I film che raccontano il terzo millennio. Capitolo 8: il 2007

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Eccoci al 2007, i film di cui andremo a parlare ci sono rimasti impressi, in alcuni casi sono davvero passati alla storia, sembra ieri che li abbiamo visti al cinema, invece sono già passati 14 anni. Questa volta vi presentiamo capolavori come “Non è un paese per vecchi”, “La promessa dell’assassino” o “Il petroliere”.  Due film italiani di maestri che non ci sono più. Due film europei che lanciarono filmografie prima di allora ai margini (quella rumena e quella franco magrebina).  Poi film non perfetti come “Tropa de Elite” e “Shooter” ma davvero divertente e importanti per i temi di cui parlano. Un film sulla ricerca della libertà come “Into the wild”. E infine Juno, simbolo di tanto cinema indipendente americano che raggiungeva il successo in quegli anni.

And the winner is ... NOn è un paese per vecchi

And the winner is … Non è un paese per vecchi

Javier Bardem guida un cast eccezionale e la pettinatura è passata giustamente alla storia

Javier Bardem guida un cast eccezionale e la pettinatura è passata giustamente alla storia

“Non è un paese per vecchi” (No country for old men) di Ethan Coen, Joel Coen,, Stati Uniti

Con Tommy Lee Jones, Javier Bardem, Josh Brolin, Woody Harrelson, Kelly MacDonald

Consigliato a: : rappresentanti delle Forze dell’ordine a fine carriera

Sconsigliato a: killer professionisti

Tratto dal (bellissimo) romanzo omonimo del 2005 dell’immenso Cormac McCarthy (classe 1933), “Non è un paese per vecchi” oltre a essere un capolavoro – sceneggiato e diretto magistralmente dai Coen, con interpreti azzeccati e abili di personaggi in alcuni casi indimenticabili – è un film che lascia un insegnamento preciso e tutt’altro che banale: impossessarsi di un pingue malloppo incustodito e circondato di cadaveri è una stolida idea, non una genialata. Perché anche in un luogo e in un tempo diverso dal deserto texano del 1980 in cui si ritrova Llewelyn Moss (Josh Brolin) – un parcheggio  della Coop? un Frecciarossa spopolato? una spiaggia solitaria e nebbiosa? – dall’impossessarvi di un malloppo scampato a una sparatoria durante una plausibile compravendita di droga non può venirvi niente di buono. Esattamente come niente di buono viene a lui, che si lascia tentare, prende i soldi e si ficca in un brutto, brutto guaio. Specie perché tra coloro che inseguono quei soldi c’è uno dei cattivi più cattivi mai visti al cinema, lo spietato Anton Chigurh (Javier Bardem), freddo sociopatico dalla memorabile capigliatura a cui piace giocare a testa o croce. A guidarci nel mondo di sola avidità di questi immorali spietati, aridi come il paesaggio che li circonda, è uno sceriffo a un passo dal pensionamento, Ed Tom Bell (Tommy Lee Jones), disilluso e onesto, che però stenta a comprendere “la criminalità di oggi”. Un thriller, ma di quelli dei fratelli Coen, nel filone di “Crocevia della morte” e “Fargo” e su un tema ai Coen molto caro: non si illudano i colpevoli di sfuggire alle conseguenze delle proprie azioni (per gli innocenti su cui piovono disgrazie immeritate – o forse no? – bisogna aspettare il 2009 e il Larry Gopnick di “A serious man”).

Se la storia di “Non è un paese per vecchi” può essere letta come metafora del nichilismo che sbriciola la società occidentale (ma questa banalità vale pure per “I laureati” di Pieraccioni e certe puntate del “Paradiso delle signore”, ritengo), nel personaggio di Anton Chigurh si è persino scorsa una rappresentazione plastica delle paure successive all’11 settembre 2001. Sacrosantamente ricoperto di premi.

