Il signor Malalan viene stalkerato (7)

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Era passata una settimana esatta dall’ultima lettera bizzarra che il signor Malalan vide pubblicata sul quotidiano locale, firmata a nome di tale Concetta e a lui indirizzata, quando ricevette un altro messaggio. Questa volta, le parole, inanellate una dopo l’altra come la formula di un esorcismo, sbrilluccicavano sulle serrande di una piccola bottega sotto casa.
Il messaggio era sintetico, chiaro e come al solito, sessualmente allusivo, oltre che terribilmente scurrile: “Malalan, porca troia, ho bisogno di possederti… mi manchi più dell’aria che respiro!”. Seguiva una citazione di Isaac Bashevis Singer “Gli uomini vogliono che tutte le donne si stendano come puttane e si alzino come vergini”.
Chi poteva essere quella “dama” che importunava il signor Malalan da mesi? Si firmava Concetta con il simbolo di una corona sulla “a” finale come fosse una regina. Scriveva lettere e poesie eloquenti che spediva al giornale -sezione “Anima gemella cercasi”-, dipingeva murales ambigui in ogni angolo della città e creava striscioni inneggianti al delirio amoroso col Malalan che appendeva a ridosso dei ponti e all’interno delle gallerie.

Quell’ultimo messaggio, proprio sotto casa, fu la scintilla che infiammò il signor Malalan convincendolo a rivolgersi alle autorità per denunciare il fatto. Poteva indugiare sulle volgarità, ma le parole “mi manchi più dell’aria che respiro” avevano riaperto una vecchia ferita.
Molti anni addietro, infatti, il signor Malalan, a seguito della fine di una storia d’amore con una fanciulla francese, Florette Dubois, era caduto in uno stato di depressione profonda dalla quale era uscito a fatica, dopo lunghe settimane di sofferenze, grazie al paziente supporto psicologico di Arturo, un orsetto di peluche e a una dieta iperglicemica a base di gelato alla nocciola. All’epoca aveva pensato che Florette potesse essere la donna giusta. Nel suo immaginario, qualità come l’essere giovane, straniera e orfana delineavano la compagna ideale. D’altronde, l’età acerba garantiva un corpo sano. Finalmente, con Florette a fianco, il signor Malalan avrebbe smesso di combattere i problemi delle donne che era solito frequentare -fastidi alle articolazioni, alla cervicale e artrosi diffusa. Fin da piccino aveva nutrito una fascinazione perversa per le signore mature! Inoltre, il fatto che fosse straniera e vivesse a Lione, escludeva la monotonia della routine e la situazione familiare privilegiata -orfana di entrambi i genitori dalla prima infanzia- era il jolly per antonomasia. Tra di loro non vi sarebbero stati motivi di litigio per questioni irrisolte relative al parentado o peggio ancora, per questioni risolte in malo modo! Nonostante le premesse felici, però, la relazione con Florette durò solo due anni e poi finì bruscamente, in maniera tragica.

In quell’occasione, era stato lui a pronunciare le parole “mi manchi più dell’aria che respiro” con conseguenze fatali. La fanciulla aveva agito d’impeto, scappando all’estero con un uomo vecchio, bolso e sempre sudaticcio. Poco tempo dopo si era impiccata lasciando il signor Malalan senz’aria, per l’appunto, preda di una specie di shock anafilattico semipermanente! Arturo e il gelato, come accennato, erano riusciti a salvarlo, ma lo sgomento per una perdita tanto traumatica era rimasto latente, anche a distanza di anni.
A quella delusione, naturalmente, seguirono altre storie, altre delusioni e altre storie ancora. Nulla, però, fu come prima di Florette Dubois. La giovane straniera orfana aveva minato qualcosa nel profondo del signor Malalan. La fiducia in se stesso era stata compromessa, fino a quando… arrivò il primo messaggio di Concetta.
In principio, il signor Malalan fu lusingato delle attenzioni di una sconosciuta. Ormai, si era quasi assuefatto alle confortevoli coccole di Arturo, ma il calore di un essere umano è qualcosa di diverso. Se poi, l’essere umano è dell’altro sesso e magari pure attraente, almeno nella propria fantasia, tanto meglio.

