“Senza Fiato”, un film che racconta l’ineluttabilità dell’esistenza

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“Senza Fiato” è un lungometraggio girato tra febbraio e marzo del 2015 dal regista Raffaele Verzillo nella provincia casertana e, precisamente, tra Santa Maria Capua Vetere (città natale del regista), Capua e San Leucio. Potremmo definirlo quasi un omaggio alla sua terra natia.
Il cast di attori è eccezionale e la storia è coinvolgente.
Il film si apre con un’inquadratura insolita, che tornerà spesso nello svolgersi della storia, come ugualmente insolita è la scelta della pellicola in bianco e nero, che è ritornata in auge dopo l’Oscar ad Alfonso Cuarón, ma che nel 2015 non era assolutamente scontata come scelta.
La storia è assolutamente realistica, Verzillo mette in scena un verismo decadente nell’era tecnologica. I protagonisti sono collegati tra di loro da legami di parentela o di amicizia, e il dramma è una ghigliottina calata sulla testa di ognuno in attesa di falciare la prossima vittima, e che si presenta nei fatti inevitabilmente come crisi economica che incombe sulle vite dei protagonisti. Il lavoro che manca, i sogni che non si realizzano, la fatica quotidiana del portare avanti l’esistenza, sono i temi che si rincorrono in una trama ben articolata.

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Chissà perché coloro che apparentemente potrebbero condurre vite con meno problemi pratici poi sono coloro che si pongono più domande sul senso dell’esistenza, come nel caso di Matteo (interpretato dal coinvolgente Antonio Friello, ndr), che corre affaticato verso un futuro che non vuole, che arranca sulle macerie delle sue paranoie, che continua a chiedere a tutti coloro che gli vogliono bene quale potrebbe essere un motivo per vivere, lui che, a differenza degli altri, non ha neanche tutti questi grandi problemi economici da affrontare, ma che è il più sofferente.
Forse avere più tempo per pensare induce in un circolo vizioso dal quale poi è difficile uscirne, eppure in alcuni casi sarebbe così facile mettere in stand by i pensieri e preoccuparsi solo di vivere, di incedere nelle giornate trovando qualcosa da fare.

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Gli altri protagonisti amano, hanno storie tormentate, eppure vivono, magari bene ma non benissimo, però a morsi cercano di prendere quello che vogliono, Matteo patisce ogni giornata, al limite della sopportazione e della comprensione, anche da parte di quel povero fratello che ha non pochi problemi da dover affrontare.
Se il sofferente si rendesse conto di quanto dolore procura agli altri con le sue litanie, forse inizierebbe a cercare il bello, non il brutto.
Eppure, proprio a Matteo che non trova il senso della sua di vita il destino fornirà la giusta motivazione per andare avanti; lui incapace di assumersi qualunque responsabilità, perso dietro le sue elucubrazioni mentali trova – forse – il senso della vita.
È un film dai tratti tristi, malinconici, cupi, la mancanza di colori asseconda questo stato d’animo decadente, e proprio per questo emoziona, arriva, colpisce, ci tocca nel profondo, riguarda tutti noi, ci invita a riflettere sul dove stiamo andando, e nel post Covid ancora di più, un dramma che si perpetua, e che ci induce all’azione.

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Del resto, il regista ci ha abituati a film intensi, riflessivi, con lui non c’è spazio per la superficialità frivola che lascia il posto alla profondità autentica, fatta di valori e di sostanza narrativa.
Il film da qualche settimana è disponibile in streaming sulla piattaforma Amazon Prime, e vale la pena vederlo.
Sarà che sono di parte ma non è assolutamente da sottovalutare neanche la bellezza dei luoghi dove il film è stato girato e la bravura degli attori che riescono a condurre lo spettatore nelle loro vite che impersonificano. La caratterizzazione è ottima, conosciamo quanto basta di ognuno di loro per capire come affronteranno le cose. La trama scorre senza intoppi.

