Spring with Covid: an athlete’s story

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[English version. Versione in Italiano più sotto]

Arys was breathing sharply, her quads and calves in flames, as she jogged/walked up the steep ascent for the last couple miles of her trail race. After 12 miles of constant running up & down the hillsides of Purisima Creek, in & out of the redwoods, this last steep ascent was a real killer, for the mind as much as for the body: but she pushed through, step by step, to go and grab her second place. Legs were sore, breath was short, but still it was regular: breathe in, breathe out, breathe in, breathe out — she didn’t even think about it. She just felt — and her sole thought was that finish line, only a few hundreds yards away at this point, and that podium. Breathe in, breathe out, breathe in, breathe out, breathe in, breathe out.

This was at the end of February: she got second place on her first trail half marathon, running 14 miles with 3,400 feet elevation gain in 1:20:20.
At the end of March, she was struggling for breath while simply lying in her own bed, at home alone.
At the end of April, although officially “cleared” of Covid-19, she could still do hardly anything at all and usually summoned the little energy she had for the online mentoring meetings with her students.
And at the end of May, her six students having successfully graduated and her own energy gradually coming back, Arys felt she had crossed another finish line: the one of her spring marathon through Covid.

Finally well enough to get at least partly back into some of her usual activities, Arys started being outdoors more and exercising again. And after the first wave of intense emotions for the end of one phase and beginning of a new one was over, as she walked along the same beaches and trails as before, she realized that although the surroundings looked similar, she was transformed.
While battling during those long spring weeks, first with the virus, then with the joys and responsibilities of supporting six students graduating in this pandemic, the sheer instinct of survival had got her through. Now, in the newly opened horizon, realization dawned on her: Covid has stripped her to her bone, forced her flat on her back, left her as a skeleton with nothing but her own core self to deal with. She had never been extremely ill while also living alone and unable to go outdoors, all at once. So all of a sudden, all of what she had always considered her identities was gone, for weeks on end: the athlete in her was gone, the sailor in her was gone, and even the physicist in her was gone for some of the time. There was nothing left — or was there? She was still there: a human being, lying in bed, struggling to breathe. That is something, surely?
For days on end she had felt she might be nothing: not an athlete, not a sailor, not a physicist, and therefore not a worthy person. Because that’s what she had been taught, or at least how she had learned to think about herself: as worthy only if she did something, if she achieved great, tangible results. But there had been none for a while, yet she had still been there all along: a human being simply breathing to survive, even while doing nothing. And that was everything. Covid had brought her to her own true self.

Maybe it is unfortunate or frustrating that such important lessons must be learned in such a hard way, that profound riches must be gained through great loss, but as André Gide said, “One does not discover new lands without losing site of the shore for a very long time”.
And now Arys can feel all the gratitude inundating her: for all her wonderful friends and for the unconditional love she received this spring (and not only!); for the old connections that got rekindled and the new ones that were born; for the support she was able to give and take; and for having finally found herself as a person.
With the hope that we can all learn and grow and rebuild with less pain and more joy, again soaking in life, and sharing: may we not lose these gifts!


[Versione in Italiano]

Primavera con COVID19: storia di un’atleta

Con il fiato tirato, quadricipiti e polpacci in fiamme, Arys si inerpicava su per gli ultimi tre chilometri della gara. Dopo venti chilometri di corsa continua per sentieri, su e giu’ per i colli di Purisima Creek, nei boschi di redwoods, questa ascesa finale era micidiale, tanto per la mente quanto per il corpo: ma Arys resisteva e correva ancora, un passo dopo l’altro, verso il secondo posto che ormai era suo. Le gambe erano indolenzite, il fiato era corto, ma era ancora regolare: inspiro, espiro, inspiro, espiro — non aveva neanche bisogno di pensarci. Semplicemente sentiva, tutto il suo essere nel corpo, nel momento; e l’unico pensiero era il traguardo, ormai solo a qualche centinaia di metri, e quel podio. Inspiro, espiro, inspiro, espiro, inspiro, espiro.

