Una piacevole chiacchierata con il regista, Simone Godano. “Sul set non dico mai: io sono il capo”

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locandina

Tutti che parlano male del cinema italiano, come se fosse diventato uno sport, o una chiacchierata da bar, come se eguagliare certi livelli del passato sia cosa ormai impossibile.
Eppure, io ritengo che, questo non solo non sia affatto vero, ogni epoca si confronta con gli accadimenti storici che avvengono, ma anche che ci sia dell’ottimo materiale in giro. Nel dopo guerra c’era una spiccata sensibilità e ricerca nel narrare i fatti vissuti: la fame, il dolore, la perdita, la distanza, e inevitabilmente ci siamo ritrovati con capolavori ineguagliabili.
Ai giorni nostri abbiamo affrontato poche difficoltà, certo abbiamo dovuto confrontarci con nevrosi, con uno stile di vita più freddo, con le conoscenze tramite social, mentre la nostra realtà scorreva, più o meno, lineare.
C’è voluta una pandemia globale per rimettere al centro noi stessi, le nostre emozioni, i nostri bisogni, il reale contatto con quello che ci circonda e con gli affetti più cari. Non si può pretendere di avere spessore se ci si ferma alla superficie delle cose, e sono sicura che tutto quello che nascerà in questo periodo, dopo Febbraio 2020 per intenderci, avrà un sapore profondo, un gusto autentico e ricercato per l’interiorità autentica delle emozioni, almeno nel campo dell’arte.
A supporto della mia tesi e di quanto di buono ci sia in giro, posso dire di aver avuto la fortuna di imbattermi e di poter apprezzare le opere cinematografiche del regista Simone Godano.
Film divertenti, ricchi d’ironia, vitali e freschi, ma pieni soprattutto di spunti di riflessione. Al centro dell’attenzione, oltre la spettacolarizzazione dei personaggi standard, ho ritrovato la voglia di approfondire tematiche, rapporti interpersonali, fatti attuali, di parlare di persone. Non era facile portare sullo schermo il tema dell’omosessualità in questa chiave, né affrontare una crisi coniugale in maniera così autentica.
Chi è davvero disposto a mettersi nei panni dell’altro al giorno d’oggi? Pochissimi. Tutti partiamo sempre dal presupposto di avere ragione, e le relazioni, ahinoi, prima si trascinano, poi inevitabilmente finiscono.
È stato molto stimolante per me intervistare il regista in questione, Simone Godano, che ringrazio moltissimo per la disponibilità accordatami, credo ne sia venuta fuori una piacevole chiacchierata.
A voi.

Ciao Simone, come stai? Inizio col dirti che ho apprezzato moltissimo i tuoi film “Moglie e Marito” e “Croce e Delizia”.
Come nascono le tue idee, da cosa prendi spunto?
L’idea è quella di fare un cinema di intrattenimento di qualità. Raccontare storie con ironia ma, al tempo stesso, provare ad emozionare e a coinvolgere il pubblico. Mi piace l’idea che vedendo una commedia uno spettatore possa riconoscersi nelle storie dei protagonisti.

Devo dirti che a me è successo esattamente questo, mi sono distratta dai miei pensieri, ma ho avuto spunti per riflettere. Quando è iniziata la tua passione per il cinema? I tuoi genitori hanno appoggiato questa tua scelta, o si sono dimostrati indifferenti?
Sì, mia madre è stata per anni l’assistente alla regia di Fellini, quindi non solo la scelta è stata condivisa ma sono sempre stato supportato dai miei genitori. Ricordo benissimo quando entrai per la prima volta nel Teatro 5 e vidi la nave di “E la nave va” maestosa in mezzo al teatro con il suo mare finto, fatto di teloni di plastica, e centinaia di persone al lavoro. Non capii perché il mare fosse così ma ne rimasi affascinato come se mi trovassi nel mondo dei sogni.

