Will Eisner – Una vita per il fumetto

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Quando mi è stato affidato in lettura “Will Eisner – Una vita per il fumetto” mi è stato detto: – “Imma, non ti applicare troppo, è un libro che è uscito tanti anni fa”.
Il volume è sostanzioso, c’è stata l’estate di mezzo, ed eccomi qui a scriverne, a parlarne.
Non posso affermare che le quasi cinquecento pagine siano scivolate senza accorgermene, la vita del padre del romanzo a fumetti, del graphic novel, uno dei più grandi disegnatori, colui che ha ispirato quasi tutti gli altri fumettisti (e non solo) negli anni a seguire, colui che ha iniziato a concepire il fumetto americano come industria a se stante, non poteva di certo scorrere facile senza destare attenzione, senza catapultarmi in un mondo fantastico.

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La cosa che mi è rimasta più impressa di tutta l’immensa fonte di documenti analizzati e di esperienze di vita dell’autore è la sua grande umanità, la grande personalità di quest’uomo, che non ha chiuso mai la porta a nessuno, che ha accolto quando ha potuto, che ha consigliato, insegnato, istruito, dato lavoro a centinaia di migliaia di persone che forse senza di lui avrebbero faticato a trovare una strada.
Dalle pagine di questa biografia, scritta da Bob Andelman e pubblicata da Double Shot, ne esce la figura di un uomo costruttivo, lungimirante, illuminato e sensibile.
Non mi dilungherò molto sull’aspetto tecnico del testo, il libro è diviso in circa sette parti, il corpo del libro è suddiviso in cinque parti denominate con colori e ogni colore affronta un aspetto della vita di Eisner, partendo dalla sua gioventù, dalla sua educazione, fino ai successi, al cinema, ai premi, alle interviste.

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Un lungo spaccato di vita riguarda l’amore incondizionato per la figlia Alice, morta appena adolescente per un terribile male.
Un dolore talmente grande che, se possibile, indusse Eisner ad avvicinarsi ancora di più ai giovani, alle loro idee, al loro mondo; un dramma così immenso avrebbe potuto incattivirlo, portarlo alla chiusura, e invece lui non perse la sua voglia di fare, di creare, di regalare bellezza al prossimo.

“Ho conosciuto un sacco di gente che mi diceva ‘Sono il tuo più grande ammiratore’ e io rispondevo sempre ‘Oh, no. Il mio più grande ammiratore è Stan Lee’.”

Non solo fumettisti (Frank Miller, Alan Moore, Neil Gaiman – per citarne solo alcuni), ma anche numerosi registi (Orson Welles e William Friedkin, tra i tanti) furono influenzati dalla fotografia, dai tagli, dalla luce di Will Eisner. Fu proprio grazie a Spirit che William Friedkin riuscì a vincere ben cinque premi Oscar per il suo film del 1971 “Il braccio violento della legge”.

“La cosiddetta “graphic story”. È qualcosa che secondo me la striscia a fumetti ha sempre potuto fare… ma a meno che non interpreti male il pubblico, non credo che in questo momento il mezzo, così com’è, possa reggere una simile accelerazione in quell’ambito. Credo che oggi il pubblico sia costituito da lettori estremamente impazienti. E in definitiva, raffinando sufficientemente la tecnica, quello che si ottiene è sostanzialmente cinema.”

Ma un altro interessantissimo riconoscimento che si deve a quest’uomo è quello di essere stato uno dei padri, di aver tenuto a battesimo, la nascita di un nuovo fenomeno musicale che andava delineandosi in quegli anni negli USA, Will Eisner, per le sue contaminazioni, viene ritenuto a tutti gli effetti uno dei padri del punk.
Vediamo insieme perché.
Sicuramente quelli furono anni di grande fermento e Will Eisner aveva una mente geniale in grado di infondere cultura e innovazione nei giovani che lo circondavano, negli anni della SVA (School of Visual Arts) dove Eisner era uno dei docenti più apprezzati e diligenti, c’era tra gli allievi anche un giovane John Holmstrom, il ragazzo a essere sinceri aveva poco talento per il disegno, ma Will pur di fargli continuare a frequentare la scuola, per non perderlo, gli assegnò un lavoretto part time che gli consentiva di continuare a praticare la SVA e a sperimentare, dopo un anno il ragazzo era notevolmente migliorato e ora sì, che poteva garantirsi un lavoro in questo settore, eppure durante la pausa estiva Holmstrom insieme a due dei suoi più cari amici (tenete bene a mente questi due nomi) Ged Dunn e Legs McNeil (sì, esatto, proprio quel McNeil) fondò una rivista tutta nuova, che trattava argomenti anticonformisti, proponeva nuovi generi musicali alla quale diedero il nome di: Punk Magazine.
Sulla rivista underground veniva trattato anche l’argomento fumettistico, McNeil conferma assolutamente che grazie anche alle influenze di Will Eisner il punk prese forma.
Holmstrom ricordò sempre con affetto gli incoraggiamenti di Eisner, il giovane Holmstrom, oltre che essere parte attiva della scena punk, disegnò la retrocopertina e gli interni dell’album “Rocket To Russia” dei Ramones, e successivamente quelli di “Road To Ruin”.
Furono loro (Holmstrom, McNeil, i Ramones) a dare un nome al genere, allo stile, al movimento ‘punk’. La rivista ‘Punk Magazine’ restò in vita fino al 1979.

“[…] Ma non l’ho mai visto perdere la pazienza o essere esageratamente duro. Da Will e Harvey ho imparato moltissimo su come si lavora professionalmente e si gestiscono i rapporti con le persone. Non è che madre naturami avesse dotato di tutto fin dall’inizio, credetemi.”

Sulla scena punk si trovano molte testimonianze nel libro/bibbia del movimento “Please kill me – Il punk nelle parole dei suoi protagonisti”, scritto da Legs McNeil.
Tanto ancora si potrebbe dire su questo incredibile uomo che è stato Will Eisner, ma vi lascio il piacere di scoprirlo da soli, leggendo e sfogliando le pagine della sua biografia ufficiale: “Will Eisner – Una vita per il fumetto”, di Bob Andelman.

“Harvey Kurtzman e Will cercavano sempre di valorizzare e di far accettare il fumetto come qualcosa che non era solo roba per bambini.”

Diciamo che di sicuro Will Eisner ha lasciato il segno ed è riuscito egregiamente nella sua impresa eccezionale: rendere il fumetto un nuovo genere letterario universalmente riconosciuto.

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Imma I.

Benvenuto! Se mi stai leggendo è perché molto probabilmente anche tu sei attratto dalla musica, dall’arte, dal cinema, dalla letteratura, dai videogiochi, dai fumetti, dalla fantascienza. Insomma essere sempre al corrente sulle ultime novità in qualsiasi campo. Scrivo praticamente da sempre, mi sono dedicata nei primi anni del mio lavoro alla cronaca locale, arrivando poi a collaborare con alcune riviste di cultura (lastanzadivirginia) e con webgiornali nazionali (YOUng). E questa con l’Undici è proprio la collaborazione che aspettavo da un po’… Mi piace informarmi e conoscere quante più cose mi riesce, ma mi piace anche condividere i miei pensieri con chi è curioso come me. Oltre alla passione per la scrittura, sono una editor/consulente editoriale, collaboro con diverse case editrici. Amo il surf, il punk, il rock, l’handmade, creare bolle di sapone giganti e le olive verdi. Sono felice di poter condividere un po’ del mio mondo con chi avrà il piacere di leggermi. A presto! Seguimi anche su Facebook! Mi trovi come: Imma Stellato Iava, o Imma I.

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