We Are The Thousand – L’incredibile storia di Rockin’1000. Un documentario di Anita Rivaroli.

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26 luglio 2015, Cesena, Parco Ippodromo.

26 luglio 2015, Cesena, Parco Ippodromo.

Si può racchiudere una cosa grande come il Rockin’1000* in un documentario?
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Partiamo dall’inizio e dalla fine. Io c’ero quando tutto è iniziato, e mi ha cambiato la vita, in senso letterale. Quella domenica al Parco Ippodromo di Cesena è successa una cosa grande e impensabile, che non era mai successa prima e non sarebbe mai successa dopo nello stesso modo. Nessuno aveva la certezza che suonare e cantare in 1000 all’unisono si potesse fare. Eppure ci siamo presentati lì per provarci, con l’inconsapevolezza dei sognatori, senza prenderci troppo sul serio ma credendoci abbastanza seriamente per arrivare da tutta Italia.

Festa del Cinema a Roma: la prima di We are the Thousand. Fabio Zaffagnini, Anita Rivaroli e ultimo, ma non meno importante, a destra il maestro Sabiu.

Festa del Cinema a Roma: la prima di We are the Thousand. Fabio Zaffagnini, Anita Rivaroli e ultimo, ma non meno importante, a destra il maestro Sabiu.

Nessuno sapeva cosa poteva voler dire suonare e cantare in 1000 in sincrono, 250 voci, 350 chitarre, 150 bassi e  250 batteristi che spostavano l’aria calda muovendo le loro bacchette tutte nello stesso momento. Secondo me,  non lo aveva ben chiaro nemmeno Fabio Zaffagnini. Come poteva aspettarsi un risultato del genere? Non c’era nessun termine di paragone. Per quanto si potesse sognare in grande, non si poteva immaginare tanto.

Forse nemmeno la regista Anita Rivaroli aveva idea di cosa sarebbe successo mentre dirigeva le riprese e poi montava il video che in 5 giorni sarebbe stato visto da milioni di persone (letteralmente milioni, ora, mentre scrivo le visualizzazioni sono diventate 54.892.662) e da Dave Grohl, il front man dei Foo Fighers, la persona a cui il video era destinato, per convincerlo a venire a suonare a Cesena.
Anche questo scopo è stato raggiunto in 5 giorni.

Questa è la storia del progetto all’”unisono”. Ma dietro a 1000 persone che suonano ci sono 1000 storie diverse e 1000 motivazioni curiose. Per quanto mi riguarda io da quel momento ho iniziato a cantare, mi sono esibita negli stadi, sul Monte Bianco, ho cantato con Courtney Love che mi ha pure abbracciato, a Parigi, davanti a 55.000 persone, all’aeroporto di Linate con Manuel Agnelli e i Subsonica.

Brava Anita, e anche bella!

Brava Anita, e anche bella!

E arriviamo alla fine, ripetendo la domanda iniziale: si può chiudere in un documentario tutto questo? Forse sì a giudicare dal trailer: https://www.youtube.com/watch?v=XFNwjdc8JB8

In ogni modo, grazie a Rockin’1000 e soprattutto ad Anita Rivaroli finalmente avrei vissuto anche l’esperienza di vedermi come spettatrice, da fuori, in un film. In realtà il Covid-19 mi ha tolto questa possibilità: Dopo il lancio di al Festival del Cinema di Roma il 22 ottobre, il film doveva uscire per dal 25 al 28 ottobre. Ma proprio il 25 ottobre sono state chiuse tutte le sale.

Allora, nella speranza che le sale riaprano e che il documentario torni presto ad essere distribuito, ecco 11 domande (ed altrettante risposte) ad Anita Rivaroli, regista di WE ARE THE THOUSAND – L’INCREDIBILE STORIA DI ROCKIN’1000

1) Intanto: Come è nata l’idea di un documentario?
E’ nata a ridosso del primo evento, quando mi sono ritrovata sul prato del Parco Ippodromo di Cesena e ho visto che lo stavamo facendo per davvero.  All’inizio dovevo occuparmi solo delle riprese per realizzare il video di Learn to fly, poi mi sono resa conto che quel solo video non sarebbe bastato a raccontare quello che stava accadendo.

2) Per quanto tempo hai raccolto materiali? 
Ho cominciato nel 2014, quando abbiamo iniziato a lavorare al progetto. Poi, avendo seguito anche gli eventi successivi, ho finito per raccogliere una grande quantità di materiale. Le riprese del documentario hanno seguito comunque un iter diverso.

3) Quale è stata la cosa più difficile?
La più grande difficoltà che ho incontrato è stato modellare una drammaturgia su quella mole di materiale copioso ed eterogeneo.

4) E quella più semplice?

Anita Rivaroli. Dirigere un film, vedere cose ed emozionarsi.

Anita Rivaroli. Dirigere un film, vedere cose ed emozionarsi.

 

5) Negli ultimi anni sono usciti tantissimi documentari sul mondo della musica, anche girati e diretti da grandi registi su grandi band: Ron Howard sui Beatles, Scorsese sui Rolling Stones … Ti sei ispirata a qualcuno di questi? 
Amo i documentari (musicali ma anche naturalistici) e me ne vedo molti, eppure no, non ce n’è uno in particolare a cui mi sono ispirata. We are the thousand racconta una storia unica e irripetibile, non è facile trovare dei riferimenti altrove. Ho rivisto Tre giorni di pace, amore e musica, il documentario su Woodstock e ho pianto, avrei voluto essere già nata in quegli anni, avrei voluto vivere quell’esperienza.

6) A parte tutto, in quest’anno di clausura, quali serie o film hai guardato? 
Ho guardato molte Serie e molti film, ma la maggior parte me le sono dimenticati. Sono stati mesi difficili e di poca lucidità, ho letto più che altro, e poi mi sono cimentata in attività nuove come gli scacchi e l’acquerello. Non ho imparato a cucinare.

7) Credi che tutto l’esubero di materiali amatoriali sui social, siano più di ispirazione o creino confusione.
L’amatorialità spesso è stucchevole, non amo navigare in quelle discariche emotive. Secondo me anche quando s’improvvisa bisogna farlo bene.

8) Cosa pensi della musica suonata e divulgata da casa? La trovi interessante?
Non fa per me. Durante il lockdown, ho però ripreso in mano la fisarmonica: me la sono suonata e cantata così.

9) Rockin’1000 sta andando avanti ed è sempre in crescita per adesioni e progetti. A quale punto della storia hai deciso di mettere la parola fine del documentario?
We are the thousand racconta come una scintilla ha dato vita ad una sperimentazione sociale unica nel suo genere.
Sono partita da lì, da quella scintilla a cui molti non credevano, e mi sono fermata in un punto che secondo me era il migliore dove mettere la parola fine.
Scherzi a parte: non si svela mai il finale, quindi se volete saperlo aspettate che il documentario torni in sala!

10) Pensi/pensate ad un To be Continued?
Non ora.

11) Mi dai 3 motivi per vedere questo documentario al cinema?
Uno per chi l’ha visto,
uno per chi non c’era
e per chi quel giorno lì inseguiva una sua chimera (cit.)

1) Per imparare a dire “pelle d’oca” in tutte le lingue del mondo.
2) Per godersi, in una comoda sala sonorizzata, una bomba sonora d’energia pura.
3) Perché al cinema è meglio che in qualsiasi altro luogo.

*Nel caso non abbiate ancora visto il video del 2015: https://www.youtube.com/watch?v=JozAmXo2bDE

 

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