Bellissimi momenti per un bambino, anche a me è successo di ritrovarmi molto piccola dietro le quinte di un teatro, ma questa è un’altra storia. C’è qualche opera letteraria che vorresti trasporre in opera cinematografica?
Sì, mi piacerebbe girare “L’ombra del vento” di Carlos Ruiz Zafón, amo quell’atmosfera e amo Barcellona. Strano che nessuno l’abbia ancora fatto.

Un bellissimo libro che è solo una parte di una storia più ampia. Quale momento della produzione cinematografica preferisci di più? Il lavoro sulla sceneggiatura, i giorni di ripresa, la scelta del cast, il montaggio…
Tutte queste che hai nominato hanno un loro fascino. Ti risponderei: Tutte! Ma su tutte vince il set.
Quali sono i registi, viventi e non, che apprezzi di più e ai quali magari ti ispiri? Per i temi affrontati nelle tue opere, mi viene in mente il grande Ettore Scola.
Scola è un maestro, il cinema italiano ne ha avuti tanti. Fellini il più grande, ma è unico e irraggiungibile. Anche De Sica è tra questi nomi, “Ladri di biciclette” è uno dei film che più mi ha segnato. Poi, amo il cinema americano: Paul Thomas Anderson, Darren Aronofsky e Cristopher Nolan sono dei geni del cinema.

Embè hai citato dei nomi di grandissimi del cinema sia del passato, che contemporanei, non dimentichiamo che molti di loro apprezzano anche il medium fumettistico, penso principalmente a Nolan. Immagino che anche tu, in questo periodo, abbia più tempo per leggere.
In effetti, sì. Ho letto in questi giorni “Il canto della pianura” di Kent Haruf, meraviglioso, e “La stranezza che ho nella testa” di Orhan Pamuk, un capolavoro. Mi fido spesso dei consigli di mio padre, sulla sua scrivania, quando vado a trovare i miei genitori a casa loro, rubo i libri da leggere.

Sei un amante dell’arte visiva seriale?
Riguardo alle serie, non sono un amante della lunga serialità, alla fine la trovo ripetitiva. Ma ci sono delle eccezioni. Ho perdutamente amato “Breaking Bad”, poi “Stranger Things” e “Narcos”. Ho anche appena finito di vedere “Unorthodox” (luci e ombre), ho iniziato ora “Succession”.

Sono d’accordo con te, anche io non sono un’amante delle serie tv, e preferisco quelle con storie auconclusive, o di durata breve, soprattutto se tratte da libri, come Unorthodox. Per quanto riguarda i film invece cosa mi dici?
Ho rivisto pochi giorni fa un film magnetico: “I figli degli uomini” di Cuarón, una pellicola sottovalutata. E poi, un altro grande film “Argo”. E in questi giorni sto rivedendo tutto Quentin (Tarantino, ndr). “Pulp Fiction” e “Kill Bill” sono due veri capolavori. Tarantino ha creato un genere, un modo di fare cinema, per questo è uno dei più grandi. E ha una caratteristica speciale: non lo puoi copiare. È unico.

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Quello che ho notato guardando i tuoi film è che, trama a parte, traspare sempre un clima di naturalezza e di spontaneità, non avverto isterismi, o nervosismo sul set. Mi arriva sempre un clima molto sereno, storia trattata a parte. È come se gli attori si trovassero a loro agio. Non è facile trasmettere questo tipo di sensazioni. Come scegli il tuo cast e che tipo di rapporto ti piace instaurare con le persone con le quali collabori.
Ti ringrazio, Imma. È vero, penso che dall’armonia nascano le cose più belle. Non amo le tensioni e non cerco il conflitto per far rendere al meglio gli attori, o i capi reparto. Non ho bisogno di dire ‘io sono il capo, si fa come dico io’. Il cinema è collaborazione. Un film ha tempi di lavorazione lunghissimi, anche anni. Dalla scrittura alla post-produzione lavorano con te più di cento persone. È necessario avere rapporti armonici con i tuoi collaboratori. Mentre per gli attori mi ritengo fortunato, ho fatto due film e ho lavorato con alcuni tra i più ‘grandi’ del cinema italiano (Pierfrancesco Favino e Kasia Smutniak in “Moglie e Marito”, Alessandro Gassman, Fabrizio Bentivoglio e Jasmine Trinca in “Croce e Delizia”). Sugli attori ho fatto una scelta insieme a Matteo Rovere, il produttore dei miei film: prendere attori di grande qualità e spessore e portarli nel mondo della commedia. Devo dire che la scelta fatta ha pagato. Anche con gli attori instauro un rapporto amichevole e confidenziale, conoscerli nelle loro fragilità è molto utile. Dirigerli è parte fondamentale del mio lavoro, una di quelle che più mi affascina, come ti dicevo prima.

