Cinematographe.it e tutto quello che c’è da sapere sul sito di Emiliano Cecere e Teresa Monaco

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Vita, morte e risurrezione di Cinematographe.it, uno dei siti più letti di cinema, creato da Emiliano Cecere e Teresa Monaco.

Scrivere una storia non è mai una cosa semplice, specialmente quando ti appartiene e ancor di più quando ti ha fatto troppo bene o troppo male. Si rischia sempre di parlare con disincanto o di lasciare il dolore ansimante sull’asfalto. Si rischia a prescindere, in una storia, come in tutta la vita. E mentre si crea, durante la costruzione del nostro destino, raramente ci rendiamo conto di ciò che stiamo facendo, del modo in cui la nostra esistenza cambierà irreversibilmente e con essa anche quelle altrui; anche quel microscopico pezzetto di mondo che, così piccoli quanto siamo, sembrerà spesso essere un pianeta intero.

Se scrivo questa storia è perché mi ha cambiata e perché qualcuno se n’è accorto. Quel qualcuno sono i meravigliosi ragazzi dell’Undici (progetto bellissimo in cui ho mosso i primi passi e a cui sono molto affezionata), i quali mi hanno chiesto di raccontare chi e cosa era, è e sarà cinematographe.it: il sito di cinema e serie TV creato da me (Teresa Monaco) e da Emiliano Cecere nell’ottobre del 2014.

Scendere nei dettagli a un certo punto sarà difficile e chi ha letto il mio post può immaginarne il motivo: una lite con i nostri ex partner editoriali ci ha infatti destabilizzati sia dal punto di vista lavorativo che personale. L’essere stati derubati, maltrattati, minacciati e traditi in maniera così meschina; l’aver perso da un giorno all’altro gran parte del lavoro fatto con le nostre forze ci ha sottoposti a una pressione e a un malessere che mai avremmo pensato di provare. Ma questo momento di buio e sconforto ha anche messo in luce e confermato la bellezza di ciò che da soli, armati di determinazione e passione, abbiamo creato. 

Così, se da una parte ci siamo trovati costretti in una morsa di arroganza e ignoranza da chi ci ha cinicamente danneggiati, dall’altra abbiamo appurato – non senza un pizzico di disincanto – il miracolo dell’umanità, di chi senza esitare ci ha sostenuti e spalleggiati, preoccupandosi del nostro stato d’animo e ricordandoci che, comunque sarebbe andata, Cinematographe non sarebbe morto, perché Cinematographe era e continua ad essere vita, vita che abbiamo consumato e che ci ha attraversati e cambiati, nel bene e nel male.

Marilyn, un papavero rosso... il nuovo logo di Cinematographe.it

Marilyn, un papavero rosso… il nuovo logo di Cinematographe.it

Mi accingo dunque a raccontare la nostra storia e lo faccio con emozione; intingo inevitabilmente la penna una volta nella gioia e una nell’angoscia. E nel raccontare di noi scelgo di non parlare del male, perché non ci appartiene, perché come in tutte le redazioni sicuramente anche nella nostra ci sono state incomprensioni e battibecchi ma nella maggior parte dei casi Cinematographe.it è stato per tutti sinonimo di CASA: un luogo in cui sentirsi a proprio agio ed essere spronati a dare il meglio, a essere il meglio. È stato il sogno che si è fatto realtà, sono state le soddisfazioni; il faro acceso in un giorno di tempesta; è stata una scuola in cui allenare il nostro senso critico, nella quale imparare a rispettarci e a convivere. Cinematographe è stato, prima ancora di essere nella top 5 dei siti più letti del settore, il non-luogo in cui chi è passato ha depositato cuore, passione e fiducia, non verso una cosa bensì verso le persone che l’hanno creata e che hanno scelto di farne parte.

Ecco allora che prima ancora di iniziare mi preme sottolineare come la forza di questo progetto siano le persone: ogni singolo membro della redazione con cui abbiamo avuto il piacere e l’onore di collaborare.

