Resistere e non arrendersi. 11 domande ad Antonio Capolongo.

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Ho conosciuto Antonio Capolongo nell’aprile del 2012, gli feci un’intervista per L’Undici sul suo libro pubblicato da poco. Dopo quell’intervista, che apparve sul numero di maggio, Antonio è entrato a far parte del gruppo degli autori, regalandoci regolarmente articoli e racconti unici.
Se ognuno di noi scrive per il piacere di condividere pensieri, per l’urgenza di esprimersi o semplicemente per raccontare, ma nella vita fa altro, Antonio no. Antonio è uno scrittore, poeta, un letterato che ha fatto della scrittura, della parola scritta il suo mestiere.
Antonio è diventato anche un amico, che vive lontano, ma che non perdi mai di vista perché saprà sempre suscitarti ispirazione e meraviglia.

L'ultimo libro di Antonio Capolongo

L’ultimo libro di Antonio Capolongo

Nell’ultimo anno ha pubblicato il suo 3° libro: Messaggio in bottiglia. Storie di gente che non si arrende, per i tipi di Bertoni Editore. Ne ho ricevuto una copia durante il lockdown, da allora mi sono riproposta di parlarne, ma, alla fine ho pensato che dovesse essere Antonio stesso a dar voce a questo così particolare racconto, narrato in prima persona, che dipana storie dei nostri giorni attraverso messaggi in bottiglia.

Il tema di resistere e non arrendersi in 11 domande all’autore Antonio Capolongo.

1) Caro Antonio, come stai? In questo 2020 così difficile, come hai resistito al lockdown? Di cosa ti sei occupato? Sei riuscito a scrivere?
Innanzitutto grazie per le belle parole introduttive. Sto bene ma in apprensione, l’evoluzione di questo drammatico evento, anche se non ha catalizzato tutta la mia attenzione, ne è divenuta la principale destinataria.
Un episodio avvenuto durante il lockdown può essere utile a dimostrare, anche a me stesso, il grado di cambiamento indotto: bisognava sostituire la maniglia dell’oblò della lavatrice, ma l’opzione di chiamare l’assistenza per il consequenziale intervento del tecnico fu immediatamente scartata, a favore dell’unica consentita, cioè confidare nella mia manualità, per via della quale sono stato impegnato in molti altri lavori domestici.
Il tempo residuo l’ho impiegato per la rilettura e la trascrizione del quarto manoscritto, ma nel periodo di confinamento sono stato piuttosto bloccato sul versante della scrittura, ho composto soltanto due poesie. Ma c’è stata anche un’altra attività, insolita e quasi impensabile: la realizzazione di un booktrailer, avvenuta grazie a mia moglie che ne ha curato la regia.
https://www.youtube.com/watch?v=V-GwqLEkTRM

2) Le tue storie sono sempre legate a temi sociali. Di quali in particolare si parla in questo libro?
Il filo conduttore è la lotta contro i deprivatori di diritti, fra i quali il diritto alla libertà di pensiero, il diritto al lavoro e ad un’esistenza dignitosa; per le legittime rivendicazioni i protagonisti del libro sono costretti a vivere esperienze di forte sofferenza, ma nonostante ciò dimostreranno di possedere la ferma determinazione di non arrendersi di fronte alle difficoltà, concetto chiaramente espresso nel sottotitolo del libro: Storie di gente che non si arrende.
Ma per spiegare quali siano queste difficoltà bisogna fare una premessa, fermandosi sulla pagina in cui compare un nome: Norman Zarcone, al quale è dedicato il libro.
Norman era un brillante dottorando in Filosofia del linguaggio della facoltà di Lettere di Palermo che scelse di morire suicida per dare una risposta a quel sistema (universitario e non solo) che gli stava negando il futuro. Da allora il suo gesto è diventato emblematico del contrasto ad ogni forma di sopraffazione e deprivazione di diritti. Un gesto di coraggio e non di resa, anzi è esattamente l’opposto: Norman ha sacrificato la sua vita per gli altri.
In Messaggio in bottiglia alcuni personaggi hanno sofferenze simili, causate dai loro detrattori ma anche dal timore di non riuscire a rivendicare i propri diritti, in nome dei quali sono costretti a lottare, anche quando la vita sembra vacillare.

