11 motivi per cui il Festival del cinema di Venezia mi resterà sempre nel cuore.

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

La mostra del cinema di Venezia è il festival più antico nel mondo. È un evento unico nel suo genere che non smette mai di affascinare e incantare intere generazioni di nuovi cineasti. Una Mecca per tutti gli amanti del cinema in cui bisogna andare almeno una volta nella vita. Tuttavia, per quanto la storia del Festival sia stata ricca di momenti difficili e criticità, mai ci si sarebbe potuto immaginare di vivere una manifestazione di simili dimensioni durante una pandemia mondiale. Inizialmente si pensava che sarebbe stato impossibile da organizzarla e invece no. Venezia ha dimostrato al mondo che fare un festival in presenza, con un tale numero di ospiti, non era un’impresa folle. “Si può fare!” ha detto la Mostra del Cinema di Venezia al mondo intero, in un momento in cui lo scenario artistico internazionale aveva bisogno di conferme e sicurezze.

Il Festival c’è stato e io ero lì, a vivere quell’imprevedibile follia, ai tempi del Covid-19. Aver lavorato per la Mostra del cinema di Venezia durante questo periodo è stata un’esperienza unica nel suo genere. Un evento irreale, che le parole non riescono a descrivere fino in fondo. Ma ci voglio provare. D’altronde la scrittura serve proprio a questo: a ricordare, affinché ciò che è stato non venga dimenticato.

Schermata 2020-09-25 alle 23.30.48Ed ecco quindi gli undici motivi per cui il festival del cinema di Venezia mi resterà sempre nel cuore.

1: Venezia
Sì, il Festival si tiene al Lido, eppure abitare per due settimane in una delle città più belle del mondo è impagabile. Muoversi fra i vicoli, i canali, le piazze nascoste e i cunicoli interrati aumenta il fascino di questa città sospesa nel tempo e nello spazio, in cui si sentono ancora i silenzi e i sospiri di un’atmosfera barocca: assopita, ma piena di poesia.

2: Lido di Venezia
Il Festival ovviamente non è a Venezia, ma nel lido che sorge davanti alla città come una barriera di difesa. Il Lido vive in funzione della Mostra ed è animato dalle suggestive location, in cui il Festival si sviluppa: la Sala Perla, la Sala Casinò, la Villa degli Autori, ma soprattutto l’Hotel Excelsior: un posto magico e sublime, in cui le distanze fra pubblico e privato si annullano completamente. Non a caso, fu proprio quel fascino novecentesco a incantare Sergio Leone, tanto da spingerlo a scegliere i suoi saloni come set del suo ultimo film C’era una volta in America.

3: i film
Su questo punto non c’è molto da dire. I film sono stati e sempre saranno il cuore della Mostra cinematografica di Venezia. Mostrare che anche il cinema è cultura, che anche il cinema contribuisce al benessere artistico della società e che anche il cinema ha un valore culturale degno di essere esibito, questa è sempre stata la mission del festival. E lo rimane anche in tempi di pandemia, attraverso una selezione attenta e curata che valorizza le perle del panorama cinematografico moderno, ma crea anche nuove connessioni fra orizzonti tanto lontani fra loro. In questo modo dimostra che i film sono opere d’arte degni di essere difesi e tutelati.

Irene Jacob (con il nostro super Francesco)

Irene Jacob (con il nostro super Francesco)

4: le star
Questo è forse uno dei motivi per cui il grande pubblico è sempre più portato ad andare nei grandi Festival di cinema: le star sono sicuramente un punto imprescindibile nell’organizzazione e nel concepimento di un evento dato che rappresentano la proiezione ideale del nostro essere e ciò che vorremmo diventare. Per quanto poche, le star presenti alla 77a Mostra del cinema di Venezia, non hanno certo smesso di brillare: dal sorriso socievole di Cate Blanchett, all’aura mistica di Tilda Swinton fino allo sguardo tenebroso di Matt Dillon, sono tanti gli ospiti che si sono parati davanti ai miei occhi. Tutti nella loro singolarità hanno dimostrato quanto dietro all’aura di una grande stella del cinema si nasconde sempre un essere umano che con i suoi vizi e le sue virtù appare nella sua vera essenza.

5: la spoglia bellezza del Festival
Come dicevo prima, questa edizione del Festival è stata unica nella storia umana, proprio a causa della pandemia globale durante la quale si è svolta. Tuttavia, per quanto questa edizione sia stata senza red carpet, senza party e senza glamour, ha riportato il festival a riscoprire il suo vero scopo: mettere il cinema al centro di tutto. Una manifestazione quindi molto meno ricca e sontuosa delle precedenti, ma sicuramente più attenta e propensa a cogliere i nuovi cambiamenti del panorama cinematografico contemporaneo. E questo è un bene dato che sempre più spesso i festival mettono al centro non tanto le opere d’arte, quanto la ricchezza delle loro kermesse.

