come una lampada a triplo faro di una sala operatoria, rischiara l’orizzonte del signor Malalan. La parte goduriosa dell’”operazione bagno”, infatti, consiste nell’adozione degli accorgimenti necessari a riportare i fluidi in equilibrio: collirio per inumidire gli occhi, birra per lubrificare la gola e burro per “ungere” la pelle e i sentimenti –un dolcetto di pasta frolla ripieno di crema pasticcera è l’antidoto contro il veleno del bagnoschiuma e del romitaggio. Per quel che riguarda, invece, l’espediente necessario a tamponare la malinconia affettiva, di norma, il signor Malalan, dopo il bagno e la merenda burrosa, sfoglia il “Donzellario”. Si tratta di un libro articolato e complesso quanto un erbario, con tanto di descrizioni dettagliate, proprietà benefiche e illustrazioni di ogni singola voce dove, il signor Malalan, da tempo immemore, registra, in ordine alfabetico, le amiche più graziose e disponibili.

Una volta sfogliato il “Donzellario”, con l’unico scopo di compiacersi per la brillante idea escogitata quand’era solo un pischello, il signor Malalan, sorridendo sornione, lo richiude insieme agli occhi. Poi, mantenendo gli occhi abbassati, apre nuovamente il libro, a caso, e punta il dito sul primo nome a inizio pagina, concedendosi un margine di manovra di +/- 1, qualora dovesse trovarsi in disaccordo con il destino toccatogli in sorte, e avvia la telefonata. Se Beatrice, Paola, Franca… risultano irraggiungibili perché, come capita, morte o impegnate altrove, chiama la mamma. Dopo di che, rincuorato nel corpo e nell’anima si corica sereno, con la consapevolezza che potrà ripetere presto quella singolare esperienza. Due giorni dopo, infatti, come da manuale, il signor Malalan si immergerà ancora nell’acqua calda della vasca, con tutto quel che ne consegue, compreso il fatto che il desiderio di simulare un legume secco in ammollo resterà, comunque, un’utopia. Detto questo sul bagno, tradizionalmente inteso come pratica per una buona igiene personale, veniamo, invece al bagno che il signor Malalan si concede, non tre volte alla settimana, bensì una sola volta al mese. In questo caso, l’unica tradizione interessante è quella del signor Malalan, distante anni luce da qualsiasi altra consuetudine nota. Una volta al mese, per l’appunto, il signor Malalan fa un cosiddetto “bagno di folla”! Più che una concessione è una costrizione, dettata dalla necessità di voler, a tutti i costi, mantenere un contatto, se non con i propri simili, difficili da trovare, con “quelli che frequentano il pianeta!”, così dice. Spesso, però, deve accontentarsi degli abitanti della città e ancora più spesso, di quelli che vivono nello stesso quartiere, anche se gli piacerebbe conversare con cinesi, indiani, tedeschi, russi, inglesi, canadesi, messicani… I motivi, naturalmente, sono banali: la distanza che separa l’Italia dai paesi sopra citati, la difficoltà della lingua e la sua predisposizione all’avventura. Se dovesse capitargli di trovarsi in mezzo a decine di tedeschi, per esempio, in un padiglione dell’Oktoberfest… non proverebbe nemmeno a fare conversazione, semmai, dopo un giro di birre, penserebbe a come ottenere la doppia cittadinanza! Bagno di folla sì, ma con le debite precauzioni.

A questo punto, è opportuno precisare il motivo per cui il signor Malalan decide di fare un bagno di folla una volta al mese. Capriccio? Scommessa? Noia? Curiosità? Voto? La risposta è scontata, curiosità! Appurato ciò, sarebbe interessante riuscire a capire cosa intende dire esattamente il signor Malalan quando sostiene di dover “mantenere un contatto”… di quale contatto parla? La risposta è di nuovo scontata, nel senso di “messa in saldo”, rivelata quasi a gratis, anche se, in un certo senso, costa cara… dieci minuti di attenzione. In parte, sicuramente, l’obiettivo del signor Malalan riguarda il classico contatto fisico, dal momento che non ama particolarmente toccare ed essere toccato -fatta eccezione per le parti intime, nel qual caso cede, purché il palpeggiatore sia donna! Già questo, implica un problema: tutte le persone di genere maschile vengono eliminate dal suo raggio d’azione. Ovviamente esistono decine di occasioni per “innesti” obbligati -anche nelle parti intime, come ad esempio, con l’urologo o l’andrologo, chissà perché, spesso di sesso maschile. Quelli, però, non contano. L’obbligo implica una coercizione che esclude a priori, nella capoccia del signor Malalan, qualsiasi cosa abbia a che fare con il piacere o lo svago.