Da vedere con: rappresentanti delle Forze dell’ordine a fine carriera

 

Vita e opere del BoBe, la divisione di eccellenza della polizia brasiliana, impegnata a intervenire nei peggiori casi di criminalità a Rio de Janeiro, in primis la corruzione interna del resto della polizia. Il film, che presenta al mondo il talento di Wagner Moura, futuro Escobar e futuro Sergio Vieira de Mello (il diavolo e l’acqua santa) è un turbinio di immagini forti, sensazioni, rumori della metropoli, fin dai titoli iniziali, che si impastano con l’avvio della storia e il rap das armas della colonna sonora (https://www.youtube.com/watch?v=ZthNYozVwNM). Destrorso? Un po’ (però anche queste ONG, tutte spinelli, favelas e libero amore hanno rotto, non nascondiamocelo). Tostissimo.

Vita e opere del BoBe, la divisione di eccellenza della polizia brasiliana, impegnata a intervenire nei peggiori casi di criminalità a Rio de Janeiro, in primis la corruzione interna del resto della polizia. Il film, che presenta al mondo il talento di Wagner Moura, futuro Escobar e futuro Sergio Vieira de Mello (il diavolo e l’acqua santa) è un turbinio di immagini forti, sensazioni, rumori della metropoli, fin dai titoli iniziali, che si impastano con l’avvio della storia e il rap das armas della colonna sonora (https://www.youtube.com/watch?v=ZthNYozVwNM). Destrorso? Un po’ (però anche queste ONG, tutte spinelli, favelas e libero amore hanno rotto, non nascondiamocelo). Tostissimo.

“Tropa de Elite – Gli squadroni della morte” (Tropa de Elite) di José Padilha, Brasile, USA.

Come si dice ACAB in brasiliano?

Come si dice ACAB in brasiliano?

Con W. Moura, André Ramiro, Caio Junqueira, Milhem Cortaz, Fernanda Machado:

Consigliato a: ex-gladiatori, Militi della Folgore, celerini

Sconsigliato a: belle ragazze radical chic

Da vedere con: un volontario di una ONG e il suo gommista di fiducia

 

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Shooter è un film scritto molto bene, con personaggi che creano empatia, un grande eroe e dei cattivi perfettamente  credibili e attuali. Con  scene d’azione coinvolgenti, colpi di scena ben calibrati e un grande cast il film ha tutti i “classici” ingredienti per essere un bel film realizzato da un bravo mestierante del cinema come Antoine Fuqua. Shooter non è il film più bello del 2007. Però è emblematico di un certo cinema bellico e post bellico di questo millennio. Di un cinema che racconta le guerre che che i media si sono “dimenticati” di raccontare, ma che continuiamo a esportare senza più sapere il perché.  Shooter è uno di quei film che dietro uno svolgimento pieno di azione e fuochi di artificio ne raccontano le cause (genericamente il petrolio, che va di moda fin dagli anni sessanta) e i protagonisti che già devono fare gli eroi in una guerra di cui non sanno nulla e una volta tornati gli tocca fare gli eroi anche in una patria che li ha usati e ora vorrebbe usarli per un’ultima volta per liberarsene per sempre.

Il sergente dei marine Bob Lee Swagger, un bravissimo Mark Whalberg, è sopravvissuto a una missione dalla quale era previsto che non tornasse. Un complotto che deve nascondere una guerra sporca prevede che sia la pedina da sacrificare. Il nostro eroe si trasforma in una sorta di Rambo del terzo millennio in un'America che ha svenduto ogni sogno agli interessi dei potenti.

Il sergente dei marine Bob Lee Swagger, un bravissimo Mark Whalberg, è sopravvissuto a una missione dalla quale era previsto che non tornasse. Un complotto che deve nascondere una guerra sporca prevede che sia la pedina da sacrificare. Il nostro eroe si trasforma in una sorta di Rambo del terzo millennio in un’America che ha svenduto ogni sogno agli interessi dei potenti.