Stando a noi (Emiliano Cecere e Teresa Monaco), dopo aver conseguito la laurea triennale e specialistica in Lettere e filosofia (nel 2013), abbiamo deciso di lanciare il nostro progetto virtuale nell’ottobre del 2014, dopo aver constatato che il mondo del lavoro non aveva un posto sicuro da proporci.

Inizialmente occupata in uno stage presso la redazione di Vie del Gusto e Atmosphere, avevo dato giusto un’idea a Emiliano che, cresciuto a pane e cinema e con un’innata capacità di destreggiarsi nel mondo tecnologico, navigava come tanti nostri coetanei in quel territorio arido in cui qualsivoglia persona si sente impotente, consapevole di aver fatto il proprio dovere e di non poter agire ulteriormente e attivamente sulla propria condizione. Cinematographe ha rappresentato  allora un’ancora di salvezza, un modo di darsi da fare e di mettersi in gioco; ha rappresentato una speranza e una promessa di avere un futuro e di concederlo a chi si trovava in una condizione analoga.

All’inizio il mio impegno era pressoché marginale a causa del lavoro che mi teneva lontana da casa per la maggior parte del tempo, così Emiliano si muoveva perlopiù da solo, cercando di contattare e incontrare persone interessate a far parte del progetto (chiaramente senza budget), di capire il mondo dell’editoria cinematografica, di studiare i cavilli grafici e tecnici, la SEO, i social e quant’altro occorre sapere per lavorare oggi sul web.

Adesso piuttosto corposa, la prima redazione era composta da poche persone, tra neofiti e appassionati, talvolta studenti del DAMS o persone con qualche piccola esperienza editoriale alle spalle. Il bello è che tanti di loro sono rimasti dentro il progetto fino a oggi, legati in qualche modo alle nostre vite e a questo nome.

Ma a prescindere da chi, come e perché, volevamo cercare di fare la differenza. Non avevamo tanto la pretesa di saper svolgere questo mestiere meglio di chi aveva alle spalle molti più anni e più esperienza di noi, ma sulla pelle di ognuno di noi bruciava l’arroganza di chi (anche silenziosamente) ci aveva umiliati, poco considerati; di chi non aveva valorizzato la nostra voglia di fare, di chi non aveva avuto tempo per ascoltarci.
Eravamo due ragazzi con la voglia di cambiare la nostra vita e di creare un posto in cui ognuno si sentisse a casa, in cui nessuno venisse soverchiato dall’altro e si sentisse valorizzato e spronato a dare e ad essere il meglio. Così Cinematographe è nata come una redazione ma fin da subito è stata una palestra in cui abbiamo imparato a esprimerci e a convivere, abbiamo appreso il mestiere del giornalista scambiandoci idee, considerazioni e competenze.
Una realtà che ci ha fatto conoscere tanti amici, che per molti ha rappresentato la salvezza (da una storia finita male, dalla lontananza da casa, dall’inutilità che ti assale quando vieni trattato come un numero, dalle paranoie e dalla depressione). Inutile negare che a volte qualche rapporto sia finito male e che ancora oggi capita di pensare che forse in alcuni casi avremmo potuto agire diversamente, ma sul fondo, alla fine, resta sempre quella voglia di essere migliori, o almeno provarci.

Parlando di questioni più concrete, è indubbio che per creare qualcosa occorre quasi sempre predisporre di un budget, grande o piccolo che sia. Nel nostro caso abbiamo speso quanto avevamo racimolato dai regali di laurea: una cifra irrisoria per l’apertura di un’azienda più strutturata, ma quanto bastava per avviare un progetto sul web. Nei primi anni ci siamo praticamente autofinanziati e, nonostante le scarse risorse economiche (trovare una concessionaria pubblicitaria che si occupasse specificatamente dell’online senza avere conoscenze nel settore è stata una vera impresa), nel 2016 macinavamo circa 1 milione di pagine viste, riuscivamo a coprire i maggiori eventi del settore, ad avere una buona copertura sulle notizie e gestire una redazione formata da quasi 40 persone.

