Il signor Malalan viaggia su Marte (12)

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“Alzi il gomito” chi non ama viaggiare! Sembra incredibile, o forse no, ma molte persone preferiscono starsene a casa, piuttosto che intraprendere un viaggio avventuroso a Machu Picchu, una vacanza rilassante all-inclusive a Sharm el-Sheikh, o un fine settimana culturale in una città d’arte. Non sempre, però, si tratta di disinteresse per ciò che travalica la propria zona di confort –divano, casa, lavoro, toilette, bar…
Sebbene, infatti, è fuor di dubbio che a volte, l’essere umano sia decisamente pigro e indolente -senza per questo, essere passibile di alcun tipo di sanzione- a volte, invece, ha solo paura dell’ignoto e altre volte ancora, lamenta mancanza di denaro, o meglio, preferisce destinarlo a cose diverse. Sigarette? Droga? Sesso? Libri? Concerti? Cinema? Teatro? Estetista? Parrucchiere? Poco male, in fondo, sono viaggi pure quelli… tra fumo, libri, musica, orgasmi, taglio, colore e messa in piega!

Diciamo la verità, viaggiare non implica necessariamente l’accensione di un mutuo. Ci sono vacanze costose, in cui si stacca la spina per tre settimane percorrendo almeno ottomila chilometri tra terra, mare, cielo e deserto, così come ci sono vacanze low cost, in cui si inganna la routine solo per qualche giorno, restando nei confini del proprio paese.
In conclusione, un viaggio rappresenta comunque un’occasione di svago e di piacere, indipendentemente dal fatto che sia duraturo o di poche ore, in luoghi esotici o familiari, di lusso o economico, reale o immaginario. In quest’ultima ipotesi, tra l’altro, il denaro non serve proprio. Ad ogni modo, chi è arido di fantasia, può pagare a poco prezzo un agevolatore, per esempio, un documentario, un film a tinte forti o una moderata dose di alcol.
Per questo dico “alzi il gomito” chi non ama viaggiare! Così, magari, l’uomo pigro, il pauroso o l’indigente, rilassato e intontito da un buon bicchiere di vino o di altro liquido miracoloso, può concedersi l’illusione di una gita fuori porta, di un giro turistico intorno al mondo o, addirittura, di un tour nello spazio!
E’ proprio a questo viaggio interstellare che sembra alludere la frase “il signor Malalan viaggia su Marte”. Naturalmente, il sembra è d’obbligo, infatti…

Il signor Malalan, si sa, è un uomo di mondo a tutto tondo e oltre. I suoi interessi, infatti, sconfinano ampiamente aldilà del pianeta terra. Ama ogni espressione della vita umana, animale, vegetale, marziana e ogni espressione della cosiddetta “natura morta”, largamente intesa –raffigurazioni pittoriche, sedie di paglia, peluches, “piselli indolenti”, donne algide… Ama la cucina povera, ma non disdegna quella elaborata, fatta eccezione per la nouvelle cuisine che detesta, come i batteri detestano l’antibiotico! Ama i libri e gli scaffali per contenerli, ama la musica, il teatro e le aspiranti attrici –l’inesperienza lo eccita, in ogni situazione. E ancora, ama fare ginnastica, buttare la spazzatura, guardare nelle case degli altri, rammendare i calzini, svegliare ogni mattina l’uccellino letargico che nicchia nell’orologio a cucù…
L’elenco appena abbozzato è esemplificativo, ovviamente. Si potrebbe andare avanti all’infinito, sciorinando le passioni e i passatempi preferiti del signor Malalan, ma non è questo l’argomento di oggi.