Il nome della fanciulla, questa volta, era italianissimo. Ovviamente, il signor Malalan non poteva sapere se quella creatura fosse giovane e orfana, certo è che l’esuberanza, la vitalità e l’energia con cui questa esternava i propri sentimenti e l’appassionata richiesta d’affetto, a tratti ambigua, a tratti, addirittura, spinta, lo avevano indotto a pensare in tal senso. Probabilmente si trattava di una ragazzina tradita dal primo amore, dalla mamma, dall’amica, dal gatto, da un falso negativo… con una voragine di carenze affettive da colmare. In realtà, poco importava che fosse straniera oppure orfana, ciò che contava davvero, era che avesse scelto lui. Lui tra milioni di uomini indubbiamente più giovani, più belli e più ricchi. Lui tra milioni di uomini più intelligenti, più sensibili e più simpatici. Lui tra milioni di uomini più eleganti, più capelloni e più muscolosi… Lui tra milioni di uomini… forse solo più impegnati, ma questo pensiero non lo sfiorò neppure!
Di conseguenza, in prima battuta, quei messaggi tanto espliciti quanto diretti, lo avevano ringalluzzito: “Malalan, voglio scartarti come una caramella ripiena e succhiarti fino all’anima liquida”; “Malalan, pensarti ai fornelli mi fa venire l’acquolina in bocca e “alla sorgente””; “Malalan, sbavo per coprirti di asparagi e fissarti intensamente fino alla loro marcescenza”; “Malalan, desidero perdermi tra i tuoi peli pubici”; “Malalan, sei sexy come un centurione romano prima della battaglia”. Le poesie, soprattutto quelle in rima, lo avevano esaltato: “Due minuti di Malalan al giorno scatenano l’eros anche in un unicorno”; “Se Malalan godrò, il chirurgo estetico dimenticherò”; “Quando Malalan mi guarda di sfuggita, mi sento una vacca disinibita”.

Tuttavia, dopo qualche tempo, le dichiarazioni d’amore, le poesie e le frasi che presero a inaugurare addirittura vetrine, finestre e muri delle abitazioni private, assunsero un significato diverso. I toni divennero sempre più invadenti e volgari fino a trasformarsi in vere e proprie molestie.
Da parte sua, il signor Malalan non aveva mai cercato di capire chi potesse essere Concetta, né tanto meno di avere un incontro ravvicinato con lei. Gli piaceva rivestire il ruolo dell’oggetto del desiderio di una donna, senza avvertire, però, il bisogno di dover tradurre l’estasi astratta in qualcosa di concreto. Una relazione amorosa tangibile avrebbe potuto compromettere la magia dell’illusione che, in ogni caso, durò poco. Nell’arco di qualche settimana, infatti, quella fata si era già trasformata in una strega ninfomane, scurrile, impudica ed eccessivamente lasciva. Peni, verghe, uccelli, falli e piselli, per restare nel lecito, erano diventati i protagonisti dei suoi vaneggiamenti, a volte, addirittura accompagnati da minacciosi improperi. “Malalan” era l’incipit e la conclusione di ogni delirio.
A un certo punto, sfinito da troppe attenzioni morbose, il signor Malalan decise di proporre querela per stalking. Il messaggio comparso sotto casa, a base di acido fluoridrico, pertanto indelebile, era intollerabile. Le ultime settimane erano state un inferno. Per non incorrere nelle attenzioni di Concetta, il signor Malalan si era visto costretto a cambiare le proprie abitudini quotidiane, e poi, addirittura a trasferirsi in un paese vicino, da un caro amico di penna. Le parole di Concetta e le sue allusioni sessuali erano diventate un incubo ricorrente.

Ad ogni modo, la cosa che realmente lo disturbava, ben oltre alle lusinghe tra erotismo e pornografia, era il fatto che la stalker non avesse mai usato l’appellativo di cortesia “signor” per indirizzare le sue farneticazioni. Tutti sanno che il nome completo del signor Malalan è, per l’appunto, signor Malalan e non, semplicemente Malalan. E ancora, c’era un altro dettaglio particolarmente fastidioso… qualche volta Concetta aveva scritto il nome Malalan ponendo l’accento sull’ultima sillaba Malalàn. Forse una disattenzione, forse, invece…
Per le autorità adite fu facile rintracciare Concetta e chiarire l’equivoco, perché di questo si trattava, di un equivoco, o meglio, il Malalan stalkerato non era il signor Malalan, bensì un uomo più giovane, più bello, più ricco, più intelligente, più sensibile, più simpatico, più elegante, più capellone e più muscoloso… Proprio così gli dissero, dopo aver colto Concetta in flagrante, mentre tentava di posizionare uno striscione sul cavalcavia all’ingresso della città che inneggiava al sesso sfrenato con l’”uccello rapace” del Malalàn. Ovviamente il signor Malalan non gradì le conclusioni a cui erano giunte le autorità in modo così precipitoso, soprattutto per ciò che riguardava le sue attitudini, la sua fisicità e le sue doti umane, ma lasciò correre per quieto vivere e per la gioia di poter rientrare, finalmente a casa. Lì avrebbe trovato pace tra le braccia di Arturo e un picco glicemico post gelato!

