Moschetto e shakò – Il quadrato d’Egitto.

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Montava di sentinella e osservava il paesaggio intorno.
Era un bel luogo dove vivere, o meglio, lo sarebbe stato se non fosse scoppiata la guerra.
Aveva lasciato Varese per invadere l’Austria, ma dopo la vittoria di Wagram presto la guerra sarebbe finita, ne era certo. Ma era per caso un sogno, un miraggio, una illusione? Non lo sapeva.
«Saturnino!».
Si girò. «Che vuoi, Aristide?».
«Sono venuto a darti il cambio».
«Oh, sì. Adesso mangio un po’ e poi mi riposo».
«Sì…».
Saturnino si avviò a scendere dalla collinetta, ma sentì Aristide trasalire.
«Cosa succede?».
«Di là, guarda!».
Nel sole di mezzogiorno Saturnino vide arrivare dei corazzieri austriaci. Erano pochi, ma poche centinaia di metri dopo ce n’era un intero squadrone. Ed erano un mare.
«Vieni, andiamo a lanciare l’allarme!» disse Aristide.
Scesero di corsa e trovarono il sergente, sempre rosso in faccia mentre gridava gli ordini.
«Sergente, sergente, corazzieri austriaci in arrivo!» segnalò Saturnino.
Il sottufficiale neppure lo ringraziò. «All’armi, all’armi! Cavalleria pesante nemica in arrivo!».
L’intero battaglione divenne operativo. Le compagnie si ricostituirono in ordine, con fantaccini da una parte, volteggiatori e granatieri dall’altra.
I capitani si stavano consultando, poi il maggiore annuì. «Meglio prendere una precauzione. Formiamo un quadrato!».
Sempre stando in buon ordine a che non si mischiassero fra loro, i membri delle compagnie costituirono un quadrato.
Saturnino era con un ginocchio a terra e con il Charleville pronto a essere usato come una picca, poi si guardò intorno. Era quasi al vertice di uno degli angoli, e a destra aveva il lato più lungo, a sinistra quello più corto. Non era proprio un quadrato, ma un rettangolo! Con la riforma del 18 febbraio dell’anno prima il numero di compagnie per battaglione era di quel numero e quindi più che un quadrato formavano un rettangolo.
Per il resto, era una forma geometrica e doveva servire a resistere.
Qualcuno fra i fantaccini rumoreggiava. Uno diceva: «Stavo mangiando…».
«Io volevo riposare…».
«Non importa. È una precauzione. E tacete, tacete o mi segno i vostri nomi per un’eventuale punizione».
Quei tipi deglutirono. A nessuno piaceva l’idea di essere punito.
Saturnino vide arrivare i primi corazzieri. Questi si attestarono in cima a un rilievo e rimasero a guardarsi intorno.
Ne arrivarono di altri, con pantaloni e giacche bianchi, le corazze e i caschi così diversi dai colleghi francesi. Saturnino sapeva che fra loro c’erano anche alcuni italiani, magari persino qualche rinnegato nato a Varese.
Arrivarono tutti gli altri corazzieri ed erano una torma, ma restarono fermi a osservare il quadrato.
Saturnino aveva sentito che, spesso e volentieri, i quadrati erano chiamati “d’Egitto” perché Napoleone li aveva usati in una battaglia in Egitto contro i mamelucchi al servizio degli ottomani.
La fila di corazzieri sembrò rabbrividire, anzi no: sussultare, poi sospirare. Sembravano tutti un unico essere vivente.
Arrivò un ufficiale austriaco seguito da un porta vessillo. Gridò qualcosa di inintelligibile, e allora i corazzieri sguainarono le sciabole e discesero dalla collina mentre il loro trombettiere suonava la carica.
Se prima erano stati loro a rabbrividire e sussultare, adesso era il suolo a farlo neanche fosse un terremoto.
Saturnino strinse i denti, vide quel groviglio di zampe con gli zoccoli che sollevavano le zolle, alcuni cavalli sbavavano e i corazzieri urlavano furore.
«State pronti, che arrivano!» raccomandò il capitano Chevallier.
«State pronti! Pronti!» gridò il sergente.
«Pronti!» ripeterono molti fantaccini.
I corazzieri stavano per calare come un maglio proprio contro l’angolo in cui si trovava Saturnino.
Adesso, Saturnino e gli altri non dovevano fare i bravi italiani in cui ognuno pensava solo a se stesso, semmai dovevano restare uniti o sennò il quadrato d’Egitto si sarebbe sfaldato come un castello di carte.
Saturnino strinse i denti, strinse il Charleville che sporgeva con la sua baionetta e arrivarono i corazzieri.
Fu un urto potente e Saturnino sentì i muscoli indolenzirsi. Poi, anche il moschetto che aveva preso qualcosa, neanche fosse una canna da pesca, e la faccia si bagnò di qualcosa di caldo e colloso.
Un nitrito, delle urla, un sussurro, poi il capitano Chevallier ordinò: «State pronti!».
Riaprì gli occhi, Saturnino. Realizzò di avere infilato nella baionetta un brandello di carne, il sangue gocciolava lungo la canna del Charleville oltre che sul volto e davanti a lui c’era il terreno sconvolto da tonnellate di carne e qualche cadavere. Un corazziere morto, un paio di cavalli che nitrivano debolmente, un corazziere scappava a piedi, il passo claudicante.
Qualcuno esplose un colpo e quel corazziere stramazzò al suolo.
Tutti risero.
«Fulminati, ancora te! Mi segno il tuo nome…».
«No, sergente, no!» lo scongiurò Aristide.
«Sì invece».
Dopo neanche un minuto i corazzieri tornarono alla carica, di nuovo le sciabole sguainate e qualcuno senza elmo. Il solito trombettiere li incitò a dare il meglio.
Stavolta Saturnino volle tenere gli occhi aperti, e poi li sgranò perché si vide venire addosso quella massa di carne quasi compatta e una sciabola tentò di ferirlo, ma lo colpì allo shakò abbassandoglielo sugli occhi.
«No, accidenti!…». Non vedeva nulla, ma doveva aver fede, non poteva lasciare il moschetto per sistemarsi il copricapo.
I corazzieri andarono via e Saturnino era ancora con un ginocchio in terra, attorno c’erano i commilitoni. Il quadrato d’Egitto non si era disciolto come neve al sole.
Il sergente mandò via Aristide e Saturnino strinse i denti sulle labbra fin quasi a farle sanguinare.
Saturnino sentì che c’era scetticismo, che tutti avevano le ossa rotte. In effetti qualcuno fra loro era morto e il morale stava abbassandosi.
I corazzieri tornarono alla carica una terza volta, poi una quarta, e i morti c’erano sempre, ancora di più, mentre gli austriaci erano degli smargiassi.
Prima però che ci fosse la quinta carica, quei cavalieri si spaventarono.
Nell’aria si diffuse un nuovo squillo di tromba, stavolta era famigliare a Saturnino.
Arrivarono dei dragoni francesi, i quali spararono colpi di carabina dai cavalli e si abbatterono con le sciabole sui corazzieri austriaci. Li travolsero in poco tempo e, anche se i corazzieri erano più robusti, questi soccombettero all’attacco dei dragoni.
«Per Tondu! Per Tondu!» gridavano.
Saturnino non aveva idea di chi fosse questo “Tondu”.
Mentre il quadrato d’Egitto si scioglieva, stavolta con serenità, arrivò Aristide.
Sbuffava. «Credevo fosse una missione suicida, e invece il sergente aveva ragione…».
«Sei tu che hai trovato questo squadrone di dragoni?» gli domandò Saturnino.
«Sì».
«Ma chi è Tondu?».
«Non lo sai?».
«No».
«È l’imperatore. Si tratta di un soprannome…».
«Ah». Saturnino aveva imparato qualcosa.