Tuttavia, la voglia di crescere e migliorare, nonché quella di confrontarci con chi aveva più esperienze di noi, ci condusse a stipulare un accordo con un noto network di canali YouTube, che ha portato anche il nostro logo – che nel 2014 si presentava blu con una pellicola colorata sulla sinistra e con l’estensione “The 3rd eye” – a mutare colori e sembianze per adeguarlo a ciò che in principio voleva essere un network.

Correva l’anno 2017 e all’inchiostro con cui firmavamo questo accordo si immischiavano tante speranze e altrettanti sogni, che per un breve periodo abbiamo avuto l’illusione di poter davvero toccare con mano. Sono stati anni in cui le preoccupazioni e le divergenze creative hanno man mano sempre più assiduamente calpestato l’entusiasmo e la gioia; anni in cui ci siamo messi da parte per dare spazio ai nostri collaboratori, alla nostra redazione. Non ci pentiamo di questo!

Come ho detto sopra, però, non voglio raccontare il male né dare spazio a chi ci ha estromessi dalle pagine Facebook che avevamo creato e che dallinizio gestivamo, a chi non ha pagato per il lavoro svolto, incassando tutti i soldi della concessionaria pubblicitaria. Non voglio parlare di quelle persone che ci hanno messo addosso pressione per tentare di strapparci Cinematographe con la forza, trincerandosi dietro accordi capestro e che hanno agito con arroganza facendosi forti di una residenza al di fuori dei confini italiani. Non voglio parlare di quel network YouTube i cui responsabili si sono mostrati in tutta la loro meschina e disgustosa disumanità, perché le cose da dire sarebbero tante e sporche e a noi, alla fine, non cambierebbe nulla.

Voglio parlare invece del bene, quello che è rimasto avvinghiato al nome di Cinematographe, perché è grazie a quello se siamo ancora vivi e che abbiamo avuto il coraggio e la voglia, nonostante tutto, di ricominciare.

Circa un mese dopo la catastrofe cinematographe.it è stato rilevato infatti da Diego Lucci, giovane e brillante imprenditore che ha deciso di lasciare intatta la nostra linea editoriale, con la sottoscritta come direttore responsabile e i medesimi membri della redazione (quella che c’è stata con la testa e con il cuore). Emiliano Cecere, in tutto questo, ha scelto di prendersi una pausa da questo progetto. A lui però si deve davvero tutto, perché lui l’ha creato, lui gli ha fatto spiccare il volo portandolo ad essere uno dei siti più seguiti d’Italia, lui ci ha creduto a ogni costo, quando non eravamo nessuno, quando non ci conosceva nessuno. Tutta la sua determinazione, forza di volontà e perspicacia hanno portato Cinematographe a essere ciò che è stato ed è. 

Concludendo, non mi resta che presentarvi il nostro nuovo logo (disegnato da me e realizzato graficamente da Vanessa Castorina) che riprende il colore blu per ricordarci da dove siamo partiti, la sagoma di Marilyn Monroe nelliconica scena di Quando la moglie è in vacanza sta a rappresentare il fascino che la settima arte sa esercitare su cinefili e non. Ma il simbolo a cui teniamo di più, tuttavia, è quel papavero rosso che infiamma la veste della diva: un manifesto della resistenza che contamina lesistenza, perché nonostante tutto e tutti noi siamo ancora qui!

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Chi lo ha scritto

Teresa Monaco

Nata il 7 settembre 1989 in provincia di Siracusa, nel sud più profondo della splendida isola siciliana, laddove ci si perde tra il profumo del mare e gli sguardi del sole. Trasferitami a Roma dopo il liceo, nell'ottobre del 2013 mi sono laureata in "Produzione culturale, giornalismo e multimedialità" (Laurea specialistica di Lettere e filosofia), presentando una tesi sperimentale sul rapporto tra lo scrittore Erri De Luca e i mass media. L’amore per la scrittura (non solo di poesie!), la lettura, l’ammirazione e la sperimentazione di ogni forma d’arte, mi accompagnano da sempre. Sono ottimista e creativa; mi piace viaggiare con la fantasia ed esplorare nuovi mondi. Amo i colori accesi, le parole sussurrate all’orecchio e credo nella bellezza che sconquassa il cuore! Da qualche mese collaboro con L’Undici e con una rivista d’arte.

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