La mafia non esiste

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Mi viene in mente quando Giovanni Falcone riuscì, dopo anni di battaglie a vedere riconosciuto e affermato il reato di associazione di tipo mafioso, ossia quando fu effettivamente stabilito che la mafia esisteva.
Sembra incredibile, ma oltre a far catturare i mafiosi e prima di processarli, Falcone dovette “cagare sangue” per dimostrare e far accettare che la mafia non fosse una invenzione. Perché esisteva (e forse esiste) una larga fetta della società che, per interesse, ma anche solo per indolente consuetudine preferiva asserire che la mafia non esistesse. Perché andare a cambiare le cose? Perché volersi creare dei problemi? Il mondo era sempre andato così…la mafia non esiste.

Bisognava cioè fare lo sforzo di “infilare” nelle indifferenti ed immutabili pieghe della società e poi del codice penale la consapevolezza che i comportamenti mafiosi fossero da perseguire e debellare. Proprio come accaduto con il reato di violenza sessuale. Non puoi processare uno stupratore se non è accettato dalla società che violentare qualcuno è un delitto contro una persona.

giovanni-falcone-4Mi viene quindi in mente lo sforzo, la frustrazione e la immensa ostinazione di Falcone (ed altri con lui). Immagino le notti seduto alla scrivania o rigirandosi nel letto con la mente imbrigliata dal pensiero dei continui ostacoli, delle piccole e grandi ritrosie di colleghi e superiori, delle pacche sulle spalle che volevano dire: “Ma lascia perdere, vedi che non si può cambiare niente?”, dei muri di gomma contro cui andò a sbattere mille e una volta. Ed in qualche momento – perché anche lui era umano – deve aver avuto anche lui la tentazione di mandare tutto e tutti al diavolo. “Ma come? Mi devo già dannare l’anima per fare il mio lavoro onestamente, perseguire i mafiosi, combattere contro collusioni ed insabbiamenti e non mi date neanche gli strumenti giuridici per farlo?” E non poteva certo mettersi a frignare o risolvere la questione con soprusi e sotterfugi: lottò invece senza sosta con le armi del Diritto, percorrendo le tortuose ed intricate strade della legalità.

kafka-1E mi viene in mente Falcone e questa sua lotta anche e soprattutto quando, nelle nostre piccole vite, ci scontriamo con qualche assurdità del quotidiano, qualche kafkiana situazione di fronte alla quale ci sentiamo impotenti tanto è assurda: la piccola “guerra” con il vicino di casa, un contenzioso con la compagnia telefonica o anche, semplicemente, una discussione a cena. E rifletto su quanto sia tremendamente faticoso accettare che esista un mondo che non la pensa come noi, un “altro” che concepisce le cose in maniera totalmente opposta alla nostra. Quanta pazienza, solidità e “schiena dritta” ci vogliono non solo per confrontarsi con le opinioni degli altri, ma anche per accettare che sia necessario passare per un confronto civile e corretto anche con chi reputiamo in malafede, irrispettoso delle regole e del bene comune.

5245161_1030_capaciE Falcone fece tutto questo; nonostante le sconfitte, nonostante le minacce e la vita blindata, nonostante fu “trombato” quasi ogni volta che ambì ad un determinato posto, si rimboccò le maniche, si armò di santa pazienza e si misurò con il mondo che non concepiva l’esistenza della mafia.

E mi viene in mente tutto questo anche perché, per dimostrare che un “qualcosa” esista, occorre dimostrare che esista il suo contrario, il “non qualcosa”. Nella fattispecie il comportamento mafioso esiste (e quindi può essere combattuto) nel momento in cui esiste il comportamento “non-mafioso”.

Per questo, anche senza arrivare a parlare di mafia, una delle frasi più pericolose di fronte alla scelta se comportarsi secondo le regole o contro le regole è: “Io vorrei rispettare le regole, ma nessuno lo fa”: Se tutti si comportano illegalmente, l’illegalità cessa di esistere; se tutti praticano o legittimano un comportamento mafioso, la mafia non esiste. Dunque il primo ed essenziale requisito per sconfiggere il comportamento mafioso, prevaricatore, illegale, violento è l’esistenza di persone che non lo mettono in pratica, che si comportano facendo il proprio dovere, rispettando le regole e lottando perché tutti lo facciano. Proprio come faceva Falcone. E proprio come possiamo fare noi, ogni giorno anche e soprattutto nelle nostre piccole quotidianità, .

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