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Chi lo ha scritto

Kenji Albani

Kenji Albani è nato il 13 novembre 1990 a Varese (è italiano, nonostante il nome giapponese). Nel 2008 il suo racconto “Visite dall’aldilà” è stato segnalato al concorso indetto dalla Giulio Perrone Editore. Nel 2018 si è diplomato sceneggiatore di fumetti alla Scuola del Fumetto di Milano, nel 2020 si è laureato in scienze della comunicazione all’Università degli Studi dell’Insubria e sempre nel 2020 è arrivato finalista al concorso “Pergamene stellari” indetto dall’associazione culturale Yavin4 con il racconto “Un dinosauro tra quanta confusione”. Dal 2018 pubblica ebook con Delos Digital tra i quali l’antologia da lui curata “Dark Graffiti” e il saggio sulla Guerra Iran-Iraq “La primissima guerra del Golfo”. Nella primavera del 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, “1572”, con “L’Undicesimo Libro”. Solitamente pubblica racconti brevi su Wattpad, Inksection, Edizioni Open, L’Undici, Braku, IlMioLibro, L’Infernale, Racconticon e Writers Magazine Italia. Lavora come sceneggiatore di fumetti per Ilmiofumetto.it e articolista per Leggimela.

Perché non lasci qualcosa di scritto?

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *