Paolorossi e la felicità

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Cosa si augura uno nella vita? Che felicità? Certo, i figli sono una grande gioia, le soddisfazioni nel lavoro, un matrimonio sereno…Ma si tratta di felicità che si raggiungono dopo un lungo cammino, spesso sacrifici, idee chiare e tanta determinazione. La realtà è spesso differente: le nostre vite sono costellate di cammini interrotti, treni persi, dubbi, confusione, sguardi rivolti al passato, sogni infranti. Non è una visione necessariamente deprimente: sono le cose della vita.

Mondiali di Spagna 1982, Paolo Rossi esulta
Quello che perciò sogniamo e speriamo è un ribaltamento della nostra sorte, una resurrezione, un evento miracoloso che ci risolva tutto, uno scoppio di gioia sfrenata ed improvvisa, una carambola che infili magicamente la palla in rete, un goal di Paolorossi…

Al di là delle sue qualità calcistiche, del suo fiuto del goal, della rapidità in area, ecc., Paolorossi ha rappresentato e rappresenta soprattutto proprio questo: l’evidenza che ad ognuno di noi la vita può cambiare e risolversi da un momento all’altro, in un istante, in pochi minuti, come accadde a lui, quel mitologico pomeriggio di Italia – Brasile, il 5 luglio 1982.

Dopo quel Mondiale, quando andavi all’estero e dicevi che eri italiano, tutti rispondevano: “Paolorossi!” e diventavano subito tuoi amici, ti facevano passare alle frontiere, ti trovavano un tavolo al ristorante. Tutti lo conoscevano, tutti lo consideravano un idolo, perché tutti vedevano in lui proprio questo: la svolta, il miracolo, il cambio del favore degli Dei sono possibili, anche per me, anche per me che non ho le capacità per vincere un Nobel, per essere bravo e retto tutti i giorni, per raccogliere i frutti di anni di giudizioso lavoro e applicazione. Il mondo non è fatto di vincitori di premi Nobel, lavoratori irreprensibili o genitori modello, il mondo è fatto soprattutto da chi non è riuscito a costruire tutto quello che avrebbe voluto, di chi – quotidianamente – deve confrontarsi con l’evidenza che i propri sogni giovanili non si sono realizzati appieno, con chi ha ciò che si merita e spesso non si è meritato le massime soddisfazioni. E per tutti noi, Paolorossi è stato il simbolo del possibile riscatto, magari immeritato, magari regalato dal caso o da qualche circostanza fortuita. L’esultanza ed il sorriso di Paolorossi in quel magico luglio dicevano a tutto il mondo: la vita è una tombola e qualche volta può toccare anche a te, anche tu puoi inaspettatamente rialzarti dalle ceneri e toccare il cielo con un dito.

DfvNEdVWkAAdbruPaolorossi era un bravissimo giuocatore, ma non era Maradona, non aveva né un fisico, né un talento eccezionali, non faceva goal dribblando mezza squadra avversaria e nemmeno era un esempio assoluto e straordinario di sacrificio ed abnegazione. Lo dice anche il nome, uno tra i più comuni d’Italia: Paolorossi era una persona tutto sommato “normale” o comunque una persona nella quale noi, persone “normali”, potevamo identificarci facilmente. Un bravissimo giuocatore a cui, in quei pochi giorni d’estate, gli Dei regalarono, all’improvviso, il dono di esaudire ogni desiderio e la sorte di convertirsi in un eroe assoluto. Fino al quinto minuto di quell’Italia-Brasile, Paolorossi era l’oggetto degli insulti di buona parte degli italiani (compreso chi scrive…) per la quantità di goal sbagliati, perché era sempre fuori posto, per l’inadeguatezza dei suoi movimenti. E poi, in un secondo…tutto cambiò e divenne l’Eroe di una nazione. Tutto si ribaltò, la direzione della sua vita (e anche delle nostre…) s’invertì completamente. E cos’è la felicità o per lo meno un tipo di felicità se non questo? Se non il colpo di fortuna che capovolge tutto, il biglietto vincente della lotteria, il riscatto improvviso?

facebook_1607619487573_6742844847207490948In questo senso, Paolorossi è stato anche l’archetipo del calcio, perché il calcio come e più della vita ci regala spesso queste situazioni in cui i destini mutano in un secondo, in cui l’Italietta di un Paolorossi maldestro supera il Brasile di Zico, Socrates, Falcao, Cerezo, Junior, Eder e diventa la Nazionale forse più forte ed amata di ogni tempo, in cui si può vincere al novantesimo senza meritarlo completamente, in cui non sempre i più bravi, i più giudiziosi e previdenti hanno la meglio.

In una intervista, Paolorossi confessò che, in quei giorni tra Brasile, Polonia e Germania, avrebbe voluto che il tempo si fermasse, perché aveva ben chiaro che mai più avrebbe rivissuto quell’estasi, quello stato di grazia. Ma gli Dei concedono solo a pochi di noi umani momenti come quelli e solo pochissime volte. Se così non fosse, non sarebbero così meravigliosi, così carichi di felicità irrefrenabile. Bisogna goderseli tutti, gioirne, gridarli perché domani tutto può cambiare ancora. E sicuramente lui lo ha fatto. In tanti, forse tutti, sogniamo di vincere alla lotteria, in senso reale o figurato, e magari ci è anche accaduto qualche volta, forse solo una, forse proprio in quell’estate…La vita è una tombola…grazie Pablito per avercela fatta vincere almeno una volta!

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