“Shooter” di Antoine Fuqua, Stati Uniti

Con Mark Wahlberg, Michael Peña, Danny Glover, Kate Mara, Elias Koteas, Rhona Mitra, Jonathan Walker, Louis Ferreira, Tate Donovan, Rade Serbedzija, Ned Beatty, Alan C. Peterson, Lane Garrison, Zak Santiago, Michael-Ann Connor

Consigliato a: chi ha amato Rambo negli anni ottanta,

Sconsigliato a: chi teme che gli sparino un microchip  con 5G da 2 miglia di distanza

Da vedere prendendo la mira verso il complotto giusto

 

 

 

Intothe wild è un bellissimo film di quello spirito libero di Sean Penn, un film con un protagonista che rinnega le comodità della vita borghese per cercare una vita più completa e profonda. E le trova nelle persone che incontra e nella natura meravigliosa che lo accoglie tra deserti, fiumi e il gelo dell'Alaska. Ma alla natura selvaggia interessa qualcosa delle vite che la attraversano?

Intothe wild è un bellissimo film di quello spirito libero di Sean Penn, un film con un protagonista che rinnega le comodità della vita borghese per cercare una vita più libera e profonda. E le trova nelle persone che incontra e che gli mostrano un’umanità che credeva perduta e nella natura meravigliosa che lo accoglie tra deserti, fiumi e il gelo dell’Alaska. Ma alla natura selvaggia interessa qualcosa delle vite che la attraversano?

 

into the wild career

Anche tu Ron mi mancherai. Ma ti sbagli se pensi che le gioie della vita vengano soprattutto dai rapporti tra le persone. Dio ha messo la felicità dappertutto e ovunque, in tutto ciò in cui possiamo fare esperienza. Abbiamo solo bisogno di cambiare il modo di guardare le cose.

“Into the wild – Nelle terre selvagge” di Sean Penn, Stati Uniti

Con Emile Hirsch, Marcia Gay Harden, William Hurt, Jena Malone, Brian H. Dierker, Catherine Keener, Vince Vaughn, Kristen Stewart, Hal Hollbrook

Consigliato a chi vuole ampliare i proprio orizzonti, ma è indeciso se preferisce il caldo o il freddo

Sconsigliato a chi non concepisce niente di meglio di una vita borghese

Da vedere davanti al caminetto acceso sorseggiando un brodino caldo

 

In attesa di scandalizzare il mondo con l’amore saffico e travagliato di Adele, il franco-tunisino Kechiche cucina un cous cous con tutti gli ingredienti della difficile vita di un immigrato in una cittadina di mare francese, tra diverse mogli, diversi figli e diversi funzionari-burocrati. Il tutto senza un filo di ironia, spingendo anzi a fondo sul pedale del drammone. Basta filmare cinque minuti di orologio di crisi isterica per fare grande cinema? Secondo me, no. Pesante

In attesa di scandalizzare il mondo con l’amore saffico e travagliato di Adele, il franco-tunisino Kechiche cucina un cous cous con tutti gli ingredienti della difficile vita di un immigrato in una cittadina di mare francese, tra diverse mogli, diversi figli e diversi funzionari-burocrati. Il tutto senza un filo di ironia, spingendo anzi a fondo sul pedale del drammone. Basta filmare cinque minuti di orologio di crisi isterica per fare grande cinema? Secondo me, no. Pesante

Per trovare dei proletari al cinema, bisogna andare neille periferie magrebine di qualche metropoli francese (oppure nei film di Ken Loach)

Per trovare dei proletari al cinema, bisogna andare neille periferie magrebine di qualche metropoli francese (oppure nei film di Ken Loach)

“Cous Cous” (La Graine et le Mulet) di Abdellatif Kechiche, Francia.

Con Habib Boufares, Hafsia Herzi, Farida Benkhetache, Abdelhamid Aktouche, Bouraouïa Marzouk

Consigliato a: appassionati del cinema du monde

Sconsigliato a: vicini di casa di residenti maghrebini

Da vedere con: piatto di cous cous e danzatrici del ventre (manca solo il narghilè)

 

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Un Mazzacurati in ottima forma racconta i suoi luoghi (il Veneto) non risparmiando nessuna critica. Lo fa con una storia articolata, alla fin fine un giallo, e affidandosi a una serie di caratteristi (Natalino Balasso, Marescotti, Battiston) lasciati liberi di dare il meglio, ma sempre sotto il pieno controllo del regista. Quello che ne esce è un film a prima vista senza pretese, ma che fa davvero la sua figura. Bella, brava e credibile la Lodovini. [Foto di Lucia Baldini]

I bei valori di una volta della provincia italiana

I bei valori di una volta della provincia italiana

“La giusta distanza” di Carlo Mazzacurati, Italia.

