Italia 2020. La metafora delle galline

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Roma – Villa Borghese. Su una panchina viene rinvenuto un carteggio – attualmente al vaglio di autorevoli esperti – che potrebbe dischiudere strade mai esplorate sulla condizione dei cittadini, ovvero, sulle apparenti libertà concesse dalle alte frange.
Lo scritto, verosimilmente allegorico, cela i reali intendimenti degli autori, ricorsi all’ausilio di codici lessicali in uso più a favolieri che a filibustieri.
Nell’attesa della decodificazione definitiva – complicata altresì da macchie che ne rendono difficoltosa la lettura – se ne riportano, tuttavia, i passi più integri e le relative analisi e deduzioni.

[…] Dalle 22:00 alle 5:00. Fino alle 20:00, solo a piedi. Dalle 6:30 alle 8:00, ruzzolare… ah! pardon, camminare, ma a passo svelto, o zampa lesta.
“E la festa?”
“Ve l’abbiamo già fatta.”
“Siate seri.”
“Risponderemo, ma ora è tardi, a causa di una minaccia incontrollabile bisogna chiudere il pollaio… Un po’ d’aria al giorno, qualche chicco di grano o altri mangimi, e l’attività è garantita.”

Dialogo tra il fattore ed il nobile tenutario

“Sono esseri senza cervello, si accontentano di vedere la porta aperta per credere di essere libere” esordì il fattore.
“Ti sbagli, ne hanno a sufficienza per le loro esigenze; è per tale motivo che, peraltro, sembrano accontentarsi di poco” rispose il nobile.

Dopo un breve scambio giunsero ad un accordo soddisfacente per entrambi: dividere il pollaio in tre zone: gialla, arancione e rossa in cui destinare le pennute in base alla loro intelligenza, o meglio, in funzione della resa nel tempo libero concesso, quest’ultimo elargito per fasce orarie.
Ma tale idea non si rivelò fruttifera, anzi, stava per generare effetti controproducenti.
Da un lato, le galline obbligate a rimanere in gabbia per più ore si ribellavano, sistematicamente, crocchiando oltremisura: emettevano versi talmente striduli da perforare i timpani. Dall’altro, non solo producevano meno uova ma, a causa della minore attività motoria, divenivano sempre più flaccide.

Il nobile tenutario non aveva mai tempo a disposizione. Era sempre in giro per il mondo, impegnato nei rapporti internazionali con omologhi di altre nazioni o regnanti di pari risma, negli ultimi tempi anch’essi alle prese con il problema delle galline.
Un giorno, di ritorno da Bruxelles, si rivolse perentoriamente al fido dipendente: “Ti concedo un’ultima possibilità per risolvere questo enorme grattacapo”.
Il fattore, nel timore di deludere il suo capo, lavorò senza sosta per l’intera notte, sul finire della quale escogitò un sistema rivoluzionario: trasformare i vecchi pollai in enormi padiglioni, dai tetti e pareti resistenti e, in più, ampliare l’aia che, in pratica, avrebbe abbracciato tutto il fondo disponibile, da recintare a seconda degli scambi con altri fondi, dai più prossimi ai più lontani, anche al capo estremo del mondo.

“Ma il trucco dov’è?”
“In realtà le galline, per via di tale sistema, godrebbero di una libertà solo apparente; in quanto, dovendo ritornare sempre al padiglione per cibarsi, non sfuggirebbero mai al controllo.”
I due compari sembrarono aver raggiunto il loro scopo: il nobile tenutario aveva ottenuto il risultato di eliminare un problema che avrebbe minato la sua serenità, mentre il fattore non avrebbe lavorato più come prima, quando doveva spargere a mano i mangimi.
Il nobile comunicò la nuova ai suoi amici internazionali, i quali ne furono entusiasti e desiderosi di introdurre il sistema nei loro territori. Dopo qualche giorno non vi fu alcuna nazione senza padiglioni…

E le galline?
Oltre a ruzzolare liberamente e, di tanto in tanto, crocchiare a piacimento, da quel momento in poi poterono illudersi di aver conquistato il primigenio diritto ad un equo e giusto trattamento.

 

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