Bava di rospo e piume di civetta: la caccia alle streghe – parte seconda

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Lucas Cranach. Ritratto di Martin Lutero

Lucas Cranach. Ritratto di Martin Lutero

Abbiamo lasciato la persecuzione delle streghe in Europa al massimo della sua espansione, ma anche nel secolo successivo il fenomeno non accennò a diminuire. Prendiamo ad esempio la Svizzera: la Confederazione non è solo la terra delle banche e degli orologi a cucù, ma anche il posto dove il movimento protestante guidato da Calvino non esitò a usare le tenaglie infuocate e addirittura a murare vivi coloro che non confessavano. Nel Sacro Romano Impero, una legge voluta da Carlo V di Spagna la cosiddetta “Carolina” portò a intollerabili vertici persecutori, in particolare nei territori di lingua tedesca. Si inventarono nuove macchine di tortura come una sedia in metallo chiodata col sedile arroventato, o una macchina di stiramento munita di punte acuminate; non si risparmiarono inoltre accuse assurde, come nel caso di una donna processata per aver munto il latte da un palo di legno.

Fra Angelico. San Francesco e la prova del fuoco davanti al sultano

Fra Angelico. San Francesco esegue la prova del fuoco davanti al sultano

Un sistema per scoprire le infami fattucchiere era l’ordalia, detta anche “giudizio di Dio”. Tracce di questo tipo di prova si trovano nel Codice di Hammurabi, una stele dell’antica Babilonia su cui sono trascritte quasi trecento disposizioni legali. Molto frequente in Europa tra le tribù barbariche, l’ordalia fu usata anche nel Medioevo per scoprire le streghe. Era basata su un durissimo esame che il sospettato/a doveva superare per essere dichiarato innocente: erano previste la prova dell’acqua fredda, dell’acqua calda e del fuoco, poste sotto il controllo e la supervisione del clero locale. Nel primo tipo l’imputata veniva legata e tuffata in un fiume: se tornava a galla ancora viva non era una strega, al contrario era colpevole; a volte invece (e a seconda delle località) era l’inverso, ossia la donna era innocente se annegava. Per quel che riguarda l’ordalia dell’acqua calda, la poveretta doveva ripescare una pietra da un calderone di acqua bollente senza ustionarsi. Infine c’era la prova del fuoco, molto praticata nel nord Europa, in cui l’imputato doveva fare nove passi tenendo in mano un ferro rovente, oppure camminare sui carboni ardenti.

Manifesto del film "I diavoli"

Manifesto del film “I diavoli”

Il secondo posto per le condanne a morte per stregoneria spetta al regno di Francia che continuò ad applicarle anche nel Seicento. Un clamoroso processo – la cui storia è stata raccontata negli anni Cinquanta in un romanzo di Aldous Huxley tradotto anche per il grande schermo – fu quello svoltosi nella città di Londun nei riguardi di un parroco, Urbain Grandier, un bell’uomo elegante, con una parlantina fascinosa, ma anche uno spirito eccentrico e ribelle. Era un convinto oppositore del celibato dei preti e alla faccia delle regole si era pure sposato con una nobildonna, svolgendo il triplo ruolo di officiante, testimone di nozze e marito. Processato e assolto Grandier rimase a Loudun, ma qui si scontrò con un nemico ben più potente della maldicenza: il primo ministro di Luigi XIII, il Cardinal Richelieu, che aveva avviato una dura politica per rafforzare il potere regale e abbattere il primato che in alcune regioni avevano gli Ugonotti, i protestanti francesi di cui Loudun era una delle roccaforti. Il cardinale aveva manifestato l’intenzione di buttarne giù le mura, incontrando una tenace resistenza da parte del parroco e della cittadinanza; nel 1632 e nel bel mezzo della disputa scoppiò un’epidemia di peste, seguita nello stesso anno da un attacco di isteria delle suore Orsoline del locale convento, convinte di essere state stregate da Grandier con la complicità del demone Asmodeo. Oltre alla madre superiora Jeanne des Anges, forse innamorata del prete, anche le altre consorelle lo incolparono di oscenità, abusi sessuali persino contro natura e stregoneria; torturato duramente l’uomo negò fino alla fine dimostrando grande coraggio e dignità. Morì sul rogo il 18 agosto 1634 mentre Richelieu che quasi certamente era dietro al procedimento, fece distruggere le mura cittadine.