Tecnicamente parlando: inquadrature fisse o piani sequenza? Primi piani o piano americano? Scene in esterna o interne? Insomma, a te come piace lavorare?
Non ci sono regole, sono le scene, o i film stessi a dettare le inquadrature. Mi preparo molto, ma poi non è detto che faccio quello che avevo preparato. Però se avessi a disposizione solo una di queste possibilità, che hai elencato, sceglierei il piano sequenza. Da poco ho rivisto quello che apre “Boogie Nights”, per chi non lo avesse visto: andate a cercarlo!

Fantastico, Simone. Nei tuoi film c’è sempre una profonda indagine sui legami, sui rapporti familiari; oltre a quelli tra coniugi, anche tra genitori e figli, tra fratelli. Perché ti interessa tanto questo aspetto? E, in questo particolare periodo storico, quanto pensi sia importante il contatto con le famiglie d’origine? Questo è un modo per avvicinarsi più facilmente al pubblico che ti segue?
Esatto. La famiglia è la nostra origine e il nostro fine. Veniamo da una famiglia e ne costruiamo un’altra. Ma più che le famiglie mi interessa raccontare le persone. Se si riesce a fare un film di persone, e non di personaggi, vinci la partita.

Essere autentici in tutto ciò che si narra, una delle regole base della comunicazione in ogni sua forma, giusto. Che cosa ti piace fare nel tuo tempo libero?
Principalmente stare con mio figlio, giocare a basket, fuggire nella mia casa al mare.

Grazie mille Simone, per il tempo che hai dedicato a me e ai miei lettori. Ci salutiamo con quest’utlima domanda: che cosa bolle di bello in pentola in questo periodo?
Grazie mille a te, Imma. È stato un piacere. E ti dico: intanto la scrittura del mio terzo film.

Fantastico! Allora a presto vederti al cinema! Grazie ancora.
Grazie mille a te.

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Chi lo ha scritto

Imma I.

Benvenuto! Se mi stai leggendo è perché molto probabilmente anche tu sei attratto dalla musica, dall’arte, dal cinema, dalla letteratura, dai videogiochi, dai fumetti, dalla fantascienza. Insomma essere sempre al corrente sulle ultime novità in qualsiasi campo. Scrivo praticamente da sempre, mi sono dedicata nei primi anni del mio lavoro alla cronaca locale, arrivando poi a collaborare con alcune riviste di cultura (lastanzadivirginia) e con webgiornali nazionali (YOUng). E questa con l’Undici è proprio la collaborazione che aspettavo da un po’… Mi piace informarmi e conoscere quante più cose mi riesce, ma mi piace anche condividere i miei pensieri con chi è curioso come me. Oltre alla passione per la scrittura, sono una editor/consulente editoriale, collaboro con diverse case editrici. Amo il surf, il punk, il rock, l’handmade, creare bolle di sapone giganti e le olive verdi. Sono felice di poter condividere un po’ del mio mondo con chi avrà il piacere di leggermi. A presto! Seguimi anche su Facebook! Mi trovi come: Imma Stellato Iava, o Imma I.

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