Quasi dimenticavo… anche se dirlo, probabilmente, è superfluo: il signor Malalan ama le donne! Lo fa dando anima, corpo, sguardi languidi, mance al ristorante, palpatine a pioggia e dando spazio alla sua bizzarria con priorità che, tuttavia, deve spesso accantonare per esigenze contingibili e urgenti. Di norma, infatti, predilige le belle donne –giovani o mature poco importa-, ma la norma non è assoluta! A volte, come accennato, è costretto a mettere da parte i capricci e ad accontentarsi di quelle simpatiche, nel migliore dei casi, e basta! E’ verosimile che spesso non vi sia modo, tempo e materiale su cui poter indugiare… allora, il signor Malalan anziché scoraggiarsi, prende quello che c’è, come in guerra! Prende quello che c’è e lo trasforma nella cosa migliore che gli possa capitare.
Non provate a simulare sdegno, servirebbe solo ad accentuare una ruga sulla vostra faccia di bronzo! Succede a tutti di doversi accontentare di quello che c’è, o di dover abbassare l’asticella delle proprie aspettative per motivi che, a volte, è meglio non indagare –le sabbie mobili della meschinità umana sono come piranha a digiuno, voraci e pericolose.
Può accadere, ad esempio, di andare al supermercato per comprare il filetto di manzo e poi, invece, compiacersi del misto per brodo, oppure di mirare al branzino di mare e pescare il pangasio surgelato, o ancora, di osare con il caviale, ma dopo aver dato uno sguardo al prezzo, arraffare le uova di gallina in batteria. Inutile negare l’evidenza, in certe circostanze, si fa qual che si può… Questione di sopravvivenza.

Dimenticavo ancora una cosa… naturalmente, il signor Malalan ama viaggiare. Ama farlo con tutti i mezzi, in tutti i modi e in tutti i paesi che è capace di raggiungere non solo fisicamente, ma pure con la creatività. E veniamo a Marte.
La prima cosa che suggerisce questo nome, senza dubbio, è il pianeta, chiamato anche pianeta rosso, per via dalle grandi quantità di ossido di ferro che lo ricoprono. La seconda cosa che suggerisce, potrebbe essere “martedì” il giorno della settimana, monco della sillaba finale per distrazione, necessità di spazio in una chat, mancanza di tempo, ignoranza o forma dialettale. La terza cosa che suggerisce… mmh, mmh… è sussurrata in modo talmente discreto che non riesco a decifrare!
Pazienza, in fondo perché sforzarsi di trovare un senso, quando c’è il signor Malalan che risolve il mistero di Marte con la stessa semplicità con cui un genio risolve un’operazione algebrica elementare?
Presto detto, infatti, Marte è il nomignolo con cui il signor Malalan chiama affettuosamente la sua ultima fiamma. D’altra parte, quando si entra in intimità con il proprio soggetto del desiderio, dare un diminutivo, un soprannome o, meglio, un vezzeggiativo, è naturale, anzi d’obbligo. Tutto sarà più facile se chiamerete Patrizia, Pucci; Tiziana, Titti e Floriana, Fuffi.
Con gli uomini, in realtà, la faccenda è un po’ più complicata. Spesso, dare loro dei diminutivi ha lo stesso effetto che castrare un toro… diventano docili e mansueti, e non sempre è un bene, soprattutto quando c’è da difendere la propria posizione in una riunione di condominio, oppure in una zuffa con un falso invalido per accaparrarsi una poltrona sull’autobus o, peggio, quando c’è da far valere quei sacrosanti diritti sanciti all’art. 143 del Codice Civile, rubricato “Diritti e doveri reciproci dei coniugi”, ampiamente esteso a coppie di fatto, coppie miste e coppie “illecite”!
Dunque, nei confronti di Sergio, Diego, Matteo… fate attenzione ai diminutivi che terminano in –ino-, come tesorino, trottolino o amorino. Evocano immancabilmente qualcosa di piccolo che potrebbe distruggere la loro autostima e i vostri programmi nel futuro più prossimo. Ad ogni modo, se davvero lo ritenete necessario, osate con il suffisso –one-, tipo dragone, micione, rambone (coglione tenetelo per la fine della storia!).