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Bellissima e bravissima Francesca Neri, ma non sono da meno gli altri interpreti, ne menzioniamo alcuni: Antonio Friello, Fortunato Cerlino, Antonia Truppo.
Ottima la colonna sonora composta proprio per il film da Fabio Verzillo. Lo abbiamo contattato per fargli qualche domanda e ci ha dedicato un po’ del suo tempo.
Ciao Fabio, come stai? Lieta di averti con noi.
Ciao Imma, bene grazie. Piacere mio di salutare i tuoi lettori.
Quanto è stato importante per te lavorare alla colonna sonora di “Senza Fiato”?
Lavorare a una colonna sonora è sempre un viaggio artistico affascinante e sorprendente. Per di più questo film mi ha visto coinvolto anche nel ruolo di aiuto regista e ciò mi ha concesso il privilegio di vivere tutto il progetto a 360 gradi insieme al cast tecnico e artistico. È stata, quindi, un’esperienza insolita, importantissima e difficilmente replicabile.

Ribadiamo ancora una volta i complimenti alla regia: siete stati davvero molto bravi. La musica, in alcune scene, sembra rimbombare come il battito del cuore, è quasi ansiogena, e c’è una forte componente elettronica, un po’ lontana dai tuoi suoni soliti. Di sicuro, è stata un’ottima scelta in linea con la storia e con l’ambientazione, ma quanto ti è costato in termini di creatività e quanto invece ti ha dato? Hai avuto qualche fonte d’ispirazione in tal senso?
La scelta di usare suoni freddi è maturata immediatamente… leggendo la sceneggiatura. La prima lettura mi ha ispirato subito quel tipo di atmosfera musicale e, durante la lavorazione del film, quella sensazione si è consolidata ancora di più.
“Non è un film da violini” mi ripetevo e, alla fine, credo che il risultato musicale sia molto aderente al racconto e alle ansie dei protagonisti. Non l’ho vissuta come una forzatura, mi sono fatto guidare dalla storia e dal background musicale più elettronico che avevo nelle corde (Subsonica, Radiohead e Massive Attack in primis) ed è stato un tassello molto importante per la mia creatività.

Mi è piaciuta davvero tanto: complimenti! Quanto spazio c’è per la musica indipendente nel mondo del cinema? C’è qualche nuovo progetto in piedi? Ti potremo ascoltare presto?
Credo che cinema indipendente e musica indipendente siano un bellissimo connubio dal quale nascono risultati molto interessanti per chi ha fame di espressioni artistiche nuove e insolite. Quindi credo che ci sia moltissimo spazio per entrambe le categorie.
Al momento non ho nuovi progetti musicali, mi sto dedicando il più possibile alle mie figlie ma non escludo che, in futuro, possa dedicarmi a qualcosa di nuovo… magari proprio insieme a loro… Chissà…?
Sarebbe una cosa bellissima e non vediamo l’ora di seguire i tuoi lavori. Grazie per aver risposto alle nostre curiosità. E a presto!
Grazie ancora a te e ai tuoi lettori.

Il dramma del singolo, dunque, diventa la storia di tutti. È un film che ci fa capire quanto sia labile il nostro tempo, e quanto sia inutile porsi domande alle quali non vi è risposta, il vero segreto dunque è vivere, accada quel che accada, senza fiato, perché nessuno sa cosa gli è destinato una volta girato l’angolo.

Fateci sapere le vostre impressioni riguardo al film.

(photo fonte web)

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Chi lo ha scritto

Imma I.

Benvenuto! Se mi stai leggendo è perché molto probabilmente anche tu sei attratto dalla musica, dall’arte, dal cinema, dalla letteratura, dai videogiochi, dai fumetti, dalla fantascienza. Insomma essere sempre al corrente sulle ultime novità in qualsiasi campo. Scrivo praticamente da sempre, mi sono dedicata nei primi anni del mio lavoro alla cronaca locale, arrivando poi a collaborare con alcune riviste di cultura (lastanzadivirginia) e con webgiornali nazionali (YOUng). E questa con l’Undici è proprio la collaborazione che aspettavo da un po’… Mi piace informarmi e conoscere quante più cose mi riesce, ma mi piace anche condividere i miei pensieri con chi è curioso come me. Oltre alla passione per la scrittura, sono una editor/consulente editoriale, collaboro con diverse case editrici. Amo il surf, il punk, il rock, l’handmade, creare bolle di sapone giganti e le olive verdi. Sono felice di poter condividere un po’ del mio mondo con chi avrà il piacere di leggermi. A presto! Seguimi anche su Facebook! Mi trovi come: Imma Stellato Iava, o Imma I.

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