Con Valentina Lodovini, Giovanni Capovilla, Ahmed Hafiene, Giuseppe Battiston, Fabrizio Bentivoglio, Marina Rocco: Eva, Natalino Balasso, Ivano Marescotti

Consigliato a: chi con uno spritz in mano si sente a casa

Sconsigliato a: chi ha mogli che ingrassano

Da vedere con: la maestra del paesello

centochiodi

Annunciato dallo stesso Ermanno Olmi come suo ultimo film di finzione, ci piace pensare che il regista abbia deciso di non potere lasciare ai posteri come testamento una simile ciofeca, con nientemeno che Raz Degan (!) nelle vesti di un professore in crisi mistica. Va bene il cristianesimo di base contro la sua deriva affaristico-cattolica, va bene la spontaneità contro il cerebralismo intellettuale, va bene l’amicizia contro la burocrazia del vivere moderno, ma quando è troppo, è troppo (anche perché è dura essere presi sul serio con frasi come “Tutti i libri del mondo non valgono un caffè con un amico”).

“Centochiodi” di Ermanno Olmi, Italia

Un bel Gesù per amico

Un bel Gesù per amico

Con Raz Degan, Luna Bendandi, Michele Zattara, Amina Syed, Andrea Lanfredi

Consigliato a: titolari di ferramenta

Sconsigliato a: bibliotecari che amano il proprio lavoro

Da vedere con: gli amici del circolo del caffè

 

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“Laa promessa dell’assassino” è un noir violento e carico di tensione in cui un’umanità dimessa ma caparbia trova la sua rivincita sul male rappresentato dalla mafia russa e dai suoi metodi spietati. Un film di corpi, tatuaggi e sangue in cui il male si muove senza scrupoli in una Londra molto diversa da quella che siamo abituati a vedere. Ma è soprattutto un film in cui l’umanità e la moralità lottano per affermarsi in un mondo corrotto. Il tutto con attori straordinari e scene memorabili orchestrate da un David Cronenberg in gran forma.

In un mondo spietato e criminale, può vincere solo chi ha un cuore grande così

In un mondo spietato e criminale, può vincere solo chi ha un cuore grande così

“La promessa dell’assassino” (Eastern Promises)  di David Cronenberg

Con Viggo Mortensen, Naomi Watts, Vincent Cassel, Armin Mueller-Stahl, Sinéad Cusack, Jerzy Skolimowski, Josef Altin,

Consigliato a: chi non viene a compromessi con la propria umanità

Sconsigliato a: chi “sai che me ne fraga a me?!?”

Da vedere tutti nudi in un bagno turco

 

 

 

 

Film compiutamente epico su un eroe negativo, Daniel Plainview, self-made magnate del petrolio, spietato e sanguinario costruttore del proprio destino, glorificato nell'interpretazione di Daniel Day-Lewis. Una storia in cui il tema della paternità (quella reale, dei figli, e quella metaforica, del Paese) si amalgama al tema della scelta tra sete di ricchezza e potere e ricerca del conforto spirituale. Attingendo alla prima parte del romanzo “Petrolio!” (1927) di Upton Sinclair e a ricche fonti storiche, il geniale Anderson scrive e dirige coraggiosamente un film vigoroso e difficile, di scenari grandiosi e tematiche profonde (la traduzione italiana non rende il riferimento biblico del titolo originale). Considerato uno dei migliori film del terzo millennio.

Film compiutamente epico su un eroe negativo, Daniel Plainview, self-made magnate del petrolio, spietato e sanguinario costruttore del proprio destino, glorificato nell’interpretazione di Daniel Day-Lewis. Una storia in cui il tema della paternità (quella reale, dei figli, e quella metaforica, del Paese) si amalgama al tema della scelta tra sete di ricchezza e potere e ricerca del conforto spirituale. Attingendo alla prima parte del romanzo “Petrolio!” (1927) di Upton Sinclair e a ricche fonti storiche, il geniale Anderson scrive e dirige coraggiosamente un film vigoroso e difficile, di scenari grandiosi e tematiche profonde (la traduzione italiana non rende il riferimento biblico del titolo originale). Considerato uno dei migliori film del terzo millennio.

