Una vita per il teatro, abbiamo intervistato Mirko Di Martino.

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I mesi di lockdown sono stati duri per tutti, all’improvviso ci siamo ritrovati separati dai nostri cari, in balìa della solitudine e dell’ansia.
Il momento è stato ancora più duro da affrontare per coloro che abitano da soli, ritrovandosi a vivere senza contatti umani per settimane.
Io sono una di quelle che ha affrontato la quarantena in totale solitudine, ciondolando tra frigorifero, forno per impastare le pizze, divano, tv e letture, ma non ne ho un ricordo traumatico, sarà che la mia vita trascorre quasi sempre così.
In questo periodo di grande ansia ho deciso di cogliere l’opportunità per mettermi a studiare, mi è apparsa una sponsorizzazione su Facebook dove si proponeva un corso di scrittura teatrale e ho deciso di provare.
Per una persona che si occupa di comunicazione a 360°, che si diletta a scrivere sceneggiature per il cinema, per la tv e per i fumetti, è stato un modo per approfondire un nuovo mondo.
Non sono estranea al teatro, anzi… mio padre è stato un attore teatrale e girare l’Italia in tour con i suoi colleghi di compagnia era il suo sogno, lo facevamo solo in estate, quando il suo lavoro lo permetteva e quando noi, piccoli, non avevamo scuola.
Ho avuto il battesimo del palcoscenico a quattro anni, quando inaspettatamente per sostituire un bambino in scena mi lanciarono letteralmente senza neanche farmi capire cosa dovessi fare, ero terrorizzata, ma andò bene.
Ho studiato recitazione negli anni, ma poi ho abbandonato questo mondo di velluto e di polvere, mi ricordava qualcosa che non c’era più, un sogno che era svanito. E l’ho messo da parte.
Nulla accade per caso, nei mesi precedenti al lockdown avevo scritto diversi monologhi e ‘cose’ che mi sarebbe piaciuto rappresentare, ma le tenevo stipate in una cartella del pc a invecchiare, l’offerta del corso mi è sembrata un’àncora di salvezza e una freccia sulla strada del destino, ho deciso di imboccarla.
Il corso mi ha appassionata da subito, mi è sembrato un po’ come ritornare a scuola, sebbene on line, era un corso in aula, quindi collegati virtualmente ma contemporaneamente in una ‘classe’, per sedici sabati siamo stati istruiti e poi messi alla prova attraverso vari esercizi.
Devo riconoscere che per oltre quattro mesi ho studiato per davvero, e mi si è riaccesa un’antica passione.
Il corso è stato tenuto dal drammaturgo e regista Mirko di Martino, l’autore dirige magistralmente il teatro TRAM a Napoli. Il nostro insegnante non si è risparmiato, ci ha istruito tecnicamente su sceneggiature, dialoghi, tempi, ma ci ha dato anche molto a livello umano. Sabato dopo sabato, abbiamo snocciolato argomenti inerenti alla drammaturgia e rinsaldato piacevoli amicizie.
I corsi del TRAM riprendono in questi giorni e, per chi è appassionato di questi argomenti, è un bene visionare, attraverso il loro sito, la loro offerta formativa che è davvero vasta.
Ho imparato moltissime cose e ho avuto modo di confrontarmi con persone speciali, i miei compagni di corso.
La situazione per il teatro in Italia non è semplice, non lo è da anni, ma il Co-Vid ha complicato di molto le cose.
Ho deciso di farmi una chiacchierata proprio con il mio insegnante riguardo a questi temi.

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Ciao Mirko, come stai? Innanzitutto, grazie mille per aver voluto dedicarmi del tempo rispondendo alle mie domande. Adesso che il corso è finito posso dedicarmi alla scrittura di nuovi articoli e capire un po’ cosa succede nel mondo teatrale con tutte queste restrizioni.

Ciao Imma, grazie a te per il tempo e l’attenzione che ci dedichi.