Tanta fatica, tante aspettative e tanto rumore per nulla. Non era lui il Malalan stalkerato! Concetta, infatti, sbigottita per l’incomprensibile malinteso, confessò senza reticenza chi fosse, in realtà, l’oggetto della sua bramosia, con la speranza di poter essere, da questo, compresa e apprezzata.
Il Malalan preso di mira non era il signor Malalan, bensì un certo Mario Malalàn, con l’accento sulla terza sillaba e un nome di battesimo noto a tutti, per vari motivi. Tale Mario, infatti, oltre a essere una canaglia conosciuta dalle forze dell’ordine, era anche un campione di canottaggio, conosciuto dall’intera cittadinanza. Ben due volte era salito sul podio olimpico: la prima per schiaffeggiare il terzo arrivato, la seconda per ritirare la medaglia d’argento conquistata da un collega di club remiero, poi misteriosamente sparita. Gareggiava nella categoria senior, avendo superato abbondantemente i trent’anni e i novanta chili di muscoli. Aveva un fisico scolpito, tonico, definito e un paio di cosce che sembravano due portaerei. Nel corso degli anni aveva vinto molto più di ciò che si può vincere in questo sport: campionati regionali, nazionali e mondiali -seppur con qualche scorrettezza-, lotterie, concorsi a premi, una batteria di pentole e un kit di pronto soccorso. Aveva vinto l’ambita Coppa di Natale che si disputava ogni anno nel golfo della sua città in prossimità delle festività natalizie, la Coppa del nonno Nanni che veniva assegnata a maggio, in onore di un ex olimpionico soffocato dallo stracchino e aveva vinto anche la Coppa delle Coppe, una manifestazione assai particolare che si svolgeva nel mese di giugno. La regata faceva da contorno a una manifestazione alquanto curiosa. Sul lungomare, infatti, sfilavano le bellezze over sessanta in bikini. Colei che sapeva portare meglio la coppa di reggiseno riempiendola dei sogni e delle speranze dei giurati, rigorosamente maschi, vinceva una corona di cartapesta e la Coppa d’Oro.

La Coppa d’Oro era un calice a forma di coppa di reggiseno A, B, C…, legato a un set di creme per mantenere il seno tonico e sodo. Chi vinceva la regata di canottaggio, invece, si aggiudicava la famosa Coppa delle Coppe, ovvero, il reggiseno portato in passerella dalla reginetta ! L’anno in cui Concetta vinse il titolo di reginetta, Mario Malalàn vinse la Coppa delle Coppe. Da quel momento Concetta cadde preda di una lussuria imbarazzante, in principio smorzata da una velata forma di timidezza, suggerita dalla differenza d’età, poi esplosa, senza ritegno, in un incontenibile desiderio sessuale. Il resto è storia.
In conclusione, la quasi perfetta omonimia tra i Malalan aveva creato davvero un grosso equivoco inducendo fuori strada il signor Malalan che con il concorso, oltre che con il canottaggio, gli steroidi, i muscoli, le false partenze, le batterie di pentole e la galera, non aveva mai avuto nulla a che fare, anche se, a tratti, gli sarebbe piaciuto. Sogna spesso di essere bello, fortunato e dannato!
D’altra parte, inutile negarlo, il signor Malalan non avrebbe certo potuto competere con il fisico statuario del Malalàn, né con le sue due portaerei né, tanto meno, con un nome di battesimo tradizionale… Mario… troppo banale! Il signor Malalan è un tipo eccentrico con una fisicità particolare e una bellezza interiore conturbante, anche se da fuori, questa, non trapela. In ogni caso, è un uomo che non deve dimostrare niente a nessuno se non, eventualmente, la sua sobrietà a un controllo della polizia stradale!

PS: per completezza, va rilevato che il “campione” Mario Malalàn, già processato, a sua volta, per stalking e tentata violenza sessuale ai danni di una novantenne, venuto a conoscenza dell’equivoco, inviò prontamente una lettera al quotidiano locale –sezione “Anima gemella cercasi”: “Concetta, ti voglio impacchettare come un vitello… sono mesi che affondo il viso nel tuo reggiseno… miseramente vuoto. Quante promesse, quante speranze e quanto tempo perso”.
Seguivano l’indirizzo e il numero di telefono e le dimensioni di Rambo, il suo “uccello rapace”!

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