“Il petroliere” (There will be blood)  di Paul Thomas Anderson, Stati Uniti

There will be blood, la storia degli Stati Uniti e non solo racconta che il titolo originale era molto più adatto

There will be blood, la storia degli Stati Uniti e non solo racconta che il titolo originale era molto più adatto

Con Daniel Day-Lewis, Paul Dano, Ciarán Hinds, Kevin J. O’Connor, Dillon Freasier

Consigliato a: potenziali imprenditori intraprendenti

Sconsigliato a: predicatori e sostenitori della collettivizzazione dei mezzi di produzione

Da vedere con: i vostri amati collaboratori, intorno alla pompa a cavalletto installata sul balcone

 

 

Dolorosissimo racconto di un aborto clandestino (aborto = reato = prigione) nella Romania degli ultimi anni del regime di Ceausescu. Con una regia cruda e spogliata di ogni orpello (una sola inquadratura per ogni scena), la storia di una esperienza crudele condivisa dalla ragazza incinta con la sua amica, che per aiutarla è disposta a tutto. L'interpretazione essenziale ed estremamente credibile dello scarno cast trasmette in modo tagliente la disperazione della vicenda e un generale senso di oppressione, di mancanza di via di scampo. Mungiu ferisce sempre. (non guardatelo la sera tardi, non concilia sonni tranquilli)

Dolorosissimo racconto di un aborto clandestino (aborto = reato = prigione) nella Romania degli ultimi anni del regime di Ceausescu. Con una regia cruda e spogliata di ogni orpello (una sola inquadratura per ogni scena), la storia di una esperienza crudele condivisa dalla ragazza incinta con la sua amica, che per aiutarla è disposta a tutto. L’interpretazione essenziale ed estremamente credibile dello scarno cast trasmette in modo tagliente la disperazione della vicenda e un generale senso di oppressione, di mancanza di via di scampo. Mungiu ferisce sempre. (non guardatelo la sera tardi, non concilia sonni tranquilli)

“4 mesi, 3 settimane, 2 giorni”  (4 luni, 3 săptămâni și 2 zile)  di Cristian Mungiu, Romania

Nella Romania di Ceausescu era facile fare una brutta fine, ma non ci ammazzava certo di risate

Nella Romania di Ceausescu era facile fare una brutta fine, ma non ci si ammazzava certo di risate

Con Anamaria Marinca, Laura Vasiliu, Vlad Ivanov

Consigliato a: persone contrarie alla legalizzazione dell’aborto

Sconsigliato a: donne in gravidanza

Da vedere con: Mario Adinolfi

 

Juno racconta la storia di un'adolescente che deve affrontare una gravidanza indesiderata. Assecondando tutti i clicé del politicamente corretto (

Un’adolescente deve affrontare una gravidanza indesiderata e lo fa in maniera molto consapevole, decide per sé, fa scelte mature che sembrano andare contro la morale comune. Il risultato è un film carino e politicamente corretto, con personaggi “normali”, vite “normali” e problemi “normali” risolti normalmente in maniera semplice, carina e corretta. Emblema del perfetto cinema indipendente americano, non poteva che avere un enorme successo main stream compreso un oscar alla migliore sceneggiatura.

 

“Juno” di Jason Reitman, Stati Uniti

Con Elliot Page (ai tempi Ellen Page), Michael Cera, Jennifer Garner, Jason Bateman, Olivia Thirlby, Allison Janney, Rainn Wilson, J.K. Simmons

Consigliato a: ragazz* semplici di provincia

Sconsigliato a: chi sa cosa significa una gravidanza indesiderata durante l’adolescenza

Da vedere limonando con un* sfigat*

(NB l’uso dell’* invece del comune maschile generico è usato appositamente e esclusivamente per parlare di film come Juno)

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