Cosa credi che accadrà nei prossimi mesi? Le persone si avvicineranno o si allontaneranno ancora di più da questo mondo?

È difficile fare previsioni, ma credo che non ci sarà un allontanamento. Il teatro ha attraversato tante crisi: l’arrivo del cinema, della TV, dello streaming. E ogni volta c’è stato chi ha profetizzato la fine del teatro. Ma il teatro non muore mai perché risponde a un bisogno fondamentale delle persone: comprendere ciò che siamo e farlo insieme agli altri. Le misure del distanziamento creano certamente parecchie difficoltà di natura organizzativa e economica, ma sono temporanee. Non per questo il pubblico smetterà di venire a vedere gli spettacoli. I problemi veri del teatro sono altrove, non li abbiamo scoperti adesso e non li risolveremo adesso.

Avevi mai organizzato dei corsi a distanza? Com’è andato questo esperimento? Posso dirti che per noi, tuoi allievi, è stata una bellissima esperienza.

È stata la prima esperienza anche per me. L’emergenza Covid ha avuto quanto meno il merito di spingere tutti noi a sperimentare altre forme di comunicazione. Non so se, senza il Covid, avremmo comunque avviato questi corsi online. Adesso che lo abbiamo fatto non tormenteremo indietro. I corsi via web entreranno nell’offerta didattica del TRAM. Hanno avuto successo anche i corsi online di dizione e di teatro in inglese. Insegnare online non vuol dire prendere il corso in presenza, così com’è, e trasmetterlo in videoconferenza: si tratta di una didattica diversa, complementare ma non sostitutiva. Se è vero che si perde qualcosa nello sviluppo della discussione, si guadagna in concisione e chiarezza. Insomma, il corso online è un’esperienza molto interessante perché offre delle possibilità che i corsi in presenza non hanno.

Parlaci del TRAM, di quando possiamo venire a trovarti, della proposta formativa, di cosa vi occupate.

Il TRAM riparte ufficialmente il 5 ottobre con l’avvio dei nuovi corsi di teatro. Abbiamo tantissimi iscritti che ogni anno partecipano ai nostri laboratori. Non formiamo attori professionisti: offriamo invece un’esperienza molto coinvolgente che utilizza gli strumenti della recitazione per avvicinare le persone, creare legami, favorire la crescita personale. Abbiamo anche corsi per bambini, corsi di scrittura, e da quest’anno una scuola di musical e un corso di teatro in inglese. Il TRAM è una casa per tutti quelli che cercano un posto dove incontrare persone nuove e scoprire proposte originali. Gli allievi, inoltre, possono assistere agli spettacoli in cartellone ad un prezzo molto ridotto, perché il teatro lo si ama tanto da praticanti quanto da spettatori. A breve ripartirà anche il progetto “Visionari”, un gruppo aperto a chiunque voglia diventare uno spettatore “attivo”, ovvero pronto alla discussione e al confronto con gli altri.

Un’anteprima sugli spettacoli per la stagione autunnale invernale?

Abbiamo appena presentato il cartellone fino a dicembre sperando che la situazione migliori a partire da gennaio. Avremo soltanto trenta posti disponibili in sala, sarà dura sostenere le numerose spese, ma abbiamo deciso di andare avanti lo stesso contando sull’appoggio del pubblico e delle tante compagnie che frequentano il TRAM. Chiudere, avrebbe significato un danno per tutti. Partiremo il 16 ottobre con il mio nuovo spettacolo “Primo sangue”, un testo inedito interpretato da Orazio Cerino e Errico Liguori, un confronto serrato tra due fratelli atleti di scherma. Avremo tanti altri spettacoli interessanti, diversi progetti al debutto assoluto, ma vorrei segnalare lo spettacolo “Naked” che andrà in scena a fine novembre e che trasformerà il TRAM in un Peep Show in cui gli spettatori assisteranno a otto monologhi chiusi dentro ad una cabina di vetro. Sarà una riflessione sulla “visione” e sulla “distanza”.

