Senza scuola. Pensieri ingenui per la scuola di domani

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Noi bambini, in questa vita senza scuola “vera”, accontentandoci della scuola “virtuale” stiamo già pensando a cosa succederà domani.
Saranno anche pensieri ingenui…ma proviamo a prestare ascolto.

A marzo

Quando ho saputo che eravamo a casa da scuola, io e mia sorella ci trovavamo in macchina. Abbiamo fatto un urlo di gioia talmente grande, da far tremare la macchina! Dopo tre settimane, stavamo giocando in cortile e la mamma ci è venuta a dire che ancora si stava a casa da scuola. Noi eravamo molto tristi.

A me manca tanto la scuola e tutti i miei compagni, e se anche ci vediamo nelle video lezioni, non è come sentirli vicino. La scuola è come una casa, la casa di tutti i giorni.

Credevo che la vita senza scuola fosse migliore! Mi mancano gli amici, le maestre, gli spazi liberi e persino i bisticci! Non avrei mai immaginato di amare tanto la scuola!

Questi giorni di quarantena iniziano proprio a stufarmi! Come si fa a stare a casa più di un mese, insomma, non trovate? Almeno a scuola si studia bene e vedo i miei amici.

I primi giorni senza scuola ero felicissimo. Però, passando i giorni, mi sono un po’ rattristato perché non potevo vedere i miei amici. Mi manca quando facevamo i disegni o dei lavoretti e quando leggevamo. Mi piacerebbe ritornare presto a scuola.

Senza scuola sembra una cosa molto interessante: non ci sono gli orari e non ci sono le regole. Ma senza scuola non impariamo niente! A me piace tantissimo andare a scuola, perché mi ha fatto conoscere amici e imparare tante cose. In questi giorni la mia classe mi manca tantissimo.

Senza scuola sono molto triste perché non vedo mai i miei migliori amici di persona e poi mi mancano tanto le maestre. Però mi piace stare con la mia famiglia e lavorare all’uncinetto. Me lo ha insegnato la mamma in questi giorni.

A casa facciamo tante cose: giochiamo, facciamo i compiti e guardiamo i cartoni. Ma lo stesso spero di tornare presto a scuola!

Senza scuola un po’ è noioso, ma io mi sto divertendo moltissimo a fare tante cose come giocare con mio papà e mio fratello e fare dolci e pizze con mia mamma.

Mi piacerebbe ritornare a scuola, anche se ci sono tanti compiti. Quando tornerò a scuola abbraccerò i miei compagni e ascolterò la maestra.

Non andare a scuola all’inizio un po’ mi piaceva, ma poi è passato tanto tempo e io mi annoio tantissimo. Mi mancano i miei compagni, le bidelle e tutte le maestre con le quali facevamo cose divertenti!

Senza scuola posso fare le cose che volevo fare prima. Alla fine non è poi così male restare a casa.

Dopo aver fatto i compiti, faccio la merenda, gioco con i Lego, i pupazzi e dopo faccio un fortino con i cuscini. Gioco col mio gatto, a volte con i giochi di società e anche col mio nastro multicolore.

Senza scuola mi sento strano, faccio i compiti, assisto alle video lezioni gioco con mia sorella. Senza scuola è come se io fossi in un’isola e tutti gli altri fossero su altre isole. Mi mancano tanto i miei amici. Mi manca giocare a nascondino e quando litigavamo e poi facevamo pace.

Qui a casa è bello stare, però a scuola mi piace di più. A scuola ci si può divertire con gli amici, mentre a casa non se ne ha tanti. Inoltre, quando facciamo lezione sul telefono, a volte non prende e quindi non mi piace. Sono molto contento di riuscire a fare le lezioni on line con le maestre e tutti i compagni. Quando in video vedo gli amici sono felice.

Senza scuola sto in casa a riposarmi e a fare i compiti. Mi mancano quelle cose che facevamo con la classe.

