Il signor Malalan si guarda allo specchio e vede… (10)

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Specchio specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?
Si è già detto dell’affezione del giovanissimo signor Malalan per le fiabe. Naturalmente, essendo un maschietto, all’epoca preferiva imbattersi in Alì Babà e i quaranta ladroni, in Pollicino o nel Gatto con gli stivali, piuttosto che in Cenerentola, La sirenetta o Rapunzel. Amava le avventure dove coraggio, audacia e inventiva erano gli ingredienti principali, capaci di appassionarlo in poche battute, oltre che di dare un senso soddisfacente alla storia. Le fanciulle sfortunate non lo solleticavano, tanto meno quelle fragili, obbedienti o educate, seppur belle.

Ovviamente, con il passare del tempo e l’età, le cose sono cambiate e oggi, l’adulto signor Malalan auspica di imbattersi in una donzella sottomessa da salvare o in una bella dama da conquistare, piuttosto che in un semidio come Ercole o Gennaro -il postino siculo ferito a morte da un proiettile all’addome per proteggere una piccirilla in un agguato mafioso, stile “regolamento di conti”. In questo caso, però, tra donzelle da salvare e dame da conquistare, varcheremmo la soglia delle avventure spinte, cosiddette a luci rosse, vietate ai minori, che fanno parte di un’altra collana: “Luci e ombre del signor Malalan”.
Quelle in argomento, invece, riguardano ancora l’età dell’innocenza, nella loro versione originale. Dunque si parla dei fratelli Grimm, di Perrault e di Andersen, non di autori più o meno sconosciuti che hanno prodotto audaci versioni kinky delle fiabe più caste, tipo Alì Babà e i quaranta guardoni, Anal dai capelli rossi o La lampo di Aladino, anche se la tentazione è grande, anzi, grande e grossa –consentitemi l’allusione!!!

Tornando alle storie dell’innocenza, quella di Biancaneve e i sette nani –pur catalogata dal signor Malalan come favola per femminucce- ha sempre esercitato su di lui un fascino particolare. Fascino che lo ha accompagnato attraverso l’adolescenza, confermandosi, particolarmente vivo, fino al giorno d’oggi. Ciò che lo colpisce, oggi come allora, per l’appunto, non è tanto la vicenda della bellissima fanciulla presa di mira, con intenti omicidi, dalla matrigna, e nemmeno la malvagità della matrigna stessa -banali suggestioni per anime delicate- bensì qualcosa di diverso.
All’epoca, infatti, il signor Malalan era solito approcciare una fiaba in maniera semplice e metodica, epurandola, innanzitutto, da ogni fronzolo e da ogni illustrazione. Procedeva nel racconto a spron battuto, lasciando, senza rimorsi, le principesse oltraggiate, le giovani abusate e le bimbe malmenate al loro destino. Schivava sapientemente le parti commoventi e strazianti del racconto con la stessa precisione con cui schivava le amichette con tendenze ninfomani, e come un killer punta la vittima, lui puntava il protagonista, ovvero il salvatore acclamato a furor di popolo, il liberatore, il Cristo o semplicemente, il bello della faccenda!

In prima battuta, il signor Malalan cercava tra le righe l’eroe, il paladino della giustizia o l’impavido guerriero. Se nel racconto non c’era traccia di questo personaggio, si accontentava del playboy di turno, del fusto risoluto o dell’idolo delle folle, sperabilmente femminili. Se non c’era traccia neppure di questo personaggio, allora scommetteva sulla qualità della storia, sugli oggetti di scena o su quelle figure, spesso bizzarre e grottesche, che completavano la fiaba come un soprammobile completa l’arredamento di una stanza –con inutile eleganza, nel migliore dei casi.