Comunque, tornando all’ultima fiamma del signor Malalan, il suo nome è Matilde, detta Marte per via di un animo fervente e focoso che ricorda l’energia, la passione e la determinazione del pianeta più impetuoso dello zodiaco. Marte è decisamente più appropriato di Matilde, oltre che breve! In fondo, un diminutivo serve anche a questo, a evitare divagazioni inutili e andare subito al sodo, sperando di trovarlo.
Per spirito di generosità e di cultura generale, sappiate che il nome Matilde, deriva dal germanico Mahthildis, composto dai termini maht, il cui significato è “forza” e hild, che significa “battaglia”. Quindi, può essere interpretato, se riferito a una persona, come “forte guerriera”. In questo caso, a quanto pare, calza a pennello. Ed è proprio con il pennello che il signor Malalan iniziò il suo viaggio su Marte!
Si conoscevano appena da due giorni, quando il signor Malalan, forte della convinzione di quanto potesse essere incoraggiante un nomignolo azzeccato, condusse la mansueta fanciulla al suo talamo. In principio, però, chiamarla Marte, fu semplicemente un colpo di fortuna, non una mossa a ragion veduta. La donzella, infatti, sembrava tutto, fuorché impetuosa e selvaggia!
Il fatto è che il signor Malalan conosce bene il valore della “promessa” sottesa a un nomignolo, piuttosto che la sua reale vestibilità. Poco importa che una donna sia realmente spregiudicata e focosa, molto importa, invece, farle avere l’illusione che lo sia. Se poi, la suora di turno si rivela essere il demonio in persona, tanto meglio, l’effetto boomerang dell’impennata di fiducia che questa nutrirà in se stessa, con inedito entusiasmo, vi stupirà come la classica sorpresa dell’uovo di Pasqua, lasciandovi senza parole e probabilmente, senza antinfiammatori -ogni muscolo sarà dolente e le articolazioni, invece, compromesse per la troppa ginnastica o per la tentata fuga.

Come accennato, a prima vista, Matilde sembrava una donna qualunque, senza particolari difetti, ma pure senza particolari pregi, se non quelli di essere taciturna e condiscendente –due qualità rare al giorno d’oggi. Evidentemente, però, quel nomignolo aveva scatenato qualcosa di profondo, addirittura forse di atavico, dentro di lei, per cui si era lasciata corteggiare da un perfetto estraneo con grande disponibilità d’animo e generosità di corpo. Aveva prestato il fianco, la guancia e ogni centimetro di pelle alla bocca e ai polpastrelli del signor Malalan, facendosi baciare e palpare ovunque, come fosse un totem portafortuna. Il meglio, però, arrivò solo una volta varcata la soglia di casa del signor Malalan. In quel preciso istante, infatti, Matilde esplose in tutta la sua oscura e concupiscente ferocia sessuale, rendendo finalmente onore al nomignolo di Marte e raggiante il suo benefattore.
In realtà, quel repentino cambio di prospettiva, sorprese il signor Malalan che fino a un attimo prima aveva temuto di dover fare tutto da solo –slacciarsi le scarpe, passare l’aspirapolvere, lavare i piatti, attizzare il fuoco nel camino e nel letto- inebetendolo. La semiparalisi, però, durò giusto il tempo di richiudere la porta di casa alle sue spalle. Poi fu l’apoteosi del rinnovamento cellulare per Marte –peeling profondo, visto che il signor Malalan non si radeva la barba da due giorni- e la mistificazione del piacere per il signor Malalan. Un viaggio indimenticabile tra le curve e le asperità di un corpo non più giovane e nemmeno sodo, ma perfetto per allenare il suo talento artistico!
Marte era ardente di desiderio, ma era anche condiscendente a indagare nuove frontiere del “welfare” con pazienza inimmaginabile. Amava testare ogni tecnica possibile per raggiungere la piena soddisfazione sessuale e quando, nella stanza del signor Malalan, vide una tavolozza multicolore e un astuccio con decine di pennelli, pensò immediatamente al body painting. Non esitò un solo istante, infatti, per incitarlo a usarli su di sé, mettendo in bella mostra il mignolo del piede sinistro. Era proprio da lì, infatti, che il signor Malalan avrebbe dovuto iniziare il suo viaggio su Marte.

Sebbene Matilde fosse aperta a ogni gioco, metodo e prova sperimentale, era una donna piuttosto rigida, autoritaria e prepotente. Dettava lei le regole del gioco, sempre! La prima regola, in questo caso, stabiliva che il viaggio del signor Malalan sarebbe cominciato, inderogabilmente, dal mignolo del piede sinistro. In realtà, mignolo, alluce, rotula, gomito o clavicola, poca importava. L’obiettivo, per il signor Malalan, era viaggiare. Così, disarmato del trench e del bastone, ma armato di pennelli e tavolozza, partì per un’avventura a colori… ad acqua!
Il corpo di Matilde era esteso. Sia in senso verticale che in senso orizzontale. Lo spessore, poi, era notevole. Su quella “tela”, finalmente, il signor Malalan avrebbe potuto sbizzarrirsi, utilizzando l’intero set di pennelli -punta piatta, fina, extra fina, rotonda, a lingua di gatto, ecc.
Naturalmente, la prima cosa che il signor Malalan notò durante il viaggio, furono le dita dei piedi di Matilde, perfettamente dritte, anche se un po’ nodose. Le dipinse con i sette colori dell’arcobaleno, dal momento che tre dita mancavano all’appello. Poi esplorò i polpacci pelosi –anche Marte, come lui, non si radeva almeno da due giorni- le ginocchia valghe e le cosce tornite. Sugli arti inferiori utilizzò i colori freddi, con prevalenza del viola –pare abbia proprietà calmanti per la mente e stimolanti per il desiderio sessuale. Un escamotage, plausibilmente necessario al fine di sorvolare su quella deformità delle “gambe a x” capace di produrre vertigini e disorientamento.