3) La prima volta che sull’Undici si è parlato di te è stato nell’intervista di maggio 2012. Il primo capitolo del tuo nuovo romanzo, “Parlare o tacere per sempre”, inizia il 31 maggio 2012. C’è un motivo per cui quel mese è così importante?
Potrebbe trattarsi di una coincidenza significativa, che affonda le radici nell’inconscio, avvalorata peraltro dall’incipit del romanzo, in cui, mentre tento di allentare il tappo della bottiglia, mi sovviene un insegnamento di mio padre, nato appunto nel mese di maggio.

4) Alcuni messaggi in bottiglia apparvero anche sull’Undici di qualche anno fa. Che differenze puoi indicare?
I relativi testi sono stati integrati e rielaborati tali da assumere la forma di romanzo.

5) Sia se parli dei problemi sociali e culturali della tua terra, la Campania, sia se affronti temi crudi e scomodi, la tua prosa è molto poetica, lo stile è complesso e articolato. Come riesci a conciliare le due cose?
Per un verso, credo ci sia una sorta di osmosi fra le due forme espressive, per l’altro, dipende dall’amore per il nostro idioma gentile.

Antonio Capolongo

Antonio Capolongo

6) In questi otto anni hai pubblicato tanto, come sei riuscito a realizzare il tuo terzo romanzo? Intendo, sei uno che scrive in maniera sistematica, o scrive sull’onda dell’ispirazione?
​C’è sempre l’ispirazione alla base di ogni mio scritto, ma un libro, rispetto ad una poesia o un articolo, richiede una sistematica applicazione, pressoché quotidiana.

7) Nel romanzo si citano figure e fatti reali, della politica, della cronaca (Fornero, Marcello Marchesi, fatti avvenuti in Campania, in Maremma e altro…). Come ti sei documentato?
Questo è stato il nodo più delicato, sorto quasi contemporaneamente all’idea del libro, che, appunto, ha origine dall’incontro con alcune persone che cominciano a raccontarmi le loro storie. Per la migliore stesura del testo ho ritenuto doveroso risalire alle fonti di quelle vicende, alla veridicità dei racconti; mi sono documentato leggendo tutto il materiale e gli atti pubblici che li riguardavano.

8) Ora alcune domande volte a mostrare quale persona di valore tu sia. Ti abbiamo sentito cantare, hai una voce bellissima. Hai portato avanti anche questo percorso in questi anni?
Grazie per i complimenti, soprattutto per la voce, ma non canto più da diciassette anni.

9) Ascolti musica quando scrivi? Se sì, quali brani/generi/cantanti/band?
La musica mi piace moltissimo, ma quando scrivo preferisco il silenzio, anche se spesso sono inondato da frastuoni di origine umana.

10) Cosa hai letto di recente, soprattutto durante il lockdown?
Ho letto il libro di un artista che solitamente canta, Vasco Rossi, ma i suoi pensieri sono sempre imprevedibili, folgoranti. Il titolo del testo è La versione di Vasco. Uno dei passi che più mi hanno colpito si lega molto alla condizione che stavamo vivendo, riguarda la lentezza come approccio alla vita, in generale, un concetto profetico.

11) Mi dai tre “perché” leggere il tuo libro?
Per estendere la lotta contro tutti i sistemi fondati sull’illiceità, per dimostrare solidarietà a chi è in prima linea e perché le storie sono avvincenti.
Grazie Antonio, continueremo a leggerti sull’Undici, in attesa di altre tue opere di nuova uscita.

 

 

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