In principio, appunto, nella fiaba di Biancaneve, il signor Malalan aveva nutrito una forte simpatia per i sette nani -soprattutto per Dotto che gli ricordava il cagotto e per Pisolo che gli ricordava l’imperativo “mi isolo”, nella malattia-, tanto che per un periodo, proprio durante una lunga influenza, si era fatto chiamare Moccolo! Passata l’influenza, però, e cessato pure il muco dal naso, Moccolo, così come gli altri nani, persero presto il loro carisma e allora, nella psiche del signor Malalan si insinuò, in maniera prepotente, ciò con cui la sua fantasia aveva sempre vagheggiato quando, nell’etere, era risuonato il nome di Biancaneve: lo specchio della matrigna.

Naturalmente, oggi, l’importanza del ruolo dello specchio, nella vita del signor Malalan, è diversa da quella di ieri. Quando era giovane, il signor Malalan guardava quell’oggetto con una disinvoltura tale da far invidia a una foca della Groenlandia. A volte, addirittura, la disinvoltura sfiorava il totale disinteresse. Fatta eccezione, infatti, per i primi mesi di vita, in cui aveva manifestato una curiosità smisurata per ogni cosa materiale -pur non sapendo distinguere un ferro da stiro da un posacenere, oppure da un dildo o da una dentiera- durante l’infanzia e l’adolescenza puntò sull’immaginario.
Già allora, infatti, il signor Malalan si era rivelato un personaggio stravagante, preferendo il benessere interiore all’apparenza –anche se con benessere interiore, il concetto di equilibrio psichico era assai lontano, intendendo lui, piuttosto, qualcosa che aveva a che fare con l’equilibrio elettrolitico, ovvero, con la pancia piena e una dose congrua di serotonina in circolo.
Fatto sta che ogni mattina, si alzava di buonora e trascorreva in bagno il tempo strettamente necessario per “cambiare l’acqua alle olive”, lavarsi, sbarbarsi e vestirsi –raramente si concedeva una seduta meditativa. Naturalmente, faceva tutte queste operazioni davanti allo specchio, tranne quella in cui conversava amabilmente con il suo “dragone” –inane ed estremamente pigro nelle prime ore del giorno, oltre che poco presente. A dirla tutta, il “dragone” pareva uno sparuto colibrì rachitico.

Lo specchio, a quel tempo, rappresentava esclusivamente un oggetto come tanti. Uno strumento utile per poter iniziare la giornata nel migliore dei modi possibili. Un mezzo che gli consentiva di verificare che ogni cosa fosse in ordine, almeno dal punto di vista formale: barba perfettamente rasata, capelli tamponati, cravatta annodata in modo impeccabile, colletto della camicia in vista, bottoni ben chiusi, ecc… Il signor Malalan terminava il check up quotidiano con uno sguardo particolarmente attento ai denti. Questi, infatti, dopo aver goduto la libertà di essere inzaccherati dal cibo della colazione imbevuto, a volte, di acqua, limone e bicarbonato, altre volte di caffè, altre volte ancora, di intrugli tanfosi, dovevano essere sottoposti a una pulizia meticolosa.
La procedura messa in atto dal signor Malalan per spazzolare i denti sfiorava la complessità di un protocollo sanitario, con tanto di linee guida da seguire. Innanzitutto, prima di procedere alla pulizia vera e propria di ogni singola “zanna”, il signor Malalan lasciava passare all’incirca una ventina di minuti dall’ultimo boccone. Ricordava di aver letto da qualche parte che, non rispettando tale tempistica, lo smalto dei denti avrebbe potuto essere danneggiato seriamente -più che dall’azione di cibo e batteri- e il livello sottostante dello stesso, cioè la dentina, pericolosamente intaccato e corroso. Questa possibilità, anche se ipotetica o remota, per il signor Malalan era peggio del peggior incubo. In tenera età, infatti, era rimasto scioccato da un sedicente dentista che, a suon di trapano e improperi, gli aveva curato alcune carie con otturazioni dolorosissime, senza anestesia e senza nessun confort –la poltrona era sfondata, la luce era fioca e il suo aspetto, trascurato e dal pallore grigiastro, puzzava di vecchio!