Secondo te cosa si deve fare e cosa non si dovrebbe fare riguardo al teatro in questa fase così particolare della nostra società?

Rispettare le regole del distanziamento è un obbligo, restare chiusi è una scelta. Credo che sia necessario non tirarsi indietro, scommettere sul pubblico, sulle idee, sull’originalità. C’è tanta voglia di stare insieme, ma c’è anche tanta paura. Dobbiamo fare in modo che si possa andare a teatro in sicurezza, ma dobbiamo anche offrire al pubblico un motivo per andarci. Perché qualcuno dovrebbe chiudersi in teatro con la mascherina sul volto, se non pensasse di trascorrere una serata interessante? Dobbiamo offrire spettacoli nuovi e stimolanti, evitando sterili riproposte di quanto è stato già visto o già fatto. Il teatro non dovrebbe vivere di contributi statali, ma del favore del pubblico.

C’è qualche autore contemporaneo che ci consigli di vedere dal vivo assolutamente?

In Italia i grandi teatri propongono quasi esclusivamente testi classici o teatro di regia. La nuova drammaturgia, intesa come testi coerenti e originali che ci raccontano ciò che siamo e non sapevamo di essere, è pressoché assente. C’è un bel fermento invece nei teatri indipendenti: consiglio di frequentare le sale off lasciandosi guidare dalla curiosità, dal titolo, dalla trama. Il nuovo teatro nasce negli spazi da cinquanta posti, nelle periferie, nei luoghi alternativi. Abbiamo perso il gusto di andare a teatro per lasciarci sorprendere: andiamo a vedere solo ciò che già conosciamo. Facendo così, il nostro vicino di posto sarà la noia.

Hai ragione, seguiremo assolutamente il tuo consiglio. Quanto ti piace quello che fai? E se non avessi fatto questo di cosa ti saresti occupato?

Amo quello che faccio. Credo che chiunque scelga di fare questo lavoro non potrebbe farlo se non fosse così. È uno stile di vita insolito, molto impegnativo e disordinato. Non ci sono certezze, né economiche né quotidiane. Ma le soddisfazioni sono tante. Il risultato del mio lavoro rispecchia ciò che io sono. Se il pubblico è felice di aver assistito a un mio spettacolo, la loro emozione coinvolge anche me. Ma per arrivare al risultato c’è bisogno di tanto lavoro. Se non avessi fatto questo, non so proprio cos’altro avrei potuto fare.

A noi piace tantissimo quello che fai e ti verremo a trovare presto. Grazie ancora a Mirko Di Martino.
Grazie mille, Mirko per essere stato con noi.

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Chi lo ha scritto

Imma I.

Benvenuto! Se mi stai leggendo è perché molto probabilmente anche tu sei attratto dalla musica, dall’arte, dal cinema, dalla letteratura, dai videogiochi, dai fumetti, dalla fantascienza. Insomma essere sempre al corrente sulle ultime novità in qualsiasi campo. Scrivo praticamente da sempre, mi sono dedicata nei primi anni del mio lavoro alla cronaca locale, arrivando poi a collaborare con alcune riviste di cultura (lastanzadivirginia) e con webgiornali nazionali (YOUng). E questa con l’Undici è proprio la collaborazione che aspettavo da un po’… Mi piace informarmi e conoscere quante più cose mi riesce, ma mi piace anche condividere i miei pensieri con chi è curioso come me. Oltre alla passione per la scrittura, sono una editor/consulente editoriale, collaboro con diverse case editrici. Amo il surf, il punk, il rock, l’handmade, creare bolle di sapone giganti e le olive verdi. Sono felice di poter condividere un po’ del mio mondo con chi avrà il piacere di leggermi. A presto! Seguimi anche su Facebook! Mi trovi come: Imma Stellato Iava, o Imma I.

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