Io mi sto annoiando a stare a casa e sto finendo le cose da fare. Mi mancano i miei amici e non posso uscire di casa, quindi mi annoio ancora di più.

Questo mondo senza scuola è proprio, ma proprio strano!

Che divertirmi anch’io possa! Corona virus, ad andar via datti una mossa!

Senza scuola: pensieri ingenui sulla didattica a distanza

Senza scuola: pensieri ingenui sulla didattica a distanza

A maggio

Quando ritorneremo a scuola, ci saranno delle regole molto precise secondo me. I giorni che andremo a scuola ci andremo con mascherine e guanti e magari a gruppi. Si potrebbe fare di mercoledì le quinte e le prime, il lunedì le seconde e le terze, il venerdì le quarte; altri giorni fare le video lezioni.

Io immagino che tutti i banchi stiano un metro distanti e che quando si dovrà andare in bagno tutti stiano in fila e si entrerà in due. Non ci si bacerà. In cortile si va due classi alla volta, gli altri invece finita la mensa, vanno in classe a studiare; dopo quelli che hanno giocato entrano e escono altre due classi, e così via. Quando si andrà in mensa, si starà distanti un metro: uno si siede, si lascia una sedia libera e nell’altra ci va un’altra persona, e così via.

La scuola che vorrei a settembre è senza coronavirus, ma se proprio non si può stare vicini come una volta, potremmo fare lezione in giardino, in aula magna oppure nella sala giochi, ma non in palestra, perché sennò rimbomba tutto. Oppure le femmine vanno a scuola di mattina e i maschi di pomeriggio e viceversa.

La scuola che vorrei quest’anno sarebbe normale, ma… non si potrà! Allora io farei entrare noi bambini e metterei i banchi lontani gli uni dagli altri e metterei le mascherine. I guanti no! Potremmo disinfettarci le mani con il gel, così almeno avremmo le mani libere!

La scuola a settembre la vorrei così, ma non per molto: classi prima, seconda e terza di mattina e classi quarta e quinta di pomeriggio. Divisi in due gruppi in aule diverse, così da non lavorare più su Meet!

Siccome nella mia classe ci sono sei isole, potremmo andare a scuola sei bambini al giorno. Io per esempio potrei andarci il venerdì. Nel cortile dovrebbero esserci due bidelle per far entrare un bambino alla volta con la mascherina e i guanti. Mi piacerebbe fare il tempo pieno e portare il cibo da casa. Per andare a giocare in cortile, farei dei gruppi da dodici bambini. Ho tanta voglia di ritornare a scuola!

La scuola che vorrei a settembre è che un gruppo di cinque vada scuola e gli altri fanno la video lezione a casa e si fa a turno. I banchi stanno a un metro di distanza e in un’aula ci stanno cinque banchi. Gli zaini si mettono nel mezzo. E non si gioca!

La mia idea per la scuola a settembre è quella che potremmo dividere la classe in due gruppi da tredici. Poi possiamo fare che un gruppo ci va il lunedì, il mercoledì e il venerdì; l’altro gruppo invece ci va il martedì e il giovedì. Però così uno dei due gruppi farebbe due giorni invece di tre… Possiamo fare che il gruppo che fa il martedì e il giovedì fa anche il sabato e così sono tre giorni pari!

La scuola che vorrei a settembre non è come quella di tutti i giorni. Secondo me andrebbe allungata di un giorno e noi dovremmo andarci divisi in due gruppi. Dato che noi siamo in ventisei, tredici vanno a scuola, ma non seduti a isole, bensì in banchi singoli distanziati tra loro. Gli altri tredici fanno lezione da casa, e siccome di solito i giorni che noi andiamo a scuola sono cinque, proporrei di andare a scuola anche il sabato, così ognuno va a scuola tre giorni alla settimana.