Nel viaggio di andata, il signor Malalan saltò a piè pari, l’area vietata ai minori, ovvero il bosco -il bacino con i misteri dei visceri pelvici- balzando direttamente dall’inguine all’addome, con la promessa di addentrarsi nella selva oscura al ritorno. Per i seni usò un pennello a punta media e un color giallo senape tendente al verde. Dipinse le tette come fossero pere mature, sdraiate a prendere il sole, riservando al capezzolo il ruolo del sole, durante un’eclissi. Disegnò le braccia, invece, come i tentacoli di una piovra, non tanto per la loro flessibilità e la tendenza all’avviluppo incontrollato, bensì per qualcosa di più pruriginoso. Matilde soffriva di una strana patologia dermatologica. La parte superiore del corpo, infatti, era coperta da piccole pustole che ricordavano il cratere di un vulcano. I foruncoli puzzavano e spurgavano un liquido grigiastro e appiccicaticcio, ma questo, anziché scoraggiare il signor Malalan, lo galvanizzò. Gli sembrava di essere Harrison Ford nel remake di “Indiana Jones e il tempio maldetto”.
Arrivato in cima alla “tela”, però, il signor Malalan decise di tornare indietro, prima ancora di aver dato il colpo di pennello finale. A dipingere il viso di Matilde ci aveva già pensato qualcun altro -forse un make-up artist cieco, visto che a distanza ravvicinata, sembrava Moira Ofei, ovvero la sosia della persona sbagliata. Nulla, infatti, aveva a che fare con la bellissima Moira Orfei!

Dunque, il signor Malalan ripercorse collo, seni, addome e arrivato all’ingresso del bosco si fermò, colto da un dubbio atroce. Cosa gli avrebbe riservato il futuro se si fosse davvero inoltrato in quella selva oscura con i pennelli? Tentò in tutti i modi di soprassedere a quel dubbio, impugnando prima un pennello a punta fine, poi uno a punta grossa, ma il ritornello del poema continuava a tormentarlo… “Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura ché la diritta via era smarrita…”.
A un certo punto, ebbe la solita folgorazione… non aveva affatto smarrito la diritta via, o quanto meno, poteva ancora raddrizzarla. Così tornò d’accapo e ridisegnò la storia: ai colori dell’arcobaleno per le dita dei piedi, sostituì quelli per simulare i blocchi di partenza e trasformò l’imbarazzante deformità delle “gambe a x” in due rette parallele, dipingendo sugli arti inferiori dei binari, dritti come anguille con il rigor mortis. Arrivato nei pressi dell’area vietata ai minori, la stazione centrale, il signor Malalan, senza indugiare oltre, gettò i pennelli, penetrò la selva oscura, e prese il primo diretto su Marte… questa volta, sì, per un lungo viaggio interstellare!

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Chi lo ha scritto

Erica Bonanni

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Nata a Trieste, laureata in giurisprudenza e in scienze politiche, in possesso dell’abilitazione all’esercizio della professione forense, Coach in PNL, Giudice Sportivo Regionale FIP… stop. Amo ogni tipo di risveglio, amo l’atmosfera del mattino, amo la solitudine, amo riflettere, amo il cielo che minaccia tempesta, amo fare sport, amo viaggiare, amo il gelato, amo sorridere, amo giocare, amo entusiasmarmi, amo soffrire, amo lottare, amo vincere, amo studiare, amo trovare una soluzione, amo i picnic, amo suonare il flauto traverso, amo le notti insonni, amo sorprendere, amo stuzzicare, amo preparare i dolci, amo mangiare i dolci, amo leggere, amo scrivere e… amo amare ed essere amata. Odio… ops, un errore di ortografia. Volevo dire: oddio quante cose amo!

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