Tornando alla procedura… trascorso il tempo minimo richiesto, il signor Malalan si recava in bagno, sciacquava abbondantemente la bocca con acqua tiepida, inumidiva lo spazzolino e ricopriva la testina dello stesso con un sottile strato di dentifricio. Allora iniziava a massaggiare i denti e le gengive delicatamente, per qualche minuto. Fatto questo, seviziava gli interstizi con il filo interdentale cerato alla menta, risciacquava nuovamente la bocca con il collutorio, passava la lingua sugli incisivi come fosse una fresa lucidatrice e, finalmente, usciva di casa soddisfatto.
Oggi le cose sono cambiate. Sebbene, infatti, il signor Malalan continui a tenere fede al protocollo per la corretta pulizia dei denti, il suo rapporto con lo specchio non è più quello di una volta. Nel corso degli anni, lo specchio è diventato qualcosa di diverso da un semplice strumento per sincerarsi di essere in ordine prima di uscire nel mondo esterno.

Tutto ebbe inizio un giorno, quando, notò una donna, minuta e contorta come un ficus bonsai, davanti alla vetrina di una pasticceria, intenta a… lui pensava a guardare i pasticcini esposti in vetrina, ma si sbagliava. Il bonsai, infatti, stava guardando qualcos’altro. In realtà, più che guardare, stava letteralmente passando allo scanner della propria fotocamera interna, il riflesso del viso che le restituiva il vetro della pasticceria, alla ricerca della ruga perfetta. “Ruga perfetta”, proprio così disse la donna al signor Malalan quando lui, timidamente, interruppe il corso della scansione, consigliandole il secondo dolcetto sulla sinistra, quello con i kiwi e la crema chantilly!
-Buongiorno signora, se mi consente, fra tutte queste leccornie, le consiglierei la frolla ai kiwi;
-Ah, si, grazie e cosa mi consiglia, invece, per quella ruga che taglia in due la mia fronte come il canale di Suez taglia in due l’Istmo?
Una fotografia, ovviamente, pensò il signor Malalan sghignazzando, ma queste parole rimasero al loro posto, tra i gangli in subbuglio, così come l’imminente risolino, prontamente soffocato da un provvidenziale colpo di tosse.
-Perdoni il disturbo, pensavo studiasse quale dolce, tra i tanti, potesse essere il dolce perfetto per iniziare la giornata;
-Pensava male, stavo studiando quale ruga, tra le tante, potesse essere la ruga perfetta per iniziare il trattamento con l’acido ialuronico… secondo lei esiste la ruga perfetta?
-Non saprei, in realtà non ci ho mai pensato;
-Beh, dovrebbe farlo. Si è visto allo specchio? Non ha più vent’anni, cosa crede, e prima o poi, dovrà correre ai ripari!

La faccenda della ruga perfetta e il richiamo a uno specchio smossero qualcosa nell’intimo del signor Malalan, tanto che da allora, lo specchio, è diventato una vera ossessione. Come soggiogato da un incantesimo, la mattina successiva a quella brutale presa di coscienza sul fatto di non essere più un giovanotto, il signor Malalan fu indotto a considerare l’aspetto del suo viso con la stessa ansia e apprensione con cui lo fa una donna alla soglia dei quindici anni: controlla lo stato di rilassamento delle palpebre, del contorno occhi, delle labbra, della fronte e pure del collo.
Le operazioni quotidiane di screening dell’epidermide messe in atto dal signor Malalan sono talmente laboriose, complesse e precise da costringerlo ad anticipare la sveglia di mezz’ora. Tanto, infatti, è il tempo che dedica all’esame del suo volto, al dialogo interiore con la sua coscienza e alla ruminazione mentale. Ogni centimetro del viso gli parla: una macchiolina rossastra sulla fronte suggerisce di limitare il vino rosso durante la cena; le cispe, ovvero le crosticine di muco attorno agli occhi, lo costringono ad andare dal medico per gli antistaminici; i graffi sulle guance sobillano alla vendetta nei confronti dell’ultima amante; le borse sotto gli occhi stuzzicano il suo appetito; le sopracciglia cespugliose insinuano il dubbio sulla manutenzione del giardino; la cornea torbida lo invita a controllare il livello di colesterolo nel sangue… e poi, ovviamente, ci sono le rughe! Piccole, grandi, superficiali o profonde, dopo mesi di analisi e riflessioni il signor Malalan è giunto alla conclusione che non esiste la ruga perfetta per iniziare il trattamento con l’acido ialuronico e che ogni ruga, invece, è perfetta per iniziare il trattamento con lo psicoterapeuta!