A settembre vorrei frequentare la scuola con la classe divisa in due gruppi: alla mattina tredici bambini e il pomeriggio gli altri tredici. Vorrei che le lezioni finissero alle 13,00 anziché alle 16,30 in modo da evitare la mensa e di pranzare quindi a casa. Durante la ricreazione i bambini dovrebbero stare nei propri banchi a giocare e ognuno dovrebbe consumare solo la propria merenda. Infine vorrei che i banchi fossero distanziati tra loro, senza le isole (così facciamo contenta la preside).

Se a settembre si potrà ritornare a scuola, penso che le nostre abitudini cambieranno radicalmente. Non si potrà più stare nelle isole e lavorare insieme; non si potrà più fare la ginnastica insieme; non si potrà più bisticciare usando le mani, ma si dialogherà. Penso che in ogni aula ci dovrà essere un distributore di Amuchina e che i banchi dovranno essere distanziati l’uno dall’altro. Anche a mensa si dovrà stare lontani. Anche la ricreazione cambierà: i giochi di una volta saranno solo un ricordo e dovremo studiare altre possibilità. Spero che tutto si risolva presto e di poter riabbracciare i compagni e le maestre.

Secondo me a settembre si tornerà a scuola a gruppetti, perché ci deve essere un po’ di spazio tra noi bambini. Dovremmo indossare la mascherina e dovremo anche stare ad un metro di distanza, quindi la ricreazione dovrà essere meno movimentata. Potremmo fare le lezioni all’aperto finché la stagione è buona. Si potrebbe mettere il disinfettante per le mani nelle classi e nei bagni. Si potrebbe fare le lezioni un po’ a scuola e un po’ a casa. In classe si può mettere un cesto con delle mascherine usa e getta per alunni e insegnanti gratis.

Io la scuola la vorrei com’era prima, però non si può! Infatti c’è un signore che dice che dobbiamo andare a scuola con la mascherina, anche ai bambini che dà fastidio!

Se fossi Conte, io non riaprirei proprio niente! Magari uscire di qualche metro di distanza dalla dimora, andare a fare la spesa, ma non di più! Dato che la scuola riaprirà lo stesso, malgrado la mia opinione, pensavo di fare lezione con i banchi a un metro di distanza, con mascherina e guanti, e solo metà giornata, in modo anche di non contaminare il cibo.

Voglio una scuola severa, le maestre severe. Gli intervalli il meno possibile e tanti compiti. E poi delle volte faremo testi lunghi lunghi e tanta matematica e pure difficile. Cibo sano, e se non piacerà si mangia lo stesso, sennò non si fa intervallo.

A settembre ricomincia la scuola e forse non potremo andare tutti insieme. Penso che la mia classe verrà divisa in tre o quattro gruppi, in modo da poterci sedere più distanti. Per andare a scuola metteremo le mascherine per stare più sicuri, porteremo anche un disinfettante per le mani. Non sarà facile, ma saremo più sicuri.

Se a settembre si potrà tornare a scuola, so che tutto non sarà come prime. Non potremo più darci la mano all’entrata e all’uscita. Non si potrà più fare palestra insieme. Non si dovrà più bisticciare usando le mani, ma le parole. Penso che si dovrà mettere un distributore di Amuchina in ogni classe. I banchi dovranno essere lontani l’uno dall’altro. Anche a mensa dovremo stare lontani. Anche la ricreazione cambierà, infatti non si potranno fare giochi a stretto contatto, ma si dovranno inventare nuovi sistemi. Penso che mi mancherà molto il contatto con i miei compagni.

Nella scuola che vorrei a settembre si starebbe un po’ in cortile, un po’ in classe e un po’ ai giardini pubblici. La mattina stiamo in classe, alla ricreazione stiamo in cortile, dopo pranzo andiamo in gita ai giardini pubblici. Lì stiamo nel prato grande vicino alla fontana, con i nostri teli che portiamo da casa. Però non possiamo stare tutti in classe insieme, perché saremmo troppo vicini, quindi facciamo dei gruppetti. In classe possiamo fare italiano, grammatica, matematica e religione. Invece al parco facciamo gli esperimenti con la maestra, che naturalmente si porterà un tavolo. Prima di fare scienze ci riposiamo sui teli, poi giochiamo per un quarto d’ora, poi facciamo scienze e dopo motoria.