6: le oggettive difficoltà di un’edizione unica
“Bello e impossibile” cantava Gianna Nannini: due aggettivi che ben definiscono il lavoro all’interno di un festival così grande. Dall’irrequietezza che non ti fa dormire, ai ritmi di lavoro estenuanti, al furore dell’organizzazione, alle lacrime di insoddisfazione, alla paura dei contagi niente è facile quando lavori a un livello così professionale. Eppure sai che per quanta fatica farai, avrai comunque raggiunto un risultato che mai ti saresti aspettato e potrai dire in futuro: “Io c’ero e ho contribuito a creare quella meraviglia”.

7: la paura che ti dà coraggio
La paura e il senso di inadeguatezza non finiscono mai, soprattutto in un ambiente così professionale in cui tutte le tue certezze vengono a mancare. Ma fa parte del gioco! Se non ci fosse la paura di fallire o di non essere all’altezza, resteremmo sempre nella nostra confort zone, senza mai metterci alla prova o fare altre esperienze. La paura è fondamentale, è il primo passo verso l’acquisizione di una nuova conoscenza, che ti infonde coraggio e ti spinge a dare il massimo. Ed è proprio grazie agli amici che ti sostengono in questa avventura e ai Maestri che ti aiutano, che riesci a superare la paura di fallire.

8: lavorare a fianco di professionisti del settore
Ovviamente, in questa esperienza così gratificante ed estenuante, non sei solo. Sei affiancato da un team dei professionisti del settore che ti aiutano a liberare il tuo vero potenziale: dei maestri che ti insegnano realmente cosa significhi spingersi al massimo. Ti rendi conto allora di quanto sia difficile e stancante lottare per i tuoi sogni, perché, diciamocelo, per fare in modo che un sogno si realizzi bisogna davvero impegnarsi. Ed è questo che mi hanno insegnato tutti i maestri con cui ho lavorato: credici, impegnati, lavora sodo e non lamentarti, perché anche se fallirai, potrai comunque fallire meglio e diventare più forte di quanto non fossi prima.

9: le amicizie che creano legami
Fortunatamente non ero solo in questa avventura. Ero insieme a un gruppo di amici che come me ama il cinema e ama il mondo dei festival. Stavamo insieme ogni momento e insieme abbiamo vissuto avventure al limite del reale: abbiamo riso, abbiamo pianto, abbiamo pregato di andarcene via, ma poi abbiamo continuato a lottare, consci del fatto che questa opportunità ci avrebbe arricchito. E forse è proprio questo il bello della nostra giovinezza: poter vivere così intensamente un’esperienza unica, non come singoli individui ma come una famiglia che crea dei legami destinati a restare nel tempo, superando insieme varie difficoltà e aiutandosi nel momento del bisogno.

Il palazzo del cinema a Lido di Venezia

Il palazzo del cinema a Lido di Venezia

10: l’atmosfera magica del Festival
Forse sarà stato il clima della pandemia o forse sarà stata l’atmosfera in sé, tutta nuova da scoprire, però c’è da dire che i momenti di sogno non sono mancati. Ci sono stati dei momenti in cui davvero mi è parso di vivere in un sogno dove la realtà sembrava lontana dalla mia percezione. È stato quando un’intera delegazione di attrici vestite in abito da sera ha sfilato sul red carpet. C’era Florence + The Machine in sottofondo. I fotografi ci stavano vicino, scattando ogni istante. Io le accompagnavo in questo tripudio di bellezza e splendore, in questa sfilata di gioia e fascino e mi sono sentito dentro un film di Fellini. Forse è questo il ricordo più bello dell’intera Mostra: il momento in cui sono passato oltre la mia percezione e i miei occhi sono entrati in un sogno.

11: un festival in presenza

Come ultimo motivo, mi piacerebbe concludere con una riflessione: gli eventi, per quanto difficili da organizzare, soprattutto ora, devono continuare ad essere in presenza e devono continuare a svolgersi fisicamente. Lo so, l’online ha molti vantaggi e aiuta a ridurre le distanze, ma la vera forza di un festival sta nelle relazioni che riesce a creare fra persone diverse. Questa è la più grande lezione che mi ha dato la mostra del cinema di Venezia: crea dei legami, crea dei contatti. Perciò cerchiamo di trarre ispirazione da questo grande festival: si può fare! è difficile, ma non impossibile! E tornare a conoscersi e a guardarsi di nuovo in volto è fondamentale per continuare a crescere insieme e a non perdere la nostra umanità!

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Perché non lasci qualcosa di scritto?