Il signor Malalan in fila al supermercato frega la vecchia che lo precede (11)

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“L’abito non fa il monaco” è un noto proverbio italiano, di origine antichissima. Sta a significare che l’apparenza, molte volte, non corrisponde alla realtà, perciò bisogna essere cauti nel giudicare gli altri.
Detto questo, va precisato che sebbene l’abito non faccia il monaco, fa sicuramente il signor Malalan, uomo dai mille volti, fuorché proprio quello di un monaco! Mi spiego: chi altri conoscete, aldilà del signor Malalan, che se ne va in giro con un trench vecchio stile, stretto in vita da un cinturone con fibbia rettangolare, tipo trappola per topi? Che impugna un bastone da passeggio di vimini intrecciato e pomolo a forma di teschio, dall’espressione tra il sornione e il soddisfatto? Che porta a spasso un animaletto, non ben identificato, nel taschino superiore destro del soprabito? Ecco perché, l’assunto “l’abito fa il signor Malalan”, ampiamente dimostrato con dovizia di particolari, è un dato di fatto indiscutibile!

Ad ogni modo, lasciando a stilisti, modisti, opinionisti e surfisti, che fa anche rima, vacue discussioni sull’abito, inteso come abbigliamento, cosa dire dell’abito mentale e comportamentale del signor Malalan? L’abito mentale è definito come “una propensione a vedere le cose in un certo modo”, mentre l’abito comportamentale è “la propensione a reagire in un certo modo a una data categoria di situazioni”. Questo, almeno, è ciò che sostiene un sito internet, scovato digitando “abito comportamentale” nella barra di ricerca –ovviamente, dopo i link che rimandano, comunque a dissertazioni su abbigliamento, moda e, naturalmente, gossip, sempreverde in ogni tipo di notizia!
Sappiamo bene, però, che il signor Malalan sfugge a tutto ciò che sembra appartenere, per consuetudine millenaria, alle abitudini dell’uomo, fosse anche una definizione, puramente descrittiva e oggettiva, di un concetto. Di conseguenza, quando si parla dell’abito, diciamo così, interiore, del signor Malalan, per riuscire ad afferrarne il senso, bisogna spogliarsi delle verità che andrebbero bene per confrontarsi con il resto dell’umanità e indossare, invece, l’abito psicologico adeguato, senza dimenticare di armarsi fino ai denti di coraggio, pazienza e provviste –un calo di zuccheri, con il signor Malalan nei paraggi è sempre possibile, per sovraeccitazione o per sfinimento!
Bene, fatta la premessa su ciò che in questa avventura può essere dato per scontato, ovvero l’abbigliamento del signor Malalan, veniamo a ciò che, al contrario, è assolutamente inatteso, ovvero la sua camaleontica predisposizione d’animo.