Ritratto di Catherine Deshayes, la Voisin

Ritratto di Catherine Deshayes, la Voisin

A questo punto sorge una domanda: la stregoneria era realmente praticata oppure si trattava di un’invenzione strappata con le tenaglie a povera gente ignorante? Se come ho già detto nelle campagne si praticavano più che altro interventi di cura, guarigione o malocchio che non c’entravano niente col diavolo, un famoso caso francese che si svolse sotto il regno di Luigi XIV – l’ “Affare dei veleni” (Affaire des poisons) - sembrerebbe dare una risposta affermativa. In quest’epoca di fasti e di feste capitava non di rado che donne della nobiltà cercassero di ammazzare i mariti, spesso sposati su pressione della famiglia per sistemarle socialmente. Iniziato come un banale caso di cronaca nera, l’uccisione di un anziano avvocato da parte di un’indovina trentasettenne, era emerso che costei era a conoscenza di un complotto per ammazzare il Re e il suo Delfino. Fu istituita un’apposita commissione che si riuniva in una camera tappezzata di nero detta “Camera ardente”; in quel posto cupo alla luce delle torce, gli arrestati avevano tirato fuori crimini raccapriccianti e soprattutto fatto nomi di rango sempre più alto fino ad arrivare a tale Catherine Deshayes, detta La Voisin, una pitonessa specializzata nella soluzione di affari di cuore, e i cui clienti facevano parte della nobiltà francese. Interrogata la donna fece il nome di Madame de Montespan, la favorita in carica di Luigi che, vedendo scemare l’interesse del sovrano nei suoi riguardi, gli aveva propinato dei filtri e aveva partecipato a tre messe nere offrendo il suo corpo nudo come altare su cui erano stati sacrificati bambini innocenti: un vero orrore che aveva lo scopo di eliminare le sue rivali. Vera o falsa che fosse la storia, la marchesa si salvò, ma perse tutta la sua influenza e fu spedita in esilio, mentre La Voisin fu condannata ad essere bruciata sul rogo come strega, e sembra che morisse male, bestemmiando e imprecando. Il processo coinvolse 442 persone, di cui un centinaio poste a giudizio e 36 condannate a morte, mentre le altre furono imprigionate o messe al bando. Alla fine il re decise che la questione doveva essere dimenticata e fece bruciare gran parte della documentazione, di cui tuttavia sono rimaste molte tracce.

La casa delle streghe a Salem, Massachusetts

La casa delle streghe a Salem, Massachusetts

Il Nuovo Mondo non fu esente dalla caccia alle streghe. Nel 1620 era attraccata in Massachusetts la Mayflower, una nave carica di Padri Pellegrini, che vi avevano fondato una colonia protestante inglese al di fuori della Chiesa riformata della madre patria, considerata troppo legata ai cattolici romani. I Puritani volevano una società basata su principi divini, sul lavoro e sulla famiglia, e naturalmente credevano alle streghe; fu in quest’ambiente e nel villaggio di Salem che poco più settant’anni dopo si aprì il più famoso processo americano di stregoneria. Tutto iniziò con un paio di ragazze adolescenti che avevano strani attacchi “epilettici” con urla, versi incomprensibili, spasmi, contorsioni sul pavimento e lanci di oggetti, lamentandosi inoltre che “qualcuno” le pungeva con spilli invisibili. Mentre il medico locale non riusciva a capire di cosa si trattasse, altre giovani donne del villaggio iniziarono ad avere sintomi simili: si pensò pertanto che c’entrasse il demonio (e chi se no?) e si puntò in particolare il dito contro alcune persone emarginate che rifiutavano gli ideali di controllo e disciplina della comunità: una delle protagoniste fu una schiava indiana, ma non si mancò di additare anche persone agiate per un totale di 144 persone, di cui 54 confessarono di essere streghe; diciannove furono le condanne e morte per impiccagione – 14 femminili e solo cinque maschili – mentre un uomo che si era rifiutato di testimoniare fu ucciso schiacciandogli il torace sotto un mucchio di pietre.

