La battaglia del triangolo delle bermude

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Il suono era inesistente, Jacksonville era lontana. Michael si stava dirigendo verso oriente, verso dove sorgeva il sole.
Michael comandava la squadriglia. Cinque F105D Thunderchief, dei mostri. Si diceva che sarebbero stati tolti dal servizio. Sarebbe stato un peccato.
Al momento i cinque Thud solcavano il cielo a cinquecento metri dal livello del mare.
— State pronti per l’esercitazione. Fra poco vedremo i simulacri che dobbiamo bombardare. — Michael era concentrato mentre parlava alla radio.
Tutti gli altri piloti annuirono.
— Stiamo andando nel Triangolo delle Bermude… — parlò Duane, uno dei piloti.
— Che paura!… — rise sarcastico Benjamin.
— Io tanto non ci credo — aggiunse Nathaniel.
— Neanch’io — fu il turno di dire la propria Marcus.
Michael stette zitto. Lui non poteva pensare a quelle cose, era più realista, con i piedi per terra. Lui pensava al Vietnam e non a quei piloti che neppure conosceva bene.
Il Thud era stato usato sul Vietnam del Nord per missioni di attacco al suolo. Era sempre stato efficace, ma aveva subito tantissime perdite. Michael aveva partecipato ad alcune di quelle operazioni. Aveva perso molti amici, ma perlomeno aveva bruciato un bel po’ di gialli.

— Io comunque ho preferito votare Reagan e… Signore, vedo qualcosa! — disse Nathaniel.
Michael guardò il radar. — Sì, è vero. Sarà una nave.
— È troppo veloce e… — La comunicazione si interruppe.
Via radio esplosero le voci degli altri tre uomini. — L’ha distrutto!
Michael volle capire cosa stesse succedendo. Virò per capire cosa fosse quel che aveva visto sul radar e quasi gli occhi gli uscirono dalle orbite.
Era un cavallo composto solo di acqua.
Era altissimo, più alto di un grattacielo.
Il cavallo d’acqua correva sul mare come se questo fosse terra e correva, correva e aveva appena distrutto quel Thud.
— Si è impennato… l’ha colpito con gli zoccoli…— Duane era allibito.
— Triangolo delle Bermude, bah… — commentò Michael. Aveva sentito di tante stranezze da quelle parti dell’oceano Atlantico, ma non fino a quello. Quello non era un film fantastico.

I Thud volteggiarono intorno al cavallo d’acqua e questi spostò il testone mentre la criniera, fatta sempre pure questa d’acqua, garriva al vento. Sembrava un autentico cavallo.
— Ritiriamoci — invocò Benjamin.
— No, vendichiamoci. Il nostro commilitone è morto. — Ormai il relitto del Thud di Nathaniel si era schiantato in mare, ma almeno Michael voleva far vedere a quel mostro o qualunque cosa fosse che i Thud degli Stati Uniti si fanno sempre valere.
— Agli ordini — dissero tutti.
— Almeno avvertiamo Jacksonville di quel che sta succedendo! — Marcus aveva il tono di voce querulo.
— Ho provato io, ma non riesco a comunicare — lo avvertì Duane.
I Thud si compattarono e calarono sulla creatura.
— Fuoco! — sbraitò Michael, aveva davanti agli occhi i commilitoni morti sul Vietnam del Nord. C’era Robert di Reading, Oliver di San Bernardino…
Gli M61A1 Vulcan che ciascun Thud aveva sul lato sinistro della prua si misero a sbraitare la loro disapprovazione, la loro vendetta.
Le pallottole grandinarono sull’acqua, ma il destriero non sembrò troppo infastidito. Scosse il capo.
I Thud passarono sopra la sua schiena e il cavallo si distrasse un poco; lanciò un nitrito.
— Ce ne sono altri! — Marcus era spaventato.