Questo era a fine Febbraio: Arys arrivo’ seconda nella sua prima gara di trail running, 22.5 km con 1000 metri di dislivello in 1:20:20.
Alla fine di Marzo respirava a fatica semplicemente sdraiata a letto, a casa da sola.
A fine Aprile, seppur “ufficialmente guarita” da Covid-19, ancora poteva fare poco o nulla e la poca energia che aveva la usava per gli incontri online con i suoi laureandi.
E a fine Maggio, raggiunta la laurea dei suoi studenti e con la propria energia che piano piano ritornava, Arys si senti’ come se avesse attraversato un altro traguardo: quello della sua maratona primaverile attraverso Covid.

Ritornatale finalmente abbastanza salute da poter riprendere almeno in parte alcune delle sue solite attività, Arys ricomincio’ ad uscire e a muoversi. E passata l’iniziale ondata emotiva di una fase che finiva e una nuova che cominciava, mentre tornava a camminare per gli stessi sentieri e lungo la stessa spiaggia di prima, Arys si rese conto che seppur i dintorni erano rimasti quasi invariati, in lei era avvenuta una metamorfosi profonda.

Durante quelle lunghe settimane primaverili di lotta, prima col virus, poi con le gioie e dolori al fianco di sei studenti che si stavano laureando in questa pandemia, era stato il puro istinto di sopravvivenza a sorreggerla e a darle la forza di andare avanti. Ora, nel nuovo orizzonte apertosi, fu colpita da un’improvvisa realizzazione: Covid l’aveva ridotta all’osso, l’aveva stesa, lasciata come uno scheletro inerte con nient’altro che il suo nocciolo più essenziale di cui occuparsi. Arys non aveva mai dovuto affrontare la dura combinazione di una malattia seria e il totale isolamento, vivendo in casa da sola senza poter vedere nessuno per settimane. E cosi’, all’improvviso, tutto ciò che Arys aveva fino a quel momento considerato come la propria identità non c’era più, le era stato strappato: non c’era più l’atleta, non c’era più la velista, non c’era più la scienziata. Non c’era più nulla — o forse si’? Lei c’era ancora: un essere umano, stesa a letto che respirava a fatica. Di certo questo e’ ancora qualcosa?
Per giorni e giorni Arys si era sentita di non essere più nulla: non un’atleta, non una velista, non una fisica, e perciò non una persona degna di valore. Perché cosi’ le era stato insegnato, o almeno cosi’ lei aveva imparato a pensare di se stessa: degna di valore solo se faceva qualcosa, solo se raggiungeva grandi risultati tangibili. Ma di questi non ce n’erano stati per un po’, eppure lei era sempre stata li’: un essere umano che semplicemente respirava per sopravvivere, anche se non faceva nient’altro. E questo era stato tutto. Covid l’aveva condotta al suo vero essere.

Puo’ essere spiacevole o frustrante che lezioni di vita cosi’ importanti si debbano imparare in maniere cosi’ difficili, che ricchezze profonde si debbano acquisire attraverso tanta perdita, ma nelle parole di André Gide: “Non si scoprono nuove terre senza perdere di vista la sponda per tanto tempo”.
E ora Arys può sentire tutta la gratitudine che l’inonda: per tutte le amicizie meravigliose e per l’amore incondizionato ricevuto durante questa primavera (e non solo!); per la riscoperta di vecchi rapporti e la nascita di relazioni nuove; per il supporto dato e ricevuto; e per aver finalmente potuto trovare se stessa come persona.
Con la speranza che possiamo tutti e tutte insieme imparare, crescere e ricostruire con meno dolore e più gioia, inzuppiamoci di nuovo di vita senza dimenticare i doni ricevuti!

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Chi lo ha scritto

Adventurer Liberated

Sognatrice ed esploratrice nata, curiosa e affamata d’avventura, forse al meglio la descrivono le sue citazioni preferite: “One does not discover new lands without losing sight of the shore for a very long time” (André Gide) “Go confidently in the direction of your dreams! Live the life you've imagined. As you simplify your life, the laws of the universe will be simpler. ” (Henry David Thoreau) “Look deep into nature, and then you will understand everything better.” (Albert Einstein)

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