Dieci anni senza Norman, in una vita falsata

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A partire da quel tredici settembre del 2010, la scelta definitiva di Norman cominciò a tramutarsi in un macigno: interrogativi destinati a scuotere per sempre le coscienze, nonché a indurre riflessioni sui comportamenti scorretti dei colpevoli, responsabili di alimentare quei sistemi radicati in ambiti sia pubblici che privati, nei quali i diritti, soprattutto al lavoro meritorio, vengono calpestati impunemente e, insieme con essi, le persone degne; proprio come accadde a Norman Zarcone, il brillante dottorando in Filosofia del linguaggio della facoltà di Lettere di Palermo, che quel giorno decise di rispondere all’esclusione immotivata lanciandosi dal settimo piano dell’edificio universitario le cui aule serbano l’entusiasmo e l’impegno profusi nella sua formazione accademica, onorata con il massimo dei voti.
Da allora la sua famiglia attende una risposta ma, soprattutto – come più volte argomentato dal padre, Claudio – il dovuto pentimento delle istituzioni.

La cronaca, purtroppo, ci racconta che quei sistemi (universitari e non solo) continuano a proliferare, consegnando alla gente uno scenario deprimente e lanciando nello sconforto soprattutto i ragazzi volenterosi che, loro malgrado, vi entrano in contatto e dai cui membri si vedono recapitare il medesimo trattamento ricevuto da Norman. Alcuni di essi, come il collega, ad una vita di ripiego preferiscono una morte libera e dignitosa.

Ma il dubbio che questi gesti siano vani attanaglia le persone perbene, le quali, umanamente provate, possono venirsi a trovare nella condizione di non credere più in una rinascita che contempli equità e giustizia.
Tuttavia, la rassegnazione rischia di tradursi nella concessione tacita a codesti individui di perpetuare sopraffazioni e deprivazioni ai danni di tutti coloro che sognano una vita fondata sulla meritocrazia e la libertà.
È esattamente in questo punto che abita il memorabile e altruistico gesto di Norman, divenuto emblematico della lotta contro azioni illecite di tale fattura, ed i loro esecutori, appartenenti a quella genia di ingiusti che da sempre aleggia sulle vite degli altri, nutrendosi delle migliori energie.

Da un punto di vista concreto, sapere che una persona come Norman non è più parte degli esseri viventi provoca smarrimento. Sovente si ha la sensazione di poggiare il piede su un terreno le cui fondamenta sembrano temere l’incombente usura di questo tempo falsato, lo sgretolarsi e il cedimento sotto carichi gravosi e incontrollati.
Chissà se sia ancora possibile sognare di rinforzare e integrare quei sostegni, al fine di ottenere la perfetta stabilità del manto sociale e garantire, in tal guisa, l’incedere deciso di ogni persona verso le mete scelte, senza tema di deviazioni o cadute indotte.

 

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