Ritratto di Agrippa di Nettesheim

Ritratto di Agrippa di Nettesheim

La stregoneria fu anche il tema di una grande battaglia culturale tra chi credeva ciecamente nella sua esistenza e chi – inorridito dalla tortura e dalle manifeste assurdità di certi fanatismi processuali – riteneva tali credenze completamente insensate. Tra i secondi va menzionato il  coraggioso gentiluomo inglese Reginald Scot, che nel 1584 pubblicò “Discovery of Witchcraft”, in cui, basandosi su rigorose citazioni bibliche, dichiarava addirittura che il testo sacro era stato interpretato e tradotto in modo falso e tendenzioso: come poteva essere uno strumento del demonio “una vecchia senza denti, impotente e impacciata nel volare in aria”? Nello stesso secolo Agrippa di Nettesheim, alchimista, astrologo, esoterista, filosofo tedesco e femminista ante litteram, prese apertamente le parti delle donne confutando l’opinione circa la loro inferiorità, e rivendicandone il diritto all’istruzione e a un lavoro dignitoso; lo studioso arrivò addirittura a difendere una ragazza francese che era stata malmenata e accusata di stregoneria e che grazie al suo intervento fu lasciata libera. Un’ulteriore e fondamentale voce levatasi nel Seicento fu quella del gesuita tedesco, Friedrich Spee che col suo “Cautio criminalis” spianò ultriormente la strada alla soppressione dei roghi. Nel trattato l’autore formula una serie di domande fornendone anche le risposte, concludendo tra l’altro che alle streghe sarebbe dovuto spettare un avvocato difensore; che la paura del dolore farebbe confessare chiunque e che chi richiede l’intervento dell’Inquisizione nella sua città o villaggio non si rende conto della triste catena di denunce provocata dalla tortura, che rischiava di portare sul rogo tutta la popolazione locale.

Druidi inglesi in una foto d'epoca

Druidi inglesi in una foto d’epoca

Nel XVIII secolo l’Illuminismo, il culto della Ragione e la rivoluzione scientifica fecero riconsiderare le credenze sulla stregoneria, relegandola al ruolo di superstizione, mentre Voltaire affermava sarcastico che le streghe avevano smesso di esistere quando si era smesso di bruciarle. L’ultimo rogo fu acceso in Svizzera nel 1782, e a salirci sopra fu Anna Goldi, molto tardivamente riabilitata dal parlamento cantonale nel 2008. Tutto finito dunque? No, se si considera che anche in età moderna sono rimasti sia in ambito popolare sia nell’esoterismo delle classi colte, notevoli residui di paganesimo. La Wicca è un movimento neo pagano divulgato per la prima volta nel 1954 da Gerard Gardner, un funzionario britannico che aveva girato l’Oriente prima di tornare in patria e stabilirsi ad Highcliffe nel Dorset, dove conobbe un gruppo di persone che affermavano di essere streghe e che lo iniziarono alla Congrega. Fu un punto di svolta per lui: dopo questo evento si sarebbe dedicato anima e corpo a far conoscere la nuova religione. In estrema sintesi le caratteristiche della Wicca sono: la celebrazione dei cicli della natura, che farebbero capo a una grande Dea e a un Dio che non sono entità oltremondane come potrebbe essere il Dio-padre cristiano; l’abolizione delle categorie di peccato e di salvezza e la sostituzione del concetto di etica universale con quello di etica personale, con un solo invalicabile limite: realizzare i propri desideri evitando di danneggiare gli altri. Altri principi sono: l’abolizione della distinzione tra religione e magia e l’esecuzione di rituali utilizzando particolari oggetti che si possono anche comperare su Amazon: pugnali magici, candele, mortai, piante, profumi, ricettari e chi più ne ha più ne metta, sia a prezzi accessibili che astronomici.

La cartomante. Illustrazione dell'autrice

La cartomante. Illustrazione dell’autrice

Oltre alla Wicca c’è un revival di antiche tradizioni etniche e magiche come il Druidismo, e in Italia, le comunità odiniste rivolte a persone che dimostrerebbero – non si sa bene come – di avere discendenza longobarda e teutonica. Sempre nella nostra penisola esistono alcune società che si rifanno ai culti dell’antica Roma, come la “Via romana degli dei” e altre gruppi collegati alla spiritualità precristiana della capitale dell’Impero. E infine il sottobosco degli “operatori dell’occulto”: pitonesse, cartomanti, maghi e sensitivi dai nomi strambi che spopolano in rete, che chiedono compensi esorbitanti vendendo aria fritta e da cui è meglio guardarsi. Capita spesso infatti che a queste attività si associno fenomeni criminali come la truffa, l’estorsione, la circonvenzione d’incapace, alimentando un mercato (quello sì occulto) che il Codacons valuta oltre gli 8 miliardi di euro all’anno.

Fonti: 

Giordano Berti, Storia della stregoneria. Origini, credenze, persecuzione e rinascita nel mondo contemporaneo. Mondadori

https://www.corriere.it/cultura/12_maggio_29/mieli-modernita-inaspri-caccia-streghe_0219e1a4-a99f-11e1-a673-99a9606f0957.shtml

https://fupress.com/archivio/pdf/2131_21423.pdf

https://codacons.it/italia-otto-miliardi-per-maghi-e-fattucchiere/

 

 

 

 

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