Il signor Malalan, infatti, di primo acchito, può sembrare un tipo severo e distaccato. Incontrandolo, per esempio, in città, lungo i marciapiedi, oppure in pasticceria, o ancora, al supermercato, l’impressione che suscita, spesso, è quella di una persona garbata, educata e onesta. Sotto quel trench che lo rende così inconfondibile, però, si nascondono infinite sfumature che, a volte, lo rendono alieno, addirittura, ai suoi coinquilini –seppur si parli di ragni, moscerini, vermi della frutta, parenti in fotografie appese alle pareti e animali di peluche. Le donne che frequentano la casa del signor Malalan, infatti, sono sempre innamorate, accomodanti e ossessionate da altre questioni. Raramente si soffermano a ponderare la sua predisposizione d’animo, quanto, piuttosto, quella sessuale o, al massimo, quella al “per sempre”. Gli uomini, invece, non si accorgono di nulla, come da manuale!
Tornando all’aspetto camaleontico del signor Malalan, può capitare, per esempio, di vederlo passeggiare in città, profondamente e seriosamente assorto nei propri pensieri, e poi, d’improvviso sciogliersi in sdolcinate smancerie davanti a un bambino urlante, oppure a un fragile anziano smarrito. Può capitare, anche, di vederlo commuoversi in contemplazione di un tramonto mozzafiato, di un porcino fuori stagione o di una lattuga macilenta. Allo stesso modo, però, può capitare di vedere il signor Malalan cambiare atteggiamento in maniera repentina, magari proprio mentre è intento nelle sdolcinate smancerie per quietare il piccolo demonio urlante o per prestare aiuto all’anziano smarrito. Allora il bimbo diventa la scintilla che accende il fuoco della mitraglia di improperi che il signor Malalan scarica, senza indugio, nei confronti dei genitori distratti e l’anziano smarrito diventa il rincoglionito di turno che rallenta la rotazione del pianeta terra attorno al proprio asse!
Ma cosa sia, esattamente, che sollecita l’emisfero destro del cervello del signor Malalan, definito il “poeta”, al quale spetta la percezione globale e complessiva degli stimoli o, invece, quello sinistro, definito “l’ingegnere”, maggiormente qualificato nella percezione analitica della realtà, è un enigma difficile da decifrare.
Ad ogni modo, il signor Malalan non agisce mai senza motivo e le ragioni che lo spingono nella direzione della carità, piuttosto che verso la gigioneria o la scorrettezza, hanno radici profonde e si basano su principi granitici e valori morali incrollabili. A volte, infatti è la compassione a muovere il signor Malalan, altre volte, invece, la generosità, altre volte ancora, la sete di giustizia o quella di una birra ghiacciata. E poi, c’è il suo personalissimo decalogo, al quale attinge quando, tutto ciò che viene universalmente riconosciuto come lecito, opportuno o saggio, gli sta, in qualche modo, stretto, costringendolo ad allentare il cinturone del trench.
Ecco il decalogo del signor Malalan per un soddisfacente soggiorno sul pianeta terra.
1) Ricorda che l’abito non fa il monaco, ma il monaco senza l’abito, nel migliore dei casi, fa ridere;
2) Se intendi abusare del tuo fascino acquisito, sii innaturale, affascinante e convincente;
3) “Se non puoi convincerli, confondili” (in prestito da Confucio);
4) Leggi sempre sopra le righe delle etichette dei cibi, dei capi d’abbigliamento e di quelle che si è soliti appioppare alle persone;
5) Per la somministrazione, a fondo perduto, di affetto lasciati guidare dall’istinto addizionato dal raziocinio, così come per quella di improperi;
6) Chiedi sempre con estrema gentilezza, permesso, per favore e posso toccarti le tette? In quest’ultimo caso, aggiungi un po’ del fascino acquisito di cui al punto 2);
7) Prima di agire in maniera vistosa, assicurati che non ci siano telecamere nelle immediate vicinanze. Ricordati che non sei telegenico;
8) Vai oltre alle apparenze, ma se quello che vedi “sotto i vestiti” non ti piace, resta in superficie e… scappa!;
9) Quando hai fame, mangia, quando hai sete bevi, quando hai sonno dormi e quando ti alzi, rifai il letto;
10) Perdona, anche se non sei Cristo, ma se necessario, punisci, bastona, castiga, insulta e schiaffeggia, tanto, non sei Cristo;
11) Tieni a freno la tua esuberanza e la tua creatività… Fai in modo che questo decalogo resti un decalogo, + 1!

Proprio tali precetti affiorarono alla mente del signor Malalan quel giorno in cui si trovò in fila alla cassa del supermercato, quando, improvvisamente, venne colto da un irrefrenabile istinto a voler fregare la vecchia che lo precedeva.
Questi i fatti: era un qualunque lunedì mattina e, come di consueto, il signor Malalan aveva anticipato la sveglia di dieci minuti per uscire presto di casa ed essere, così, tra i primi clienti a raggiungere il supermercato dove, proprio il lunedì mattina, ogni lunedì mattina, le banane erano in offerta speciale. Da sempre, il signor Malalan ha un debole per le banane e da sempre, questa sua passione, pur avendo risolto, in maniera definitiva, il disagio dei crampi muscolari a cui andava soggetto, gli ha creato seri problemi. Quand’era giovane, infatti, i ragazzini del quartiere, lo avevano deriso, per anni, dandogli della scimmia. Ma questo è niente rispetto a quello che fecero, quegli stessi ragazzini, una volta cresciuti… dandogli del frocio.