Ad ogni modo, stando accorto e salve le eventualità alle quali è difficile sottrarsi, il signor Malalan potrebbe percorrere milioni di chilometri senza mai arrivare allo struscio con altri esseri umani. E’ insito nell’uomo, infatti, tenere un certo comportamento, più o meno indifferente, quando incontra un proprio simile lungo la strada. La reazione è diversa a seconda che quel simile, seppur simile, sia un estraneo o, al contrario, una persona conosciuta. Nel primo caso, infatti, l’uomo provvede a scansare velocemente l’altro, come per evitare un proiettile, la punta avvelenata di una freccia o un pericoloso contagio asintomatico. Nel secondo caso, quando la persona conosciuta è stimata, scatta la stretta di mano o, addirittura l’abbraccio, se, invece, la persona conosciuta è detestabile, scatta il “piano B”: cambiare marciapiede, accovacciarsi fingendo di cercare qualcosa, oppure simulare l’arrivo di una telefonata, estraendo il cellulare e iniziando a bofonchiare parole assolutamente incomprensibili che diano, però, l’impressione di essere estremamente importanti. In tal caso, un cenno del capo risolve la situazione ed evita il contatto.

Ciò premesso, il signor Malalan ha sempre rifiutato di indagare i motivi che portano al “distacco” dall’altro -cortesia, educazione, ribrezzo, paura o necessità- onde evitare il rischio di innescare un processo di autodistruzione dell’umanità. Quel distacco, infatti, dà luogo a una distanza di sicurezza esagerata, tale da giustificare, addirittura, l’atteggiamento cafone di un presbite maleducato, il quale comunque, non lo degnerebbe di uno sguardo, pur vedendoci benissimo da lontano! Tutto questo per dire che, nella normale routine del signor Malalan, potrebbero nascere decine di rapporti interpersonali e nessun contatto. Allora, per tastare con mano un altro corpo, diverso da quello della propria donna o dell’amichetta di turno, diventa d’obbligo uscire di casa e andare alla ricerca dell’occasione per fare un bagno di folla. I mercatini rionali, per esempio, sono un’ottima opportunità di aderenza fisica, così come un funerale “importante”, un rave party, il bordo di uno scavo, il santuario di Nostra Signora di Lourdes o i pressi di un brutto incidente. In quelle situazioni sarà certamente possibile organizzare una convention tra i microbi di tutti gli astanti! Prima ancora del contatto fisico, sicuramente parte importante nello scopo finale del bagno di folla del signor Malalan, c’è quello visivo. Che alluda forse a questo il signor Malalan quando sostiene di dover “mantenere un contatto”? Per logica, potrebbe anche starci. In teoria, però, non è necessario uscire di casa per vedere una moltitudine di esseri umani. E’ sufficiente, infatti, affacciarsi alla finestra dell’abitazione, ammesso che questa si trovi in un centro urbano. Se, invece, il domicilio è momentaneamente collocato presso un carcere di massima sicurezza, un ospedale o una clinica in aperta campagna e la finestra non c’è, guarda su un cortile interno, oppure su un campo di patate sterminato, basta accendere la televisione. Iella a parte, lo schermo si illuminerà su un talk show, un reality o un talent show dove il contatto visivo sarà immancabilmente appagato. L’occhio, infatti, potrà indugiare su una massa variegata di esseri umani e sull’espressione ostentata dei loro talenti artistici –musicali, culinari, fashion…- e meno artistici, ai quali, ahimè, viene sempre negata la censura.

A questo proposito, segue uno stralcio degli appunti annotati dal signor Malalan su un libretto dal titolo emblematico “Pillole di riflessioni “scorrette” per esaltare la sapidità dell’esistenza”:

Bestiario degli artisti di successo nel XXI secolo.

“L’arte del caprone”, ad esempio, va per la maggiore. E’ praticata con grande strafottenza da persone di ogni genere ed età. Ha un carattere spiccatamente multidisciplinare e si presta a essere argomento di riflessione pure per giornalisti e scrittori come Vittorio Feltri e Massimiliano Parente, nelle mentite spoglie del cafone: “Ci sono i cafonalmente corretti, i culturalmente cafoni, i cafoni con il suv, i cafoni in bicicletta, i cafoni di mare, i cafoni a coppie, i cafoni romantici, e si può essere cafoni persino sui social network senza muoversi di casa, davanti alla tastiera del proprio computer”.

Anche “l’arte della vacca”, altro esemplare del mondo animale, va alla grande. In realtà, questo talento, nulla condivide con l’immagine pacifica del bovino, né con la lentezza, la seraficità e la lunga ruminazione che lo contraddistinguono. L’atteggiamento da vacca, infatti, colpisce uomini e donne in egual misura e ha lo stesso effetto del liquido di contrasto somministrato in vena per una tac: si diffonde ovunque, nel corpo del bovino umano, agevolando la visualizzazione di alcuni dettagli, di norma, sgradevoli.

E ancora, per chiudere questa pagina del bestiario, sono costretto a notare, con rassegnata insensibilità, che “l’arte del lama” e l’”arte della iena ridens” spopolano. Pure in questo caso, nulla c’entra l’eleganza del primo o la risata nervosa della seconda. Nel genere umano, i cosiddetti lama si muovono con circospezione, guardano gli altri con supponenza e sputano sentenze come grumi di catarro raffermo, colpendo la vittima con parole vischiose, dal sapore dolciastro, ma letali. Le iene, invece, ridono in maniera rilassata per stordire la preda e poi, zac, mordono al collo come vampiri con la gola secca, senza lasciare scampo.