Ad ogni modo, il signor Malalan è solito tenere per sé le proprie elucubrazioni esistenziali e agli psicoterapeuti preferisce, di gran lunga, i pasticceri. Così, quando viene colto dallo smarrimento per il monito, in qualche modo, generoso e disinteressato, dello specchio, subito dopo aver ottemperato alle varie incombenze suggerite –sostituire il vino rosso con la birra, chiamare il medico, rinnovare l’amante, mangiare, potare le piante in giardino, prenotare le analisi di laboratorio- si fionda in pasticceria. L’unico modo, infatti, per eliminare le rughe, secondo lui, è riempirle non di acido ialuronico, bensì dei grassi saturi di un krapfen alla crema!
Tuttavia, una mattina come tante, il signor Malalan si guarda allo specchio e vede… una terribile macchia giallognola che lo fa andare in fibrillazione. Di macchie, ormai era un esperto, ne aveva viste di tutti i colori. C’erano state quelle rossastre, quelle grigie, quelle bianche e, addirittura, quelle marroni, ma quelle giallognole lo intimorivano. Cosa poteva averla provocata? Che “patologie” poteva nascondere? Qual era il rimedio per eliminarla? E quale l’origine?
Il giallognolo turbava il signor Malalan in modo esagerato. Gli ricordava le foto sbiadite degli antenati morti; la disfunzione epatica di un amico, morto anche questo; le pere troppo mature che gli scatenavano un attacco di diarrea; i capelli di Daiana, un’ex fidanzata bellissima, poi diventata orribilmente mora; la cacarella odorosa di Concito, il pappagallo immaginario e il colore del suo sperma in un periodo difficile! Che fare?

Dopo il primo attimo di smarrimento, il signor Malalan reagì con la determinazione, la calma e la risolutezza che lo contraddistinguono sempre nelle situazioni d’emergenza, siano esse drammatiche, grottesche o imbarazzanti. Così, in un batter d’occhio, come fosse questione di vita o di morte, indossò i guanti di gomma, afferrò al volo lo sgrassatore all’aceto, i mugolii di piacere tra i vicini e la spugnetta abrasiva e iniziò a strofinare con vigore. Pochi istanti dopo, la macchia giallognola era sparita!
Ciò che il signor Malalan aveva visto allo specchio quella mattina, era un alone, decisamente antiestetico, che imbrattava una piastrella sulla parete, proprio alle sue spalle!
Sistemata anche quella faccenda, il signor Malalan si diede un’ultima occhiata complice e, una volta raddrizzato il nodo alla cravatta, uscì di casa compiaciuto, sghignazzando ad alta voce: “Specchio specchio delle mie brame chi è il più Malalan del reame?”.

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Chi lo ha scritto

Erica Bonanni

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Nata a Trieste, laureata in giurisprudenza e in scienze politiche, in possesso dell’abilitazione all’esercizio della professione forense, Coach in PNL, Giudice Sportivo Regionale FIP… stop. Amo ogni tipo di risveglio, amo l’atmosfera del mattino, amo la solitudine, amo riflettere, amo il cielo che minaccia tempesta, amo fare sport, amo viaggiare, amo il gelato, amo sorridere, amo giocare, amo entusiasmarmi, amo soffrire, amo lottare, amo vincere, amo studiare, amo trovare una soluzione, amo i picnic, amo suonare il flauto traverso, amo le notti insonni, amo sorprendere, amo stuzzicare, amo preparare i dolci, amo mangiare i dolci, amo leggere, amo scrivere e… amo amare ed essere amata. Odio… ops, un errore di ortografia. Volevo dire: oddio quante cose amo!

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