Oggi, naturalmente, il signor Malalan è perfettamente in grado di gestire le proprie emozioni rispetto a scimmie e froci, senza scivolare su una buccia di banana con gaffe o, peggio, rischiando la denuncia per ingiurie o, addirittura, la galera per lesioni personali. Da piccino, però, era stata una sfida continua, e scivolando a terra, a destra e a manca, si era rotto due volte un polso e una volta la borraccia con il succo di frutta per la merenda.
Ad ogni modo, la ferita per le beffe subite, sebbene guarita, dal punto di vista fisico, brucia ancora, dal punto di vista psicologico, ed è capace, in determinate situazioni, di molestare il sistema nervoso del signor Malalan con conseguenze imprevedibili! In realtà, oggigiorno, il signor Malalan non percepisce più quelle stupide allusioni come un’offesa personale, ma come un affronto rispetto a scimmie e froci, il che, complica la questione, perché il signor Malalan è uno, gli esemplari di quell’ordine di primati e i froci, invece, sono migliaia!
Detto questo, resta il fatto che né l’infanzia tormentata, né lo spauracchio di una denuncia o della galera sono mai state in grado di minare la passione del signor Malalan per le banane, che continuano a essere il frutto prediletto.
Bananas forever”, infatti, è lo slogan che il signor Malalan ha fatto tatuare sulla pinna dorsale del suo delfino di peluche, incidere sulla lapide di Franco, detto Francy –l’amico gay, morto per un’indigestione di “banane” di dubbia provenienza- e ricamare sulla borsa di tela della spesa. In realtà, “Bananas forever” è molto più che un semplice slogan. Per il signor Malalan è uno stile di vita, un modo di essere, uno stato d’animo. Di fronte a un casco di banane, il signor Malalan sfiora l’euforia che provano i Minions nella stessa situazione.
La passione per questi frutti, comunque, non coinvolge solo i cinque sensi, ma va ben oltre. La banana, infatti, è apprezzata e desiderata dal signor Malalan come alimento, ovviamente, ma anche come elemento d’arredo per la cucina, musa ispiratrice per ipotetici dipinti immaginari, esca per i moscerini dell’aceto e sollazzo per conturbanti pensieri sconci! Così, ogni lunedì mattina, il signor Malalan fa scorta di banane per l’intera settimana.

Un giorno, però, accade qualcosa che lo turba, a tal punto, da indurlo a scrollarsi di dosso il classico comportamento elegante, gentile e onesto che, volente o nolente, lo accompagna ovunque vada, come una controfigura, o meglio, come una seconda pelle, perfettamente aderente al corpo. Spesso, infatti, accusa una fastidiosa sensazione di essere blindato in una realtà parallela a quella reale, nella quale può sguazzare allegramente con la fantasia, ma dalla quale è difficile comunicare con l’esterno in un linguaggio condivisibile.
Succede che mentre è in fila alla cassa del supermercato con il carrello pieno di banane, vede qualcosa che lo fa riflettere e allora, dopo aver sgranato rapidamente il decalogo, come fosse un rosario, decide di agire. Siccome, però, la donna verso la quale intende procedere è anziana, sciatta e puzzolente, oltre che gobba, scarta subito tutto ciò che ha a che fare con fascino, tette e affetto, soffermandosi a valutare le possibili alternative e scegliendo, dopo un’accurata analisi, il precetto n.10).
Tuttavia, per poterlo applicare, con buon esito, il signor Malalan è costretto ad apportarvi una modifica. Di conseguenza, il “Perdona, anche se non sei Cristo, ma se necessario, punisci, bastona, castiga, insulta e schiaffeggia, tanto, non sei Cristo”, diventa “Perdonami, anche se non sono Cristo, ma se necessario, puniscimi, bastonami, castigami, insultami e schiaffeggiami, tanto, non sono Cristo”.