La scuola cambierà e per me sarà così: i banchi saranno molto lontani gli uni dagli altri. Non staremo in fila per due come facevamo, ma in fila indiana. Avremo la mascherina. Quando giochiamo non dobbiamo stare vicini e non dobbiamo stringere le mani a nessuno. Bisognerà anche lavarci molto spesso le mani.

La scuola a settembre vorrei che fosse come prima: il contatto con i miei amici e le mie maestre, senza mascherine. Ridere, scherzare e abbracciarsi di nuovo. Giocare di nuovo con i miei compagni, come mi piaceva tanto fare.

La scuola che vorrei deve essere come prima del coronavirus. Vorrei più ore di lezione e di ricreazione e anche tante gite e più ore di palestra. Dobbiamo mettere la mascherina. Quando andiamo a scuola dobbiamo entrare dieci alla volta e mantenere le distanze. In mensa non si può mangiare perché è stretta, e quindi mangiamo in classe. Quando si esce di scuola, si esce cinque per classe. Ho voglia di ritornare a scuola!

La scuola che vorrei per l’anno prossimo è una normale scuola con tutti i miei compagni. Ovviamente le sedie dei banchi saranno una sì e una no e purtroppo, di sicuro, saremo con la mascherina e tutti a un metro di distanza se non due, ma l’amicizia ci sarà ancora di sicuro Vorrei anche fare la ricreazione e la mensa e i genitori verranno in classe per portarci a casa. Oh, ci saranno tantiiisssiiimi pacchi di Amuchina e ognuno avrà la propria boccetta che userà dopo aver finito ogni lezione. Non sono mai andata matta per la scuola, ma ora la vorrei come prima.

A scuola a settembre vorrei vedere i miei amici e studiare insieme e vedere la maestra. Giocare insieme per scegliere il gioco più bello. Parlare con i mie amici oppure dire qualcosa per ridere. Vorrei salutare i miei amici.

Immagino una scuola molto diversa. Praticamente ci sarà metà classe, ma penso che faremo anche metà del tempo. Oppure faremo sempre otto ore, ma un gruppo avrà dei supplenti. Se dovessimo fare quattro ore, sarà perché i maestri non possono fare il doppio tempo, cioè sedici ore. Ovviamente avremmo la mascherina e i guanti.

A scuola a settembre vorrei che ci fossero le stesse lezioni che c’erano prima, che andiamo spesso al museo e in pineta. Che andiamo in palestra sempre e che facciamo degli esercizi con i maestri di ogni sport e non facciamo mai più le video lezioni.

Vorrei che andassimo in cortile sia a fare lezione, sia a fare ricreazione, così non si sta al chiuso e saremmo più liberi di respirare! Poi vorrei che ci fosse un unico tavolo a forma di stella e i bambini starebbero più lontani e distanziati, ma starebbero tutti insieme, con la cattedre nel mezzo. Poi vorrei che ci fosse una grande, ma grandissima festa per il rientro a scuola!

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Chi lo ha scritto

Lamaranga

Mi firmo Lamaranga, così mi chiamavano alle Medie, e appena arrivata a Ravenna così mi trovo a essere chiamata (nell’ambiente di lavoro) senza che avessi mai avuto il tempo di fare una simile confidenza. Da sempre inoltre quando uno sbaglia il mio nome mi chiama immancabilmente Monica, ma mia madre giura di non aver mai avuto l’intenzione di darmi questo nome. Sarà che l’inizio non fu uno dei migliori: il nome scelto da mia madre non piacque al prete che mi battezzava e lì per lì ne furono aggiunti altri due. Mettiamola così, ancora non credo di sapere chi veramente sono. Di certo scrivere però, mi aiuta a riconoscermi. “Dentro di noi c’è una cosa che non ha nome, e quella cosa è ciò che siamo”. (José Saramago-Cecità)  

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