“L’arte del demente”, invece, è tutta umana. Riscuote anch’essa parecchio successo, non solo tra gli ottuagenari del fan club “Alzheimer, il mago dei rompicapo impossibili”, o tra i giovani con deficit cognitivi conclamati, ma pure tra quelli che tentano di simulare una parvenza di normalità… la stragrande maggioranza della popolazione!”.

Alla fine di questa frase, il signor Malalan fa una breve annotazione: “Personalmente sono affascinato da “L’arte della checca isterica e infeltrita”, talmente nascosta tra quelle ostentate dai personaggi reali, da sembrare inventata!”.

Ad ogni modo, la televisione, pur consentendo un contatto visivo con decine di persone, pone inevitabilmente un filtro tra telespettatore e protagonisti tv. Pertanto, anche in questo caso, come nel precedente e in tutti i casi concernenti uno dei cinque sensi, per mantenere un contatto di massa “reale”, il signor Malalan deve necessariamente uscire di casa e procedere con un bagno di folla tradizionale ai mercatini rionali, a un funerale “importante”, ecc. Se, invece, il vero motivo per cui il signor Malalan anela, saltuariamente, a un bagno di folla, fosse qualcosa di diverso? Qualcosa che trascende la materia, come, ad esempio, l’urgenza di avere un contatto psicologico con altri esseri umani? In tal caso la faccenda si complica ulteriormente. Non è detto, infatti, che le situazioni ottimali per assicurare un contatto fisico, risolvano la questione. La psiche è cosa assai delicata, individuando funzioni che esulano dalla dimensione corporea. Probabilmente, per avere la certezza di un incontro psicologico ravvicinato del quarto tipo, ovvero collettivo, è meglio affidarsi a un classico agevolatore di facile e pronto utilizzo. A questo proposito, il libretto del signor Malalan “Pillole di riflessioni “scorrette” per esaltare la sapidità dell’esistenza” indica alcuni elementi sui quali poter riporre le speranze e le utopie della vita quotidiana come le benzodiazepine, l’alcol, il sesso, il fumo, il gioco e il cioccolato –oltre ai ravioli dolci alla Malalan, le pere cotogne e i dadi per brodo. Nella migliore delle ipotesi, infatti, dopo l’abuso di tali sostanze, viene assicurato un TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) in una struttura specifica per la cura del disturbo da dipendenza, insieme a tante altre persone, una vera e propria folla. Nel peggiore dei casi, invece, viene recapitato un invito a iniziare un percorso individuale con uno psicoterapeuta che, per definizione, di psiche dovrebbe intendersene. In ogni caso, il successo non è garantito. Se l’incontro fisico con l’altro è difficile, quello mentale, sembra, addirittura, fantascienza. Il fatto è che il signor Malalan ritiene estremamente eccitante quel che esula dal tangibile e dal terreno. Per lui, dover accettare l’idea di possibili barriere antisfondamento a tutela di un eventuale contatto psicologico con l’altro, è come dover accettare che Leonard Nimoy, il leggendario signor Spock della serie televisiva Star Trek, è morto, impossibile! Tuttavia, l’accesso alla spiritualità altrui sembra davvero protetto da una sorta di diritto alla privacy. Un enigma arduo da risolvere, un tabù atavico, un mistero insondabile che sfiora la religiosità di quello che avvolge la sacra Sindone, così come il motivo per cui il signor Malalan si ostina, comunque a voler fare, una volta al mese, un bagno di folla!   Siamo sicuri, infatti, che l’intenzione del signor Malalan sia realmente quella di voler mantenere un contatto fisico e/o psicologico con altri esseri umani e non magari un contatto “magnetico” con i cuccioli di cane, un contatto diretto con i microorganismi che scorrazzano nel mercato ortofrutticolo, oppure un contatto radio con le “cimici spia” in dotazione ai servizi segreti della CIA?!

In realtà il signor Malalan parla di “quelli che frequentano il pianeta!”… e gli esseri umani, signori miei, sono solo una piccola parte. Meditate gente, meditate!

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Chi lo ha scritto

Erica Bonanni

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Nata a Trieste, laureata in giurisprudenza e in scienze politiche, in possesso dell’abilitazione all’esercizio della professione forense, Coach in PNL, Giudice Sportivo Regionale FIP… stop. Amo ogni tipo di risveglio, amo l’atmosfera del mattino, amo la solitudine, amo riflettere, amo il cielo che minaccia tempesta, amo fare sport, amo viaggiare, amo il gelato, amo sorridere, amo giocare, amo entusiasmarmi, amo soffrire, amo lottare, amo vincere, amo studiare, amo trovare una soluzione, amo i picnic, amo suonare il flauto traverso, amo le notti insonni, amo sorprendere, amo stuzzicare, amo preparare i dolci, amo mangiare i dolci, amo leggere, amo scrivere e… amo amare ed essere amata. Odio… ops, un errore di ortografia. Volevo dire: oddio quante cose amo!

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