Da lì a qualche istante, nel supermercato scoppia il putiferio. Il signor Malalan inizia a inveire contro se stesso in maniera furiosa, insultandosi pesantemente e utilizzando le banane per infliggersi fendenti al collo e all’addome. Il peggio, però, arriva quando, impugnato un frutto come fosse una sciabola, lo rivolge minacciosamente verso la vecchia deforme che lo precede nella fila. Ovviamente, quella fragile creatura puzzolente inizia a piangere in maniera straziante, accasciandosi a terra. La cassiera, a sua volta intimorita, alza le mani in segno di resa, mettendo involontariamente in bella mostra il generoso davanzale e rischiando, così, di mandare all’aria il piano del signor Malalan. Questo, però, risoluto come la puntualità di un treno regionale, dopo un comprensibile attimo di titubanza, esce dal supermercato alla velocità della luce -dimenticandosi, per l’eccitazione e il rischio di non saper più in che modo agitare le banane per aria, in maniera convincente, di pagare il conto.
Ma cosa aveva fatto la povera donna per scatenare nel signor Malalan una reazione così febbrile?
Presto detto, troppa spesa!

Effettivamente, nel momento in cui si era recato alla cassa, il signor Malalan aveva notato il carrello della vecchia, straripante di spesa -quasi inutile, dal suo punto di vista, non essendovi banane- ma in principio non ci aveva dato troppo peso. D’altronde, alcuni preferiscono fare provviste quotidianamente, altri una volta alla settimana. Alcuni preferiscono mele e pere, altri banane. Scelte personali, discutibili, ma lecite. In ogni caso, la spesa inutile della vecchia non rappresentava certo un problema per il signor Malalan, affezionato al rispetto per le decisioni altrui, almeno fino a quando, l’occhio, dopo aver passato allo scanner il carrello della vecchia, la giovane cassiera e lo stato di salute delle banane, gli era caduto inavvertitamente sull’orologio. Erano già le nove!
Com’era potuto accadere che perdesse di vista il passare del tempo? Dopo tanti anni, l’irresistibile fascino delle banane aveva ancora la capacità di distrarlo e metterlo nei guai. Alle nove e un quarto, infatti, il signor Malalan avrebbe dovuto trovarsi all’altro capo della città per sottoporsi a un intervento di cataratta precoce! Ovviamente, non sarebbe mai riuscito ad arrivare puntuale, se fosse rimasto ligio in fila, aspettando il proprio turno. La vecchia deforme avrebbe impiegato almeno dieci minuti per svuotare il carrello sul nastro trasportatore, altrettanti per pagare il conto e altrettanti per imbustare la spesa.
D’altra parte, il signor Malalan aveva concordato l’operazione mesi prima e non poteva assolutamente mancare all’appello. Per questo motivo si era deciso a organizzare quella messa in scena con l’unico scopo di far scansare la vecchia e fregarle il posto nella fila, non certo di farla stramazzare al suolo o di indurla a piangere in modo straziante come se l’avessero tirata per i capezzoli! Purtroppo, però, le cose gli erano sfuggite di mano e preso dall’urgenza, si era lasciato andare a un delirio ingiustificato… o quasi.

In realtà, per sbirciare l’orologio, il signor Malalan si era avvalso dell’occhio affetto dalla cataratta, inabile a distinguere chiaramente le lancette e i numeri del quadrante… In quel momento era nato l’equivoco, in parte, dunque, giustificato. Tuttavia, una volta arrivato all’ospedale e compreso l’errore, non c’era più nulla che potesse fare se non, attendere con pazienza il proprio turno e dimenticare l’immagine della vecchia frignona che offuscava le sue fantasticherie sulle enormi poppe della commessa! Naturalmente, fu proprio quello che fece con la solita nonchalance dell’uomo perbene.
Dopo un primo attimo di inevitabile perplessità, per l’appunto, il signor Malalan si accomodò nella sala d’attesa e nascondendo la faccia di bronzo dietro a una rivista di motori dell’anno precedente, iniziò a recitare, come un monello colto con le mani nella marmellata, il precetto n. 12), creato immantinente per l’occasione: “Occhio non vede, vecchia non piange!”.

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