La fotografia è solo una questione d’amore.

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Sabato sera, 17 ottobre, la città in cui vivo celebrava la sua Notte d’Oro, con coraggio nonostante l’avanzare minaccioso del Covid. Io e la mia fidanzata decidiamo di andare in visita presso il Museo d’Arte di Ravenna per vedere la mostra fotografica di Paolo Roversi.

Premetto che a me vedere una mostra fotografica mette sempre di buon umore. In primis perché amo la fotografia e poi piace scattare. Poi perché, grazie alle foto, scopro che c’è sempre qualcosa di nuovo a cui guardare, una scoperta, uno stupore; il mondo visto con occhi che non sono i miei.
È un’altra apertura degli occhi.

Inoltre aggiungo che quanto scrivo non è una recensione. Assolutamente no. Il mio scritto cerca  di tradurre e trasmettere in parole, le sensazioni visive che ho ricevuto da questo vedere.

Conoscevo le foto di Roversi e la sua opera, sapevo che è nato a Ravenna, che vive in Francia, che è famoso poiché ha lavorato con brand di stampo internazionale; tuttavia la mia conoscenza era limitata. Superficiale. La mostra, dal titolo Paolo Roversi – Studio Luce, mi ha dato l’opportunità di approfondire e conoscere meglio, la vita, l’opera e l’uomo.
Studio Luce è la mostra personale allestita sui tre piani del MAR, molto ricca, con molte immagini, diverse tra di loro, con accostamenti e sovrapposizioni.

Roversi afferma che “Studio Luce è una stanza rettangolare, con soffitto alto, un pavimento di vecchio legno e una grande finestra orientata a Nord. E’ un piccolo teatro con una attrezzatura scarna, qualche sedia, un tappeto, alcune lampade. E’ qui che lavoro quasi ogni giorno, come un artigiano nella sua bottega, con gli attrezzi che ormai conosco come il palmo della mia mano”.
Lo studio è posto al centro della sua arte. Vissuto come un palcoscenico, come un teatro e quindi come un luogo da completare, da vestire. Roversi afferma che “lo studio è ovunque, è un angolo della mia mente” e ancora “lo studio è un palcoscenico dove tutto può accadere” perché “la fotografia è il teatro del tempo”.

Il percorso si snoda attraverso le sue prime fotografie di moda, ritratti di amici, ma anche scatti di sgabelli raccolti per strada che faranno parte del suo armamentario, nonché la sua compagna di scatti di una vita intera, la Deardorff. Insomma mostrano il suo mondo e gli attrezzi del suo mestiere.
E poi la luce. La sua funzione, che nella fotografia è tutto. La luce che mette in evidenza le linee, l’immagine. Ancora Roversi “ Esiste un’altra luce che ognuno porta dentro … una luce che illumina l’invisibile” e “la luce si esprime nel buio, la fotografia si disegna su una pagina nera”.

Di conseguenza ciò che emerge è la bellezza. Bellezza che si manifesta con ritratti in bianco e nero splendidi, che si tratti di uomini o donne. Soprattutto le donne, modelle bellissime che rispondono al nome di Naomi Campbell, Kate Moss, Natalia Vodianova, Rihanna.
Queste donne fotografate diventano  “angeli semplici, senza nome e senza ali, splendenti di poesia e di verità, gli occhi pieni di luce, lo sguardo pieno di amore”.
Nude, senza mai essere oscene o volgari. Donne che sono delle dee, che sono delle guerriere, che sono innocenti, che sono bambine, che sono ingenue, che emanano erotismo, che esprimono ingenuità e sensualità. Immagini che evidenziano linee del corpo inespresse, un corpo femminile che si esprime al massimo nella sua semplicità. In bianco e nero, dove il nero fa da sfondo. Nudi bianchi. Nudi neri.

Rihanna, sensualità in luce. Foto Paolo Roversi, Studio Luce.

Rihanna, sensualità in luce. Foto Paolo Roversi, Studio Luce.

Fotografie che hanno anche il senso di immortalare il tempo senza senza dare un senso esatto del tempo. E la donna rimane la musa ispiratrice
Roversi infatti afferma che “una musa è vento che ti porta al largo” e che “mi piace isolare il mio soggetto, farlo diventare il centro dell’intero mondo”. E poiché siamo a Ravenna ed il prossimo anno saranno celebrati i 700 anni dalla morte del sommo poeta che ha la sua tomba qui in città, leggo, tra le varie didascalie, che così come Beatrice è stata fonte d’ispirazione per Dante, allo stesso modo queste modelle riservano la stessa funzione per Paolo Roversi. Le radici con il proprio passato non si possono estirpare. Le radici sono la casa.

John Galliano, Paolo Roversi, Spazio Luce.

John Galliano, Paolo Roversi, Spazio Luce.

La mostra, infine, racconta anche degli ultimi lavori dell’artista, al servizio di brand internazionali, scatti di moda celebrati per campagne pubblicitarie, copertine, molto fashion e glamour.
Scopro che Roversi è stato, finora, l’unico fotografo italiano a scattare il calendario Pirelli e questo è avvenuto nel 2020.
Mi sarebbe piaciuto vedere un maggior numero di foto dedicate ai viaggi, poiché in minima parte raccontano di giri fatti per lo Yemen, l’India e della Lapponia.

Se siete in visita a Ravenna, consiglio la visita presso il MAR di questa mostra. Un’ esperienza consigliata pe chi si trova a Ravenna e vuole coniugare l’arte della fotografia ad un mondo che poco conosco come quello della moda, ma che dice molto di più della moda stessa. Infine concludo con due massime di Paolo Roversi.
La prima. Sembra porre degli interrogativi ma invece a ben guardare è un affermazione che non ammette repliche “una fotografia è sempre una domanda mai una risposta”.
L’altra è un autentica dichiarazione “alla fine la fotografia è solo una questione d’amore” perché, aggiungo io, è l’amore che muove il mondo e l’universo.

Per chi volesse visitare la mostra
10 Ottobre 2020 – 10 Gennaio 2021
MAR Museo d’Arte della città di Ravenna
PAOLO ROVERSI – STUDIO LUCE
ORARI:9-18 dal martedì a domenica,
lunedì chiuso
INGRESSO: € 9 intero; € 7 ridotto e gruppi ; € 5 studenti e insegnanti

http://www.mar.ra.it/ita/Mostra/Paolo-Roversi—Studio-Luce

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