Michael quasi non ci voleva credere. Stavano arrivando, da sud, altri quattro cavalli di quel tipo. Correvano come se fossero nella prateria, sulla prateria, ma quella era una prateria marina.
Subito, come se potessero avere il teletrasporto, i cavalli furono addosso ai Thud e si impennarono.
Michael ordinò: — Bombardiamoli! — Ciascun Thud aveva più di sei tonnellate di materiale detonante. Michael armò le bombe.
Si sentì via radio l’urlo di Benjamin. Un altro Thud era stato abbattuto e Michael vide frammenti infuocati cadere sul mare.

Gli altri due Thud si divincolarono dalla morsa dei cavalli mentre questi cercavano di distruggerli.
Michael volle essere imprevedibile, stupì se stesso. Passò sotto i cavalli, fra le loro zampe, e sparò alle giunture. I colpi parvero arrecare un’offesa perché i cavalli lanciarono nitriti di quel che Michael sperava fosse sofferenza.
Dov’erano gli altri due Thud? Michael non li vedeva più. — Marcus, Duane, dobbiamo contrattaccare!
Michael vide un solo Thud che prendeva quota e volava verso occidente.
Uno dei cavalli corse e spiccò un salto. Con la mascella colpì il Thud e questi, come se fosse stato schiantato da una superficie dura, perse il controllo con l’abitacolo rotto e l’impennaggio piegato. Precipitò.
— Ragazzi? — Ma Michael si accorse si essere rimasto solo.
I cinque cavalli erano lì, che lo cercavano con lo sguardo.
Ma Michael non voleva farsi intimorire. Puntò su di loro dando voce all’M61A Vulcan e poi preparò le bombe.
Quello era il momento.
Le bombe si staccarono dai piloni e filarono verso due cavalli.
Gli ordigni colpirono i destrieri e questi accusarono il colpo.
Michael rise, ma poi vide un’ombra calare su di sé. Una superficie piatta come un martello fatta di acqua stava per schiacciarlo. Michael cercò di schivarla, fece un’altra manovra imprevedibile: si gettò in basso.
Lo zoccolo non colpì la carlinga ma l’ala sinistra, la quale fu ammaccata e per colpa dell’attrito con l’aria si staccò.
Michael iniziò a precipitare.
Michael voleva eiettarsi fuori dal jet, ma non c’era tempo.
Dopo un rumore come di tuono, Michael rivide Robert di Reading, Oliver di San Bernardino… Anche i suoi piloti e forse adesso avrebbe potuto conoscerli meglio. Era per caso…?

***

— Signor generale, i Thunderchief hanno affrontato i Cavalli di Nettuno.
Il generale a tre stelle Malcolm Blair annuì. — Rapporto. — L’attendente glielo consegnò e poté vedere che la squadriglia inviata per un’esercitazione aveva incontrato i cinque Cavalli di Nettuno ed erano stati distrutti. Solo, i Cavalli di Nettuno avevano sofferto delle ferite perché i piloti si erano difesi bene. Il generale prese appunti e decise cosa serviva perché i Cavalli di Nettuno fossero pronti per affrontare i sovietici in un’eventuale guerra calda contro di loro.
Il Triangolo delle Bermude rimaneva il miglior sito di esperimenti a disposizione dell’Aeronautica.

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Chi lo ha scritto

Kenji Albani

Kenji Albani è nato a Varese il 13 novembre 1990 (è italiano nonostante il nome giapponese). Segnalato al concorso Giulio Perrone Editore nel 2008, ha poi pubblicato poco meno di quattrocento racconti fra riviste letterarie locali, siti letterari e piattaforme online. Inoltre, ha pubblicato una quindicina di articoli di vario genere (dallo sportivo al culturale, passando per la paleontologia) su siti e riviste specializzati. Nel settembre 2008 ha pubblicato per i tipi di Delos Digital l’ebook nella collana Imperium Il serpente che si morde la coda, nel gennaio 2019 l’ebook Il grande attacco per la collana History Crime e nel marzo 2019, di nuovo nella collana Imperium, Dare vita, dare morte. Al momento studia all'Università degli Studi dell'Insubria di Varese, facoltà scienze della comunicazione, e nel settembre 2018 si è diplomato come sceneggiatore di fumetti alla Scuola del Fumetto di Milano. Lavora come sceneggiatore per Ilmiofumetto.

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